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Comptes rendus

Catherine Gaullier-Bougassas (éd.), Héroïnes païennes de l'Antiquité dans les littératures romanes des xiie-xvie siècles : représentations textuelles et visuelles

Alessio Casalini
p. 258-260
Référence(s) :

Catherine Gaullier-Bougassas (éd.), Héroïnes païennes de l'Antiquité dans les littératures romanes des xiie-xvie siècles : représentations textuelles et visuelles, in Bien Dire et bien Aprandre. Revue de Médiévistique, 38, 2023, 350 p. / ISBN 978-2-907301-25-1.

Texte intégral

1Nato all’interno del progetto ERC Advanced Grant AGRELITA, il presente volume riunisce diciotto saggi (alcuni dei quali scritti a quattro mani), a cui va aggiunta l’introduzione di Catherine Gaullier-Bougasass, curatrice della raccolta, intorno alla ricezione delle eroine pagane antiche nelle letterature romanze, specialmente in lingua francese, tra xii e xvi secolo. Di fronte a un simile titolo, viene da pensare che la materia da trattare sia davvero molta, visti il numero potenziale delle figure femminili dell’Antichità e l’ampiezza dell’arco crono­logico in analisi: le potenzialità sono infinite. Alla luce di ciò, la curatrice ha ben pensato di restringere il campo a due questioni centrali: la riscrittura e la reintrepretazione degli eroismi femminili. Infatti, il grande obbiettivo del volume – raggiunto magnificamente – è quello di sfatare il mito del Medioevo privo di una cultura classica, riscoperta compiutamente solo nella stagione rinascimentale: gli autori tardomedievali non hanno misconosciuto l’eredità dei classici, bensì hanno saputo accoglierla, modificarla e plasmarla in base agli scopi più diversi, quali l’attualizzazione talvolta misogina oppure la cristianizzazione. I vari articoli, dunque, affrontano l’impervia strada di leggere in controluce le opere, tentando di individuare in che modo le eroine della classicità (Medea, Persefone, Medusa, Arianna e molte altre) sono state rilette nei cinque secoli prescelti, in modo tale anche da comprendere come al substrato dei testi classici si siano progressivamente sedimentati quelli mediolatini e romanzi (l’Ovidius moralizatus di Pierre Bersuire, l’Ovide moralisé, il De mulieribus claris di Boccaccio e le sue numerose traduzioni francesi), contribuendo a complicare la percezione delle protagoniste da parte delle figure autoriali.

2Dopo la premessa della curatrice, il volume 38 di Bien dire et bien aprandre si articola in quattro macrosezioni: la prima (Des héroïsme féminins) si concentra sulla definizione di “eroismo femminile” e affronta perlopiù le riscritture e, dunque, le interpretazioni delle grandi eroine della classicità. In particolare, i saggi di Cusset, Guionneau e Delstre-Viscidi affrontano, rispettivamente, la figura ambigua di Didone nell’Ovide moralisé, quella di Elena, attraverso il suo ritratto nella Prose 5 del Roman de Troie, e quella di Lucrezia, vista in una prospettiva diacronica di ampio raggio con la conseguenza di far risaltare l’oscillazione di ella da donna violentata e innocente a suicida e colpevole. Sempre in questa sezione, si colloca il contributo di Le Ninan-Paupert sulle eroine antiche nel Livre de la Cité des dames di Christine de Pizan, in cui viene definito a chiare lettere che cosa si intenda per “eroismo femminile” attraverso la rivalutazione delle eroine con gli occhi di una grande autrice medievale, in seguito alla fruizione del Des cleres et nobles femmes e nel bel mezzo della Querelle des femmes. In chiusura, è posto il saggio di Müller, in cui è ripreso il punto di vista di una scrittrice, Catherine d’Amboise, ma sono scelte figure mitologiche inaspettate: Minerva, Cerere e, soprattutto, Iside e Semiramide.

3La seconda sezione, più compatta della prima, è dedicata alla traduzione francese delle Heroides ovidiane per opera di Octovien de Saint-Gelais. La scelta di questo testo non è per nulla neutra per due ragioni: in prima istanza, il focus cade sull’opera classica che dà voce alle donne; mentre, dall’altra, il fatto che sia una traduzione implica la sovrapposizione diacronica di ben tre punti di vista (quelli dell’eroina, dell’autore e del traduttore). I saggi di Dugaz, Mazel e Lavenus non sono omogenei solo per l’opera, ma anche per i soggetti femminili analizzati, ossia quelli di tre donne abbandonate: Didone (paragonata anche alla corrispondente dell’Ovide moralisé e dell’Eneide), Medea e Arianna, quest’ultima studiata anche in relazione all’apparato iconografico del ms. BnF fr. 874.

