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    <title>Archivio antropologico mediterraneo</title>
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    <description>Rivista semestrale di antropologia culturale – Biannual journal of cultural anthropology – Revue semestrielle d’anthropologie culturelle</description>        
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  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/aam/12391">
    <title>Laura Ferrero, Contrabbando di vita. Prigionia, genere e riproduzione in Palestina</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Gli autori e le autrici che scrivono di Palestina, e per la Palestina, devono tenere presente due possibili rischi. Il primo è quello di accontentarsi di una retorica manieristica, tautologica e male argomentata, frutto forse della convinzione che l’ingiustizia storica subita dai palestinesi sia talmente autoevidente da far sembrare sufficienti ragionamenti apodittici e conclusioni semplificate. L’esito è molto spesso una forma del discorso piegata dentro canoni politici, filtri concettuali e schemi interpretativi già confezionati, un rischio da cui non è immune neppure la vasta produzione accademica sulla Palestina. </p>
      <p class="texte">Si rischia in questo modo di ricondurre tutto alla sua origine dentro una cornice di prolungato colonialismo di insediamento, relegando in secondo piano alcuni aspetti propri della società palestinese che meriterebbero di essere studiati in quanto tali, semplicemente per il contributo che possono dare a campi diversi dall’antropologia politica, dalle relazioni internazi...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Filippo Torre</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/aam/12391</link>
    <dc:date>2026-06-08</dc:date>
  </item>
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    <title>Paola Sacchi, Pier Paolo Viazzo, Il Mediterraneo e l’antropologia. Storie, temi, prospettive</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte"><em>Pubblichiamo l’Introduzione (pp. 11-16) del bel libro di P. Sacchi e P.P. Viazzo, di recente pubblicazione. Si ringraziano gli Autori e l’Editore.<br /></em><br />Che cosa si trova in questo libro? Intanto per cominciare una storia “canonica” dell’antropologia del Mediterraneo nelle sue diverse fasi, fondamentalmente tre. Le sue origini, a partire dalle prima ricerche etnografiche intorno alla metà del Novecento nei paesi lungo i bordi del mare e dal confronto tra antropologi e antropologhe in una sequenza rapida di convegni sui risultati del loro lavoro e sui temi che emergevano come centrali e ricorrenti e si proponevano come fondamento dell’unità culturale dell’area. La sua crisi decretata già all’inizio degli anni Ottanta, quando un articolo destinato a diventare molto influente [cfr. Herzfeld M<span style="font-variant:small-caps;">.</span>, <em>Honour and Shame: Problems in the Comparative Analysis of Moral Systems</em>, in “Man” (n.s.), 1980, 15, 2: 339-51] criticava un’antropologia prevalentemente anglofona e la legittimità delle sue comparazion...</p>]]></description>
    <link>http://journals.openedition.org/aam/12367</link>
    <dc:date>2026-06-08</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/aam/11482">
    <title>Roberta Altin, Border heritage. Migration and displaced memories in Trieste </title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Il libro di Roberta Altin <em>Border heritage. Migration and displaced memories in Trieste</em> ingaggia il dibattito antropologico internazionale su confini, migrazioni e memoria da un punto di osservazione paradigmatico – la città di Trieste. Nello sguardo che Altin costruisce rispetto alle dinamiche che pertengono a quest’area di confine stanno la salienza analitica, epistemica e politica di questo testo e il suo valore sia nell’ambito internazionale dei migration studies che nel dibattito pubblico tanto regionale quanto transnazionale su migrazioni e memoria. Trieste difatti, nella sua narrazione pubblica – ma anche in buona parte degli studi che la riguardano – rappresenta una vera e propria metonimia del confine: da porto principale dell’Impero austroungarico a presidio di italianità dopo la prima guerra mondiale; da terra contesa tra Est e Ovest dopo la seconda guerra mondiale a contesto di approdo per varie ondate di rifugiati negli ultimi decenni. Ara e Magris (Ara A., Magris C., <em>Tr...</em></p>]]></description> 
    <dc:creator>Giuseppe Grimaldi</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/aam/11482</link>
    <dc:date>2025-12-27</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/aam/11427">
