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HomeNumeriN° 46, 2II. ClioludicaStoria in gioco? Uno studio di To...

II. Clioludica
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Storia in gioco? Uno studio di Total War: Attila

Gian Luca Gonzato e Lorenzo De Marchi

Abstract

Lo scopo dell’articolo è di condurre un’analisi critica del videogioco Total War: Attila. L’historical game sarà qui considerato come un’interpretazione del passato, sulla quale è possibile sviluppare diverse critiche su molteplici livelli. Dopo aver analizzato il contenuto del titolo videoludico, si osserverà in che modo Total War: Attila si possa porre quale strumento autonomo di esplorazione del passato. Infine, il videogioco sarà studiato in un’ottica di Digital Public History. Con l’analisi della pratica del modding e attraverso lo spoglio di un forum di una singola mod total conversion – la Medieval Kingdom 1212 A.D. – si osserverà come in rete avvenga il contatto tra videogiocatori e storia.

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Testo integrale

“Fleeing Town” by Benbenben11Visualizza l'immagine
Credits: Flickr (CC BY 2.0)
  • 1 JENKINS, Keith, Re-thinking History, New York, Routledge, 2004, pp. 7-8.
  • 2 Ibidem, p. 18. Per una rassegna delle diverse metodologie con le quali si può ingaggiare il passato (...)
  • 3 CHAMPMAN, Adam, Digital game as history. How videogames Represent the Past and Offer Access to Hist (...)
  • 4 Ibidem.

1Nel 1991 K. Jenkins nel suo contributo Re-thinking History ha asserito che tra il passato, inteso come il tempo in cui tutti gli eventi storici sono accaduti, e la storiografia esiste una distanza incolmabile1. Lo studioso, quindi, ha sostenuto che diverse sono le metodologie e molti sono i media con i quali è possibile riportare nel presente quel passato2. Più recentemente nel 2016 A. Chapman, nell’introduzione al suo lavoro Digital Game as History, ha lamentato come ancora troppo spesso l’unico dei media che si ritiene appropriato per ingaggiare il passato sia quello librario mentre l’unico strumento è quello della cultura letteraria3. A. Chapman ha proseguito asserendo che una critica fruttuosa non è quella che si sforzi di stabilire quale sia il modello corretto per ingaggiare il passato ma è quella che cerchi di evidenziare le differenze tra le diverse modalità4.

  • 5 PENATE DOMINGUEZ, Federico, «Los Historical Game Studies como línea de investigación emergente en l (...)
  • 6 Per la definizione di historical game qui si accoglie quella secondo la quale questo sarebbe indivi (...)
  • 7 MCCALL, Jeremiah, «Teaching History With Digital Historical Games: An Introduction to the Field and (...)
  • 8 DOW, Dowglass N., Historical Veneers: Anachronism, Simulation, and Art History in Assassin’s Creed (...)
  • 9 Assassin’s Creed II, Canada, Ubisoft, Ubisoft, 2009.
  • 10 MIR, Rebecca, OWENS, Trevor, Modeling Indigenous People: Unpacking Ideology in Sid Meier’s Coloniza (...)
  • 11 Si vogliono ricordare, infine, l’interessante contributo di Jonathan Kinkley che evidenziò come sia (...)

2In questa sede si vuole analizzare l’historical game, scelto, questo, in virtù dell’enorme pubblico che riesce a raggiungere – F. Penate Dominguez ha sottolineato come la sola saga di Assassin’s Creed in dieci anni abbia venduto 77 milioni di copie5 – che quindi ben rappresenta uno strumento col quale il grande pubblico può relazionarsi con una certa rappresentazione del passato. L’historical game6 sarà qui considerato come un testo, un’interpretazione del passato, sul quale è possibile sviluppare molteplici critiche condotte su diversi livelli7. Un approccio del genere, già consolidato, ha d’altronde prodotto molti lavori. Basti ricordare, solo a titolo d’esempio, il contributo di Dowglass N. Dow8 condotto su Assassin’s Creed II9, dove lo studioso ha analizzato la rappresentazione videoludica della città di Firenze, o a quello di Rebecca Mir e Trevor Owens a proposito del videogioco Sid Meier’s Colonization10, che evidenziò come venne condotta la rappresentazione degli Indiani d’America in un titolo che poneva il proprio focus sulla colonizzazione di tale continente da parte delle forze europee11.

3Lo studio del videogioco Total War: Attila sarà quindi suddiviso in quattro sezioni. In primo luogo verrà condotta una descrizione del titolo mentre, di seguito, si osserverà come si sviluppi l’azione del videogiocatore all’interno del mondo simulato. Successivamente si analizzerà Total War: Attila quale strumento di esplorazione del passato. Infine, si studierà che ruolo tale videogioco possa assumere in un discorso di Digital Public History: verrà delineata la pratica del modding e le specificità di questa saranno evidenziate attraverso il caso studio di una singola mod.

1. Total War: Attila: un’introduzione del titolo

  • 12 Simon Dor dopo aver evidenziato le criticità di molte delle definizioni che si possono dare di stra (...)
  • 13 Per una prospettiva che evidenzi invece i punti di somiglianza tra strategia in tempo reale e a tur (...)

4Total war: Attila – videogame prodotto dalla casa di sviluppo Creative Assembly, edito da SEGA per PC e rilasciato il 17 febbraio 2015 – è uno strategico12 a turni che ha il suo start nel 395 d.C. dove al videogiocatore è richiesto di assumere la guida di una delle fazioni disponibili e di condurre, attraverso questa, la propria partita. L’azione del videogiocatore si può quindi sviluppare su due piani: uno concernente l’enorme mappa di gioco in cui con una meccanica a turni egli può condurre azioni di carattere strategico, come il movimento degli eserciti o la gestione delle città, e l’altro inerente mappe di dimensioni molto più ridotte, dove in tempo reale è consentito condurre personalmente decisive battaglie. Per tale caratteristica i videogiochi della serie Total War sono stati spesso definiti «ibridi»13.

  • 14 Rome: Total War - Barbarian Invasion, Regno Unito, Creative Assembly, SEGA, 2005.
  • 15 Rome: Total War, Regno Unito, Creative Assembly, SEGA, 2004.
  • 16 BEMBENECK, Emily Joy, Phantasms of Rome: Video Games and Cultural Identity, in KAPELL, Matthew Wilh (...)
  • 17 ORTEGA, Stephen, COLLAGE, Simmons, «Representing the past: video games challenge to the historical (...)

5Total War: Attila è quindi l’erede diretto, per lo scenario proposto, dell’espansione Barbarian Invasion14 (2005), uscita per il titolo Rome: Total War15 (2004), i cui aspetti peculiari sono stati evidenziati in un recente lavoro di Emily J. Bembeneck. La studiosa ebbe modo di sottolineare come in tale espansione le fazioni «barbare» non solo sono giocabili ma, elemento assai più interessante, sono differenziate le une dalle altre in base a specifiche modalità di combattimento e a specifici obiettivi16. La rosa di fazioni «barbare» disponibili in Barbarian Invasion è tuttavia assai limitata e ristretta solo a quelle popolazioni che ebbero un ruolo determinante nel processo di trasformazione del mondo romano: in tale chiave anche in questo titolo potrebbe essere colta la prospettiva eurocentrica, nello specifico romanocentrica, spesso tanto criticata17.

  • 18 BROWN, Peter, Il mondo tardo antico da Marco Aurelio a Maometto, Torino, Giulio Einaudi, 2017, p. 1 (...)

6In Total War: Attila, invece, il cambiamento di prospettiva diviene netto e non è forse un caso che un mutamento di tale portata avvenga in un titolo ambientato nel V secolo. La costituzione dell’impero di Attila (434-453) significò, infatti, la formazione nel mondo settentrionale di un’organizzazione che per la prima volta fu in grado di competere alla pari con lo stato romano. Come ha affermato P. Brown, una conseguenza di ciò fu un cambiamento netto nella sensibilità romana: Roma sarebbe divenuta quindi cosciente di essere solamente una delle molteplici potenze esistenti e, certamente, non l’unica18.

  • 19 MADERNA, Andrea, Total War: Attila e quel che gli ruota attorno, in IGN Italia, 2015, URL: https:/ (...)
  • 20 Total War: ATTILA - Official Announcement Trailer (Your World Will Burn), in You Tube, URL: <https://www.youtube.com/watch?v=HYBWG0ko0lM&list=PL7l8yJHLU_BGBHUNYCZc1IujbzDx_w0bW&index=17 > [consu</https> (...)

