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AccueilNuméros22L’Adriatique, d’une rive à l’autreI bolli su laterizio

L’Adriatique, d’une rive à l’autre

I bolli su laterizio

Cristina Gomezel
p. 219-226

Texte intégral

1Lo scavo del porto fluviale di Aquileia ha restituito 40 esemplari di laterizio con marchio di fabbrica impresso; di seguito una sintetica descrizione dei bolli rinvenuti.

Tabella 1: Tabella riassuntiva degli esemplari di laterizio con bollo

Fase

Tipo supporto ed eventuale
contesto di rinvenimento

Trascrizione

1.A

Tegola da pulizia sezione a inizio scavo

[VALERIAE.MAGNAE.]EPIDIAN (?)

1.B

Tegola

[QC]LODIAMB[ROSI]

1.B

Tegola da strato di terra giallastra

[C.]CO.E.

1.B

Tegola

[V]ALERIAE.MAGNAE.E[PIDIAN]

1.C

Tegola

[---]L.L

1.C

Tegola

[L.M.L.]LAV

1.E

Tegola

[EPIDIORVM.]C.M

2.A

Tegola in struttura quadrangolare
in frammenti laterizi

[L.EPI]DI.THEODORI

2.A

Tegola in struttura quadrangolare
in frammenti laterizi

C.CO.E. (IMPRESSIONE DOPPIA)

2.A

Tegola in fondazione per dado calcareo

[L.EPIDI].THEODORI

2.B

Impronta su malta in struttura muraria

[Q]CLODIAMBROSI

2.C

Tegola da strato di riporto per costruzione livello pavimentale

[TI.N]VCVLA

2.E

Cubetto (da tegola) da livello di calpestio

[EPIDI]OR[VM.C.M]

2.E

Tegola

C.CO[.E.]

2.E

Tegola

L.M.L.[---]

2.E

Tegola

L.M.L.LA[V]

2.E

Tegola

[TIB.VE]TTI.AVITI

2.F

Tegola da strato di crollo

QCLODIAM[BROSI]

2.F

Tegola da riempimento di fossa

EPIDIO[RVM.C.M]

3.A

Tegola

[L.EPIDI.]THEODORI

3.A

Tegola da strato di crollo

[L].ST.IVSTI

3.B

Tegola da strato ricco di malta

L.EPIDI.T[HEODORI]

4.A

Tegola da riempimento di probabile fossa di spoliazione

TI.NVCLF

4.B

Tegola

[Q]CLODIAMBROSI

4.B

Tegola da strato di riempimento del pozzo

[-CO]ELI

4.B

Tegola da strato di riempimento del pozzo

SEXTI

4.B

Tegola

[VALERIAE.MA]GNAE.EPIDIAN

4.B

Cubetto (da tegola) da strato
di riempimento del pozzo

[VALERIA]E.MAG[NAE.EPIDIAN]

6.B

Tegola da strato di riporto

PIL[E]

6.C

Tegola da strato sabbioso compatto

C.ARATRI

6.C

Tegola da riempimento della fossa
di fondazione di struttura muraria

TI.NV[---]

6.E

Tegola da riempimento della fossa
di fondazione del pozzo

[L.KA]RMINI

6.E

Tegola da riempimento della fossa
di fondazione del pozzo

[L.KAR]MINI

6.E

Tegola da strato terroso

SEXTI

7.C

Tegola da canaletta con direzione
E/W a W di US 589

[TR]OSI

7.D

Tegola da struttura muraria

P S

7.D

Tegola da strato sabbioso

TROSI

Non det.

Mattone

P?[---] (RETROGRADO?)

Non det.

Tegola in strato
di limo sabbioso

[TI.]NVCLL

Non det.

Tegola

VALERIAE.M[AGNAE.EPIDIAN]

1. Catalogo

1.1. C.ARATRI – C(ai) Aratri (CIL, V 8110, 47)

2Cartiglio assente; lettere incavate (alt. 2 cm; lungh. testo 9,8 cm), di modulo quadrato e tratto semplice, senza apicature. Nesso AT. Punto distinguente di forma circolare, quasi illeggibile su questo esemplare a causa dell’impressione leggera ed irregolare: anche la parte finale del bollo è poco visibile.

  • 1  In Zaccaria 2003 un esame approfondito delle attestazioni epigrafiche della gens e del coinvolgime (...)

3Marchio largamente attestato nella nostra regione e nell’Hi­stria, mentre sulle coste occidentali dell’Adriatico risulta noto solo nel Piceno, a Cupra Maritima. La gens Aratria è verosimilmente originaria della città di origine preromana di Aquinum, oggi in provincia di Frosinone, da cui raggiunse Aquileia probabilmente dopo la guerra sociale, in un momento di grande espansione edilizia della città. L’epigrafia lapidaria aquileiese riporta diverse attestazioni di membri della famiglia, che risultano essere stati promotori di opere edilizie di carattere pubblico ed aver ricoperto un ruolo sociale di un certo spicco1. C. Aratrius va considerato tra i principali produttori di laterizi nell’agro aquileiese, attivo già in età tardo repubblicana: al proposito va segnalato il rinvenimento di un consistente numero di esemplari presso la fornace di età romana di Flambruzzo (comune di Rivignano, Udine; cfr. Cividini et al. 2006), sebbene non manchino concentrazioni di laterizi anche presso altri insediamenti, la cui tipologia però non è stata ancora definita, nella Bassa friulana (Gomezel 1996, p. 93‑95; Cividini 2002, p. 158). Il nostro esemplare proviene da una fase databile a cavallo tra i sec. a.C. e i sec. d.C.

