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La rivista propone dei numeri tematici che vertono in alternanza sulla cultura italiana dal Medio Evo al Barocco (sotto titolo : Filigrana) e sulla cultura dell’epoca moderna e contemporanea (dal XIX al XXI secolo, sotto titolo : Novecento e dintorni). La distingue il suo approccio interdisciplinare a letteratura, cinema e arte e il suo interesse per le relazioni culturali fra l’Italia, la Francia e altri paesi europei.

Ultimo numero online
42 | 2026
Récits italiens de la fin du monde (1945-2024)

Narrazioni italiane della fine del mondo (1945-2024)
Italian Narratives of the End of the World (1945–2024)
A cura di Enzo Neppi , Stefano Lazzarin , Valentina Sturli e Diego Pellizzari

Il volume — che include un’ampia introduzione e 14 articoli — studia in che modo la letteratura italiana, dal 1945 a oggi, abbia immaginato la fine del mondo o del genere umano come conseguenza di guerre mondiali, catastrofi atomiche, collasso ecologico e possibile nascita, nel futuro, di una transumanità (o “superintelligenza”). L’introduzione ricostruisce queste diverse possibilità e gli autori che le hanno esplorate.
La prima sezione analizza visioni della fine dei tempi di origine biblica in Montale (Tirrito, Tibaldo), Satta, Testori (Policardo) e Pasolini. La seconda esplora romanzi che hanno per argomento la guerra mondiale, i campi di sterminio nazisti e l’autodistruzione nucleare: il romanzo apocalittico degli anni ’70 (Pischedda), la memoria della catastrofe in Morante (Lebel), la minaccia atomica in Sciascia, Moravia, Cassola e de Rossignoli (Risso, Suverato), le distopie complottistiche di Aldani e Curtoni (Malvestio), la solitudine del superstite e il suo rapporto con gli Altri in Morselli e Michel Tournier (Nocent). La terza sezione apre al postmoderno: i rapporti tra umani e macchine nella fantascienza degli anni ’60 (Comberiati), la satira cosmica di Terra! di Stefano Benni (Magni), le distopie ucroniche di Avoledo (Ippoliti), la “smarginatura” come esperienza della “fine del mondo” in Ferrante (Rossini), la “distopia utopia selvaggia” di Laura Pugno (Roncato).
Il volume suggerisce che oggi, tra crisi ecologica, IA e mutazioni dell’umano, la narrazione apocalittica è diventata uno strumento potente per interpretare il presente e immaginare il futuro.

In ricordo di Stefano Brugno

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