7In Total War: Attila non solo diviene maggiore lo sforzo volto a differenziare le culture e i popoli19, ma la figura del «barbaro» risulta centrale. Tale centralità può essere colta da diverse prospettive. Nel trailer di lancio, ad esempio, è possibile osservare Attila in un’atmosfera cupa e tetra mentre spegne una fiamma e con rabbia asserisce che «la luce della civiltà [di Roma] si offusca» poiché egli stesso sta «arrivando con un milione di guerrieri» con l’obiettivo di portare la «fine dei giorni»20.

2. Lo spazio di gioco

8Dopo aver brevemente introdotto il titolo, quindi, possiamo analizzarne il contenuto focalizzando l’analisi sui due piani attraverso i quali può svilupparsi l’azione del videogiocatore: quello dell’enorme mappa di gioco e quello invece di dimensioni più limitate, dove è possibile ingaggiare personalmente decisive battaglie.

  • 21 ROWLAND, Thomas, «We Will Travel by Map: Maps as Narrative Spaces in Video Games and Medieval Texts (...)
  • 22 Per un breve studio della mappa mundi e della imago mundi che pone particolare attenzione alla forz (...)
  • 23 CAMMAROSANO, Paolo, Italia Medievale, Struttura e geografia delle fonti scritte, Roma, Carocci edit (...)
  • 24 FORD, Dom, «“eXplore, eXpand, eXploit, eXterminate”: Affective Writing of Postcolonial History and (...)

9Thomas Rowland acutamente ha ipotizzato come sia possibile mettere in parallelo le mappe videoludiche a quelle medievali21. Come con forza affermato dallo studioso, nelle tipologie della mappa mundi e della imago mundi22, queste ultime dovevano porsi al lettore quale spazio di riflessione e di meditazione veicolando una determinata e definita visione del mondo. Come è stato più volte puntualizzato, inoltre, ogni carta geografica è una selezione degli elementi osservabili - operazione che viene condotta in base ai fini del produttore - recando seco specifiche prospettive ed interpretazioni23. Infine, Dom Ford ha recentemente sostenuto come il movimento del videogiocatore all’interno dello spazio di gioco non sia separabile da un confronto con le ideologie in questo contenute24. L’enorme mappa di gioco in Total War: Attila potrebbe, quindi, recare con sé una specifica caratterizzazione realizzata col fine di trasmettere messaggi forti e persuasivi e di porsi quale spazio di riflessione.

  • 25 Total War: Empire, Regno Unito, Creative Assembly, SEGA, 2009.
  • 26 Total War: Napoleon, Regno Unito, Creative Assembly, SEGA, 2010.
  • 27 Total War: Rome II, Regno Unito, Creative Assembly, SEGA, 2013.

10Uno dei primi messaggi che esercita la propria influenza sul videogiocatore, non appena questi inizia la propria partita, è l’idea di una realtà profondamente urbanocentrica. Che scelga una fazione sita nel deserto più profondo oppure nelle foreste del Nord, il territorio circostante appare strutturato attorno alla rassicurante presenza di città. Il messaggio giunge ad essere tanto più forte se, rapidamente, si confronta la mappa di gioco di Total War: Attila con quella di altri titoli della medesima saga. In Total War: Empire25 (2009) e in Total War: Napoleon26 (2010), citandone solo due tra i molti, il territorio di gioco è certamente suddiviso tra città, cardini delle rispettive regioni, ma al di fuori di queste coesistono altri edifici e altri centri produttivi che possono avere sviluppi e funzioni differenti da quelli del centro urbano di riferimento. In Total War: Attila la città è invece il centro indiscusso di ogni attività: sia esso un monastero eremitico, una cava mineraria oppure un campo dedicato al pascolo degli animali, la realizzazione della struttura è interna alla città. Al di fuori di questa non vi è nulla. Tale specifica caratterizzazione, peculiare anche se già riscontrabile in Total War: Rome II27 (2013), più che riferirsi alla struttura socio-economica del Tardo Antico, potrebbe relazionarsi alla fazione degli Unni.

  • 28 MADERNA, Andrea, op. cit.
  • 29 Le storie di Ammiano Marcellino, in Biblioteca storica di tutte le nazioni, trad. it. AMBROSOLI, Fr (...)

11Quest’ultima fazione in Total War: Attila è fautrice di un’innovativa meccanica di gioco: l’orda. Come dichiarato dalla Creative Assembly, gli Unni sono «sempre in movimento» e «in ogni momento puoi scegliere di accamparti in qualsiasi punto della mappa e il tuo esercito crea un piccolo accampamento nomade»28. Questa caratterizzazione è evidentemente ricalcata sulla descrizione che Ammiano Marcellino, nel libro XXXI delle sue Storie, fa degli Unni. Egli scrive, infatti, come essi «non sono mai da nessun edificio ricoperti, ma fuggono le case come sepolcri» e che «ciascuno di quella gente cavalcando dì e notte quivi compra e vende, mangia e beve»29. In Total War: Attila, gli Unni sono quindi l’unica fazione che non può mai stabilirsi definitivamente in un territorio. Altri popoli allo start del gioco sono in modalità orda, come i Goti o gli Alani, però a questi è consentito di sedentarizzarsi. Agli Unni, no.

  • 30 Nel videogioco la rappresentazione degli Unni rispecchia l’immagine fornita dagli autori romani, i (...)

12Ecco allora che la mappa di gioco diviene lo spazio dove viene attuata una forte narrazione volta a delineare gli Unni come la personificazione di una totale alterità ed estraneità rispetto alle altre fazioni. L’ipotesi è ulteriormente rafforzata osservando cosa accade ad una città non appena viene conquistata dagli Unni: essa viene rasa al suolo, scomparendo dalla mappa di gioco30.

13Sopra si è però detto che l’azione del videogiocatore può svilupparsi anche in mappe di dimensioni più limitate, dove è possibile condurre personalmente decisive battaglie. In queste egli schiera le unità della propria armata, controllandole singolarmente e in tempo reale. Ciò implica che l’esito dello scontro non sia determinato solo dalle statistiche dei soldati ma, in particolar modo, da un efficace coordinamento delle differenti unità e da un corretto sfruttamento del terreno.

3. Azione del videogiocatore

  • 31 FORDHAM, Joseph, op. cit., pp. 62-63.
  • 32 PENATE DOMINGUEZ, Federico, op. cit., p. 388. Angela Weisl e Kevin Stevens evidenziando gli aspetti (...)
  • 33 SQUIRE, Kurt D., JAN, Mingfong, MATTHEWS, James, et al., Wherever you go, there you are: place-base (...)
  • 34 OLDANI, Andrea, Storia 4.0 Videogames & Public History, in PopHistory.it, 2020, URL: www.pophistor (...)
  • 35 PENATE DOMINGUEZ, Federico, op. cit., p. 389; ORTEGA, Stephen, COLLAGE, Simmons, op. cit., p. 7; LO (...)
  • 36 LOWOOD, Henry, op. cit., p. 7. Secondo l’autore il game si collocherebbe tra l’interazione col test (...)
  • 37 SQUIRE, Kurt D., JAN, Mingfong, MATTHEWS, James, et al., op. cit., p. 268.

14Si è detto, tuttavia, che preliminare alla realizzazione degli historical games vi è spesso un ampio sforzo di ricerca storica al fine di rendere i più accurati possibili tali videogiochi31 mentre più volte è stato evidenziato come un approccio che si fermi unicamente alla descrizione del contenuto di un titolo videoludico possa fornire risultati limitati e talvolta superficiali32. Uno studio di questo tipo si potrebbe soffermare solo su di un numero ristretto di elementi, mancando quindi di evidenziare le possibilità che specificatamente il medium videoludico può offrire nel rapportarsi al passato. A ragione si è detto che i videogiochi sono un sistema co-costruito e attivato dall’azione del videogiocatore33, il quale stabilisce un forte engagement con lo spazio di gioco34. L’interattività35 è pertanto ciò che più caratterizza il medium videoludico, e che più lo contraddistingue rispetto agli altri, e l’importanza di tale aspetto ha spinto Henry Lowood ad affermare che questa sarebbe l’identità dei videogiochi stessi36. Non il contenuto di un titolo ma l’interazione tra questo e il videogiocatore deve essere al centro dell’analisi37.

