Navigation – Plan du site

AccueilNuméros41Comptes rendusRaphael Greenberg and Yannis Hami...

Comptes rendus

Raphael Greenberg and Yannis Hamilakis, Archaeology, Nation, and Race. Confronting the Past, Decolonizing the Future in Greece and Israel

Filippo Carlà-Uhink
p. 384-386
Référence(s) :

Raphael Greenberg and Yannis Hamilakis, Archaeology, Nation, and Race. Confronting the Past, Decolonizing the Future in Greece and Israel, Cambridge et New York, Cambridge University Press, 2022, 234 p. / ISBN 9781009160230, 80 €

Texte intégral

1Nel fiorente campo di studi relativo alle connessioni ed agli intrecci tra discipline accademiche, nazionalismo ed ideologie politiche, anche l’archeologia del Mediterraneo sta ricevendo attenzioni sempre maggiori, e sempre più chiaramente ne viene messo in luce non solo la storia, ma anche il collegamento “genetico” con nazionalismo, colonialismo ed imperialismo europei. A questo campo di studi entrambi gli autori hanno contribuito in maniera sostanziale – la monografia di Y. Hamilakis The Nation and Its Ruins: Antiquity, Archaeology and National Imagination in Greece (2007), in particolare, è stata un lavoro seminale per questo filone di studi.

2Questa nuova monografia, che deriva da un seminario organizzato dai due autori nel 2020 alla Brown University, è un nuovo contributo fondamentale, che muovendo oltre i concetti di nazionalismo e colonialismo, discute in maniera comparativa le specifiche situazioni dell’archeologia in Grecia ed in Israele. Al centro dell’attenzione è soprattutto il concetto di “cripto-colonialismo”, sviluppato da Michael Herzfeld per definire quegli stati “liminali” la cui indipendenza è stata acquisita al prezzo di una forte dipendenza dalle potenze colonizzatrici (in particolare Europa e Nord America), e la cui identità nazionale è quindi sviluppata in forme non solo particolarmente “aggressive”, ma anche adattate alle ideologie ed alle Weltanschauungen delle potenze coloniali (p. 43). Herzfeld sviluppava questo concetto in riferimento alla Grecia – in cui l’adesione al filellenismo “occidentale” è appunto esemplare della dinamica descritta; Israele fornisce un ulteriore esempio, in rapporto alle “radici giudeo-cristiane” del mondo occidentale. Il ruolo giocato dall’archeologia in questo contesto è enorme: attraverso una ricostruzione “scientifica” e basata sulla materialità – e dunque facilmente spendibile come “oggettiva” – la disciplina può rinforzare queste identità, sia attraverso lo studio di specifiche facies cronologiche ritenute più “significative”, sia attraverso la monumentalizzazione e la strutturazione del paesaggio.

3Si tratta dunque di un volume importante ed estremamente significativo per chiunque si interessi di questi temi – una lucidissima analisi organizzata in cinque capitoli, accompagnati da una introduzione e una conclusione. I capitoli sono dedicati alle origini coloniali della scienza archeologica, al ruolo dell’archeologia in un contesto cripto-coloniale, al ruolo dell’archeologia come “purificazione” (appunto nel senso di un “ripulire” la storia, facendo emergere da essa fasi specifiche), al rapporto tra archeologia e questione della razza, e infine alla possibilità di immaginare un’archeologia “nuova” e decolonizzatrice.

4L’importanza di questo volume è già stata riconosciuta in altre recensioni (ad esempio Maja Gori in Ex Novo. Journal of Archaeology, 8, 2023, p. 77-80). Vorrei quindi usare lo spazio a mia disposizione per mettere in luce un altro motivo per cui questo libro rappresenta un contributo seminale – il suo formato editoriale. Chi scrive è fermamente convinto del fatto che i formati tradizionali, e sopra tutti quello monografico, non debbano più essere necessariamente considerati come la migliore forma di esposizione scientifica, e che sia importante un impegno coerente e collettivo nella discussione e nella sperimentazione di nuove forme di disseminazione scientifica. A questa esigenza il volume di Greenberg e Hamilakis offre una risposta di altissimo valore. Il volume è infatti interamente strutturato in forma di dialogo – un dialogo in cui i due studiosi mettono a confronto le loro specifiche competenze rispetto a uno dei due stati, ponendosi reciprocamente domande e suggerendosi a vicenda possibili approfondimenti e spunti per ulteriori elaborazioni. Certo, conosciamo tutti questo modo estremamente utile e produttivo di “parlare” con i colleghi e ottenerne fondamentali stimoli e impulsi per la nostra ricerca; ma la messa per iscritto di questo metodo – quasi una maieutica reciproca – apre la via per forme di comunicazione scientifica autoriali ma non autoritative, attente al metodo e ai percorsi della ricerca e di grande efficacia anche per dare a studenti e giovani ricercatori uno sguardo “dietro le quinte”.