    <title>Maya De Leo, Queer. Storia Culturale della Comunità LGBT+</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte"><em>Queer. Storia della Comunità LGBT+</em> is an Italian essay on the cultural history of the LGBT+ community‒understood as a heterogeneous group spread across diverse cultural and geographical settings (p. V). The book describes a transhistorical, transcultural and political movement, what Maya De Leo defines: “a transnational community which formulates rhetorical, political and existential strategies to negotiate its own spaces of livability” (p. VI). The word “queer<em>” </em>and its various connotations play a central role within the work. Firstly, <em>queer </em>serves as an umbrella term for non-normative identities explored throughout the text. Secondly, <em>queer </em>is also used in its verbal form, that is, as a methodological approach to revise the act of writing history in order to reveal the ‘queer desire for history’ (p. IX) that drove the author during the process of writing. Finally, <em>queer </em>is innovatively employed as a new perspective on identity construction that can be used to reinterpret contempora...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Martina Gori</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/aam/11427</link>
    <dc:date>2025-12-25</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/aam/10763">
    <title>Anzianità e rituali in Africa e nelle diaspore: un’introduzione</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">L’antropologia africanista ha a lungo esplorato la relazione mutualmente costitutiva tra anzianità e dimensione rituale (Middleton 1961; Hamer 1976). Dal rapporto privilegiato che gli anziani intrattengono con gli antenati, al ruolo di responsabilità che rivestono in svariati contesti religiosi – passando dal controllo da loro esercitato sui rituali di iniziazione e al monopolio nei confronti di determinati saperi – risulta evidente quanto spesso la ritualità abbia generato anzianità sociale e viceversa (Meyerowitz 1962; Fortes 1984; Alphonse 2024; Wodlock 2024). Al contempo, è stato anche sottolineato quanto l’autorevolezza e il potere degli anziani siano lungi dall’essere incontestati (Snyder 1997; Bellagamba 2013; Meiu 2015). La corposa mole di ricerche sui conflitti intergenerazionali nell’Africa coloniale e postcoloniale (Auslander 1993; Alber <em>et al</em>. 2008; Bellagamba 2007), così come i più recenti lavori sulle forme di marginalizzazione che alcune categorie di anziani esperisco...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Marco Gardini</dc:creator> 
    <dc:creator>Gloria Frisone</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/aam/10763</link>
    <dc:date>2025-12-25</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/aam/11448">
    <title>Dionigi Albera, Lampedusa. Una storia mediterranea</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte"><em>Lampedusa, una strage senza fine</em> è un titolo di giornale (qui, de L’Espresso: <a href="https://lespresso.it/c/i-70-anni-de-lespresso/2025/11/12/lampedusa-strage-senza-fine-lespresso/58179">https://lespresso.it/c</a>, consultata il 13/11/2025) fin troppo frequente, che si alterna – o spesso coesiste nella stessa pagina web – ad altri come <em>Isola di Lampedusa: un sogno tutto italiano </em>(<a href="http://www.isoladeiconigli.it/isola-di-lampedusa/">www.isoladeiconigli.it</a>, consultata il 13/11/2024), ma anche <em>Frontex, EUAA, Europol and Italy use Lampedusa as a testing ground for a new screening process in view of the EU Pact on Migration and Asylum </em>(<a href="http://www.frontex.europa.eu/media-centre">www.frontex.europa.eu/media-centre</a>, consultata il 13/11/2025). </p>
      <p class="texte">Dionigi Albera, in <em>Lampedusa. Una storia mediterranea</em>, lo dice subito: gli ultimi decenni della storia di Lampedusa sono almeno superficialmente conosciuti da chiunque. Angoscia, solidarietà, paura dell’invasione o addirittura incubo della sostituzione (p. 11): sono queste le sensazioni, contraddittorie e conviventi, che sembrano accompagnare al giorno d’oggi l’evocazione tragica dell’isola simbolo delle frontiere europee. Le scienze sociali vi dedicano da ...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Jasmine Iozzelli</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/aam/11448</link>
    <dc:date>2025-12-25</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/aam/10584">
    <title>Michael Herzfeld, Lo stato nazione e i suoi mali</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Nonostante la mia breve esperienza di docente universitario, ritengo che sia possibile individuare delle continuità, o forse meglio delle ricorsività di base, quasi strutturali, che animano la possibilità di fraintendimenti (se non errori veri e propri) in aula. Una di queste – oltre al (comprensibile) piacere provato dagli studenti nello storpiare il nome di qualche illustre antropologo (Malianoski, Malikosky, Malinozky) o di qualche noto rituale (dal <em>kulla</em> al <em>neven</em> al <em>poltac</em>) – è sicuramente quella di ritenere che stato e nazione coincidano. Certamente la diffusione di questo fraintendimento non si riduce alla comunità studentesca, ma è ben più ampia. Per questo motivo, tra gli altri, ritengo importante l’ultima e recente fatica editoriale di Michael Herzfeld, edita per Castelvecchi, dal titolo <em>Lo stato nazione e i suoi mali</em> (2024).</p>