  • 38 La simulazione può essere definita come una semplificazione dinamica, dove quindi è possibile l’alt (...)
  • 39 La sperimentazione postula un’ignoranza preliminare delle meccaniche di gioco. A tal proposito si v (...)
  • 40 SIMONS, Jan, «Narrative, Games, and Theory», in Games Studies, 7, 1/2007, URL: http://gamestudies. (...)
  • 41 Nella prospettiva dello studioso tale pressione strategica sarebbe data dalla difficoltà della part (...)
  • 42 Ibidem, p. 38.
  • 43 LOWOOD, Henry, op. cit., p. 5.
  • 44 WAINWRIGHT, A. Martin, «Teaching Historical Theory through Video Games», in The History Teacher, 47 (...)

15La saga Total War offre quindi un mondo simulato38 all’interno del quale è concesso un certo grado di manipolazione e di alterazione dello spazio di gioco; attività, queste, che rendono possibile lo sviluppo della partita. In questo tipo di videogiochi, la sperimentazione39 è il modo col quale si conduce la propria azione: il contesto cambia infatti rapidamente obbligando il giocatore ad elaborare soluzioni originali col fine di adattarsi velocemente. Tuttavia, solo l’inganno delle industrie videoludiche induce l’idea che si possa avere il controllo totale dello spazio40 di gioco mentre, come evidenziato da Adam Chapman, l’azione possibile viene limitata dalla pressione strategica, con l’effetto di spingere gli sviluppi della partita verso scenari non predeterminati ma sicuramente più probabili41. Nelle simulazioni esiste quindi un certo margine di incertezza che ha spinto molti lavori nella direzione di osservare le potenzialità di tali videogiochi per un approccio controfattuale42. Uno studio tentato in un numero più limitato di lavori è invece quello tendente ad evidenziare i limiti posti all’azione del videogiocatore e attraverso lo studio di questi ad osservare a quale tipo di approccio alla Storia essi inducano. Si è già detto come la componente hardware sia in parte responsabile per un certo grado di alterazione nell’esperienza di gioco43 mentre, nello specifico, Martin Wainwright ha puntualizzato come i computer veicolino un approccio quantitativo44. Per il titolo Total War: Attila, tuttavia, si potrebbero avanzare ulteriori interpretazioni.

  • 45 È stato quindi sostenuto che il videogiocatore, avendo accesso ad una quantità di informazioni nett (...)
  • 46 MCCALL, Jeremiah, «The Historical Problem Space Framework: Games as a Historical Medium» in Game St (...)
  • 47 Manuale di istruzioni di Total War: Attila, 2015, p. 7.

16Dalle molte opzioni nelle relazioni diplomatiche, alla libera scelta offerta nello sviluppo delle tecnologie, ad una rapida osservazione il margine d’azione offerto al giocatore sembra molto esteso. Ben presto, tuttavia, la pressione strategica esercita la sua influenza: che si vogliano espandere i confini della propria fazione o difenderli, l’esercito è lo strumento peculiare della propria politica. Il suo miglioramento e il suo mantenimento divengono quindi punti di riferimento imprescindibili dell’azione strategica del giocatore. La ricchezza della singola fazione – assai importante poiché il finanziamento delle forze armate risulta essere la spesa primaria – è la risultante di un complesso insieme di elementi, i più significativi dei quali sono il livello di tassazione e il surplus commerciale. Quest’ultimo nello specifico, ma complessivamente entrambi i fattori, dipendono quindi dalla tipologia di edifici presenti in ogni città, i quali forniscono specifici bonus. Ad una prima osservazione, il parco edilizio modificabile dal giocatore appare assai esteso e diversificato: dai mercati alle zecche e dagli anfiteatri ai campi agrari, solo a titolo di esempio, l’idea che può delinearsi è quella di un grande sforzo volto a restituire l’ambiente urbano. Ad uno sguardo più acuto, tuttavia, si presentano altre considerazioni. Non solo tali edifici, con la loro realizzazione, apportano dei cambiamenti quantificabili e osservabili di turno in turno – punto sul quale non si insisterà dato che, come si è detto sopra, tale caratteristica è riconducibile alla specificità della componente hardware – ma sono divisi in un numero relativamente limitato di tipologie: militare, economica, religiosa. Certamente ve ne sono alcuni che si allontanano da questa categorizzazione, ma l’ossatura che viene fornita è chiara e ben definita. L’interazione con il mondo simulato avviene da una prospettiva verticistica ed elitaria45 mentre l’approccio caldeggiato è quello economicista e la grande battaglia risulta essere l’elemento proposto come tornante decisivo di ogni sviluppo. Jeremiah McCall ha recentemente sostenuto che nello sviluppo della propria azione il videogiocatore riflette se stesso e, quindi, può sostituire i propri obiettivi a quelli indicati dagli sviluppatori46. Il condizionamento che viene esercitato dal titolo è, tuttavia, assai pervasivo. Nel manuale d’istruzioni si può infatti leggere che «la vittoria e la gloria si ottengono solo tramite il dominio» e che «tutte le condizioni di vittoria hanno una cosa in comune: la conquista e il controllo del territorio»47.

4. Total War: Attila come strumento di esplorazione del passato

17Dopo aver condotto una descrizione del titolo e aver osservato come si sviluppi l’azione all’interno del mondo di gioco, ora si analizzerà in che modo Total War: Attila possa essere utilizzato quale strumento di esplorazione del passato.

  • 48 Medal of Honor: Frontline, USA, EA Games, EA Games, 2002.
  • 49 O’NEILL, Kevin, FEENSTRA, Bill, op. cit.
  • 50 Si veda la nota 4.

18In Total War: Attila il videogiocatore, al fine di conoscere le funzioni di edifici e di unità storiche, può consultare l’Enciclopedia. Tuttavia, le informazioni che in tal modo vengono presentate dal titolo non sono corredate da apparati di note che consentano di dimostrare la loro validità e, pertanto, non possono essere validi strumenti di conoscenza storica. Una recente ricerca condotta su di un campione che si è dovuto confrontare con Medal of Honor: Frontline48 (2002) ha, d’altronde, evidenziato come la maggior parte del pubblico che si avvicina ad un historical game, sottolineando le esigenze del mercato e quelle connesse al divertimento da parte delle industrie videoludiche, non ritiene che tali giochi possano restituire informazioni storicamente accurate49. Tuttavia, si è sottolineata l’esigenza di valorizzare le differenze che i diversi media offrono nell’engagement con la storia50 ed è stata evidenziata, nello strumento videoludico, l’importanza che riveste l’intervento del videogiocatore. Questo dovrebbe essere centrale in uno studio che osservi Total War: Attila quale strumento di esplorazione del passato.

  • 51 PETERSON, Rolf Daus, MILLER, Andrew Justin, FEDERKO, Sean Joseph, op. cit., p. 38.
  • 52 MCCALL, Jeremiah, «Teaching History With Digital Historical Games: An Introduction to the Field and (...)
  • 53 Manuale di istruzioni di Empire: Total War, 2009, p. 2.
  • 54 Manuale di istruzioni di Napoleon: Total War, 2010, p. 2.
  • 55 Manuale di istruzioni di Total War: Attila, 2015 p. 2. Per le motivazioni che possono attirare l’in (...)
  • 56 MCCALL, Jeremiah, «Teaching History With Digital Historical Games: An Introduction to the Field and (...)

19Si è detto come sin dalla prima azione che il videogiocatore compie vi sia un discostamento sostanziale dalla narrazione storica51. La capacità di scelta che viene offerta al videogiocatore consente l’elaborazione di narrazioni alternative rispetto a quelle storicamente accadute, e la possibilità di rigiocare più volte una stessa partita, saggiando quindi i diversi percorsi possibili, rende i titoli della serie Total War ottimali come materiale per un approccio controfattuale52. Nel manuale di istruzioni di Total War: Empire, infatti, si può leggere: «sarai tu a decidere la strategia da adottare per sviluppare ed espandere il tuo impero»53. In maniera ancor più netta, quello di Total War: Napoleon riporta che «tocca a te riscrivere la storia»54 mentre in quello di Total War: Attila si può constatare che: «puoi scegliere di guidare Roma verso la ripresa della sua grandezza o combatterla nonostante la sua grandezza. Spetta a te lasciare il segno [...]55». Se l’intento è comune, in Total War: Attila una specifica scelta di caratterizzazione del titolo rende l’approccio controfattuale ancora più ricco e variegato. In Age of Charlemagne, dlc di Total War: Attila, nello sviluppo di una partita al videogiocatore viene richiesto di adottare scelte nette che influenzano in maniera decisiva il corso degli eventi. Se il videogiocatore guida la fazione dei Longobardi nel 773 Papa Adriano I, in ottemperanza alla Donazione di Pipino, gli chiederà di cedergli la regione di Ravenna (imm. 1). Se la richiesta dovesse essere rifiutata, il pontefice si rivolgerà a Carlo Magno che chiederà nuovamente la cessione della città (imm. 2). Se dovesse giungere un nuovo rifiuto, Carlo Magno dichiarerà guerra al regno dei Longobardi (imm. 3). Similmente, scegliendo invece la fazione del re Offa, al videogiocatore verrà richiesto se lasciare o meno che Alcuino da York abbandoni il regno per raggiungere la corte di Carlo Magno. Entrambe le scelte influenzano il successivo sviluppo della propria partita. Alcune delle possibilità offerte al videogiocatore, quindi, risultano essere prossime rispetto a quelle che la propria controparte storica ebbe a disposizione56.