1.2. Q CLODI AMBROSI – Q(uinti) Clodi Ambrosi (CIL, V 8110, 70)

  • 2Slapšak 1974; la var. A non ha il nesso SI, e nella var. B il nesso SI è reso da due trattini che (...)
  • 3Gomezel 1996, p. 85; per la diffusione in area veneta, cfr. Cipriano, Mazzocchin 2007, infra, con (...)

4Cartiglio assente; lettere incavate (alt. 2,2‑2,3 cm), grandi ed apicate, dal disegno curato. Nessi DI, AM ed SI; le lettere in nesso con la I sono di dimensioni minori delle altre. Segni diacritici assenti, il che fa attribuire gli esemplari alla variante “C” individuata dallo Slapšak2 e che è quella in assoluto più diffusa. Il marchio è il più attestato in regione (poco meno del 20% di tutti gli esemplari sinora noti), dove sembra siano da localizzare alcuni centri di produzione, in particolare, presso la fornace della Chiamana, in comune di Carlino: è stato ipotizzato che questo impianto, in uso per lungo tempo, in un primo momento sia stato adibito alla produzione di laterizi, di cui sono stati rinvenuti evidenti scarti di cottura; prevalgono le tegole con il bollo Q CLODI AMBROSI, e non sembrano atte­state produzioni di epoca successiva al i d.C. (Magrini, Sbarra 2016, p. 61). L’uniformità dei caratteri tipografici fa presumere che la fabbricazione sia avvenuta in un lasso di tempo circo­scritto, collocabile entro il i sec. d.C. Oltre che nel Friuli-Venezia Giulia il marchio è estremamente diffuso in tutta l’area costiera adriatica, dalle Marche alla Dalmazia3. Quanto al fabbricante, Q. Clodius Ambrosius, nonostante la mole della produzione non siamo in grado di avanzare ipotesi su chi potesse essere. Il nomen Clodius, molto diffuso nella Cisalpina, è per contro poco attestato nell’epigrafia aquileiese e tergestina, e pare assente in quella concordiese; il cognomen è generalmente poco attestato.

5Uno degli esemplari esaminati proviene dalla fase 1, riferibile agli interventi del xx secolo; due a fasi tarde, dalla prima metà del iv a metà del v sec. d.C., mentre uno appartiene ad una struttura databile alla seconda metà del i sec. d.C.

1.3. C.CO.E. – C(ai) Co(---) E(---) (Gregorutti 1888, n. 59)

6Cartiglio assente; lettere incavate grandi (alt. 1,5 cm) ed apicate (fig. 1,1); grandi segni diacritici di forma circolare: un terzo punto è impresso anche dopo la E. Entrambe le C sono lievemente squadrate, e la seconda reca la O inscritta; la E ha i bracci uguali. Tra il nesso CO e la E c’è uno spazio considerevolmente più largo rispetto a quello tra C e CO.

Fig. 1 : Bolli su laterizio dall’area a nord del porto fluviale di Aquileia

Fig. 1 : Bolli su laterizio dall’area a nord del porto fluviale di Aquileia

1. C.CO.E.; 2. L.M.L.L.?; 3. L.M.L.LAV (o LAN?); 4. PILE; 5. P S; 6a-b. SEXTI; 7. TI.NVCLF; 8. TROSI.

(foto C. Gomezel)

7Nello stesso contesto del porto fluviale è stato rinvenuto un quarto esemplare del bollo (scavi novembre 2020, comunicazione della dott.ssa Luciana Mandruzzato, che ringrazio). Il marchio, forse “parente” del più noto C.CO.VE (o VET).SER prodotto in territorio concordiese (fornace di Chions, Mondin 2010, p. 170), di cui potrebbe essere un antecedente, risultava attestato in regione finora in un solo esemplare, sempre ad Aquileia (Gregorutti 1888, n. 59, da un sito non precisato); è noto anche in Istria (a Pola) e in Veneto, nell’agro concordiese, di cui è forse anch’esso originario. Sebbene nell’onomastica dei produttori di laterizi ricorrano altri nomina che iniziano con il gruppo di lettere CO (ad esempio, CORN.AGA / ET.T.FL.AGT, CIL, V 8110, 72; M.COSCONI C[---] / M P : Suppl. It, 1075, 32, Pais 1884), questo argomento induce a ritenere valida la proposta di Maurizio Buora di riconoscere nel gruppo CO l’inizio del nomen Coelius (Buora 1983, p. 215); un membro della gens è stato attivo nella produzione laterizia, come si evince dal marchio T.COELI di possibile origine concordiese (vedi seguente).

