Navigation – Plan du site

AccueilNuméros46Expériences & RecherchesAl confine tra l’italiano e le al...

Expériences & Recherches

Al confine tra l’italiano e le altre lingue: esperienze e riflessioni di un’operatrice culturale all’estero in contesto migratorio

Maria Luisa Caldognetto
p. 71-82

Résumés

À partir d’une réflexion générale sur les frontières géographiques et culturelles auxquelles se mesure la langue (italienne en l’occurrence) en contexte migratoire, cette contribution se propose d’aborder certains aspects spécifiques de la réalité qui caractérise l’émigration ultra-centenaire des Italiens au Luxembourg. Pendant le long (et pas toujours facile) processus d’intégration, la langue et la culture d’origine ont joué un rôle primordial, qui a donné impulsion au développement de capacités d’interaction et d’échange face à la société d’accueil. En résulte une prise de conscience qui voit jaillir de nombreuses initiatives culturelles, marquées par l’esprit de partage, où la vitalité de la langue réussit même à nourrir sa propre littérature, minoritaire certes, mais avec une visibilité et une persistance tenace au cours des dernières cinquante années. Un parcours qui se poursuit encore aujourd’hui, lorsque les enjeux de la globalisation ouvrent des perspectives inédites qui restent encore en grande partie à explorer.

Haut de page

Texte intégral

« comme une ombre je poursuis les langues
que le hasard a plantées en moi
poursuivi par une ombre
qui connaît toutes les langues
et qui sait que chacune
n’est que l’ombre de l’autre »
(Jean Portante, Ouvert Fermé, 1994)

“L’italiano e i suoi sconfinamenti”

  • 1 Per questa opportunità di incontro e di dialogo che mi è stata data, tengo a ringraziare anzitutto (...)

1Se la realtà italiana degli ultimi decenni ha registrato un notevole afflusso di uomini e donne provenienti da diversi paesi del mondo in cerca di migliori condizioni di vita e di lavoro, tale fenomeno non deve far dimenticare che anche gli italiani per oltre un secolo, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, sono stati un popolo di migranti, diretti massicciamente non solo oltreoceano ma anche verso le aree più ricche del centro e nord Europa. Gli storici più avvertiti, del resto, tendono ormai a considerare i flussi in uscita e quelli in entrata come un fenomeno inerente alla mobilità umana nel suo complesso, che evidenzia aspetti e linee di tendenza, se non sempre del tutto assimilabili, quantomeno caratterizzati da analogie che offrono indispensabili elementi di riflessione e di indagine anche a livello comparatistico. A partire da tali considerazioni, intendo qui riprendere nelle sue linee generali un mio intervento alla tavola rotonda “L’italiano e i suoi sconfinamenti. Il bene della parola”, organizzata dal progetto Lingua Madre, in occasione del Salone del Libro di Torino 2014, che mi ha consentito non solo di fornire una breve panoramica di ciò che si può realizzare per la valorizzazione della propria cultura vivendo all’estero, ma di riconoscermi altresì nelle voci e nelle esperienze di donne che a vario titolo, in qualità di scrittrici e operatrici culturali, agiscono e interagiscono nell’Italia multietnica e multiculturale di oggi1.

  • 2 Valga per tutti l’esempio del pur autorevole Devoto-Oli, che alla voce Sconfinamento offre la segue (...)

2Il tema della tavola rotonda, col suo richiamo agli sconfinamenti della parola, mi è apparso sin dall’inizio carico di suggestioni, nel suo evocare le frontiere ma al contempo includere il loro auspicabile attraversamento per favorire l’incontro, il confronto e lo scambio, nel riconoscimento della pari dignità e del valore della diversità umana. Pur nella profonda ambivalenza che il termine ‘confine’ può assumere, si è delineato in questo caso fin da subito un approccio che privilegia l’idea del tramite e della comunicazione, distaccandosi dalla concezione implicita nelle definizioni proposte dalla maggior parte dei dizionari, che privilegiano invece tratti semantici connessi all’idea di limite, divisione2. Come ci insegna la mitologia, del resto, il compito di Artemide, signora dei confini, se da un lato consiste nel salvaguardarne rigorosamente i tracciati, si rivela inevitabilmente anche quello di mantenere i necessari passaggi, di garantire il tramite.