Imm.1. La richiesta di cessione di Ravenna.

Imm.1. La richiesta di cessione di Ravenna.

Le catture schermo sono state realizzate da Lorenzo De Marchi nel corso di una sessione di gioco.

Imm.2. Una nuova richiesta di cessione di Ravenna da parte del pontefice.

Imm.2. Una nuova richiesta di cessione di Ravenna da parte del pontefice.

Imm.3. La dichiarazione di guerra.

Imm.3. La dichiarazione di guerra.
  • 57 Matteo Bittanti, efficacemente, ha dichiarato: «Il gioco rappresenta dunque non un punto di arrivo (...)
  • 58 SIMONS, Jan, op. cit. Dopo aver argomentato l’affidabilità dei giudizi controfattuali basati su dic (...)
  • 59 Manuale di istruzioni di Total War: Attila, 2015, p. 8.
  • 60 MCCALL, Jeremiah, «Teaching History With Digital Historical Games: An Introduction to the Field and (...)

20Come si può intuire, per questo utilizzo, il videogioco non può porsi in maniera autonoma quale strumento di esplorazione del passato57. Jan Simons ha definito la storia controfattuale come la possibilità di osservare le conseguenze di scelte alternative, rispetto a quelle storicamente adottate, eseguite dai decisori del passato58. Al centro di un tale utilizzo del videogioco, quindi, vi dovrebbe essere l’integrazione con altre tipologie di fonti col fine di comprendere al meglio gli scenari controfattuali proposti. Un costante confronto con altre fonti risulta efficace, anche, per un movimento critico all’interno del mondo di gioco. Il fine del titolo è certamente quello di ricreare il mondo del passato – nella guida si può leggere che «il sistema politico interno ricrea lo scontro di personalità e di ego»59 – ma, come simulazione, tiene con questo un rapporto di verosimiglianza e di semplificazione60. L’integrazione con le fonti letterarie consente quindi di apprezzare le continuità, e di osservare le devianze, rispetto al mondo storico.

5. Total War: Attila in un discorso di Public History: la pratica del modding

  • 61 MORONI, Chiara, «La narrazione storica come strumento scientifico e creativo della Public History», (...)
  • 62 Ibidem.
  • 63 NOIRET, Serge, Homo Digitalis, in PACI, Deborah (a cura di), La storia in digitale. Teorie e metodo (...)

21Dopo aver condotto una descrizione del titolo e aver osservato in che modo Total War: Attila possa essere utilizzato quale strumento di esplorazione del passato, ora si analizzerà secondo quali modalità il videogioco si possa inserire in un discorso di Public History. È stato affermato che la dimensione internazionale della Public History non ne consente la formulazione di una definizione univoca e generale, ma al centro della disciplina si situano l’autorevolezza della figura del Public Historian e il contatto che questi riesce ad instaurare con diversi pubblici61. Chiara Moroni ha recentemente affermato che la Public History consente la rivalutazione «della funzione sociale dello storico che viene posto di nuovo al centro della comunità “nella” quale e soprattutto “con” la quale riflettere di storia»62. In merito alla Digital Public History, al fare storia in rete, Serge Noiret ha invece evidenziato come uno degli aspetti più rilevanti di tale pratica sia «l’utilizzo di contenuti generati dagli utenti»63. In questa sede, quindi, si vuole osservare il punto di contatto tra titolo originale e comunità di videogiocatori nel momento in cui quest’ultima vuole apportarvi modifiche. Sarà qui analizzata la pratica del modding.

  • 64 LOWOOD, Henry, op. cit., p. 1.
  • 65 CHAMPION, Erik, Introduction: Mod Mod Glorious Mod, in CHAMPION, Erik (ed.), Game Mods: Design, The (...)
  • 66 «Copyright in Derivative Works and Compilations», in U.S. Copyright Office, circolare 14, 2020, pp. (...)
  • 67 WALLACE, Ryan, op. cit., p.254.
  • 68 NIEBORG, B. David, «Am I Mod or Not? An analysis of First Person Shooter modification culture», in (...)
  • 69 «Spare the mod: in support of total-conversion modified video games», in Harvard Law Review, 125, 3 (...)
  • 70 NIEBORG, B. David, VAN DER GRAAF, Shenja, op. cit., p. 185; SIHVONEN, Tanja, Players Unleashed! Mod (...)
  • 71 CHAPMAN, Adam, op. cit., pp. 38-39. Il concetto è stato formulato anche in: CHRISTIANSEN, Peter, Be (...)

22Fenomeno definito da Henry Lowood il più significativo trend degli ultimi anni64, si è sostenuto che il termine mod sia di difficile definizione. Generalmente è possibile affermare che le mods siano delle modifiche, minime o considerevoli, effettuate su di un titolo ed elaborate dalle comunità di videogiocatori65. Nella maggior parte dei casi esse sono gratuite, rendendole quindi dei derivative works ossia «a work based on or derived from one or more already existing works»66. In tali occasioni gli enti che possiedono i diritti del gioco originale ne risultano tutelati67. Col fine di definire con maggiore precisione il termine mods, David N. Nieborg ha evidenziato la necessità di insistere su «chi» le produca piuttosto che su «che cosa» venga modificato68. Esse sono il prodotto della decentralizzazione dell’innovazione; una parte di quest’ultima viene pertanto a collocarsi nello spazio compreso tra il produttore e il consumatore69. L’utente non è più solo il punto di arrivo di un prodotto finito ma diviene egli stesso partecipe del processo di continua alterazione del titolo originale70. Adam Chapman, infatti, ha evidenziato come attraverso la pratica del modding il pubblico fuoriesce dal tipico ruolo di fruitore di un prodotto definito per assumere una posizione prossima a quella degli sviluppatori71.

  • 72 SIHVONEN, Tanja, op. cit, p. 15; POSTIGO, Hector «Modding to the Big Leagues: Exploring the Space B (...)
  • 73 PORETSKI, Lev, ARAZI, Ofer, Placing Value on Community Co-Creations: A Study of Video Game ‘Modding (...)
  • 74 Ibidem.
  • 75 KÜCKLICH, Julian «Precarious Playbour: Modders and the Digital Games Industry» in The Fibreculture (...)

23Nella possibilità di modificare un titolo originale, centrale è l’atteggiamento assunto dalle case produttrici. Queste possono favorire il modding in diversi modi: possono rendere facilmente accessibili i file di gioco72, mettere a disposizione alcuni editor appositamente creati per modificare il gioco73 oppure ridurre le restrizioni previste dall’EULA (End User License Agreement)74. Altri sono, però, i modi per incentivare ulteriormente la creazione di contenuti da parte della community di videogiocatori; la piattaforma Steam, ad esempio, mette a disposizione un apposito spazio dove gli utenti possono caricare o scaricare mods: il steam workshop75.

  • 76 FRANCHINI, Alex, «Pubblicati i mod tools ufficiali per Total War: Attila», in EUROGAMER.it, URL: h (...)

24Per quanto concerne Creative Assembly, casa produttrice di Total War: Attila, essa incentiva la creazione di mods pubblicando modding tools ufficiali per numerosi suoi titoli, compreso il caso in esame76.

  • 77 SCACCHI, Walt, «Modding as an Open Source Approach to Extending Computer Game Systems», in Institut (...)