8Il marchio è databile al i sec. a.C. (Gomezel 1994, p. 86), ma i rinvenimenti del nostro scavo appartengono tutti a contesti di datazione ben più tarda (due dalle fasi di iv-v secolo, uno dagli interventi del xx secolo).

1.4. T.COELI – T(iti) Coeli (CIL, V 8110, 68)

9Cartiglio rettangolare (dim. cons. 3,7 × 2,6 cm); lettere rilevate (alt. cm 1,8) di esecuzione semplice. Non è conservato il segno diacritico, per cui non è possibile stabilire a quale variante del marchio appartenesse questo esemplare (sono noti marchi privi di punto, o con punto di forma triangolare con il vertice rivolto verso il basso). È attestata anche la versione TI.COELI con le lettere del praenomen in nesso tra loro, ma mi sembra di poter attribuire l’esemplare del porto fluviale al tipo più comune.

10Ad Aquileia è noto il bollo COELI impresso su lucerne (Brusin 1934, p. 169). Il gentilizio è del resto bene attestato qui come ad Altino; nel territorio concordiese è stato localizzato un centro di produzione di questi laterizi (comune di Chions, loc. Casali Cosetti, cfr. Gomezel 1996, p. 91; Cipriano, Mazzocchin 2007, p. 651, p. 657; Mondin 2010, p. 170). Il marchio è databile tra la fine del i sec. a.C. e l’inizio di quello successivo; l’esemplare dello scavo proviene da un contesto databile alla seconda metà del i sec. d.C.

1.5. EPIDIORVM.C.M – Epidiorum C(ai et) M(arci) (CIL, V 8110, 77)

11Cartiglio assente; lettere incavate (alt. 1,5 cm), sottili ed apicate, eleganti. Sono presenti i nessi PI, DI, RVM. Si distinguono due varianti in base alla forma dei segni diacritici, circolari o quadrangolari. Nel corso dello scavo ne sono stati rinvenuti tre esemplari, dei quali solo uno conserva un segno distinguente di forma circolare. Un esemplare è impresso su un cubetto pavimentale ritagliato da una tegola, e ne sono sopravvissute solo due lettere, che potrebbero renderne incerta l’attribuzione tra EPIDIORVM.C.M. e L.EPIDI.THEODORI; ma l’aspetto della O, più tondeggiante rispetto a quelle del secondo marchio, mi fa propendere per l’attribuzione al bollo in oggetto.

12Il marchio, ben noto nel Friuli-Venezia Giulia nonché in tutta l’area costiera adriatica, dalle Marche alla Dalmazia, con una sporadica presenza in Veneto, è databile dagli inizi del i sec. d.C. (Gomezel 1994, Corpus, scheda n. 073). Gli esemplari del porto fluviale appartengono però a contesti di datazione posteriore, collocabili tra gli inizi del IV e la metà del V secolo (uno anche dai rimaneggiamenti databili dall’età rinascimentale).

1.6. L.EPIDI.THEODORI – L(uci) Epidi Theodori (CIL, V 8110, 78)

  • 4  Alla luce di quanto sopra, la proposta di datazione dalla metà del i sec. d.C. avanzata in Gomezel(...)

13Cartiglio assente; lettere incavate (alt. 1,3‑1,7 cm), sottili ed apicate. E con bracci uguali, P aperta, D tonda, O diseguali, R con gamba impostata sull’occhiello. Nessi PI, DI, THE, RI. Le lettere P, D, ed R e sono di altezza ridotta per la presenza del nesso con la I, a sua volta poco più alta delle altre lettere. Punto di forma circolare. Come il precedente, anche questo marchio è ben attestato nel Friuli-Venezia Giulia nonché nell’area adriatica dalle Marche alla Dalmazia (Gomezel 1996, p. 86; quasi assente in area veneta, cfr. Cipriano, Mazzocchin 2007, p. 651) ed è databile al più tardi ai primi decenni del i secolo d.C.: otto esemplari del marchio facevano parte del carico del relitto trovato nel fiume Stella insieme a materiali ceramici risalenti agli inizi del i sec. d.C. (in particolare un piatto in terra sigillata di forma Dragendorff 18/31 – Conspectus 3 con il marchio ALBANI in planta pedis a sinistra, cartiglio riconducibile a dopo il 10‑15 d.C.: Vitri et al. 2003, pp. 329‑332)4.

14Gli esemplari dallo scavo del porto fluviale appartengono a fasi databili dalla metà del ii a metà del v secolo; alcune tegole recano tracce di riutilizzo, in particolare incrostazioni di malta presenti anche sulle superfici di frattura, confermando così l’usuale pratica del riuso di materiale laterizio preesistente in nuove costruzioni.

1.7. L.KARMINI – L(uci) Karmini (CIL, V 8110, 64)

  • 5  Per la diffusione dei diversi marchi riferibili alla gens Carminia: Cipriano, Mazzocchin 2003, p.  (...)