  • 3 Nonostante la marginalità che a lungo l’ha caratterizzata, la letteratura delle migrazioni mostra d (...)

3Sconfinamenti della parola come lingua, anzitutto, lingua materna che deve confrontarsi con l’alterità, suoni e accenti che rischiano l’afasia se non trovano spazi di accoglienza, luoghi per dare voce a chi abitualmente non ce l’ha, come nel caso dei migranti. Spazi e luoghi che si delineano con tempi e modalità che possono variare, interessando ambiti anche inconsueti e relativamente esclusivi come quelli assegnati alla letteratura nei paesi di arrivo, con esiti altrettanto imprevedibili e a volte del tutto sorprendenti3. Lavorare al confine tra l’italiano e le altre lingue può così rivelarsi, come nel mio caso, un’esperienza ricca di stimoli e di potenzialità, per quel suo collocarsi tra mondi e culture diversi che costantemente mettono in gioco il nostro modo di percepire l’altro e noi stessi, elaborando un’identità più articolata e complessa, in qualche modo multipla.

Il patrimonio culturale di una comunità emigrata

4Vivo da alcuni decenni in Lussemburgo, dove all’inizio degli anni Novanta ho cominciato ad occuparmi dell’insegnamento della lingua e cultura italiana per i figli e i discendenti della collettività qui emigrata dalla Penisola. Grazie a tale attività si è sviluppato il mio interesse per le vicende migratorie, focalizzandosi sulla storia della presenza degli italiani nel Granducato, sulle problematiche socio-linguistiche e sugli aspetti culturali, con particolare riferimento alla letteratura della migrazione, anche attraverso la collaborazione con enti e istituzioni, sia a livello accademico sia in seno al mondo associativo.

5L’arrivo massiccio di emigrati italiani in Lussemburgo, iniziato già a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento, fu inizialmente caratterizzato da una grande rotazione della manodopera, ma altresì dal formarsi via via di veri e propri quartieri ‘etnici’ nelle aree del bacino minerario situato nel sud del paese. Manodopera in prevalenza operaia, indirizzata principalmente al lavoro in miniera e nella siderurgia, ma anche verso il settore delle costruzioni (edilizia pubblica e privata, cantieri stradali e ferroviari) che evolveva in parallelo al boom industriale, dovuto all’introduzione delle nuove tecniche di produzione dell’acciaio che collocavano il Granducato tra i grandi produttori in Europa, e alle conseguenti esigenze di rapida urbanizzazione e di infrastrutture adeguate (Gallo 1987). Solo a partire dal secondo dopoguerra si assisterà ad una maggiore differenziazione delle attività degli italiani, che includeranno progressivamente sempre più anche il terziario, con l’arrivo inoltre dei funzionari delle istituzioni europee comunitarie e del personale impiegato nelle banche, mentre già si annunciava il fatale declino della siderurgia.

6Come ho cercato di illustrare in vari studi nel corso di questi anni, nel bacino minerario – dove gli italiani circolavano a migliaia e continueranno ad abitare in prevalenza fino a tempi molto recenti – si svilupperà così una particolare cultura, in cui gli apporti etnici e la tradizione operaia daranno luogo ad una sintesi feconda, fatta di abilità e passioni, che vedrà il diffondersi del gusto per la lettura, la musica, il teatro, le attività sportive, la partecipazione alla vita associativa, l’apertura di scuole serali e biblioteche, la circolazione di numerosi giornali, l’impegno nelle formazioni politiche e sindacali, costituendo un fenomeno assai unico nel suo genere che rimane ancora in parte da indagare.

