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Comptes rendus

Jennifer M. Webb, with a contribution by Hedvig Landenius Enegren and Ina Vanden Berghe, Lapithos Vrysi tou Barba, Cyprus. Early and Middle Bronze Age Tombs Excavated in 1913. Tombs 1‑47

Luca Bombardieri
p. 305-308
Référence(s) :

Jennifer M. Webb, with a contribution by Hedvig Landenius Enegren and Ina Vanden Berghe, Lapithos Vrysi tou Barba, Cyprus. Early and Middle Bronze Age Tombs Excavated in 1913. Tombs 1‑47, SIMA 152. Åström Editions, Nicosia, 2020. 554 pp. – ISBN 978‑9925‑7455‑6‑2.

Texte intégral

1Questo volume rappresenta la seconda tappa di una importante ‘trilogia’ dedicata alla necropoli preistorica di Lapithos ed è – come lo sono i libri che meritano di essere letti anche dai non specialisti – un contenitore poliedrico che ci offre più livelli di interesse. Rappresenta, infatti, un capitolo nuovo offerto alla storia degli studi, un modello per la pubblicazione di legacy data ed infine un contributo originale nel dibattito sullo sviluppo delle comunità dell’Età del Bronzo Antico e Medio sull’isola. Non si può, perciò, iniziare questa breve recensione che con un ringraziamento sentito ai due archeologi che a distanza di cento anni hanno reso questo possibile ; in primo luogo, J. H. Dudley Buxton che nel 1913, sotto gli auspici di J. L. Myres e di M. Markides, ha scavato e documentato 62 tombe nella necropoli di Lapithos Vrysi tou Barba e, in misura altrettanto e forse più rilevante, J. M. Webb che ha elaborato la documentazione con acuta attenzione, colmando, ove possibile, lacune e interpretando i dati a diposizione e, infine, collocando l’evidenza archeologica all’interno del dibattito scientifico attuale.

2Per quanto riguarda il contributo di questo volume alla storia degli studi, è importante anzitutto rilevarne il valore all’interno del trend di interesse crescente per il riesame di progetti di scavo realizzati nella regione settentrionale dell’isola prima dell’occupazione militare turca del 1974. Nuovi studi dedicati a vecchi scavi non sono soltanto, in questo caso, l’occasione per far rivivere contesti e materiali alla luce del dibattito aggiornato e delle evidenze che provengono da progetti in corso, ma rappresentano una presa di coscienza scientifica e politica: la necessità di colmare uno iato che è al tempo stesso geografico (fra Nord e Sud dell’isola) e cronologico (pre‑ e post‑1974) e ridefinire così il paradosso più evidente nella storia dell’archeologia cipriota.

  • 1 M. Mina, “Piecing together the prehistoric archaeological record: investigating the Cyprus Museum s (...)
  • 2 24 settembre 2016 ; v. nota precedente.
  • 3 L. Bombardieri, “The Necropoli a mare reloaded. Fifty years after the Italian Archaeological Projec (...)
  • 4 J. M. Webb, D. Frankel, K. O. Eriksson, J. B. Hennessy, Karmi: The Bronze Age Cemeteries at Palealo (...)
  • 5 J. M. Webb, D. Frankel, Ambelikou Aletri. Metallurgy and Pottery Production in Middle Bronze Age Cy (...)

3In questa direzione e con la principale iniziativa del Dipartimento delle Antichità di Cipro si muovono sia il progetto di digitalizzazione SPAUT1 che il convegno organizzato a Nicosia “Four decades of hiatus in archaeological research in Cyprus: towards restoring the balance”2 ; entrambe le iniziative registrano una necessità messa a fuoco da numerosi studi dedicati, fra gli altri3, ai casi specifici degli scavi di Stewart nell’area delle necropoli di Karmi4, dell’indagine di Dikaios nel sito industriale di Ambelikou-Aletri5.

4Jennifer Webb è di questi progetti senza dubbio un’ispiratrice la cui forza trainante ha permesso una seconda vita contemporanea a questi importanti progetti, materiali e contesti scarsamente (o affatto) pubblicati.