15Cartiglio rettangolare; lettere rilevate (alt. 1,5 cm), sottili, di esecuzione non molto regolare e disegno poco curato; M svasata, segno di arcaismo come la A con tratto obliquo e l’uso della K (A e K qui non conservate). Data la frammentarietà, non è possibile determinare a quale variante appartenessero i nostri esemplari, essendo noti bolli con segno diacritico sia di forma circolare che romboidale. Il marchio è diffuso, anche se non molto frequente, nell’area adriatica, e ne è stata proposta una datazione tra il i sec. a.C. e la prima metà del i sec. d.C. Un centro di produzione potrebbe collocarsi in regione nella zona di Muzzana e di Pampaluna (comune di Porpetto; Buora 1988, c. 302‑306). Il gentilizio è attestato ad Aquileia (il praefectus Ti. Carminius Ti. f. ricevette nel 52 a.C. dal Senato della città l’incarico di provvedere alle fortificazioni del castrum ad Tricesimum, cfr. Cipriano, Mazzocchin 2003, p. 36) e, anche su altre produzioni laterizie, nel Veneto (cfr. C.CARMINI, Rovigo – CIL, V 8110, 63; P.CARMINI, Venezia, CIL, V 8110, 65)5.

16Uno dei due esemplari reca tracce di malta anche sulle superfici di frattura, verosimile segnale di riutilizzo. Questo fatto, dal momento che i due esemplari provengono da un contesto di pieno i sec. d.C., potrebbe indurre a collocare la produzione interamente nel corso del i sec. a.C., ipotizzando che i laterizi fossero già in circolazione da un certo tempo prima del loro riuso.

1.8. L.M.L.L.?

  • 6  Al momento la terminazione [---]L.L sembrerebbe attestata, tra i marchi del Friuli-Venezia Giulia, (...)

17Cartiglio assente, lettere incavate (alt. 1,4‑1,5 cm), poco eleganti, quasi inscrivibili in un quadrato, dal tratto irregolare e leggermente apicate (fig. 1,2); M svasata; grossi punti di forma quadrangolare. Lo scavo ha restituito due esemplari a mio parere complementari, riportando una la parte iniziale del marchio e uno quella finale. Pur tenendo conto di alcune differenze paleografiche, dovute credo all’impressione praticata con forza differente, ritengo che essi possano essere accostati in base alla presenza di apicature e alla forma dei punti distinguenti6.

18Non sono finora note altre attestazioni di questo marchio, che potrebbe forse rappresentare una variante di L.M.L.LAV (descritto qui di seguito), di esecuzione però molto meno curata e pertanto forse cronologicamente anteriore ad esso, e collocabile tra fine i sec. a.C. e inizi del i sec. d.C. I contesti di rinvenimento, in ogni caso, sono più tardi e non utili per la datazione del marchio.

1.9. L.M.L.LAV (o LAN?) – L(uci?) M(– -) L(– -)
Lav(– -) [o Lau(– -)] o Lan(– -)]
(CIL, V 8110, 235)

19Cartiglio rettangolare, lettere incavate (alt. 1,8 cm) larghe e apicate, svasate (fig. 1,3); aste della M leggermente ricurve. Punti di forma circolare irregolare. Uno degli esemplari conserva solo una leggera traccia del cartiglio nella parte inferiore.

20Il marchio, raramente attestato in regione, risulta presente con pochi esemplari anche nell’agro opitergino. L’interpretazione è molto dubbia; potrebbero comparire le iniziali di quattro nomi (Gomezel 1996, p. 32 per una proposta di lettura, p. 40). Il marchio sembra collocabile cronologicamente nel corso del i sec. d.C. I contesti di rinvenimento appartengono però ad epoche successive.

1.10. PILE – Pile(---?)

  • 7  Due esemplari da un insediamento di epoca romana in località Rem del Sterp, comune di Castions di (...)

21Cartiglio rettangolare (dim. cons. 2,8 × 1,8 cm); lettere rilevate (alt. 1,2 cm), di aspetto arcaico, con P aperta e squadrata (fig. 1,4). Del marchio, non presente nel CIL né nella raccolta del Gregorutti, sono sinora note solo altre tre attestazioni, tutte in regione7. La datazione al i sec. a.C., avanzata su base paleografica, non contrasta con quella offerta dal contesto di ritrovamento dello scavo aquileiese.

1.11. P S – P(---) S(---)

22Cartiglio rettangolare (4,3 × 2 cm); lettere rilevate (alt. 1,3 cm) di aspetto piuttosto arcaico: P aperta e con occhiello quadrato, S aperta con tratti rettilinei (fig. 1,5). Del marchio in questa variante, non presente nel CIL né nella raccolta del Gregorutti, è noto sinora un solo altro esemplare, conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, di provenienza ignota. Più diffuso è il tipo con le lettere impresse in due distinti cartigli quadrati (CIL, 8110 201; Gregorutti 1888, n. 132).