7Tuttavia, volendo qui confrontarci più direttamente con il tema della scrittura migrante, le tracce di produzione letteraria in seno alla collettività italiana in Lussemburgo risultano – come vedremo – praticamente inesistenti fino agli anni Sessanta del Novecento, facendosi progressivamente più visibili solo a partire dagli anni Novanta. L’anno 1992 può considerarsi in questo senso la data che fa da spartiacque tra un prima e un dopo: è l’anno infatti in cui si è celebrato il centenario della presenza italiana, data individuata a partire dalla fondazione cento anni prima della prima forma associativa riconosciuta, la Società italiana di Mutuo soccorso, creata a Esch-sur-Alzette, capoluogo del bacino minerario lussemburghese, nel 1892. L’ultimo decennio del secolo scorso dava così – in occasione di tale celebrazione, che ebbe grande risonanza anche tra gli autoctoni, anche a livello istituzionale con interventi ai massimi livelli – non solo visibilità ma anche un chiaro segno di riconoscimento all’indiscusso apporto positivo dell’emigrazione italiana, in termini di sviluppo economico ma anche di arricchimento sociale e culturale (Gallo 1992). Si parlò allora persino di “esempio di integrazione perfetta” per quanto riguarda gli italiani emigrati in Lussemburgo, dimenticando, sull’onda dell’entusiasmo collettivo e condiviso, che non sempre era stato così, ma che le discriminazioni e i pregiudizi (che la stampa locale documenta già da fine Ottocento) avevano a lungo accompagnato questa presenza, percepita inizialmente come estranea e persino a tratti minacciosa, additata ora per la sua esemplarità. Quanto era iniziato a emergere a partire dagli anni Sessanta in campo letterario (e a partire dagli anni Ottanta a livello di studi storici e sociologici), trovava in questo modo piena legittimazione e poteva così aspirare ad un suo spazio sulla scena culturale.

Tra lingue e culture diverse: una condivisione possibile

  • 4 Si tratta del Lëtzebuergesch-Italienesch Dictionnaire (Caldognetto e Boggiani 2003). Un’edizione pa (...)

8Forse non è un caso che risalga proprio allo stesso periodo la pubblicazione del primo romanzo di un autore di origine italiana, Mrs Haroy ou la mémoire de la baleine di Jean Portante (Portante 1993), scritto in francese, una delle tre lingue ufficiali nel Granducato insieme al tedesco e al lussemburghese. L’opera, che diverrà rapidamente un best seller in Lussemburgo, inserendosi di diritto nel canone letterario nazionale, tematizza attraverso l’elaborazione della saga familiare, in una sorta di riscatto dallo stigma di figlio di emigrati, la vicenda migratoria italiana sviluppatasi lungo un secolo, assumendo la suggestiva metafora della balena a simbolo della condizione degli espatriati. Altre opere che seguiranno, dello stesso autore (ma anche di altri scrittori di seconda e terza generazione), testimonieranno il persistere – senza negarne la complessità – del legame con la cultura di origine anche quando il vincolo linguistico col passare delle generazioni si è infranto (Caldognetto 2006 e 2007). Cominceranno inoltre a fiorire in quegli stessi anni diverse iniziative volte alla valorizzazione della cultura italiana (librerie, biblioteche, editoria, traduzioni, mostre, convegni, concorsi letterari, trasmissioni radio e TV, giornali e, più recentemente, siti internet), con una frequenza e ad un livello mai registrati precedentemente, iniziative in gran parte dovute ad un impulso associativo rinnovato, ma soprattutto ad un’esigenza di visibilità e di interazione all’interno del paese di accoglienza e nei confronti delle sue varie componenti. In tale contesto, la pubblicazione di un dizionario italiano-lussemburghese verrà percepita come vero e proprio atto simbolico, veicolo di comunicazione e di scambio nello spirito di una pari dignità finalmente raggiunta, che ne determinerà il successo al di là di ogni ragionevole aspettativa, con la richiesta di diverse riedizioni, di cui anche la più recente è ormai in fase di esaurimento4.

9Nelle intenzioni degli autori, peraltro non specialisti di lessicografia ma semplicemente impegnati, in qualità di docenti (ma anche di operatori culturali attivi all’interno del movimento associativo), nel campo della promozione e della diffusione della lingua e della cultura italiana, l’opera in questione si proponeva inizialmente come semplice sussidio a quanti, nei contatti interpersonali, nei corsi di lingua o nei viaggi di vacanza, intendevano trovare risposte ad esigenze eminentemente pratiche di comunicazione. L’auspicio riportato nella Premessa era infatti che il dizionario potesse rappresentare soprattutto “un contributo – nello spirito della reciprocità – al processo di integrazione (benché da alcuni già definita perfetta), dopo più di un secolo di presenza italiana in Lussemburgo”. Non a caso l’edizione vedeva la luce non presso l’una o l’altra casa editrice operante in loco, ma era promossa e sostenuta da organismi noti per la loro azione in favore dell’interculturalità, quali il CLAE (Comité de Liaison des Associations des Étrangers) e l’associazione culturale italo-lussemburghese Convivium.

