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    <title>Diacronie</title>
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    <description>Revue électronique en libre accès pour une approche transciplinaire de la recherche historiographique // Open access digital journal about historiographical research in an interdisciplinary approach // Revista digitale in libero accesso dedicata alla ricerca interdisciplinare in storiografica </description>        
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    <title>“Consentire la massima creatività del lavoro”: le nuove cooperative giovanili in Italia degli anni Settanta</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume">A partire dalla metà degli anni Settanta si svilupparono in Italia numerose esperienze di cooperative giovanili nellʼagricoltura, nellʼartigianato e in seguito anche nei nuovi settori dei servizi. Il mio contributo si propone di analizzare lʼesperienza delle nuove cooperative giovanili come espressione di un processo di ripensamento del rapporto tra individuo e lavoro come fattore di identità. Questi giovani consideravano il lavoro cooperativo come alternativa al lavoro di fabbrica e come possibilità di sviluppare un nuovo tipo di socialità. Nel contesto della crisi del Welfare State e della terziarizzazione dellʼeconomia si è assistito ad uno spostamento semantico dallʼidea della cooperativa come “liberazione dal lavoro” ad unʼidea di cooperativa come impresa e come strumento di <em>job creation</em>.</p>]]></description> 
    <dc:creator>Jacopo Ciammariconi</dc:creator>
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    <dc:date>2025-11-03</dc:date>
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    <title>Guest and Insecure: the 1973 crisis and the fate of the Greek Gastarbeiter in West Germany</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume">Crisis has a strong hermeneutical power, a potential to shape collective imaginaries and to provoke panic. In this article, I examine how the debates around the oil crisis of 1973 and the consequent recruitment halt in West Germany were framed in the Greek printed and audiovisual media. The Greek migrant workers are the focus group of this investigation and the questions asked are how the crisis impacted their status in the host country and how this disruption influenced their decision-making regarding settlement and return. The different stakeholders involved in the Greek Gastarbeiter migration, namely politicians, media, trade unions and migrants articulated their hopes, anxieties and critique, shaped and challenged the actual policymaking in the framework of the Cold War and the European enlargement project.</p>]]></description> 
    <dc:creator>Maria Adamopoulou</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/diacronie/21443</link>
    <dc:date>2025-11-03</dc:date>
  </item>
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    <title>“C’est possible”. L’autogestione, la LIP e la sinistra</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume">Nell’estate del 1973 la storica fabbrica LIP di Besançon viene occupata e gestita per qualche mese dagli operai stessi. Si concretizza così un’aspirazione, quella dell’autogestione, presente da lungo tempo nel movimento operaio francese, tra chi era alla ricerca di un modello socialista antiautoritario e antiburocratico. Questo articolo si propone di delineare, passando per la vicenda LIP, il percorso delle idee e delle pratiche autogestionarie all’interno della sinistra francese: dalle prime riflessioni negli anni Cinquanta e Sessanta, alle grandi speranze del post ’68 fino al declino dell’autogestione come idea di società alternativa.</p>]]></description> 
    <dc:creator>Federico Dionisi</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/diacronie/21573</link>
    <dc:date>2025-11-03</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/diacronie/21633">
    <title>Un “tempo liberato”? La relazione tra centri sociali e istituzioni in Italia nella prima metà degli anni Novanta</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume">Fin dagli anni Settanta, la storia dei centri sociali occupati autogestiti italiani è connessa al dibattito sul ruolo sociopolitico del lavoro. Eppure, questa intersezione è spesso relegata a mera questione vertenziale, quando non tralasciata nella storia delle occupazioni anni Novanta. Questo articolo si propone di colmare la lacuna sul ruolo dei CSOA nella costruzione di una controcultura del lavoro e del reddito, fornendo al contempo uno sguardo inedito sulla trasformazione della percezione della precarietà nell’Italia anni Novanta. L’obiettivo è far emergere il nuovo ruolo sociopolitico che l’attivismo radicale comincia a ricoprire in questo decennio come effetto delle trasformazioni culturali e amministrative che attraversano il paese.</p>]]></description> 