23Le caratteristiche paleografiche del marchio inducono a datarlo entro la metà del i sec. a.C. Per la stessa arcaicità del bollo è possibile che la sigla debba essere interpretata come le iniziali di praenomen e nomen di una stessa persona, piuttosto che quelle di nomen e cognomen, o di due personaggi distinti. Il contesto di rinvenimento dell’esemplare si colloca alla fine del I sec. a.C.

1.12. SEXTI – Sexti

24Cartiglio rettangolare (3,7 × 1,4 cm circa); lettere rilevate (alt. 1 cm), di aspetto arcaico, prive di apicature, piccole ed irregolari (fig. 1,6a-b). S aperta e retrograda, E con braccio centrale leggermente più lungo degli altri due, X di esecuzione irregolare.

25Di questo bollo non sono sinora note altre attestazioni. Potrebbe forse essere messo in relazione con il marchio SEXTI.ET.ACVTI (CIL, V 8110, 226), anch’esso noto in pochissimi esemplari solo ad Aquileia, in Istria (a Pirano) e in territorio altinate (per le due attestazioni in Veneto cfr. Cipriano, Mazzocchin 2007, p. 649‑650), in cui sono probabilmente citati due personaggi associati nell’attività produttiva. Il nostro esemplare potrebbe riferirsi ad un momento della suddetta attività in cui era coinvolto solo il personaggio identificabile con Sextus, o forse un suo congiunto. Le caratteristiche paleografiche del bollo ne suggeriscono la collocazione cronologica nel corso del i sec. a.C.; i due esemplari dello scavo del porto fluviale provengono da contesti databili entrambi al i sec. d.C.

1.13. L.ST.IVSTI – L(uci) St(ati) Iusti
(CIL, V 8110, 135)

26Cartiglio assente; lettere incavate (alt. cm 2 circa), grandi ed apicate, dal disegno elegante e ductus triangolare. Nessi ST e TI. Sono note quattro varianti, determinate dalla tipologia dei segni diacritici; quelli del nostro esemplare sono a forma di edera.

27Il marchio è diffuso in regione e in tutta l’area adriatica, dalle Marche alla Dalmazia. In base alle caratteristiche paleografiche può essere datato alla seconda metà del i sec. d.C.

  • 8  Uno Statius produttore di anfore vinarie di fabbricazione adriatica è attestato in età repubblican (...)
  • 9  Oltre a prodotti con il marchio STATIANA (figlina) e al bollo di cui si parla, il nomen risulta as (...)

28Il nomen è molto ben attestato nell’epigrafia lapidaria aquileiese, almeno fin dal i sec. a.C.8, anche se mai associato al cognomen Iustus. È interessante notare però la presenza, nell’area sepolcrale degli Statii ad Aquileia stessa, di una tomba “a cassetta” nella cui costruzione furono impiegate due tegole recanti impresso questo bollo (Bertacchi 1993, p. 253), il che potrebbe far pensare all’esistenza di un collegamento diretto tra la famiglia e il produttore di questi laterizi. La gens Statia inoltre sembra essere stata rappresentata da più componenti nell’attività di produzione laterizia9. Il nostro esemplare proviene da un contesto databile all’inizio iv sec. d.C.

Serie “TI.NVCL – TI.NVCVLA”

  • 10  Una classificazione dei diversi esemplari sinora attestati è stata redatta da Furlan 2007.
  • 11  È naturalmente possibile che si tratti di una sequenza praenomen+cognomen, da leggere Ti(berius) N (...)

29Quattro esemplari di laterizio sono riferibili ad una serie piuttosto cospicua di bolli10 apparentemente recanti una formula onomastica composta da nomen+cognomen11, a volte accompagnata da sigle minori la cui interpretazione non è ancora del tutto certa. La gens Titia, se di questa si tratta, sembra avere rivestito un notevole ruolo nell’attività di produzione laterizia, anche con figlinae nello stesso Friuli-Venezia Giulia: il nomen sembra comparire in ben sette diversi marchi ampiamente diffusi sul territorio regionale. La toponomastica odierna stessa sembra conservare traccia di un praedium Titianum nel nome della località di Titiano nella Bassa Friulana (Gomezel 1996 p. 63, p. 93).

30Gli esemplari provenienti dallo scavo compaiono in almeno tre varianti della serie, che si distinguono sia dal punto di vista morfologico che da quello del contenuto. Un quarto esemplare è conservato solo nella parte iniziale e non è attribuibile con precisione ad uno dei tipi noti.

31I marchi della serie sono databili tra il i sec. a.C. e quello successivo.

