D. J. Ian Begg, Lost Worlds of Ancient and Modern Greece. Gilbert Bagnani : The Adventures of a Young Italo-Canadian Archaeologist in Greece, 1921-1924
D. J. Ian Begg, Lost Worlds of Ancient and Modern Greece. Gilbert Bagnani : The Adventures of a Young Italo-Canadian Archaeologist in Greece, 1921-1924, Oxford, Archaeopress, 2020, 380 p. / ISBN 9781789694529, £25
Texte intégral
1Nell’ambito della serie, sempre crescente, di studi dedicati alla storia dell’archeologia e più in generale degli studi classici nella prima metà del xx secolo – e delle sue relazioni con il mondo politico e diplomatico, con le aristocrazie e le ambasciate, con i partiti e i sistemi politici – un contributo importante può venire dallo studio approfondito della biografia di studiosi ed appassionati, che mostri il funzionamento delle reti sociali dell’aristocrazia e borghesia europea del tempo, i criteri che ispiravano le nomine ai posti universitari e non e i rapporti, anche a livello personale, con le gerarchie politiche. Da questo punto di vista, Gilbert Bagnani (B.), il protagonista di questo volume, costituisce un caso studio esemplare: nato nel 1900 a Roma, figlio di un’ereditiera canadese e di un ufficiale italiano, B. era inserito profondamente fin dall’infanzia in reti sociali che si estendevano attraverso le élites di diversi paesi europei ed extraeuropei. Il padre Ugo fu ad esempio addetto militare all’ambasciata italiana di Londra alla vigilia della Prima Guerra Mondiale e ebbe anche responsabilità relative al soggiorno londinese di Amedeo di Savoia-Aosta, che studiava al collegio di St. Andrew; a Roma, la famiglia era fortemente inserita nei circuiti della cosiddetta “aristocrazia nera”. Dopo le scuole a Londra, B. studiò alla Sapienza, laureandosi nel 1921. Dopo la laurea, fu borsista della Scuola Archeologica Italiana di Atene per due anni a partire dal dicembre 1921 (qui lavorò sotto la direzione di Alessandro della Seta), giungendovi insieme a Doro Levi, che sarebbe rimasto alla scuola fino al 1926.
2Gli anni 1921-1923 sono, ovviamente, anni cruciali nella storia del Mediterraneo orientale – sono gli anni della guerra greco-turca, dell’“incendio di Smirne”, della deposizione dell’ultimo sultano ottomano e della fondazione della repubblica turca, così come – in Grecia – della contrapposizione tra monarchisti e seguaci di Venizelos, dell’abdicazione di re Costantino I, dell’abolizione della monarchia e della complessa formazione della “Seconda Repubblica Ellenica”. Nel 1920, il trattato di Sèvres confermava il possesso italiano del Dodecaneso, confermato dopo il crollo dell’impero ottomano anche dal trattato di Losanna del 1923; intanto centinaia di migliaia di rifugiati arrivavano in Grecia dopo la conquista turca di Smirne e lo “scambio di popolazioni” tra Grecia e Turchia deciso a Losanna provocava la deportazione di sicuramente più di un milione di persone.
3In tutte queste vicende, le potenze occidentali – Italia e Regno Unito in testa – giocarono un ruolo fondamentale, spostando il loro appoggio tra la Grecia e la Turchia in base ai loro interessi economici e geopolitici – e B., con i suoi contatti a Roma e a Londra, e con le reti sociali all’interno dell’aristocrazia greca che aveva potuto costruire rapidamente dopo il suo arrivo, era in una posizione ottimale per osservare e comprendere questi cambiamenti epocali: non a caso fu in questi anni anche corrispondente per il quotidiano conservativo londinese The Morning Post, per cui scriveva articoli sia relativi alle scoperte archeologiche, sia alla situazione politica greca e alla guerra con la Turchia.
4Alla vita di B., Ian Begg ha dedicato numerosi anni di studio – un lavoro approfondito, svolto prevalentemente nei Bagnani archives conservati alla Trent University, l’ultimo indirizzo accademico di B., ma anche nelle città europee in cui B. visse ed ebbe contatti. Il volume che qui si recensisce tratta esclusivamente degli anni 1921-1924, con una breve sintesi del periodo precedente e degli studi, e qualche anticipazione di ciò che verrà: l’autore scrive esplicitamente che questo è il primo di una serie di tre volumi, in cui la vita e l’opera di B. fino all’emigrazione in Canada saranno investigati in dettaglio.