  • 6 J. M. Webb, Lapithos Vrysi tou Barba, Cyprus. Early and Middle Bronze Age Tombs Excavated by Menela (...)
  • 7 S. Diakou, The Upper Geometric Cemetery at Lapithos. University of Pennsylvania Museum Excavations (...)

5Questo ruolo è particolarmente rilevante nel caso del progetto di pubblicazione complessiva dell’area funeraria dell’Età del Bronzo a Lapithos. La prima tappa di questo progetto è rappresentata dalla pubblicazione di 18 tombe scavate da M. Markides nel 19176 ; vale la pena ricordare che nello stesso anno vede la luce la pubblicazione della necropoli cipro-geometrica indagata dall’University of Pennsylvania Museum nel 19317.

6Questo volume porta alla nostra conoscenza 47 delle 62 tombe scavate da Dudley Buxton nel 1913 e con loro anche il valore del contributo dello scavatore, alla cui attenzione, perspicacia e rapidità dobbiamo una mole consistente di dati che attendevano di essere elaborati e presentati alla comunità scientifica.

7L’analisi e la contestualizzazione della documentazione, accanto alla ricognizione dello stato attuale dei materiali a disposizione occupano i primi due capitoli del volume (1. Introduction ; 2. The excavator, the excavation and the archival record). Come abbiamo anticipato, questa sezione rappresenta un rilevante contributo sia per la storia degli studi che per le modalità di trattamento di legacy data. Al di là dell’empatia (anche umana) verso il giovane archeologo britannico, la valutazione preliminare dello status quo della documentazione relativa agli scavi condotti a Lapithos nel 1913 portano a riconoscere uno standard positivo dei dati raccolti ed oggi disponibili (‘[…] For a young man of 24 with no previous archaeological experience in Cyprus, little or no prior knowledge of Cypriot Bronze Age pottery and a little or no modern Greek […], Buxton did a difficult job remarkably well and it is to him that we owe whatever information can now be retrieved on the tombs excavated at Lapithos in 1913’, p. 14).

8Differenti classi documentali sono prese in esame analiticamente nei due capitoli iniziali dedicati alla descrizione dei dati di archivio (reports, documentazione grafica, documentazione fotografica) e della collezione dei materiali. La parte più consistente dei documenti relativi agli scavi di Buxton è accessibile presso l’archivio storico del Cyprus Museum, dove sono conservati tre files che raccolgono rispettivamente la corrispondenza fra Markides, Myres e Buxton in vista dell’organizzazione delle operazioni di scavo, i diari di scavo di Buxton con i rilievi schematici realizzati sul campo e i reports consegnati da Buxton stesso una volta concluse le indagini condotte a Lapithos. A questi documenti si aggiunge anche la documentazione fotografica che è il risultato di una campagna condotta presso il Cyprus Museum nel 1915, mentre è significativa l’assenza di foto realizzate sul sito che possano documentare i contesti in corso di scavo ; in questo senso, fanno eccezione le poche fotografie realizzata a Lapithos presenti fra i materiali miscellanei della collezione etnografica e antropologica Buxton, oggi conservata presso il Pitt Rivers Museum dell’Università di Oxford. Una selezione di questi documenti, sia grafici che fotografici, trova spazio in questo volume, illustrando la puntale interpretazione ed analisi del loro contenuto e la valutazione delle lacune che ostacolano oggi, a distanza di oltre cento anni, la nostra comprensione dei contesti indagati. Queste lacune (1.4.1. Problems) sono enucleate con chiarezza: in primo luogo la mancanza di una pianta di insieme della necropoli, ma anche la difficile concordanza fra i field numbers attribuiti agli oggetti al momento dello scavo e i numeri di inventario attribuiti successivamente una volta arrivati in museo.

  • 8 M. Dikomitou-Eliadou, M. Martinon-Torres, “Portable X‑ray fluorescence analysis of Early and Middle (...)