1.14. TI.NVCLF – Ti(ti) Nuc(u)l(ae) F(i)l(i?) (CIL, V 8110, 106)

32Cartiglio rettangolare (dim. cons. 8,2 × 3 cm); lettere rilevate (alt. 2,1 cm) grandi, apicate, regolari, con aste larghe ed angoli “pieni” (fig. 1,7). Il punto, nell’unico esemplare in cui è conservato, è di forma triangolare con il vertice in alto. Sull’asta della L si riscontra la presenza di un piccolo segno ad uncino, per cui il marchio trova una precisa corrispondenza con la variante C1 della classificazione di A. Furlan tra i bolli della serie TI.NVCL: secondo l’Autore il segno è riferibile ad una tacca appositamente praticata nella matrice lignea al fine di prevenirne la fessurazione (Furlan 2007, p. 211, fig. 3). Il bollo è attestato ad Aquileia e, in pochi altri esemplari, in regione. La lettera scritta in apice dopo l’elemento nominale potrebbe essere interpretata come l’abbreviazione di figlina, o di figulus, o di fecit. Uno dei due esemplari è frammentario, ma il calco di quanto ne è rimasto appare sovrapponibile a quello dell’esemplare quasi integro.

33I contesti di provenienza sono databili alla seconda metà del i sec. d.C. e al iv-v sec. d.C.

1.15. TI.NVCLL – Ti(ti) Nuc(u)l(ae) l(iberti?)

  • 12  Sono note sinora, sempre scritte in apice dopo la formula onomastica, l’abbreviazione F (cfr. supr (...)

34Cartiglio rettangolare (dim. cons. 8,2 × 3 cm); lettere rilevate (alt. 2,1 cm) grandi, apicate, regolari, con aste larghe ed angoli “pieni”. All’interno della V è riprodotto un ramo con foglioline, simile ad un rametto di ulivo, particolare sinora non riscontrato in altri esemplari del marchio. Non risulta sinora attestata nemmeno la sigla in apice contenente la sola lettera L12, la cui interpretazione rimane problematica: vi si potrebbe leggere forse l’identificazione della condizione libertina del personaggio nominato.

35Non è al momento possibile proporre una datazione per il contesto di provenienza del pezzo.

1.16. TI.NVCVLA – Ti(ti) Nucula(e) (CIL, V 8110, 206)

36Cartiglio rettangolare stondato (dim. cons. 4,7 × 1,9 cm); lettere rilevate (alt. 1 cm), sottili, dal disegno semplice. C rotonda. Questo esemplare potrebbe essere riferito alla variante G o H del Furlan (2007, p. 208, tav. 1), ma l’altezza del cartiglio è superiore, così come la distanza della A dal bordo sinistro del cartiglio stesso, per cui forse ci troviamo in presenza di un nuovo punzone.

37Il contesto di provenienza è pertinente alla fase di frequentazione del iv-v d.C.

1.17. TROSI – Trosi (Gregorutti 1888, n. 192)

38Cartiglio rettangolare leggermente stondato (5 × 1,8 cm); lettere rilevate (alt. 1 cm) di fattura semplice; O rotonda, S aperta (fig. 1,8). Nell’esemplare integro è presente il nesso TR. Questa variante del marchio (noto anche nella versione priva di nessi, cfr. Gomezel 1996, p. 71), cui è probabilmente attribuibile anche l’esemplare frammentario, date le dimensioni compatibili, risulta attestata principalmente sinora solo ad Aquileia, mentre altri due esemplari (uno dal comune di Precenicco e uno da Zuglio) sono frammentari e di attribuzione incerta. Un altro esemplare risulta in Istria, a Pola. La gens Trosia è ben attestata nell’epigrafia lapidaria aquileiese fin dalla tarda età repubblicana (Nonnis 2012, p. 412). Sono noti altri marchi attribuibili alla gens, alcuni dei quali completi dell’iniziale del praenomen Gaius, Marcus e Publius rispettivamente. Si tratta di produzioni non molto cospicue, e concentrate per lo più nel territorio aquileiese.

39Il contesto di rinvenimento di uno dei nostri due esemplari sembra suggerire la possibilità di anticipare la datazione del marchio, finora collocata tra i a.C. e i d.C., almeno alla metà del ii a.C.

1.18. VALERIAE.MAGNAE.EPIDIAN – Valeriae Magnae Epidian(a figlina) (CIL, V 8110, 152)

40Cartiglio assente; lettere incavate (alt. 1,4‑1,5 cm), sottili e apicate, dal disegno curato; M con aste divaricate, G con uncino verticale diritto. Nessi VA, LE, RI, AE, MA AE, PI, DI, AN.

41Del marchio, uno dei pochi del territorio aquileiese recante formula onomastica femminile, sembra di poter riconoscere almeno quattro varianti, in base alla tipologia dei segni diacritici. Tre degli esemplari rinvenuti nello scavo hanno punti quadrangolari, uno circolari. Di un quinto esemplare si conserva solo la parte finale, per cui l’attribuzione rimane incerta (potrebbe trattarsi anche di un esemplare di C.PETRONI.APRI>EPIDIAN).

42Il marchio è ben attestato in regione; in area adriatica è diffuso dalle Marche al Veneto, all’Istria e alla Dalmazia. È probabilmente da mettere in relazione con gli altri bolli prodotti dalla gens Epidia: EPIDIORVM.C.M, L.EPIDI.THEODORI e C.PETRONI.APRI>EPIDIAN (Gomezel 1996, p. 61). Il marchio è databile al più tardi ai primi decenni del I secolo d.C.; due esemplari sono stati recuperati nel relitto del fiume Stella, assieme ad altri materiali che supportano questa collocazione cronologica (Vitri et al. 2003, p. 329‑332; vedi anche quanto detto supra a proposito del marchio L.EPIDI.THEODORI, n. 1.6).