5I pregi del volume sono immediatamente evidenti: Begg ci offre uno spaccato vivace della vita delle élites ateniesi – in cui si inserivano i borsisti e gli aggregati delle scuole archeologiche straniere – negli anni della guerra greco-turca, ci mostra come l’attività archeologica fosse profondamente interlacciata ai sommovimenti politici e alle strutture diplomatiche e il ruolo giocato dalle scuole archeologiche straniere, con i loro interessi nazionali, i loro fondi e i loro rapporti politici. Quest’ultimo tema è centrale, ed è stato recentemente analizzato da Frederick Whitling in una monografia che purtroppo l’autore di questo volume non conosce, probabilmente perché apparso troppo tardi per poter essere preso in considerazione (Western Ways. Foreign Schools in Rome and Athens, Berlin/Boston 2019). Più problematico è invece, che l’autore non conosca altre pubblicazioni, di anni precedenti, dedicati alle scuole archeologiche ad Atene ed in particolare alla SAIA, una mancanza che – si tornerà su questo in seguito – sembra dipendere da una scarsa considerazione di tutta la bibliografia non in lingua inglese. Nondimeno, anche pubblicazioni in inglese sul tema non sono state citate, come ad esempio il volume edito da E. Korka, Foreign Archaeological Schools in Athens: 160 Years (Athens 2006). In generale, le lacune bibliografiche sono molte – specialmente laddove si tratterebbe di inserire le considerazioni sviluppate a partire dalla vita di B. nel più vasto contesto politico e culturale dell’epoca: la visita di B. a Cnossos nel 1922, per esempio, manca di qualsiasi riferimento al fenomeno della “cretomania” di inizio secolo, che è stato oggetto di profondi studi negli ultimi anni.
6Ed è qui, effettivamente, a parere del recensore, il problema più grave del volume: la narrazione della vita di B. è appunto “solo” questo, un racconto biografico e ricco di aneddoti – a tratti divertente e ben scritto – che non riesce però a fornire alla fine un contributo significativo per la nostra comprensione dei meccanismi dell’archeologia di quegli anni e delle sue relazioni con le ambizioni politiche e gli schemi culturali (orientalismo, colonialismo, imperialismo) di potenze occidentali che si muovevano nel Mediterraneo orientale in modo spregiudicato, tentando di perseguire i loro interessi nazionali e nazionalistici e di trarre il massimo vantaggio dalla fine dell’impero ottomano. Il volume rimane a un piano descrittivo, dunque, e non riesce a raggiungere il livello dell’analisi, che viene lasciata al lettore più competente.
7Il lettore più competente, peraltro, non è quello previsto dall’autore, che sembra invece rivolgersi a un pubblico vasto di non esperti, cui debbano essere spiegati anche i primi rudimenti tanto della storia antica quanto di quella contemporanea. In particolare la storia antica appare in excursus sparsi per tutto il volume, il cui significato non è chiarissimo: se il tema del volume è la biografia di B., non è perspicuo a cosa servano – o meglio a chi siano rivolte – per esempio due pagine sulla storia di Corinto e sul soggiorno in questa città di Paolo (pp. 78-79). Questi excursus sono peraltro spesso meramente introduttivi e non rappresentano il più recente status quaestionis sui temi trattati, ma riproducono un sapere di tipo manualistico. Quando si tratta di storia contemporanea, poi, l’autore incorre in veri e propri (gravi) errori: secondo Begg, per esempio, durante l’adunata di Napoli del 24 ottobre 1922 Mussolini avrebbe minacciato di usare la violenza se non gli fosse stato dato l’incarico di formare il governo; il re gli avrebbe allora conferito l’incarico e Mussolini sarebbe pacificamente entrato a Roma il 31 ottobre 1922 – questa sarebbe la “marcia su Roma”. Questa è una rappresentazione completamente errata – dopo l’adunata di Napoli, le squadre fasciste mossero su treni requisiti verso Roma; la marcia su Roma avvenne il 28 ottobre, senza Mussolini, che era a Milano; il 29 ottobre in serata Mussolini partì da Roma, dopo essere stato convocato dal sovrano, e ottenne il giorno seguente (e non il 31!) l’incarico di formare il governo.