10Il successo dell’iniziativa, se da un lato confermava l’opportunità della scelta operata, volta a colmare un vuoto fino allora esistente, portava inevitabilmente ad interrogarsi sul significato di un esito così dirompente e (felicemente) inatteso. Come mai, nonostante gli italiani già dagli ultimi decenni dell’Ottocento fossero presenti in massa in Lussemburgo, e per un secolo avessero continuato ad affluirvi a migliaia attratti dall’offerta abbondante di lavoro, come mai dunque nessuna iniziativa di questo tipo aveva mai visto la luce prima? O, per dirlo con le parole di Jean Portante, che firmava l’Introduzione alla prima parziale edizione (1996) del dizionario: “Qu’est-ce qui fait que ce n’est qu’aujourd’hui, alors que l’immigration italienne classique est pratiquement au point zéro, qu’est ressenti le besoin de publier un vocabulaire luxembourgeois-italien? [...] à qui s’adresse ce rudiment de dictionnaire? [...] Comment se fait-il que l’immigration populaire italienne […] n’ait pas eu besoin d’un tel instrument pour opérer son intégration?”.

11Secondo quanto l’esperienza degli immigrati e dei loro discendenti ci conferma (va ricordato che quel che resta dell’imponente flusso di italiani emigrati in Lussemburgo è una comunità che conta oggi circa 20.000 persone detentrici di passaporto italiano, ma molte di più se si considera che secondo le statistiche almeno un quarto della popolazione, che attualmente supera di poco i 600.000 abitanti, avrebbe ascendenze italiane), per decenni e decenni si arrivava in Lussemburgo in cerca di lavoro e rapidamente si cercava di adattarsi alla nuova realtà, sacrificando a poco a poco la lingua d’origine, percepita come un qualcosa di troppo, di cui sbarazzarsi per diventare il più possibile dei ‘veri’ autoctoni. Senza contare che la lingua di origine era nella maggioranza dei casi un semplice dialetto e che per lungo tempo, per una parte non trascurabile della popolazione italiana coinvolta nel fenomeno migratorio, si trattava di una competenza esclusivamente orale.

12In tale contesto, il Lëtzebuergesch-Italienesch Dictionnaire si evidenziava, da subito, come un oggetto al contempo di uso pratico e di valore simbolico per gran parte degli italiani, e italiani di origine. In effetti, se da un lato il dizionario si offriva innegabilmente a loro come strumento per un approccio diretto alla lingua lussemburghese (il francone-mosellano, secondo la terminologia scientifica), consentiva altresì, in parallelo, l’appropriarsi (o il ri-appropriarsi) della base lessicale dell’italiano standard, anche nella sua versione scritta, per poter affermare ormai senza reticenze la propria appartenenza culturale originaria. Manifestando un interesse di gran lunga superiore alle aspettative, i fruitori di questo sussidio lessicale mettevano quindi in evidenza una domanda non solo di tipo culturale, ma che in qualche modo coinvolgeva anche la sfera emotiva e l’affettività. Come ricordava ancora Jean Portante, nell’Introduzione citata più sopra, il dizionario diventava finalmente occasione “[...] de partager, de s’ouvrir, de faire un pas en direction de l’autre, un pas généreux, sans humiliation, sans intégration aveugle [...]. Et surtout d’égal à égal. Dans les deux directions”.

Specificità e tendenze di una letteratura in divenire

13Ritornando ora al tema della letteratura espressa dagli emigrati italiani in Lussemburgo, mi limiterò qui a presentare alcune specificità e tendenze di quella produzione, minoritaria certo, ma persistente tuttavia, e di proporzioni non trascurabili se paragonata ad altre collettività, anche più numerose, immigrate sul territorio, la quale adotta la lingua italiana (lingua madre) pur collocandosi al di là dei confini nazionali. Una produzione che, attraverso il codice linguistico e i generi in cui si esprime, non solo consente di elaborare la propria storia personale, ma si fa strumento per mantenere il legame con la tradizione letteraria del paese di origine. E proprio nell’ispirarsi ai testi canonici, seppure con lo sguardo inevitabilmente bifocale dell’homo migrans, trova la sua giustificazione culturale, sviluppando la capacità di negoziare un proprio spazio e canali di circolazione nel variegato panorma circostante.