5Altrettanto interessante e importante è la decisione di accompagnare al libro un forum di discussione su di esso, nella forma di un “theme issue” in open access del forum Kritische Archäologie (https://www.kritischearchaeologie.de/​repositorium/​fka/​Forum_Kritische_Archaeologie_2023_12_Reader_Archaeology_Nation_and_Race-Critical_Responses.pdf, ultimo accesso 14 giugno 2024), che contiene un’introduzione, sette risposte da diverse discipline e una risposta degli autori. Anche questo è un modello di comunicazione scientifica da mettere in evidenza – che supera di gran lunga il più tradizionale formato della recensione come quella che state leggendo, sia pure quando eventualmente accompagnata da una risposta dell’autore.

6C’è un ulteriore punto che lo scrivente ritiene necessario mettere chiaramente in evidenza. Nonostante la narratività della storia sia ormai da molti anni un dato acquisito nella teoria della storia e della storiografia, e nonostante sia ormai a tutti chiaro la non esistenza di una “oggettività” o “verità” storica, è ancora uso delle discipline storiche – inclusa l’archeologia – mantenere nella scrittura una sorta di “simulazione” positivistica, per cui ciò che scriviamo avrebbe un suo valore autonomo, indipendente dagli scriventi. È ovvio che non sia così, perché ogni storia è storia contemporanea, come già diceva Benedetto Croce, ma anche perché la scelta dei temi di studio, così come delle metodologie e degli approcci sono sempre determinati da questioni attuali – così come da interessi, esperienze, prospettive individuali. Come gli antropologi e le antropologhe, dunque, anche storici e storiche dovrebbero – per permettere una migliore comprensione dei loro lavori – esplicitamente prendere una posizione rispetto a cosa ha portato loro alla ricerca oggetto di pubblicazione e di disseminazione, rivelando così i punti di partenza e le prospettive “implicite”. Proprio questo fanno Greenberg e Hamilakis nell’introduzione del volume, esplicitando i “respective standpoints” (p. 1).

7Archaeology, Nation, and Race, dunque, è un contributo importantissimo agli studi – non solo per l’approccio innovativo, la sistematicità dell’analisi, l’importanza della comparazione, che sono indiscussi, ma anche per la forma stessa della comunicazione scientifica sviluppata in queste pagine, che si spera susciteranno non solo ulteriori riflessioni su archeologia e (cripto)colonialismo, ma anche su come comunicare la nostra ricerca – anche all’interno della comunità scientifica.

Haut de page

Pour citer cet article

Référence papier

Filippo Carlà-Uhink, « Raphael Greenberg and Yannis Hamilakis, Archaeology, Nation, and Race. Confronting the Past, Decolonizing the Future in Greece and Israel », Anabases, 41 | 2025, 384-386.

Référence électronique

Filippo Carlà-Uhink, « Raphael Greenberg and Yannis Hamilakis, Archaeology, Nation, and Race. Confronting the Past, Decolonizing the Future in Greece and Israel », Anabases [En ligne], 41 | 2025, mis en ligne le 01 mai 2025, consulté le 16 octobre 2026. URL : http://journals.openedition.org/anabases/20687 ; DOI : https://doi.org/10.4000/1430p

Haut de page

Droits d’auteur

CC-BY-NC-ND-4.0

Le texte seul est utilisable sous licence CC BY-NC-ND 4.0. Les autres éléments (illustrations, fichiers annexes importés) sont susceptibles d’être soumis à des autorisations d’usage spécifiques.

Haut de page
Rechercher dans OpenEdition Search

Vous allez être redirigé vers OpenEdition Search