8Non ci capisce neppure a chi siano rivolte alcune osservazioni di natura veramente corsiva, che davvero nulla apportano al tema oggetto del volume: si veda ad esempio, a p. 149, la nota che sottolinea come le battaglie cruciali delle guerre civili romane si tennero in Grecia, “the birthplace of democracy”. Questa nota accompagna la menzione, in una lettera di B., di Farsalo – senza che B. però nella lettera faccia alcun riferimento alla battaglia del 48 a.C. L’idea poi che questa localizzazione delle battaglie sia “ironica”, perché la Grecia, “culla della democrazia” è il luogo degli scontri che portarono alla fine della repubblica, è inaccettabile da un punto di visto storico – al di là dell’inopportunità del confronto tra repubblica romana e democrazia ateniese e della distanza cronologica, l’idea che la “Grecia”, inclusa la Tessaglia dove si trova Farsalo, sia “la culla della democrazia” rivela semplicemente la ripresa di stereotipi nazionalistici per cui le moderne nazioni e i loro territori siano “responsabili” dei prodotti culturali e delle strutture politiche che in altri secoli ebbero luogo in quelle regioni.
9L’adesione a un certo modo di concepire nazioni e popoli secondo i dettami del nazionalismo Otto- e Novecentesco si vede anche in osservazioni stereotipate sui “caratteri delle genti” – si veda ad esempio a p. 226 l’affermazione cursoria secondo cui “the Greeks have always been curious and spirited”. Laddove B. si esprime seguendo i dettami delle correnti culturali del suo tempo – e si mostra dunque permeato di Orientalismo, Begg si limita a parafrasarne le idee, di nuovo senza una prospettiva analitica (Edward Said non viene mai menzionato), e sembra quasi implicitamente accettare la Weltanschauung degli anni 1920 – ad esempio quanto scrive (p. 133) che “Gilbert had a keen awareness of a distinction of the East and the West as separate civilizations”. Che questa fosse l’idea di B., è indiscutibile; che nel 2020 non la si inserisca in una prospettiva storica ma la si riprenda letteralmente, non è accettabile.
10Nella citazione si può notare come Begg sempre chiami per nome il protagonista del suo racconto – e questo è sintomatico della simpatia che prova per lui. Ora, è inevitabile che l’autore di una biografia, che si è occupato per molti anni di un personaggio, finisca per sentirsi a questi in qualche modo legato; troppi sono però i passi del volume in cui questo sfocia in un elogio sperticato e onestamente immotivato, spesso sforante in considerazioni di natura psicologica o psicologizzante. Nel lettore si forma così la convinzione che la tesi principale che Begg intende sostenere sia non di natura storica o storico-archeologica, ma bensì che B. fosse un personaggio “speciale”, al di sopra della media. Si veda a titolo di esempio la p. 58: in riferimento all’incontro ad Atene di B. con Vincenzo Fago, diplomatico italiano e rappresentante del Regno d’Italia presso Atatürk, l’autore suggerisce – in condizionale, perlomeno – che Fago “would have left the School impressed by his [Bagnani’s] thorough competence, intellectual brilliance and intuitive political acuity, not to mention his multi-lingual fluency and ready access to the highest levels of Athenian society. […] His [Bagnani’s] father would have been proud”.
11Anche per questo motivo il volume, che segue in ordine cronologico le vicende di B. negli anni in oggetto, assume a tratti la forma di una cronaca sconnessa, quasi di un diario scritto per interposta persona, con bruschi passaggi di tema. In realtà, l’ossatura dell’intero libro è formata dalla corrispondenza tra B. e la madre: l’autore cita ampi stralci dalle lettere, ne parafrasa altre parti, e connette queste citazioni con riferimenti ad episodi, persone, spostamenti la cui conoscenza sia necessaria alla comprensione dei testi. Il lavoro sui testi è enorme, e bisogna essere grati a Begg per avere “riscoperto” e studiato questo dossier – le lettere sono però citate “a piacimento”, senza indicazioni di quanto di ogni lettera sia stato riprodotto, o di cosa sia stato tralasciato. Sarebbe stato forse più opportuno pensare ad un’edizione, per cominciare, di questa corrispondenza, accompagnata da introduzione e commento, piuttosto che adottare questa forma biografica. Anche da un punto di vista meramente formale, le lettere non vengono riportate secondo nessun sistema di citazione scientifica, nemmeno con numeri di inventario – e non sono quindi veramente messe a disposizione per chi volesse in futuro occuparsi in altro modo di B. e del suo tempo.
