Mari Yamasaki, Conceptualizing Bronze Age Seascapes. Concepts of the Sea and Marine Fauna in the Eastern Mediterranean in the Second Millennium BCE
Mari Yamasaki, Conceptualizing Bronze Age Seascapes. Concepts of the Sea and Marine Fauna in the Eastern Mediterranean in the Second Millennium BCE, LEMA. Studies in the Archaeology & History of the Levant & Eastern Mediterranean 2. Brepols, Turnhout, 2023. – ISBN: 978‑2‑503‑60647‑7
Texte intégral
- 1 Sul dibattito si vedano, fra gli altri, A. B. Knapp, Seafaring and seafarers in the Bronze Age east (...)
1Nel dibattito ipertrofico che produce modelli per disegnare le relazioni mediterranee nella preistoria prevalgono le reti e le linee e, con queste, la necessità di adattare la complessità delle interazioni su altrettanti piani bidimensionali. Sulle carte tematiche che disegnano questi modelli il Mediterraneo appare variamente ingabbiato in linee e rotte che prendono la forma appiattita di frecce con direzioni e tragitti più meno probabili, mentre sullo sfondo rimane la terza dimensione quasi nascosta, la dimensione sociale del mare, ancora scarsamente esplorata, specie nel rapporto che ogni comunità ha modellato con il proprio e gli altrui seascapes1.
2In questa prospettiva, il merito primario di questo volume che rielabora ed amplia i risultati di un’importante ricerca dottorale conclusa all’Università di Mainz da Mari Yamasaki è fornire strumenti per la comprensione e per l’analisi di questa dimensione.
3Oltre le pagine di introduzione e definizione dello stato dell’arte e del dibattito teorico (“Part I–Framework”), la sezione centrale di questo volume (“Part II–Regional chapters”) costituisce la presentazione dei documenti vagliati e presi in esame. È importante rilevare che ciascuno dei capitoli di questa sezione centrale, ognuno dedicato ad una singola area macroregionale (Levante, Anatolia costiera meridionale, Cipro), ha una struttura analoga nella presentazione dei dati. Una struttura in tre parti in cui si distinguono le evidenze che derivano dall’analisi dei macroresti faunistici e dello strumentario, le evidenze che si desumono dall’analisi dei documenti epigrafici e, infine, la discussione complessiva che permette la sintesi delle tre differenti fonti documentali.
4Questa formula di presentazione, oltre a facilitare la lettura e la ricerca di aspetti di interesse specifico, garantisce una efficace comparazione dei dati disponibili dalle tre macroaree e la sistematizzazione di elementi utili per l’interpretazione di carattere più generale. I due capitoli che occupano la sezione conclusiva del volume (“Part III–Overarching analysis”) offrono, infatti, una panoramica delle modalità di sfruttamento e interazione con il mare e le risorse marine da parte delle comunità costiere prese in esame. Nell’ultimo di questi capitoli e nelle conclusioni, uno spazio di analisi di grande interesse è riservato al mare come variabile, mutevole e dinamica, nella percezione che le diverse comunità ne avevano quale elemento naturale, forza sovrannaturale ed entità divina. Lo specchio di questi mutamenti di prospettiva si percepisce sulla scala del tempo, oltre che nella differenziazione di base che distingue le tre grandi aree macroregionali e, al loro interno, la mentalità delle singole comunità che vi abitano.
5Il capitolo cipriota che occupa la sezione centrale del volume (Chapter 4) e la discussione ampia che trova spazio nella sezione conclusiva rappresentano un apporto rilevante anche sulla scala del dibattito relativo alle comunità costiere che si sviluppano sull’isola nel corso dell’età del Bronzo. Non ultimo, un contributo in più nell’ottica dell’attualizzazione di topoi quali quello di ‘crocevia’, largamente storicizzati (e sclerotizzati) nel dibattito archeologico.
6In posizione liminare, annidate tra terra e mare, le comunità costiere cipriote hanno svolto un ruolo cruciale, configurandosi come nodi di scambio tra straniero e insulare, ma anche mediatori fondamentali tra entroterra e mare, in virtù della loro “esperienza quasi anfibia di entrambi i mondi”. L’importanza di questi nodi per la comprensione della connettività insulare ed interregionale è chiaramente riconosciuta nell’ambito degli studi sul paesaggio, allo stesso modo della crescente necessità di arricchire il focus della ricerca di nuovi concetti, quali seascapes, coastscapes e islandscapes.
- 2 Si veda anche I. Berg, “Towards a conceptualization of the sea: artefacts, iconography and meaning” (...)