  • 5 Per un’analisi dei singoli autori che compongono questo primo gruppo, ma anche per quelli di cui si (...)

14Le prime tracce di questa letteratura risalgono, come già ricordato, agli anni Sessanta del Novecento e coincidono in gran parte con la presenza di funzionari italiani presso le istituzioni europee che hanno sede nella capitale del Granducato. Tali autori, che possiedono un solido bagaglio culturale acquisito in patria, privilegiano la poesia alla prosa e rimandano a forme e stilemi della tradizione poetica italiana sia classica che recente. Non potendo darne conto nel dettaglio in questa sede5, mi limiterò ad osservare che i riflessi o i richiami alla condizione di espatriati si traducono prevalentemente nell’evocazione di un altrove che si configura anzitutto come luogo dello spirito, più che come confronto quotidiano con una realtà percepita come estranea e di difficile accettazione, come accade spesso per quanti vengono comunemente qualificati col termine di emigrati. Oltre a mantenere legami con gli ambienti letterari della Penisola, la quale rimane punto di riferimento nella loro progettualità di vita che prevede un probabile rientro, questi funzionari-scrittori riescono ad instaurare contatti fruttuosi anche con gli intellettuali autoctoni, recuperando quell’immagine ‘alta’ della cultura italiana che questi ultimi non avevano intravisto nelle migliaia e migliaia di lavoratori impegnati nelle mansioni più umili.

15Un recupero d’immagine che non sembra del tutto estraneo al progressivo, seppur inizialmente timido, manifestarsi negli stessi anni di autori appartenenti alla comunità emigrata cosiddetta storica, cioè giunti in Lussemburgo precedentemente o comunque legati ad attività lavorative di tipo manuale, pur iscrivendosi ora in un processo di ascesa sociale. Nei loro testi, quantitativamente meno numerosi e stilisticamente meno elaborati, ma ascrivibili anch’essi in gran parte al genere poetico, le tracce autobiografiche sono più evidenti e si declinano tra la nostalgia di un passato spesso mitizzato – che rimanda all’Italia – e la percezione di un presente non scevro da contraddizioni, in cui talvolta si consuma una frattura visibilmente irrisolta, a fronte di strategie di vita che difficilmente contemplano un eventuale ritorno. Se l’italiano appare qui un indubbio elemento di ancoraggio ad una appartenenza identitaria che si fa via via più sfuggente e fluttuante (e la scrittura può anche rappresentare in sé una forma di riscatto da un passato di silenzio e di discriminazioni), esso non può tuttavia non presupporre – anche nei casi di testi che emanano dalla sfera più intima e privata – l’esistenza di un pubblico di lettori in loco, in assenza ormai di possibili reali referenti letterari nel paese di origine.

16Un elemento che accomuna queste due tipologie di autori è l’appartenenza ad una stessa fascia generazionale, quella nata negli anni Trenta-Quaranta, così come appare schiacciante la prevalenza maschile in entrambi i gruppi. E se gli esiti risultano assai disomogenei (dal punto di vista formale, oltre che per i contenuti), anche la scelta dei percorsi editoriali, o più in generale le opportunità di circolazione di tale produzione, mettono in evidenza comportamenti, aspettative e orizzonti d’attesa che non sempre coincidono. Il primo gruppo, che si configura anche con una maggiore coesione interna, individua il potenziale lettore cui indirizzarsi, oltre che al suo interno (attraverso iniziative di collaborazione e promozione culturale comune), verso un esterno costituito da ambienti letterari ricettivi sia in Lussemburgo sia in Italia, con la quale i contatti e i legami permangono stretti. Il secondo gruppo, più disperso e frammentato, troverà una prima importante occasione di visibilità, oltre che una più varia articolazione al suo interno, proprio a partire dalle iniziative nate nel clima di fermento culturale degli anni Novanta di cui si è accennato, in particolare attraverso il primo concorso di poesia popolare italiana lanciato in Lussemburgo nel 1993, da un’idea maturata nel 1992, anno del centenario, in seno al movimento associativo.