43Due degli esemplari dello scavo della zona a nord del porto fluviale di Aquileia provengono da contesti databili alla seconda metà del i sec. d.C.

1.19. TIB.VETTI.AVITI – Tib(eri) Vetti Aviti (CIL, V 8110, 159)

44Cartiglio assente, lettere incavate (alt. 2,1‑2,2 cm), larghe e apicate. Nessi TIB, VE, TI, AVI, TI. Sono distinguibili quattro varianti in base alla presenza o meno e alla forma dei segni diacritici, e alla tipologia dei nessi (un’altra serie riporta il nesso finale AVIT); il nostro esemplare, frammentario, reca un segno di forma triangolare con vertice in basso.

45In questa versione il marchio risulta sinora poco attestato, e limitatamente ad Aquileia, qualche località della Bassa friulana e Pola in Istria. In base alle caratteristiche paleografiche è databile al I sec. d.C. Come il precedente, anch’esso sembra far parte di una serie più ampia, comprendente i marchi VETTI.FRVS e VET.AVIT.FRVS (Gomezel 1996, p. 59).

46L’esemplare è stato rinvenuto in un contesto databile alla prima metà del iv sec. d.C.

2. Conclusioni

  • 13  Si tratta di un marchio in cartiglio rettangolare (4 × 1,7 cm), a lettere rilevate (alt. 1 cm circ (...)
  • 14  L’esemplare è stato oggetto della schedatura condotta negli anni Ottanta del secolo scorso da un’é (...)

47Lo scavo nell’area del porto fluviale ha restituito una quarantina di esemplari di laterizi bollati in condizioni più o meno frammentarie, la cui tipologia in gran parte si inserisce nel panorama già noto per quanto riguarda l’area della Venetia orientale e limitrofe. I bolli risultano impressi su tegola, a parte due esemplari su cubetto pavimentale (ricavati comunque da tegole ritagliate); solo uno, illeggibile, è su mattone13. Interessante la presenza di un esemplare del bollo P S con le lettere iscritte in un unico cartiglio rettangolare: l’unico altro pezzo sinora noto è conservato nei magazzini del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia14.

  • 15Furlan 2007, cfr. nt. 28.

48Non conosco al momento confronti per il marchio, purtroppo frammentario, L.M.L.[---]; e sino ad ora non trova altri riscontri il marchio SEXTI, presente in due esemplari, e che dal punto di vista paleografico sembra poter essere datato almeno al i sec. a.C. Alla serie dei marchi TI.NVCL, NVCVLA proposta dal Furlan15 pare di poter aggiungere TI.NVCLL con ramo di foglioline all’interno della V, e un nuovo punzone per TI.NVCVLA.

49Sotto l’aspetto cronologico, si segnala la possibilità che il marchio TROSI, sinora datato tra il i sec. a.C. e il i d.C., possa risalire invece al ii sec. a.C., grazie al contesto di rinvenimento. D’altra parte, il riutilizzo di frammenti di laterizi, soprattutto tegole, provenienti da demolizioni o attività di ristrutturazione di altri edifici nella realizzazione di sottofondazioni, fondazioni ed alzati, è attestato già in epoche piuttosto antiche ed è stato osservato anche in diverse strutture dello scavo del porto fluviale (Portulano, Urban 2001). Questa pratica è confermata dal recupero nel riempimento della fossa di fondazione di un pozzo, collocabile nella prima metà del i secolo d.C., dei due esemplari di L.KARMINI, databile su base paleografica al secolo precedente. Da strati di riempimento dello stesso pozzo, della seconda metà del i sec. d.C., provengono esemplari di VALERIAE.MAGNAE.EPIDIAN, T. COELI e SEXTI, tutti databili ad epoche precedenti. Lo stesso vale per i laterizi con i marchi Q CLODI AMBROSI, C.CO.E, L.EPIDI.THEODORI, TI.NVCVLA che vengono da strutture murarie diverse ma pertinenti a contesti di iv secolo d.C. Tutti questi dati confermano una volta di più come i laterizi siano una classe di materiale che “vive” molto a lungo, oggetto di numerosi reimpieghi nel corso del tempo, come testimoniato anche dai numerosi esemplari trovati con tracce di legante anche in frattura.

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Notes

1  In Zaccaria 2003 un esame approfondito delle attestazioni epigrafiche della gens e del coinvolgimento dei suoi membri nell’edificazione di opere pubbliche, anche se non sembra possibile distinguere esattamente se in qualità di magistrati preposti o come evergeti.

2Slapšak 1974; la var. A non ha il nesso SI, e nella var. B il nesso SI è reso da due trattini che “escono” verticalmente dalla parte superiore ed inferiore di una S più piccola delle altre lettere e dal disegno aperto.