      <p class="texte">Oggetto del libro, come chiarito fin dal principio (p. 16), “non è la critica dello Stato come tale” e nemmeno “il concetto di nazione”, quanto piutto...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Giacomo Pozzi</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/aam/10584</link>
    <dc:date>2025-06-24</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/aam/9852">
    <title>Introduzione</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Con questo dossier monografico di Archivio Antropologico Mediterraneo dedicato alle stratificazioni migratorie si arricchisce di un ulteriore tassello il progetto intellettuale ed editoriale al quale, come curatrici/tore e autrici/tori, stiamo lavorando già da qualche anno e che per il momento ha visto la pubblicazione di un volume collettaneo <em>Migratory Stratifications. A New Perspective on Migration and Social Change through the Italian Lens – </em>pubblicato dalla casa editrice Transnational Press London – e di un numero speciale <em>Investigating Social Change: ‘Migratory Stratifications' as a Fresh Analytical Tool</em>, uscito per la rivista Identities. Global Studies in Culture and Power. A tornare sul tema delle stratificazioni migratorie ci ha spinto il desiderio di posizionarci all’interno del prolifico dibattito nazionale sulle migrazioni contemporanee e di dare la possibilità anche al pubblico italiano di dialogare, qualora lo desideri, con le nostre posizioni. A questo scopo abbiamo de...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Giuliana Sanò</dc:creator> 
    <dc:creator>Francesco Della Puppa</dc:creator> 
    <dc:creator>Giulia Storato</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/aam/9852</link>
    <dc:date>2025-06-24</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/aam/10556">
    <title>Paolo Heywood (edited by), New Anthropologies of Italy: Politics, History and Culture</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Il volume <em>New</em> <em>Anthropologies of Italy: Politics, History, and Culture</em>, curato da Paolo Heywood per Berghahn Books (New York, Oxford, 2024), edito nella collana <em>New Anthropologies of Europe: Perspectives and Provocations</em> diretta da Michael Herzfeld (Harvard University) e Melissa L. Caldwell (UC Santa Cruz), si configura come un’opera collettiva significativa nel panorama degli studi contemporanei sull’Italia, perché offre su quest’ultima una ricognizione antropologica attuale ed ampia, sebbene non esaustiva. Il libro rappresenta un tentativo convincente di superare rappresentazioni tradizionali e alcuni luoghi comuni dell’Italia e sull’Italia, restituendo invece, attraverso i vari saggi che lo compongono e i diversi temi in essi affrontati, un’analisi complessa e multi-sfaccettata di rilevanti dinamiche sociali, politiche e culturali del nostro Paese.</p>
      <p class="texte">In proposito Michael Herzfeld, nell’interessante “Afterword”<em> </em>al volume, sostiene che gli autori che vi contribuiscono, con le loro rifl...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Eugenio Zito</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/aam/10556</link>
    <dc:date>2025-06-24</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/aam/10535">
    <title>Maya Wind, Torri d'avorio e d'acciaio. Come le università israeliane sostengono l'apartheid del popolo palestinese </title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte"><span xml:lang="it" lang="it">“Università e città vivono di uno dialogo continuo […] condividono una le sorti dell’altra, in un continuo e inevitabile scambio di saperi, risorse e capitale umano, come due parti di uno stesso magnete” è scritto in un documento prodotto nel 2015 dalla Fondazione CRUI - Conferenza dei Rettori delle Università Italiane - intitolato “Università e città”. Tale conclamato legame assume un valore supremo nelle democrazie liberali, dove all’università si riconosce la prerogativa di zona franca per la circolazione del pensiero e del sapere critico ed indipendente, configurandosi all’occorrenza come uno spazio di resistenza in grado di insegnare e innescare il cambiamento sociale. In Israele, sovente indicato come unica democrazia del Medioriente, le sue università si beneficiano di questa retorica, ricevendo dall’ambiente accademico internazionale ampio sostegno (visibilità, prestigio, fondi, collaborazioni, convenzioni). D’accordo con la tesi occidentalista dell’università libera, l’antr...</span></p>]]></description> 
    <dc:creator>Francesca Cerbini</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/aam/10535</link>
    <dc:date>2025-06-24</dc:date>
  </item>
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