25Walt Scacchi ha recentemente affermato che le mods più comuni sono le game conversion, alterazioni di una o più componenti del titolo originale77. Quelle di Total War: Attila non fanno eccezione. Delle oltre 3.000 mods presenti su Steam, un considerevole numero ha il determinato scopo di apportare cambiamenti grafici o di modificare alcune meccaniche di gioco. La GBJ Blood Mod Attila: The Original, ad esempio, consente l’aggiunta permanente, apprezzabile durante lo svolgimento delle battaglie, di texture di sangue. La Imperium Diplomatic Effects Reduced, invece, diminuisce la penalità diplomatica conseguente all’aumento del proprio Imperium mentre la No more rain and fog during the battle elimina la possibilità di pioggia o nebbia durante lo svolgimento delle battaglie.

  • 78 Con «reskin» si intende un cambiamento estetico di alcuni modelli di gioco, senza che ciò ne influe (...)

26Riconducibili alle game conversion, tuttavia, vi sono alcune mods che maggiormente interessano la specificità degli historical games, trattando il rapporto con la storia. Tale legame si può manifestare attraverso la volontà, da parte dell’utenza, di accrescere l’accuratezza storica del titolo originale. In merito a Total War: Attila tale scopo è perseguito, ad esempio, dalla Sassanid Empire Historical Reskin and Recolor che lo raggiunge compiendo un ampio reskin78 delle unità persiane. Lo stesso fine è conseguito per quelle dell’Impero Romano d’Occidente con la Agrez Historical Western Rome.

27In altre occasioni, invece, la comunità di videogiocatori modifica ampie sezioni del titolo originale con l'obiettivo di esplorare altre epoche del passato. Con la Ancient Empires, ad esempio, il videogiocatore viene proiettato all’epoca della seconda guerra punica mentre la The First Triumvirate modifica il mondo di gioco col fine di simulare l’Europa del 58 A.C. La Medieval Kingdoms 1212 A.D., infine, consente di giocare nell’Europa medievale di inizio Duecento.

28Se questa breve rassegna di mods delinea la diversità degli interventi che più comunemente sono condotti, essa però non consente di osservare le potenzialità, come anche le criticità, della pratica del modding. Tali caratteristiche, in questa sede, si vogliono individuare attraverso l’analisi di un caso studio: quello della mod Medieval Kingdoms 1212 A.D.

29Scacchi ha evidenziato come una delle principali caratteristiche del modding, quando concerne la modificazione di ampie sezioni del gioco originale, sia lo sviluppo negli utenti coinvolti della capacità di lavorare in estesi gruppi. La realizzazione della Medieval Kingdom 1212 A.D. ha infatti visto il coinvolgimento di 23 sviluppatori. Nei casi come quello in esame, però, i modders non agiscono quasi mai in maniera del tutto autonoma.

  • 79 Total War Center, URL: < https://www.twcenter.net/forums/showthread.php?707162-Medieval-Kingdoms-Total-War-Campaign-Map-Master-Thread > [consultato il 29 marzo 2021]. (...)
  • 80 EL-NASR, Magi Seif, SMITH, Brian K «Learning Through Game Modding», in ACM Computer Entertainment, (...)
  • 81 Total War Center, URL: < https://www.twcenter.net/forums/showthread.php?785791-Feedback-Suggestions-amp-Improvements-thread > [consultato il 29 marzo 2021]. Trad. it. di Gian Luca Gonzato.

30Il 20 gennaio 2016 il modder Jan_Boruta nel forum Total War Center condivise le prime mappe della mod di Medieval Kingdoms 1212 A.D. accompagnando il post con una dichiarazione programmatica. Lo sviluppatore scrisse che il fine della discussione appena apertasi sarebbe stato quello di «documentare la ricerca e il futuro sviluppo della mappa della campagna» e di «aggregare e discutere i feedback, i suggerimenti e gli studi effettuati al di fuori del team di sviluppo»79. La creazione della mod diviene quindi un processo condiviso e interattivo dove l’utenza, comunicando direttamente con gli sviluppatori, può influire sul risultato finale80. Tale caratteristica, d’altronde, è comune alle mods che intendono apportare una notevole varietà di cambiamenti al titolo originale. Il 18 giugno 2018 Sheridan, sviluppatore della Ancient Empire, scrisse su Total War Center un post simile a quello appena visto. In tale occasione dichiarò che ogni membro della comunità avrebbe dovuto «discutere le proprie idee per la mod, evidenziare le critiche e individuare soluzioni per migliorare le fazioni» che più si amino81. Il nodo che ora si pone, quindi, è quello di comprendere da che fini e secondo quali modalità siano mossi i suggerimenti che in tali spazi vengono caldeggiati.

  • 82 Total War Centre, URL: < https://www.twcenter.net/forums/forumdisplay.php?1767-Medieval-Kingdoms-Total-War-(MKTW) > [consultato il 28 maggio 2021].
  • 83 La vicenda può essere seguita da p. 4 a p. 5 in Total War Center, URL: https://www.twcenter.net/fo (...)
  • 84 La vicenda può essere seguita da p. 1 a p. 2 in Total War Center, URL: https://www.twcenter.net fo (...)

31Lo scopo è certamente quello di rendere le mods quanto più storicamente accurate. Per la Medieval Kingdoms 1212 A.D.82, ciò può essere colto dall’osservazione di due casi. Il 30 gennaio 2017 lo sviluppatore The_Fawn_Rescuer condivise gli ultimi aggiornamenti apportati alla fazione della Contea di Tolosa, uno dei quali consistette nella creazione di unità catare interamente rivestite di armature nere. Pochi giorni dopo l’utente Sarcasm_pt evidenziò come non esistano fonti a supporto di una tale caratterizzazione e, dopo una lunga discussione e a distanza di tempo, lo sviluppatore Banskje 100 intervenne promettendo che in futuro le unità «fantastiche» sarebbero state rimosse83. Similmente, il 3 febbraio 2016 il modder Slytacular condivise nel forum alcune immagini di unità svedesi, sulle quali stava lavorando. Lo sviluppatore asserì che poche erano le infomazioni che era riuscito a reperire in merito alla cavalleria svedese di inizio Duecento e per tale motivo, volendo fornire alla fazione delle unità uniche, scelse di realizzare dei reggimenti di cavalleria molto pesante. Dopo le molte criticità evidenziate dalla comunità in merito ad una scelta del genere, tuttavia, il modder decise di alleggerire l’armatura di cui erano fornite queste unità84.

32Un’analisi strettamente qualitativa, tuttavia, non potrebbe fornire un’osservazione complessiva del forum e di come siano argomentati i suggerimenti diretti agli sviluppatori. Qui di seguito, quindi, saranno proposti i risultati di uno studio quantitativo di tale forum. Lo spoglio delle discussioni è stato effettuato con lo scopo di osservare su quali basi siano condotti i suggerimenti proposti ai modders. Nella ricerca non rientrano gli scambi tra utenti, sviluppati a partire da un dato argomento, e non è stato valutato quali specifiche osservazioni abbiano prodotto un effettivo cambiamento della mod. Su un campione di 192 suggerimenti il 32% (61) è argomentato facendo affidamento a fonti primarie, a bibliografia secondaria oppure a siti specializzati. Il 6% (12) poggia le proprie osservazioni su Wikipedia mentre il 62% (119) non le supporta con nessun tipo di fonte. Lo spoglio dimostra quindi che, anche se la maggior parte dei suggerimenti è condotta senza fare affidamento a nessun tipo di fonte, una parte considerevole poggia le proprie argomentazioni su basi autorevoli.

Conclusioni

33Come è stato osservato, il videogioco è un testo sul quale è possibile sviluppare diverse analisi su diversi livelli. Uno di questi consiste nella descrizione del titolo. In questa sede, ad esempio, osservando la mappa di gioco si è argomentato come questa possa porsi quale spazio di riflessione dove messaggi persuasivi influenzano il videogiocatore. Mettendo al centro dello studio l’interattività, invece, si è individuato a che tipo di approccio alla storia inducano i titoli della saga Total War. Infine, si è osservato in che modo Total War: Attila possa essere utilizzato quale strumento di esplorazione del passato.

34La pratica del modding, come è stato argomentato, consente però di allargare l’analisi fuoriuscendo dallo studio di un singolo titolo. Se la mod elaborata è complessa, ciò consente la formazione di uno spazio dove l’utenza comunica e interagisce con l’intento di prendere parte alla modificazione del titolo originale. Quando questo è un historical game, quindi, la manipolazione e l’alterazione del contenuto coinvolge attivamente il rapporto che gli utenti hanno con la storia. I forum dove si discutono le modifiche delle mods divengono pertanto un osservatorio privilegiato dal quale è possibile analizzare il dispiegarsi di diverse dinamiche. Si delinea la necessità, quindi, di allargare l’analisi a più mods di differenti titoli col fine di elaborare dei modelli che possano avere una validità generale.