3Gomezel 1996, p. 85; per la diffusione in area veneta, cfr. Cipriano, Mazzocchin 2007, infra, con bibliografia precedente. Un riassunto su diffusione del marchio e prosopografia del personaggio in De Franzoni 2017, p. 495‑498.

4  Alla luce di quanto sopra, la proposta di datazione dalla metà del i sec. d.C. avanzata in Gomezel 1996, p. 83, tab. 9 è dunque da ritenersi frutto di una svista.

5  Per la diffusione dei diversi marchi riferibili alla gens Carminia: Cipriano, Mazzocchin 2003, p. 36‑37; 2007, p. 662; Cipriano 2011, p. 125. Una produzione sembra collocabile nell’agro a nord della città di Padova; data la diversa grafia del nomen, con l’uso della C al posto della K, si potrebbe ipotizzare una datazione leggermente posteriore a quella proposta per il marchio noto in Friuli-Venezia Giulia, sempre ammesso ovviamente che possa trattarsi di attività produttive in qualche modo collegate tra loro.

6  Al momento la terminazione [---]L.L sembrerebbe attestata, tra i marchi del Friuli-Venezia Giulia, solo per il bollo L.BARBI.L.L., peraltro noto in questa versione solo dalla raccolta del Gregorutti (Gregorutti 1888, n. 30) e verosimilmente consistente in un esemplare frammentario di L.BARBI.L.L.EV (o EVP; si tratta comunque di un marchio a lettere rilevate in cartiglio rettangolare, quindi dalle caratteristiche paleografiche del tutto differenti).

7  Due esemplari da un insediamento di epoca romana in località Rem del Sterp, comune di Castions di Strada (Udine): Cividini 2002, p. 159 e tabella a p. 241, con bibliografia precedente. Un terzo esemplare, dal sito di Paradiso in comune di Pocenia (UD), è conservato presso i Civici Musei di Udine.

8  Uno Statius produttore di anfore vinarie di fabbricazione adriatica è attestato in età repubblicana, e l’ipotesi della presenza di un impianto produttivo in area altoadriatica viene messa in relazione proprio con gli Statii aquileiesi (Nonnis 2012, p. 394‑395).

9  Oltre a prodotti con il marchio STATIANA (figlina) e al bollo di cui si parla, il nomen risulta associato in bolli laterizi anche al praenomen Caius; sia Caius che Lucius, inoltre, figurano sia associati al solo nomen Statius che nella formula completa del cognomen Iustus: Gomezel 1996, p. 63.

10  Una classificazione dei diversi esemplari sinora attestati è stata redatta da Furlan 2007.

11  È naturalmente possibile che si tratti di una sequenza praenomen+cognomen, da leggere Ti(berius) Nucula: Nonnis 2012, p. 407.

12  Sono note sinora, sempre scritte in apice dopo la formula onomastica, l’abbreviazione F (cfr. supra) e l’abbreviazione FL.

13  Si tratta di un marchio in cartiglio rettangolare (4 × 1,7 cm), a lettere rilevate (alt. 1 cm circa), che purtroppo risulta praticamente illeggibile, probabilmente per l’impressione irregolare, l’uso di un punzone verosimilmente non in buono stato e il fatto che l’impasto argilloso sia poco depurato e ricco di inclusi. Al momento non mi sono noti possibili confronti. L’esemplare proviene dal riempimento di una fossa di cui non è stato ancora possibile determinare l’inquadramento cronologico nel contesto dello scavo.

14  L’esemplare è stato oggetto della schedatura condotta negli anni Ottanta del secolo scorso da un’équipe dell’Università degli Studi di Trieste guidata dai prof. F. Tassaux e C. Zaccaria (Archivio del Laboratorio di Epigrafia e Storia Antica del Dipartimento di Studi Umanistici, Università di Trieste).

15Furlan 2007, cfr. nt. 28.

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Table des illustrations

Titre Fig. 1 : Bolli su laterizio dall’area a nord del porto fluviale di Aquileia
Légende 1. C.CO.E.; 2. L.M.L.L.?; 3. L.M.L.LAV (o LAN?); 4. PILE; 5. P S; 6a-b. SEXTI; 7. TI.NVCLF; 8. TROSI.
Crédits (foto C. Gomezel)
URL http://journals.openedition.org/archaeonautica/docannexe/image/4907/img-1.jpg
Fichier image/jpeg, 899k
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Pour citer cet article

Référence papier

Cristina Gomezel, « I bolli su laterizio »Archaeonautica, 22 | 2024, 219-226.

Référence électronique

Cristina Gomezel, « I bolli su laterizio »Archaeonautica [En ligne], 22 | 2024, mis en ligne le 15 septembre 2025, consulté le 10 septembre 2026. URL : http://journals.openedition.org/archaeonautica/4907 ; DOI : https://doi.org/10.4000/14o9e

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Auteur

Cristina Gomezel

Ricercatore indipendente (magpaola65[at]gmail.com)

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