    <dc:creator>Brenda Fedi</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/diacronie/21633</link>
    <dc:date>2025-11-03</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/diacronie/21426">
    <title>Adriana VALERIO (a cura di), L’Anticoncilio del 1869. Donne contro il Vaticano I</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte"><em>L’Anticoncilio del 1869. Donne contro il Vaticano I</em> è un volume curato da Adriana Valerio e raccoglie i contributi di Angela Russo, Nadia Verdile e Cristina Simonelli. La curatrice, storica e teologa italiana, è impegnata da tempo nello studio del ruolo delle donne nella storia del cristianesimo e questo volume, pubblicato su suggerimento del Coordinamento delle teologhe italiane, sebbene analizzi un episodio marginale, si inserisce a pieno titolo in questo filone di studi. Infatti l’episodio affrontato, finora poco noto, è la presenza femminile durante un anticoncilio organizzato a Napoli in opposizione al Concilio Vaticano I. </p>
      <p class="texte">Il Concilio Vaticano I, svoltosi a Roma nel 1869, ha proclamato il dogma dell’infallibilità del papa, ribadendo così una contrapposizione con le istanze della modernità già chiara dalle dichiarazioni del Sillabo del 1864. Questa interpretazione storiografica del concilio non è tuttavia univoca. A partire dagli anni Sessanta del Novecento, la storiografia, a s...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Francesca Perugi</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/diacronie/21426</link>
    <dc:date>2025-11-03</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/diacronie/21415">
    <title>Il sostegno degli italiani alla rivoluzione greca. 1821-1832 prove generali del Risorgimento</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Il <em>transnational turn</em> ci ha restituito, nell’ultimo decennio, il volto nitido di un Risorgimento cosmopolita, strutturalmente intessuto di una dimensione internazionale di lotta per nuove libertà civili e politiche, propagatasi da una sponda all’altra dell’Atlantico e del Mediterraneo tra la Rivoluzione francese e la fine del XIX secolo. </p>
      <p class="texte">All’affermarsi di una tale prospettiva ha senz’altro concorso in maniera determinante il pionieristico lavoro di Maurizio Isabella – <em>Risorgimento in Exile. Italian Émigrés and the Liberal International in the Post-Napoleonic Era</em> (2009) –, che ha ricostruito la pluralità di reti, progetti politici, visioni del mondo di quell’«internazionale liberale» a cui prese pienamente parte l’esulato italiano nel corso delle rivoluzioni ottocentesche, mettendo in atto una forma di patriottismo definito «cosmopolitico» poiché si traduceva in un impegno militante su scala mondiale a favore del principio di autodeterminazione dei popoli.</p>
      <p class="texte">Si sono rivelate complementa...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Federica Re</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/diacronie/21415</link>
    <dc:date>2025-11-03</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/diacronie/21402">
    <title>Vito SARACINO, Ciao Shqipëria! Il secolo dei media nei rapporti culturali italo-albanesi</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Con <em>Ciao Shqipëria!</em> il panorama degli studi sulla storia contemporanea dell’Albania e dei suoi rapporti con l’Italia si consolida ulteriormente. Gli ultimi anni hanno infatti visto la pubblicazione di un discreto numero di ricerche incentrate sul Paese delle Aquile, le quali hanno colmato le lacune rimaste su tale specifica area, pur in un contesto storiografico italiano di generale fioritura del settore di studi incentrato sulla regione balcanica.</p>
      <p class="texte">L’autore, Vito Saracino, è dottore di ricerca in “Cultura, Educazione e Comunicazione” presso le Università di Roma Tre e Foggia, nonché ricercatore della Fondazione Gramsci di Puglia, al suo secondo importante lavoro focalizzato sull’Albania dopo essere stato curatore, assieme ad Antonella Fiorio, di <em>Così vicini, così lontani. La prossimità italo-albanese dalle origini del secolo breve alla resistenza</em>.</p>