17Di tale concorso, che registrò un’adesione massiccia ed entusiasta, in cui anche le donne per la prima volta conquistavano un loro spazio significativo (addirittura preponderante in questo caso), rimane ancora oggi traccia in un’antologia pubblicata l’anno successivo col titolo Famiglia, gioie e dolori.../Famille, joies et peines... (Boggiani et al. 1994), la quale, oltre a rispondere ad un’esigenza fino ad allora inespressa di visibilità da parte di questo secondo gruppo di autori (e autrici), ha offerto loro al contempo un punto di riferimento in cui riconoscersi e confrontarsi. Se il titolo prescelto per il concorso rimandava da un lato alla ricorrenza dell’Anno internazionale della famiglia, si prestava nondimeno all’elaborazione di un tema ritenuto particolarmente in linea con i valori della tradizione italiana, che poteva quindi fornire elementi di facile ispirazione in questo contesto, senza sfuggire peraltro a qualche inevitabile rischio di retorica o enfatizzazione.

18Non disdegnando interferenze e contaminazioni anche col primo gruppo di autori e con la realtà degli autoctoni, oltre che con il mondo giovanile, l’antologia si rivelerà uno strumento prezioso che, prescindendo da valutazioni puramente estetiche del materiale raccolto (che rimane frutto di un’iniziativa che si voleva popolare, non necessariamente riservata agli ‘addetti ai lavori’), offre un campione unico nel suo genere per l’analisi degli aspetti linguistici e socio-culturali che caratterizzavano in quegli anni la collettività italiana in Lussemburgo. Un riconoscimento importante all’iniziativa, e alle sue potenzialità nel campo della ricerca socio-linguistica, verrà in questo senso dall’Università di Treviri, che a poca distanza dalla pubblicazione dell’Antologia inseriva l’analisi di questi materiali nel programma di un corso di formazione organizzato per gli insegnanti d’italiano nei licei tedeschi. Infine, per quanto riguarda il taglio interculturale e trasversale, confermato peraltro dalla stessa edizione bilingue, fanno fede i contributi fuori concorso di autori affermati, anche lussemburghesi, contenuti nel volume, e le stesse illustrazioni offerte da artisti di fama operanti in loco.

Percorsi incrociati, tra impegno civile e lascito memoriale

19Un caso a parte rappresenta il genere autobiografico, genere notoriamente ‘ibrido’ rispetto alla pura finzione letteraria, da cui si distacca intenzionalmente per le esigenze dichiarate di verità che lo animano. Un genere a lungo assente nel panorana letterario italiano in Lussemburgo, che irrompe sulla scena negli anni Duemila, con un’opera dalle vicende assai tormentate dal punto di vista editoriale e non solo. Si tratta delle Memorie di Luigi Peruzzi (Peruzzi 2008), testimonianza rimasta unica nel suo genere per quanto riguarda il Lussemburgo, in cui l’autore, di estrazione operaia, emigrato dalle Marche nel 1926, si fa portavoce della collettività italiana del bacino minerario, a partire dalle vicende dell’antifascismo tra le due guerre, fino alla resistenza a fianco dei lussemburghesi e alla deportazione. Le Memorie, rimaste a lungo inedite, sono state pubblicate postume, prima – paradossalmente – in traduzione francese, nel 2002, mentre l’edizione dell’originale in lingua italiana (di grande interesse anche per gli aspetti formali che, attraverso le modalità di scrittura, danno conto di quella particolare cultura del bacino minerario evocata più sopra) ha dovuto attendere ancora alcuni anni prima di vedere la luce (Caldognetto 2013).

20Da allora, il genere autobiografico sembra manifestare un certo slancio, con una ripresa, per quanto riguarda gli autori, in particolare da parte della generazione degli anni Trenta almeno in due casi, e con percorsi incrociati tra l’italiano e le altre principali lingue presenti sul territorio granducale. Se per la provenienza socio-culturale, così come per la loro esperienza di vita, questi autori appaiono radicalmente diversi tra loro, l’intento di consegnare ai familiari più giovani i ricordi e il senso della propria esistenza li accomuna, un intento che non può prescindere in questi casi dall’evocazione delle origini e dai riferimenti all’Italia, che trovano ampio spazio nella narrazione, come una sorta di lascito prezioso da tramandare alle nuove generazioni.