9Accanto alle lacune sono evidenziati altrettanto chiaramente gli interventi di revisione e di integrazione della documentazione (e.g. digitalizzazione e normalizzazione delle piante di Buxton) e gli interventi analitici realizzati ex novo (e.g. rilievo grafico e campagna fotografica complessiva della collezione dei materiali). Fra questi ultimi, sono rilevanti le analisi archeometriche condotte sui materiali ceramici, sui metalli e sui macro-resti tessili, grazie alla collaborazione con specialisti che hanno affiancato il team coordinato da J. M. Webb8.

10L’insieme dei dati resi disponibili con questa modalità di revisione, integrazione e analisi su più livelli è presentato ampiamente nel capitolo successivo (3. Tombs and finds), in cui le 47 strutture funerarie e relativi corredi sono descritti analiticamente. La descrizione puntuale e le congetture integrative sono fondamentali basi su cui poter analizzare i paralleli noti e così collocare materiali e contesti all’interno del quadro attuale delle nostre conoscenze.

11Questa discussione trova un importante spazio di analisi nel capitolo conclusivo (5. The tombs and assemblages in context), grazie al quale i dati sin qui presentati prendono la forma di un contributo nuovo alla nostra comprensione dello sviluppo delle comunità del Bronzo Antico e Medio a Cipro. Un primo paragrafo di questo capitolo viene dedicato all’architettura funeraria e al rituale di sepoltura (5.1), con una particolare attenzione a quanto le evidenze consentano di ricostruire in merito al programma di sepolture multiple. L’attenzione di Buxton per la documentazione dei resti antropologici in parte consente osservazioni utili oggi a comparare i partial burials e le pratiche di sepoltura secondaria (e.g. la conservazione delle teche craniche relative alle sepolture più antiche) con casi analoghi già documentati a Vounous e a Karmi.

12Un secondo paragrafo (5.2) presenta l’analisi tecnologica e stilistica del repertorio ceramico. Oltre alle osservazioni relative alla classificazione tipologica e funzionale e all’analisi della distribuzione delle varie classi di produzione locale, un interessante approfondimento è riservato alla rete dei contatti e degli scambi così come delineato dalle importazioni ceramiche. Si evidenzia un sistema ampio di scambi su scala inter-regionale, al cui interno sembra confermarsi un rapporto intenso fra Lapithos e Deneia (“[…] the movement of vessels between Deneia and Lapithos involved table ware and cooking pots rather than storage or transport vessels. This is likely to reflect the mobility of individuals and the presence of people from Deneia to Lapithos and viceversa […] these settlements were closely connected within an interregional infrastructure […]”, p. 476). Questa infrastruttura inter-regionale sembra legare da relazioni meno intense, ma non per questo meno significative, Lapithos a altri centri contemporanei che si sviluppano nel corso dell’Età dell’Antico e del Medio Bronzo nella regione centrale (e.g. Marki-Alonia), orientale e nella regione costiera meridionale (e.g. Sotira-Kaminoudhia ; Erimi) dell’isola. Questo appare testimoniato non soltanto dalle importazioni ed esportazioni ceramiche, ma anche di oggetti di ornamento personale (e.g. jasper beads, picrolite disks and pendants).

13Un terzo paragrafo (5.3) porta alla nostra attenzione il repertorio degli oggetti in metallo, la cui incidenza percentuale nel complesso dei corredi funerari di Lapithos (19,6%) è significativamente più alta rispetto a quella nota da Karmi e Vounous (rispettivamente 4,2% e 5,5%). L’importanza della produzione e della deposizione di oggetti in metallo appare chiara non soltanto su base statistica, ma anche grazie alla analisi delle modalità e della cura con cui questi oggetti venivano utilizzati, conservati e riparati nel corso della loro vita funzionale. Un ultimo paragrafo di discussione finale (5.4) è dedicato alla seriazione crono-tipologica dei materiali e, in ultima analisi, alla datazione delle tombe presentate attraverso l’arco cronologico compreso fra l’Antico Bronzo (EC II, e.g. Tombs 17, 20) ed il Medio Bronzo (MC III, e.g. Tombs 8, 14, 21).