4La terza parte raccoglie una compagine di articoli meno compatta rispetto alle precedenti, proprio perché si concentra sugli aspetti più generali di riscrittura, volti a far notare l’ambivalenza di certe figure femminili, la cui fruizione muta spesso radicalmente dalla scorporazione dall’ipertesto classico (o anche già medievale) al trapianto nell’ipotesto pienamente moderno (si veda, come caso, esemplificativo, quello di Giocasta, messo in luce da Russo, in cui questa eroina è talvolta protagonista o personaggio secondario, elemento positivo o negativo, oppure quello di Koroleva, in cui il mito di Medusa viene spesso stravolto rispetto alla prospettiva (anche narratologica) di Ovidio, dimostrando anche l’estrema libertà degli autori medievali nel manipolare la materia classica). Inoltre, alcuni saggi prestano attenzione alla fortuna figurativa dell’eroina, intrecciata a doppio giro sempre con il sostrato culturale in cui l’opera artistica nasce. Esemplificativo è il saggio sui rapimenti di Europa e di Elena, scritto da Molteni, in cui il primo mito tende all’interpretazione cristologica, mentre il secondo è più fortunato sul piano iconografico, il quale non si priva di reinterpretare diversamente la vicenda. Sempre su Elena discute Evrard, in cui proprio la rappresentazione figurativa trasforma l’eroina da un exemplum mito­logico, alla pari di altre donne classiche, a vera e propria icona artistica, poi di grande fortuna nel Rinascimento. Infine, chiude la sezione il contributo su Scilla di Otzenberger: al di là dell’analisi del mito, che viene più o meno drammatizzato, la grande acquisizione dell’autrice riguarda la capacità di destreggiarsi nelle tre versioni a stampa dell’Ovide moralisé, le quali sono a loro volta “riscritture di una riscrittura”.

5L’ultima sezione riguarda invece le decon­testualizzazioni. Naturalmente, il titolo è piuttosto accattivante e solo in apparenza si distingue dalla metodologia adottata in precedenza: la questione riguarda sempre l’interpretazione delle eroine pagane, ma non in opere riconducibili ai classici, quali le loro traduzioni o manipolazioni varie degli stessi argomenti, bensì in testi appartenenti a diversi generi, in cui la stratificazione di codici letterari emerge con forza. Infatti, i saggi di Blouin, Guiot-Kamin e Devlaeminck affrontano proprio problematicità simili: il primo si focalizza sulla “fata” Proserpina, non più regina degli Inferi, anche se altrettanto potente e affascinante, nelle Continuations d’Artus de Bretagne; il secondo rilegge la personalità della Sibilla nel pastorale Calendrier des bergères (Guy Marchant, 1499), in cui ella è affermata come detentrice di una sapienza astrologica, proprietà esclusiva degli uomini; infine, il terzo si concentra su due opere teatrali dell’area di Lilla, in cui sono narrati una violenza sessuale tratta da Livio (Viol d’Orgia) e una versione cristiana di un aneddoto sulla divinizzazione in vita dell’imperatore Augusto (Octavien et la Sybille). Infine, il contributo di Zerbib sposta l’attenzione dalla Francia medievale alla Firenze tardo-cinquecentesca, grazie alla mascherata sulla Genealogia degli Dei, tenutasi nel 1565, e interpretata dalla saggista come un elemento della costruzione culturale della politica di Cosimo I. A chiusura della parte e del volume, si colloca lo studio di Maillard sul Champ fleury di Geoffroy Tory: la nascita delle prime lettere è raccontata grazie al mito di Io, il cui eroismo risiede proprio nell’aver creato l’alfabeto nel momento – apparentemente poco eroico – del ricongiungimento con il padre.

6Insomma, la raccolta di saggi curata da Catherine Gaullier-Bougassas apporta un notevole contributo allo studio della fortuna delle eroine pagane nelle letterature romanze, soprattutto grazie alla programmatica esplicitazione della metodologia da adottare in studi simili: chi scrive sfrutta il codice mitologico non lo assorbe mai passivamente e ciò vale anche nel Medioevo, poiché esso è sempre rivolto a varie rappresentazioni testuali e visuali, insomma, riscritture e reinterpretazioni.

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Pour citer cet article

Référence papier

Alessio Casalini, « Catherine Gaullier-Bougassas (éd.), Héroïnes païennes de l'Antiquité dans les littératures romanes des xiie-xvie siècles : représentations textuelles et visuelles »Anabases, 43 | 2026, 258-260.

Référence électronique

Alessio Casalini, « Catherine Gaullier-Bougassas (éd.), Héroïnes païennes de l'Antiquité dans les littératures romanes des xiie-xvie siècles : représentations textuelles et visuelles »Anabases [En ligne], 43 | 2026, mis en ligne le 01 mai 2026, consulté le 04 septembre 2026. URL : http://journals.openedition.org/anabases/22837 ; DOI : https://doi.org/10.4000/16ih2

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Auteur

Alessio Casalini

Scuola Normale Superiore, Pisa (SNS)

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Droits d’auteur

CC-BY-NC-ND-4.0

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