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Note

1 JENKINS, Keith, Re-thinking History, New York, Routledge, 2004, pp. 7-8.

2 Ibidem, p. 18. Per una rassegna delle diverse metodologie con le quali si può ingaggiare il passato, si veda: CARVALHO, Vinicius Marino, «Videogames as Tools for Social Science History», in The Historian, 79, 4/2017, pp. 794-819, pp. 796-798.

3 CHAMPMAN, Adam, Digital game as history. How videogames Represent the Past and Offer Access to Historical Practice, New York, Routledge, 2016, p. 7.

4 Ibidem.

5 PENATE DOMINGUEZ, Federico, «Los Historical Game Studies como línea de investigación emergente en las Humanidades», in Cuadernos de Historia Contemporanea, 39, 2017, pp. 387-398, pp. 387-388; CHAPMAN, Adam, op. cit., p. 14. Per uno studio che osservi lo sviluppo del mercato videoludico e le sue implicazioni per gli altri media si veda: LOWOOD, Henry, «Playing History with Games: Steps towards Historical Archives of Computer Gaming», in Annual Meeting of the American Institute for Conservation of Historic and Artistic Works, Electronic Media Group, Portland, 2004, pp. 1-13, p. 2.

6 Per la definizione di historical game qui si accoglie quella secondo la quale questo sarebbe individuabile in ogni gioco che rappresenti o si relazioni col passato: CHAPMAN, Adam, op. cit., p. 4; CHAPMAN, Adam, FOKA, Anna, WESTIN, Jonathan, «Introduction: what is historical game studies?», in Rethinking History, 11, 2016, pp. 1-14, p. 4.

7 MCCALL, Jeremiah, «Teaching History With Digital Historical Games: An Introduction to the Field and Best Practices», in Simulation & Gaming, 47, 4/2016, pp. 517-542, p. 537; O’NEILL, Kevin, FEENSTRA, Bill, «“Honestly, I Would Stick with the Books”: Young Adults’ Ideas About a Videogame as a Source of Historical Knowledge», in Game Studies, 16, 2/2016, URL: < http://gamestudies.org/1602/articles/oneilfeenstra > [consultato il 30 marzo 2021].

8 DOW, Dowglass N., Historical Veneers: Anachronism, Simulation, and Art History in Assassin’s Creed II, in KAPELL, Matthew Wilhelm, ELLIOT, Andrew B.R. (eds.), Playing with the Past. Digital games and the Simulation of History, New York-London, Bloomsbury Academic, 2013, pp. 215-232.

9 Assassin’s Creed II, Canada, Ubisoft, Ubisoft, 2009.

10 MIR, Rebecca, OWENS, Trevor, Modeling Indigenous People: Unpacking Ideology in Sid Meier’s Colonization, in KAPELL, Matthew Wilhelm, ELLIOT, Andrew B.R. (eds.), op. cit., pp. 91-106.

11 Si vogliono ricordare, infine, l’interessante contributo di Jonathan Kinkley che evidenziò come sia possibile per gli studenti di storia dell’arte apprendere nozioni in un contesto ludico e quello di Edwige Lelièvre che nel suo studio Versailles 1685 dimostrò le capacità divulgative di tale videogioco in merito all’etichetta di corte di Parigi: KINKLEY, Jonathan, «Art Thief: An Educational Computer Game Model for Art Historical Instruction», in Leonardo Volume, 42, 2/2009, pp. 133-137; LELIÈVRE, Edwige, «Story versus history: the contentious creation of the historical videogame Versailles 1685», in Contemporary French Civilization, 44, 1/2019, pp. 61-79.

12 Simon Dor dopo aver evidenziato le criticità di molte delle definizioni che si possono dare di strategia ha affermato che probabilmente una definizione esatta di tale termine non è necessaria alla comprensione di un gioco strategico: DOR, Simon, «Strategy in Games or Strategy Games: Dictionary and Encyclopedic Definitions for Games Studies» in Game Studies, 18, 1/2018, URL: < http://gamestudies.org/1801/articles/simon_dor > [consultato il 30 marzo 2021].

13 Per una prospettiva che evidenzi invece i punti di somiglianza tra strategia in tempo reale e a turni si veda: DOR, Simon, «The Heuristic Circle of Real-Time Strategy Process: A StarCraft: Brood War Case Study» in Game Studies, 14, 1/2014, URL: < http://gamestudies.org/1401/articles/dor > [consultato il 30 marzo 2021].

14 Rome: Total War - Barbarian Invasion, Regno Unito, Creative Assembly, SEGA, 2005.

15 Rome: Total War, Regno Unito, Creative Assembly, SEGA, 2004.

16 BEMBENECK, Emily Joy, Phantasms of Rome: Video Games and Cultural Identity, in KAPELL, Matthew Wilhelm, ELLIOT, Andrew B.R. (eds.), op. cit., pp. 77-90, pp. 84-85.

17 ORTEGA, Stephen, COLLAGE, Simmons, «Representing the past: video games challenge to the historical narrative», in Syllabus, 4, 1/2015, pp. 1-13, p. 7. Non nel processo storico rappresentato ma nella caratterizzazione del nemico principale è sita, nella prospettiva di Joseph Fordham, la chiave per cogliere la natura spesso occidentalizzante degli historical games: FORDHAM, Joseph, «Leaving in the Past: The Role History Plays in Video Games», in Electronic Theses and Dissertations, 4, 2012, pp. 1-125, p. 86.

18 BROWN, Peter, Il mondo tardo antico da Marco Aurelio a Maometto, Torino, Giulio Einaudi, 2017, p. 141.

19 MADERNA, Andrea, Total War: Attila e quel che gli ruota attorno, in IGN Italia, 2015, URL: < https://it.ign.com/total-war-attila-pc/91699/interview/total-war-attila-e-quel-che-gli-ruota-attorno> [consultato il 16 gennaio 2021].

20 Total War: ATTILA - Official Announcement Trailer (Your World Will Burn), in You Tube, URL: <https://www.youtube.com/watch?v=HYBWG0ko0lM&list=PL7l8yJHLU_BGBHUNYCZc1IujbzDx_w0bW&index=17 > [consultato il 30 marzo 2021].

21 ROWLAND, Thomas, «We Will Travel by Map: Maps as Narrative Spaces in Video Games and Medieval Texts», in KLINE, Daniel (ed.), Digital Gaming Re-Imagines the Middle Ages, New York-Abingdon, Routledge, 2014, pp. 189-201, pp. 191-192.

22 Per un breve studio della mappa mundi e della imago mundi che pone particolare attenzione alla forza persuasiva di queste due rappresentazioni, si confronti: VALLEGA, Adalberto, Geografia Culturale, Luoghi, spazi, simboli, Torino, Utet, 2003, pp. 116-120.

23 CAMMAROSANO, Paolo, Italia Medievale, Struttura e geografia delle fonti scritte, Roma, Carocci editore, 2016, pp 76-77; ROMBAI, Leonardo, Geografia Storica dell’Italia, Ambienti, territori, paesaggi, Milano, Le Monnier, 2017, pp. 19-21.

24 FORD, Dom, «“eXplore, eXpand, eXploit, eXterminate”: Affective Writing of Postcolonial History and Education in Civilization V», in Game Studies, 16, 2/2016, URL: < http://gamestudies.org/1602/articles/ford > [consultato il 30 marzo 2021].

25 Total War: Empire, Regno Unito, Creative Assembly, SEGA, 2009.

26 Total War: Napoleon, Regno Unito, Creative Assembly, SEGA, 2010.

27 Total War: Rome II, Regno Unito, Creative Assembly, SEGA, 2013.

28 MADERNA, Andrea, op. cit.

29 Le storie di Ammiano Marcellino, in Biblioteca storica di tutte le nazioni, trad. it. AMBROSOLI, Francesco, FONTANA, Antonio (a cura di), Milano, 1829, XXXI.2, p. 367.

30 Nel videogioco la rappresentazione degli Unni rispecchia l’immagine fornita dagli autori romani, i quali costituiscono le uniche fonti esistenti riguardo questo popolo nomade. Si veda: HEATHER, Peter, L’impero e i barbari: le grandi migrazioni e la nascita dell’Europa, Milano, Garzanti, 2019, pp. 283-298.