14La poliedricità di questo importante contributo ed i tre livelli di interesse che abbiamo qui cercato di delineare si chiariscono con immediatezza nel momento in cui calcoliamo la basilare differenza che intercorre tra le tombe pubblicate prima dell’inizio del progetto Lapithos (15%) e l’attuale livello dei contesti documentati dai primi due volumi curati da Jennifer Webb (53,6%). Un trend percentuale che da solo rivela la ricchezza che questi nuovi ‘vecchi’ dati possono offrire alla nostra conoscenza dell’area funeraria preistorica di Lapithos Vrysi tou Barba e, più ampliamente, alla descrizione dinamica delle comunità dell’Antico e Medio Bronzo a Cipro.

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Notes

1 M. Mina, “Piecing together the prehistoric archaeological record: investigating the Cyprus Museum storerooms and archives”. D. Pilides, M. Mina (edd.), Four decades of hiatus in archaeological research in Cyprus: towards restoring the balance, Studies in Ancient Cyprus 2. Wien, 2017, pp. 18‑29.

2 24 settembre 2016 ; v. nota precedente.

3 L. Bombardieri, “The Necropoli a mare reloaded. Fifty years after the Italian Archaeological Project at Late Bronze Age Ayia Irini, Cyprus”. Annuario Scuola Archeologica Italiana di Atene e delle Missioni in Oriente 98, 2020, pp. 60‑71.

4 J. M. Webb, D. Frankel, K. O. Eriksson, J. B. Hennessy, Karmi: The Bronze Age Cemeteries at Palealona and Lapatsa in Cyprus. Excavations by J. R. B Stewart, SIMA 136. Sävedalen, 2009.

5 J. M. Webb, D. Frankel, Ambelikou Aletri. Metallurgy and Pottery Production in Middle Bronze Age Cyprus, SIMA 138. Uppsala, 2013.

6 J. M. Webb, Lapithos Vrysi tou Barba, Cyprus. Early and Middle Bronze Age Tombs Excavated by Menelaos Markides, SIMA 148. Nicosia, 2018.

7 S. Diakou, The Upper Geometric Cemetery at Lapithos. University of Pennsylvania Museum Excavations 1931-1932, SIMA CXLVI. Uppsala, 2018.

8 M. Dikomitou-Eliadou, M. Martinon-Torres, “Portable X‑ray fluorescence analysis of Early and Middle Bronze Age Ceramics from Lapithos Vrysi tou Barba. Results of the first analytical campaign”. J. M. Webb (cit. n. 6), pp. 241‑256 ; A. Charalambous, “Chemical characterisation of copper alloy artefacts from Lapithos Vrysi tou Barba using p‑XRF non-destructive analysis”. Ibid., pp. 257‑262 ; A. Charalambous, J. M. Webb, “Metal procurement, artefacts manufacture and the use of imported tin bronze in Middle Bronze Age Cyprus”. Journal of Archaeological Science 113, 2020, 105047: https://doi.org/10.1016/j.jas.2019.105047 ; Enegren, Vanden Berghe, in questo volume.

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Pour citer cet article

Référence papier

Luca Bombardieri, « Jennifer M. Webb, with a contribution by Hedvig Landenius Enegren and Ina Vanden Berghe, Lapithos Vrysi tou Barba, Cyprus. Early and Middle Bronze Age Tombs Excavated in 1913. Tombs 1‑47 », Cahiers du Centre d’Études Chypriotes, 51 | 2021, 305-308.

Référence électronique

Luca Bombardieri, « Jennifer M. Webb, with a contribution by Hedvig Landenius Enegren and Ina Vanden Berghe, Lapithos Vrysi tou Barba, Cyprus. Early and Middle Bronze Age Tombs Excavated in 1913. Tombs 1‑47 », Cahiers du Centre d’Études Chypriotes [En ligne], 51 | 2021, mis en ligne le 01 juillet 2022, consulté le 15 octobre 2026. URL : http://journals.openedition.org/cchyp/820 ; DOI : https://doi.org/10.4000/cchyp.820

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