7Se l’applicazione di questi concetti allo studio del paesaggio e delle strategie di insediamento a Cipro può costituire un apporto necessario, un aspetto potenzialmente innovativo è rappresentato dallo studio della percezione metaforica dell’universo marino nell’ideologia di queste comunità insulari nel lungo periodo di formazione che porta alla nascita della società internazionale del Bronzo Tardo. Una limitazione nel comprendere queste categorie è ovviamente costituita dalla mancanza di fonti epigrafiche primarie per Cipro, ma la ricognizione dei documenti dell’arte figurativa può fornire nuove possibili chiavi. In particolare, Yamasaki si sofferma sulle raffigurazioni di imbarcazioni in 2D e 3D (graffiti e modellini in terracotta) nel loro peculiare contesto di rinvenimento, legato al sacro e/o all’universo funerario, rilevando che “one could speculate on the possibility that maritime objects (and/or representations) were associated with death, an association encountered in several maritime cultures, frequently in the conceptual metaphor of the end of life in the crossing of large body of water. Nevertheless, such ship models may just as likely have served to highlight the deceased’s role as a seafarer or their belonging to a maritime community” (pp. 159‑160)2.
- 3 Si veda M. Yamasaki, “Bronze age stone anchors as material metaphors: applying conceptual blending (...)
8In una simile prospettiva e in un ampio orizzonte di paralleli dalle altre aree macroregionali analizzate, Yamasaki dedica un interessante supplemento di analisi alle ancore in pietra e al loro complesso insieme di significati che travalicano il solo piano della tecnologia di navigazione3. Nella navigazione antica, la sicurezza di una nave dipendeva in misura non trascurabile dalla stabilità delle sue ancore e questo ruolo cruciale in mare non è stato secondario anche nella costruzione del simbolismo rituale delle comunità marittime. È ampio il consenso sull’evidenza che le ancore depositate in contesti votivi sacri nel Mediterraneo orientale fossero importanti portatori di significato per la comunità. In questo orizzonte Yamasaki propone di adattare la conceptual blending theory, comunemente impiegata negli studi di linguistica, all’indagine dei processi di concettualizzazione metaforica legati specificatamente alle ancore sacre. Nel volume ed in un successivo e recente articolo, l’autrice propone questo approccio analitico allo studio delle ancore rinvenute nel santuario del Tardo Bronzo a Kition-Kathari, a Biblo e ad Ugarit, esaminando i meccanismi e le implicazioni delle ancore come metafore materiali.
9In sintesi, il volume di Yamasaki offre la possibilità di esplorare la dimensione sociale delle comunità costiere e la loro ininterrotta negoziazione con il mare, risorsa materiale e ideologica, prodotto e metafora. Partendo dallo studio dell’ambiente marino e dello sfruttamento delle sue risorse ed attraverso l’esame dei modelli di dispersione della cultura materiale, delle fonti testuali e delle testimonianze iconografiche, questo importante contributo costruisce un quadro interpretativo di insieme che tiene insieme criteri culturali e geografici.
10Exploration e exploitation rappresentano due modalità di interazione con il mare che le comunità preistoriche mediterranee sviluppano in armonia, senza che la prima si distorca necessariamente in conquista e sottomissione e la seconda in impoverimento.
Notes
1 Sul dibattito si vedano, fra gli altri, A. B. Knapp, Seafaring and seafarers in the Bronze Age eastern Mediterranean. Leiden, 2018; id., “Maritime narratives of prehistoric Cyprus: seafaring as everyday practice”. Journal of Maritime Archaeology 15, 2020, pp. 415‑450; C. Nuttal, Seascape dialogues: human-sea interaction in the Aegean from Late Neolithic to Late Bronze Age. Uppsala, 2021; G. Abertazzi, G. Muti, A. Saggio (edd.), Islands in dialogue. Roma, 2021; H. Dawson, Mediterranean voyages. The archaeology of island colonisation and abandonment. London, 2023.
2 Si veda anche I. Berg, “Towards a conceptualization of the sea: artefacts, iconography and meaning”. G. Vavouranakis (ed.), The seascape in Aegean prehistory. Athens, 2011, pp. 119‑138.
3 Si veda M. Yamasaki, “Bronze age stone anchors as material metaphors: applying conceptual blending theory to investigate their symbolic value”. Journal of Archaeological Method and Theory 31, 2024, pp. 1272-1291.
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Référence électronique
Luca Bombardieri, « Mari Yamasaki, Conceptualizing Bronze Age Seascapes. Concepts of the Sea and Marine Fauna in the Eastern Mediterranean in the Second Millennium BCE », Cahiers du Centre d’Études Chypriotes [En ligne], 55 | 2025, mis en ligne le 12 octobre 2025, consulté le 05 septembre 2026. URL : http://journals.openedition.org/cchyp/2010 ; DOI : https://doi.org/10.4000/151cd
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