31 FORDHAM, Joseph, op. cit., pp. 62-63.

32 PENATE DOMINGUEZ, Federico, op. cit., p. 388. Angela Weisl e Kevin Stevens evidenziando gli aspetti di continuità e di alterazione esistenti tra la Divina Commedia e il videogioco Dante’s Inferno (2010) giungono ad asserire che uno dei meriti di quest’ultimo sarebbe la capacità di dare vita ad un testo letterario, di intercettare un bacino di persone più elevato di quello raggiungibile dal testo dantesco e di ispirare nei videogiocatori una certa curiosità per la Commedia: WEISL, Angela Jane, STEVENS, Kevin J., The Middle Ages in the Depths of Hell: Pedagogical Possibility and the Past in Dante’s Inferno, in KLINE, Daniel (ed.), Digital Gaming Re-Imagines the Middle Ages, New York-Abingdon, Routledge, 2014, pp. 175-186, pp. 180-181. Similmente, Brian Rejack evidenziando l’autenticità del videogioco Brother in Arms (2005) afferma che un merito di questo sarebbe quello di fornire al videogiocatore, strettamente in merito agli eventi proposti, un certo grado di conoscenza storica: REJACK, Brian, «Toward a Virtual Reenactment of History: Video Games and the Recreation of the Past», in Rethinking History, 11, 3/2007, pp. 411-425, p. 416.

33 SQUIRE, Kurt D., JAN, Mingfong, MATTHEWS, James, et al., Wherever you go, there you are: place-based augmented reality games for learning, in SHELTON, Brett E., WILEY, David A., The Design and Use of Simulation Computer Games in Education, Rotterdam, Brill, 2007, pp. 273-304, pp. 267-268.

34 OLDANI, Andrea, Storia 4.0 Videogames & Public History, in PopHistory.it, 2020, URL: < www.pophistory.it/popreview/storia-4-0-videogames-public-history/ > [consultato il 16 gennaio 2021].

35 PENATE DOMINGUEZ, Federico, op. cit., p. 389; ORTEGA, Stephen, COLLAGE, Simmons, op. cit., p. 7; LOWOOD, Henry, op. cit., p. 1.

36 LOWOOD, Henry, op. cit., p. 7. Secondo l’autore il game si collocherebbe tra l’interazione col testo, l’esperienza e la performance: è tale caratteristica fortemente dinamica che sarebbe peculiare dei videogames: LOWOOD, Henry, op. cit., p. 1.

37 SQUIRE, Kurt D., JAN, Mingfong, MATTHEWS, James, et al., op. cit., p. 268.

38 La simulazione può essere definita come una semplificazione dinamica, dove quindi è possibile l’alterazione di alcune variabili, di una situazione o di un processo del mondo reale. A tal proposito si veda: PETERSON, Rolf Daus, MILLER, Andrew Justin, FEDERKO, Sean Joseph, The Same River Twice: Exploring Historical Representation and the Value of Simulation in the Total War, Civilization, and Patrician Franchises, in Playing with the Past. Digital games and the simulation of history, cit., pp. 33-48, p. 37; MCCALL, Jeremiah, «Teaching History With Digital Historical Games: An Introduction to the Field and Best Practices», cit., p. 522.

39 La sperimentazione postula un’ignoranza preliminare delle meccaniche di gioco. A tal proposito si veda: PETERSON, Rolf Daus, MILLER, Andrew Justin, FEDERKO, Sean Joseph, op. cit., pp. 37-38.

40 SIMONS, Jan, «Narrative, Games, and Theory», in Games Studies, 7, 1/2007, URL: < http://gamestudies.org/0701/articles/simons > [consultato il 28 maggio 2021]. Si veda anche J.F. Jiménez che individua i limiti del videogiocatore nella scrittura stessa del gioco e nelle capacità dell’Intelligenza Artificiale: JIMÉNEZ, Juan Francisco, «The Other Possible Past: Simulation of the Middle Ages in Video Games», in Imago Temporis. Medium Aevum, 5, 2011, pp. 299-340, p. 334.

41 Nella prospettiva dello studioso tale pressione strategica sarebbe data dalla difficoltà della partita e dalle condizioni di vittoria: CHAPMAN, Adam, op. cit., p. 40.

42 Ibidem, p. 38.

43 LOWOOD, Henry, op. cit., p. 5.

44 WAINWRIGHT, A. Martin, «Teaching Historical Theory through Video Games», in The History Teacher, 47, 4/2014, pp. 579-612, p. 584.

45 È stato quindi sostenuto che il videogiocatore, avendo accesso ad una quantità di informazioni nettamente superiore rispetto a quella di ogni sua controparte storica, riveste una posizione quasi divina: MCCALL, Jeremiah, «Teaching History With Digital Historical Games: An Introduction to the Field and Best Practices», cit., p. 529; JIMÉNEZ, Juan Francisco, op. cit., p. 300.

46 MCCALL, Jeremiah, «The Historical Problem Space Framework: Games as a Historical Medium» in Game Studies, 20, 3/2020, URL: < http://gamestudies.org/2003/articles/mccall > [consultato il 26 maggio 2021]; MCCALL, Jeremiah, «Teaching History With Digital Historical Games: An Introduction to the Field and Best Practices», cit., p. 528.

47 Manuale di istruzioni di Total War: Attila, 2015, p. 7.

48 Medal of Honor: Frontline, USA, EA Games, EA Games, 2002.

49 O’NEILL, Kevin, FEENSTRA, Bill, op. cit.

50 Si veda la nota 4.

51 PETERSON, Rolf Daus, MILLER, Andrew Justin, FEDERKO, Sean Joseph, op. cit., p. 38.

52 MCCALL, Jeremiah, «Teaching History With Digital Historical Games: An Introduction to the Field and Best Practices», cit., pp. 524-525. Ad esempio Martin Wainwright, saggiando tale possibilità e giocando Total War: Empire, con la fazione dei Maratha è riuscito ad ingaggiare nei Caraibi una guerra navale contro la Spagna: WAINWRIGHT, A. Martin, op. cit., pp. 587-588. Un altro esempio è quello dello storico Niall Ferguson il quale riteneva che se Hitler fosse stato affrontato prima dall’Impero Britannico ciò sarebbe stato vantaggioso per gli Alleati: una partita al videogame Making History: the calm and the storm lo ha fatto ricredere. L’episodio è riportato in: CHAPMAN, Adam, op. cit., p. 237.

53 Manuale di istruzioni di Empire: Total War, 2009, p. 2.

54 Manuale di istruzioni di Napoleon: Total War, 2010, p. 2.

55 Manuale di istruzioni di Total War: Attila, 2015 p. 2. Per le motivazioni che possono attirare l’interesse per le guide si veda: JIMÉNEZ, Juan, Francisco, op. cit., p. 314.

56 MCCALL, Jeremiah, «Teaching History With Digital Historical Games: An Introduction to the Field and Best Practices», cit., p. 524.

57 Matteo Bittanti, efficacemente, ha dichiarato: «Il gioco rappresenta dunque non un punto di arrivo o, peggio, un'esperienza fine a se stessa, ma un punto di partenza»: RAVARINO, Ilaria, BITTANTI, Matteo, «Intervista: Storia & Videogames:Disc(connessioni)», in Ludologica, 2012, URL: < https://www.ludologica.com/2012/08/intervista-storia-e-videogiochi.html > [consultato il 16 gennaio 2021]; MCCALL, Jeremiah, «Teaching History With Digital Historical Games: An Introduction to the Field and Best Practices», cit., p. 527.

58 SIMONS, Jan, op. cit. Dopo aver argomentato l’affidabilità dei giudizi controfattuali basati su dichiarazioni causali, M. Bunzl ha sottolineato l’efficacia dell’approccio controfattuale al fine di osservare quali cambiamenti negli antecedenti avrebbero consentito il medesimo sviluppo storico: BUNZL, Martin, «Counterfactual History: A User’s Guide», in The American Historical Review, 109, 3/2004, pp. 845-858, pp. 857-858.

59 Manuale di istruzioni di Total War: Attila, 2015, p. 8.

60 MCCALL, Jeremiah, «Teaching History With Digital Historical Games: An Introduction to the Field and Best Practices», cit., p. 522.

61 MORONI, Chiara, «La narrazione storica come strumento scientifico e creativo della Public History», in Officina della Storia, 22, 2018, URL: < https://www.officinadellastoria.eu/it/2018/03/28/la-narrazione-storica-come-strumento-scientifico-e-creativo-della-public-history/ > [consultato il 26 maggio 2021].