      <p class="texte"><em>Ciao Shqipëria!</em> è un’opera dal carattere multidisciplinare che si presenta come sintesi ben riuscita attestando la poliedricità degli inter...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Giovanni Villari</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/diacronie/21402</link>
    <dc:date>2025-11-03</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/diacronie/21381">
    <title>Maurizio ZINNI, Visioni d’Africa. Cinema, politica, immaginari</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Il libro di Maurizio Zinni – professore di Storia contemporanea presso l’Università di Roma “La Sapienza” – si inserisce in modo innovativo nel contesto di studi storiografici sul colonialismo italiano. L’analisi è dedicata alla ricostruzione del progetto e dell’esperienza coloniale italiana, condotta attraverso lo studio della cinematografia di finzione, tra l’inizio del XX secolo e il 1960. L’opera, posta in continuità con gli studi avviati da Gian Piero Brunetta e Jean Antoine Gili negli anni Novanta, è dedicata principalmente al mezzo cinematografico individuato come prisma attraverso il quale comprendere in che modo l’esperienza coloniale italiana venne rappresentata, percepita, utilizzata e assimilata nel corso delle diverse stagioni della Storia d’Italia. Il cinema di finzione è studiato in stretto rapporto con i cambiamenti della politica (liberale, fascista e repubblicana) e con il contesto sociale, essendo elemento di primo piano nel processo di costruzione dell’«identità ...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Mauro Luciano Malo</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/diacronie/21381</link>
    <dc:date>2025-11-03</dc:date>
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  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/diacronie/21353">
    <title>Paola STELLIFERI, Tullia Romagnoli Carettoni nell’Italia repubblicana</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Un approfondito scavo documentario a partire dagli Archivi dell’Unione femminile nazionale di Milano, un’attenta considerazione delle fonti a stampa e della storiografia sull’argomento, un uso sobrio delle testimonianze orali: queste le solide basi su cui poggia la biografia curata da Paola Stelliferi. Edito da Viella nel 2022 per la collana dell’Unione femminile nazionale, il volume descrive, sullo sfondo di un’Italia in continua evoluzione (dalla transizione post-fascista all’attività legislativa riformista degli Settanta) e all’interno di uno scenario internazionale scandito dal tempo della guerra fredda, la vita di Tullia Romagnoli Carettoni, partigiana, insegnante, militante socialista e dell’Unione delle Donne Italiane, senatrice, eurodeputata ed esponente di numerosi organismi nazionali e internazionali. Un ritratto che ne racconta l’impegno a tutto tondo nel suo rapporto con la politica, ritratto che l’autrice ha tracciato tenendo bene a mente gli obiettivi peculiari della s...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Giulia Iapichino</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/diacronie/21353</link>
    <dc:date>2025-11-03</dc:date>
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  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/diacronie/21335">
    <title>Nicola CACCIATORE, Italian Partisans and British Forces in the Second World: Working with the Enemy</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Perfida Albione. È difficile, se non impossibile, immaginare un epiteto utilizzato per riferirsi a una nazione europea più radicato e cementificato senza scalfitture nell’immaginario collettivo italiano. Il modello di una Gran Bretagna monoliticamente e accanitamente ostile nei confronti dell’Italia costituisce infatti uno dei luoghi comuni più refrattari e ardui da incrinare, tanto da rappresentare ancora oggi un<em> topos</em> irrefragabile e per certi versi costitutivo della narrazione pubblica del paese. Un mito in grado di veleggiare senza turbolenze sulle increspate acque della storia unitaria, propagandosi sino ai giorni nostri e influenzando non soltanto la costruzione identitaria del paese ma anche la memoria storica di ampi settori della sua popolazione, specie quando applicato alle vicende del fronte italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Un pregiudizio che ha radici profonde nel tempo, ma che proprio nel periodo che va dallo sbarco alleato in Sicilia alla Liberazione sembra...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Simone Del Prete</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/diacronie/21335</link>
    <dc:date>2025-11-03</dc:date>
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