Nuove sfide per un futuro tutto da scrivere

21L’evoluzione successiva cui nel frattempo si assiste per quanto concerne la letteratura italiana in Lussemburgo, per la quale manca ancora un inquadramento puntuale riguardo agli sviluppi più recenti (a partire dall’individuazione degli stessi strumenti d’indagine che la nuova realtà in rapida e costante trasformazione esige, considerando anche la ripresa dei flussi dall’Italia nell’era della globalizzazione), vede, a fronte di un proliferare di pubblicazioni mai riscontrato finora, non solo un maggiore equilibrio tra autori e autrici, nati generalmente tra gli anni Sessanta e Ottanta del Novecento, ma anche un nuovo rapporto tra poesia e prosa, tendenzialmente a favore di quest’ultima. La varietà dei contenuti, dove non solo le tematiche più tradizionalmente migratorie ma finanche l’alterità come luogo dello spirito non trovano apparentemente espressione, così come la stessa scelta dei canali editoriali più vari, traducono la condizione inedita delle mobilità che investono oggi l’Europa, con il mutare delle modalità di comunicazione e una percezione diversa del tempo e dello spazio, del qui e dell’altrove (Caldognetto 2018b).

22Una condizione che, se inevitabilmente sconvolge paradigmi consolidati, opportunamente ci richiama tuttavia – ancora una volta – all’esercizio quanto mai necessario e salutare di ripensare il nostro (e l’altrui) mondo.

Haut de page

Bibliographie

Boggiani J. 2005. Letteratura dell’emigrazione, Lettres italiennes, I. Luxembourg, Publications de l’Université du Luxembourg.

Boggiani J., Caldognetto M.L., Spizzo-Vattolo E. (eds). 1994. Famiglia, gioie e dolori.../Famille, joies et peines.... Luxembourg, Editions du Comité.

Caldognetto M.L. 2004. ‘Italienische’ Literatur in Luxemburg?, pp.87-106 in Honnef-Becker I., KÜHN P. (eds). Über Grenzen. Literaturen in Luxemburg. Esch-sur-Alzette (L), PHI/Centre National de Littérature.

Caldognetto M.L. 2006. Un exil peut-il en cacher d’autres? Le miroir de l’entre-deux dans l’écriture de Jean Portante, pp. 199-220 in BOGGIANI J., Caldognetto M.L., Cicotti C., Reuter A. (eds). Paroles et images de l’immigration. Langue, littérature et cinéma: témoins de la présence italienne au Luxembourg et dans la Grande Région. Luxembourg, Publications de l’Université du Luxembourg.

Caldognetto M.L. 2007. Des migrants et des baleines. Réalité et métaphore dans la littérature luxembourgeoise, Migrance, 23: 36-43.

Caldognetto M.L. 2008. Di un’avventura chiamata Lëtzebuergesch-Italienesch Dictionnaire e altro ancora... , pp. 9-15 in VANVOLSEM S., LEPSCHY L. (eds). Nell’officina del dizionario. Stuttgard, Ibidem-Verlag.

Caldognetto M.L. 2013. Le ‘Memorie’ e il ‘Diario di Berlino’ di Luigi Peruzzi, tra emigrazione, antifascismo e deportazione, pp. 71-91 in CALDOGNETTO M.L., Campanale L. (eds). Percorsi storico-letterari e linguistico-metodologici nella didattica dell’italiano oltre frontiera. Luxembourg, Convivium-Universität Trier.

Caldognetto M.L. 2018a. Scrivere nella lingua dell’altro: alcune riflessioni e qualche esempio a partire dalla letteratura dell’emigrazione italiana in Lussemburgo, pp. 247-264 in Carotenuto C., Cognini E., Meschini M., Vitrone F. (eds). Pluriverso italiano: incroci linguistico-culturali e percorsi migratori in lingua italiana. Macerata, EUM.

Caldognetto M.L. 2018b. Forme e rappresentazioni di un’italianità che evolve nel contesto migratorio lussemburghese, pp. 215-228 in Scaffai N., Valsangiacomo N. (eds). À l’italienne. Narrazioni dell’italianità dagli anni Ottanta ad oggi. Roma, Carocci.