12Il lavoro sulle lettere mostra peraltro difficoltà dell’autore con la lingua italiana – e in generale una scarsa attenzione alle lingue che non siano l’inglese. Ora, è vero che B. e la madre corrispondevano in inglese, ma a cagione della loro biografia intercalavano i testi con moltissime espressioni e parole italiane – e lavorare su un personaggio come B. richiede necessariamente da parte degli studiosi quel multilinguismo di cui B. stesso è un esempio rilevante – come Begg ammette nella frase citata sopra. Purtroppo però questo non è il caso – lo rivela la bibliografia, come si è visto sopra, che contiene alcuni titoli in altre lingue (in numero piuttosto scarso), ma lo rivelano anche alcuni commenti alle lettere, che contengono errori gravi, ed evitabili con l’uso di un semplice dizionario. A p. 17, per esempio, Begg spiega perché B., nelle lettere alla madre, chiamasse Alessandro della Seta “the Worm” – ovviamente “della Seta”, con la preposizione, portava B. e pensare al “baco da seta”; l’autore pensa però che la parola italiana “seta” voglia dire “worm” – “seta is the Italian word for ‘worm’”. In questo caso sarebbe davvero bastato un velocissimo controllo online.
13In molti punti, di conseguenza, è impossibile capire se la scelta di particolari grafie per parole italiane – o errori ortografici in italiano – siano da attribuire a B. (cosa che sarebbe poi interessante da spiegare) o siano invece banali errori di trascrizione di Begg: il fatto che Doro Levi in alcune lettere sia chiamato Levy è un errore dell’autore, una svista di B., o addirittura una scelta intenzionale? La prima alternativa è purtroppo resa verosimile da una serie piuttosto ampia di errori di stampa e tipografici attraverso tutto il volume: il più divertente forse, quello grazie al quale a Gortina ci sarebbe un odium romano, invece che un odeum o odeon.
14In conclusione, bisogna essere molto grati a Ian Begg per avere scelto di esplorare la figura di questo archeologo, che era stato finora piuttosto “dimenticato” – Ba. è senza dubbio una figura interessantissima, grazie al suo multilinguismo, alle sue connessioni internazionali, all’ampio numero di documenti anche privati preservati nell’archivio a Trent. Le sue lettere alla madre negli anni 1920 permettono di avere uno sguardo nuovo, “da dentro” anche sulla SAIA, su Alessandro della Seta e su Doro Levi, così come su importantissimi protagonisti della vita politica e culturale greca di quegli anni. Nel complesso, però, il volume appare purtroppo un’occasione mancata – la mancanza di una sistematica contestualizzazione di B., che lo renda un caso studio significativo per gli studi di storia dell’archeologia e di storia culturale e la concentrazione, invece, sul biografico-aneddotico e sull’idea di un “eccezionalismo” del giovane italo-canadese, non permettono di apprezzare fino in fondo l’importanza e la significatività del materiale d’archivio studiato da Begg. Non resta che sperare che gli altri due volumi della trilogia abbiano un altro taglio e rivelino un cambiamento di rotta.
Pour citer cet article
Référence papier
Filippo Carlà-Uhink, « D. J. Ian Begg, Lost Worlds of Ancient and Modern Greece. Gilbert Bagnani : The Adventures of a Young Italo-Canadian Archaeologist in Greece, 1921-1924 », Anabases, 35 | 2022, 323-327.
Référence électronique
Filippo Carlà-Uhink, « D. J. Ian Begg, Lost Worlds of Ancient and Modern Greece. Gilbert Bagnani : The Adventures of a Young Italo-Canadian Archaeologist in Greece, 1921-1924 », Anabases [En ligne], 35 | 2022, mis en ligne le 10 avril 2022, consulté le 16 octobre 2026. URL : http://journals.openedition.org/anabases/14025 ; DOI : https://doi.org/10.4000/anabases.14025
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