62 Ibidem.

63 NOIRET, Serge, Homo Digitalis, in PACI, Deborah (a cura di), La storia in digitale. Teorie e metodologie, Milano, Edizioni Unicopli, 2019, pp. 9-18, p. 17.

64 LOWOOD, Henry, op. cit., p. 1.

65 CHAMPION, Erik, Introduction: Mod Mod Glorious Mod, in CHAMPION, Erik (ed.), Game Mods: Design, Theory and Criticism, Dartmouth, ETC Press, 2012, pp. 11-25, pp. 11-12; DEY, Tapajit, MASSENGILL, Jacob Logan, MOCKUS, Audris, Analysis of Popularity of Game Mods: A Case Study, in CHI PLAY’16 Extended Abstracts, Austin, USA, 2016, pp. 133-139, p. 133. Per uno studio che evidenzi le problematiche legali connesse al modding, ovvero del copyright delle industrie videoludiche rispetto ai titoli originali e del fair use delle mods, si veda: WALLACE, Ryan, «Modding: Amateur Authorship and How the Video Game Industry is Actually Getting It Right» in BYU Law Review, 1, 7/2014, pp. 219-256.

66 «Copyright in Derivative Works and Compilations», in U.S. Copyright Office, circolare 14, 2020, pp. 1-4, p. 1.

67 WALLACE, Ryan, op. cit., p.254.

68 NIEBORG, B. David, «Am I Mod or Not? An analysis of First Person Shooter modification culture», in Gamespace, 2005, URL: < http://gamespace.nl/content/DBNieborg2005_CreativeGamers.pdf > [consultato il 29 marzo 2021].

69 «Spare the mod: in support of total-conversion modified video games», in Harvard Law Review, 125, 3/2012, pp. 789-810, p. 797; NIEBORG, B. David, VAN DER GRAAF, Shenja, «The mod industries? The industrial logic of non-market game production», in European Journal of Cultural Studies, 11, 2/2008, pp. 177-195, p. 178.

70 NIEBORG, B. David, VAN DER GRAAF, Shenja, op. cit., p. 185; SIHVONEN, Tanja, Players Unleashed! Modding the Sims and the Culture of Gaming, Amsterdam University Press, 2011, p. 37.

71 CHAPMAN, Adam, op. cit., pp. 38-39. Il concetto è stato formulato anche in: CHRISTIANSEN, Peter, Between a Mod and a Hard Place in Game Mods: Design, Theory and Criticism, cit., p. 31. Inoltre, Olli Sotamaa acutamente sostiene che con le mod il confine tra gamers e game designers diviene più sfumato e meno definito: SOTAMAA, Olli, «Computer Game Modding, Intermediality and Participatory Culture», in New Media, 2003, pp. 1-19, p. 2.

72 SIHVONEN, Tanja, op. cit, p. 15; POSTIGO, Hector «Modding to the Big Leagues: Exploring the Space Between Modders and the Game Industry» in First Monday, 15, 5/2010, URL: < https://firstmonday.org/ojs/index.php/fm/article/view/2972/2530 > [consultato il 28 marzo 2021].

73 PORETSKI, Lev, ARAZI, Ofer, Placing Value on Community Co-Creations: A Study of Video Game ‘Modding’ Community, Portland, CSCW, 2017, pp. 480-491; POSTIGO, Hector, op. cit.

74 Ibidem.

75 KÜCKLICH, Julian «Precarious Playbour: Modders and the Digital Games Industry» in The Fibreculture Journal, 5, 2005, URL: < https://five.fibreculturejournal.org/fcj-025-precarious-playbour-modders-and-the-digital-games-industry/?version=meter+at+null&module=meter-Links&pgtype=Blogs&contentId=&mediaId=&referrer=&priority=true&action=click&contentCollection=meter-links-click > [consultato il 28 marzo 2021].

76 FRANCHINI, Alex, «Pubblicati i mod tools ufficiali per Total War: Attila», in EUROGAMER.it, URL: < https://www.eurogamer.it/articles/2015-04-30-news-videogiochi-pubblicati-i-mod-tools-ufficiali-per-total-war-attila > [consultato il 29 marzo 2021]. Riguardo a ciò è stato pubblicato anche un trailer sulla piattaforma di You Tube, URL: < https://www.youtube.com/watch?v=JMqKmTYlpv8 > [consultato il 29 marzo 2021].

77 SCACCHI, Walt, «Modding as an Open Source Approach to Extending Computer Game Systems», in Institute for Software Research and Center for Computer Games and Virtual Worlds University of California, 3, 3/2011, pp. 62-74, p. 67.

78 Con «reskin» si intende un cambiamento estetico di alcuni modelli di gioco, senza che ciò ne influenzi le meccaniche di gameplay. Per una definizione si visioni: Skins & Skin Betting, in VG (Video Games), URL: < https://www.videogames.org.au/skin-betting/ > [consultato il 12 maggio 2021].

79 Total War Center, URL: < https://www.twcenter.net/forums/showthread.php?707162-Medieval-Kingdoms-Total-War-Campaign-Map-Master-Thread > [consultato il 29 marzo 2021]. Trad. it. di Gian Luca Gonzato.

80 EL-NASR, Magi Seif, SMITH, Brian K «Learning Through Game Modding», in ACM Computer Entertainment, 4, 1/2006, pp. 1-20, p. 9.

81 Total War Center, URL: < https://www.twcenter.net/forums/showthread.php?785791-Feedback-Suggestions-amp-Improvements-thread > [consultato il 29 marzo 2021]. Trad. it. di Gian Luca Gonzato.

82 Total War Centre, URL: < https://www.twcenter.net/forums/forumdisplay.php?1767-Medieval-Kingdoms-Total-War-(MKTW) > [consultato il 28 maggio 2021].

83 La vicenda può essere seguita da p. 4 a p. 5 in Total War Center, URL: < https://www.twcenter.net/forums/showthread.php?740607-Medieval-Kingdoms-Total-War-The-County-of-Toulouse/page4 > [consultato il 29 marzo 2021].

84 La vicenda può essere seguita da p. 1 a p. 2 in Total War Center, URL: < https://www.twcenter.net forums/showthread.php?708521-Medieval-Kingdoms-Total-War-Kingdom-of-Sweden > [consultato il 29 marzo 2021].

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Indice delle illustrazioni

Titolo Imm.1. La richiesta di cessione di Ravenna.
Credits Le catture schermo sono state realizzate da Lorenzo De Marchi nel corso di una sessione di gioco.
URL http://journals.openedition.org/diacronie/docannexe/image/16497/img-1.jpg
File image/jpeg, 584k
Titolo Imm.2. Una nuova richiesta di cessione di Ravenna da parte del pontefice.
URL http://journals.openedition.org/diacronie/docannexe/image/16497/img-2.jpg
File image/jpeg, 564k
Titolo Imm.3. La dichiarazione di guerra.
URL http://journals.openedition.org/diacronie/docannexe/image/16497/img-3.jpg
File image/jpeg, 618k
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Per citare questo articolo

Notizia bibliografica digitale

Gian Luca Gonzato e Lorenzo De Marchi, «Storia in gioco? Uno studio di Total War: Attila», Diacronie [Online], N° 46, 2 | 2021, documento 7, online dal 29 octobre 2021, consultato il 11 octobre 2026. URL: http://journals.openedition.org/diacronie/16497; DOI: https://doi.org/10.4000/12o51

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Autori

Gian Luca Gonzato

Gian Luca Gonzato nel 2015 ha conseguito la maturità scientifica presso il liceo Nicolò Tron di Schio. Successivamente, nel 2018, si è laureato in Storia presso l’Università Ca’Foscari di Venezia. Nello stesso ateneo ha proseguito gli studi specializzandosi in Storia Medievale. Nel 2020 ha conseguito il titolo magistrale discutendo una tesi dove ha analizzato l’identità romano-gota del regime di Teodorico.
URL: < http://www.studistorici.com/progett/autori/#Gonzato >

Articoli dello stesso autore

Lorenzo De Marchi

Lorenzo De Marchi ha ottenuto il diploma di maturità in Scienze Umane, presso il Liceo Statale Luigi Stefanini di Mestre durante il 2015. Ha poi conseguito una Laurea in Storia presso l’ateneo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia nel 2018. Nella medesima Università, ha acquisito la Laurea Magistrale in Storia dal Medioevo all’età Contemporanea nel 2020.
URL: < http://www.studistorici.com/progett/autori/#DeMarchi >

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