Caldognetto M.L., Boggiani J. 2003. Lëtzebuergesch-Italienesch Dictionnaire /Vocabolario italiano-lussemburghese. Luxembourg, CLAE-Convivium.

Gallo B. 1987. Les Italiens au Grand-Duché de Luxembourg. Un siècle d’histoire et de chroniques sur l’immigration italienne. Luxembourg, Saint-Paul.

Gallo B. 1992. Centenario/Centenaire. Gli Italiani in Lussemburgo/Les Italiens au Luxembourg. Luxembourg: Saint-Paul (nuova edizione 2016. Luxembourg, Convivium).

Peruzzi L. 2008. Le mie Memorie e Diario di Berlino 1944-1945. Pesaro: Metauro (trad. fr. 2002, Mes Mémoires. Esch-sur-Alzette (L), Le Phare).

Portante J. 1993. Mrs Haroy ou la mémoire de la baleine, Echternach (L): PHI (trad. it. 2006. Mrs Haroy. La memoria della balena. Roma: Empirìa).

Haut de page

Notes

1 Per questa opportunità di incontro e di dialogo che mi è stata data, tengo a ringraziare anzitutto l’organizzatrice, Luisa Giacoma, che avevo già avuto occasione di conoscere ed apprezzare come lessicografa nel corso delle Settimane della Lingua italiana svoltesi all’Università di Treviri (Germania), nel 2011 e 2012, nell’ambito delle mie attività di promozione, di confronto e di scambio tra le culture italiana e tedesca.

2 Valga per tutti l’esempio del pur autorevole Devoto-Oli, che alla voce Sconfinamento offre la seguente definizione: “penetrazione, generalmente limitata ma per lo più arbitraria e con intenzioni ostili, nel territorio altrui”.

3 Nonostante la marginalità che a lungo l’ha caratterizzata, la letteratura delle migrazioni mostra di saper progressivamente conquistare, in Italia come all’estero, una sua visibilità, esprimendo nuove potenzialità per quanto concerne il rinnovamento del canone che si riconosce nella tradizione. Si veda in proposito, anche per il corposo apparato bibliografico di riferimento, il volume recentemente curato da Carla Carotenuto et al. (Caldognetto 2018a).

4 Si tratta del Lëtzebuergesch-Italienesch Dictionnaire (Caldognetto e Boggiani 2003). Un’edizione parziale del dizionario era apparsa già nel 1996, con una significativa introduzione dello scrittore di origine italiana Jean Portante. Sulle dinamiche legate alla ricezione del dizionario in questione, cfr. Caldognetto 2008.

5 Per un’analisi dei singoli autori che compongono questo primo gruppo, ma anche per quelli di cui si dirà successivamente, cfr. Boggiani 2005. Per una visione d’insieme, inserita nel suo contesto più generale, cfr. Caldognetto 2004 e 2018a.

Haut de page

Pour citer cet article

Référence papier

Maria Luisa Caldognetto, « Al confine tra l’italiano e le altre lingue: esperienze e riflessioni di un’operatrice culturale all’estero in contesto migratorio »Éducation et sociétés plurilingues, 46 | 2019, 71-82.

Référence électronique

Maria Luisa Caldognetto, « Al confine tra l’italiano e le altre lingue: esperienze e riflessioni di un’operatrice culturale all’estero in contesto migratorio »Éducation et sociétés plurilingues [En ligne], 46 | 2019, mis en ligne le 01 février 2021, consulté le 10 juillet 2026. URL : http://journals.openedition.org/esp/3994 ; DOI : https://doi.org/10.4000/esp.3994

Haut de page

Auteur

Maria Luisa Caldognetto

Centre de Documentation sur les Migrations Humaines, Luxembourg (Luxembourg)

Haut de page

Droits d’auteur

CC-BY-NC-ND-4.0

Le texte seul est utilisable sous licence CC BY-NC-ND 4.0. Les autres éléments (illustrations, fichiers annexes importés) sont susceptibles d’être soumis à des autorisations d’usage spécifiques.

Haut de page
Rechercher dans OpenEdition Search

Vous allez être redirigé vers OpenEdition Search