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    <title>Historika</title>
    <link>http://journals.openedition.org/historika</link>
    <description>Rivista annuale Open Access di Storia Greca e Romana pubblicata dal Dipartimento di Studi Storici dell'Università di Torino – Open Access annual journal of Greek and Roman History issued by the Department of Historical Studies of the University of Turin</description>        
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  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/historika/355">
    <title>Una nuova attestazione del topos “le città sono gli uomini” (Eur. fr. 828 K) nel Ciclope euripideo (115-116)</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume"><span xml:lang="it" lang="it">Il contributo indaga il celebre </span><em><span xml:lang="it" lang="it">topos</span></em><span xml:lang="it" lang="it"> ‘le città sono gli uomini’ a partire da Alceo, prestando particolare attenzione alla </span><em><span xml:lang="it" lang="it">gnome</span></em><span xml:lang="it" lang="it"> corrispondente al fr. 828 attribuito al </span><em><span xml:lang="it" lang="it">Frisso</span></em><span xml:lang="it" lang="it"> euripideo. Il confronto del frammento con le precedenti attestazioni del </span><em><span xml:lang="it" lang="it">topos</span></em><span xml:lang="it" lang="it"> permette non solo di contestualizzare il frammento, ma anche di ipotizzarne una datazione. Questa analisi rintraccia una nuova occorrenza del </span><em><span xml:lang="it" lang="it">topos</span></em><span xml:lang="it" lang="it"> nel </span><em><span xml:lang="it" lang="it">Ciclope</span></em><span xml:lang="it" lang="it"> euripideo ai vv. 115-116, dimostrando l’assenza di implicazioni militari nell’opposizione </span><span xml:lang="en" lang="en">πόλις</span><span xml:lang="it" lang="it">/</span><span xml:lang="en" lang="en">ἐρημία</span><span xml:lang="it" lang="it">. </span></p>]]></description> 
    <dc:creator>Nadia Rosso</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/historika/355</link>
    <dc:date>2020-07-28</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/historika/415">
    <title>Le iscrizioni nelle Storie di Polibio: teoria e prassi dell’uso di materiale epigrafico per (ri-)scrivere la storia</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume"><span xml:lang="it" lang="it">Il lavoro ha come obiettivo quello di stilare un elenco delle iscrizioni a cui Polibio fa esplicito riferimento nel corso delle sue Storie non solo per individuare i diversi modi in cui il materiale epigrafico viene citato e per verificare l’utilizzo che di questo tipo di ‘documentazione’ viene fatto, ma soprattutto per poter procedere a un confronto tra i risultati di questa prima indagine e le notazioni di natura teorica che l’autore formula nel corso della sua opera a proposito del buon uso che uno storico deve fare del materiale epigrafico e ‘documentario’ per scrivere (o, meglio, per ri-scrivere) la storia, in maniera attendibile e ‘scientificamente’ corretta.</span></p>]]></description> 
    <dc:creator>Cesare Zizza</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/historika/415</link>
    <dc:date>2020-07-28</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/historika/393">
    <title>L’Apollo di Klaros e la poesia epigrammatica: la struttura polimetrica degli oracoli epigrafici di Kaisareia Troketta e Kallipolis</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume"><span xml:lang="it" lang="it">Due oracoli prodotti nel santuario di Klaros e datati al II sec. d.C. si articolano in sezioni di metro differente secondo una struttura polimetrica che, in mancanza di una analisi approfondita, potrebbe apparire inconsueta, o quantomeno singolare. Tuttavia, passando in rassegna le raccolte epigrafiche a nostra disposizione, si rinvengono epigrammi lunghi di età imperiale, composti sia in latino sia in greco, che presentano un’alternanza metrico-ritmica accostabile ai due oracoli clarii provenienti rispettivamente dai centri di Kaisareia Troketta, in Lidia, e Kallipolis, nel Chersoneso tracico. Nel presente articolo ci si propone di dimostrare che sia negli ‘oracoli polimetrici’ sia negli </span><em><span xml:lang="it" lang="it">epigrammata longa</span></em><span xml:lang="it" lang="it"> di età imperiale l’alternanza metrica è funzionale all’articolazione semantica, prendendo brevemente in esame le più significative attestazioni della polimetria nella produzione poetica, letteraria ed epigrafica, dal IV sec. a.C. all’età imperiale; tale analisi conduce ad ipotizza...</span></p>]]></description> 
    <dc:creator>Bruna Capuzza</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/historika/393</link>
    <dc:date>2020-07-28</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/historika/348">
    <title>La ricezione testuale di Tacito da parte della controvertistica cattolica nella Spagna moderna (1595-1655)</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume"><span xml:lang="it" lang="it">Il presente contributo si propone di esaminare le caratteristiche della ricezione testuale degli scritti e del pensiero dello storiografo latino Cornelio Tacito da parte degli anti-tacitisti spagnoli del tardo Rinascimento e del Barocco che, per motivi prevalentemente fideistici, espressero programmaticamente la propria avversità nei confronti della sua figura e della sua opera. Tale operazione è condotta attraverso la comparazione contenutistica, testuale e contestuale tra il pensiero tacitiano rapportato alla propria epoca e le rielaborazioni compiute dai suoi detrattori di età moderna.</span></p>]]></description> 
    <dc:creator>Daniele Gianolio</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/historika/348</link>
    <dc:date>2020-07-28</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/historika/346">
    <title>L’età per l’assunzione della pretura nel IV secolo d.C. e il caso di Publicola, figlio di Melania Seniore</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume"><span xml:lang="it" lang="it">Nel IV secolo d.C. l’età richiesta per l’assunzione della questura e della pretura, in concomitanza con la perdita, totale o parziale, delle competenze magistratuali, fu sensibilmente abbassata. Qui però si vuole dimostrare che il testo del </span><em><span xml:lang="it" lang="it">Chronicon</span></em><span xml:lang="it" lang="it"> di Girolamo (</span><em><span xml:lang="it" lang="it">s.a.</span></em><span xml:lang="it" lang="it"> 374), su cui è basata l’opinione che Publicola sia stato il più precoce pretore urbano conosciuto, deve essere assoggettato a correzione.</span></p>]]></description> 
    <dc:creator>Fanny Del Chicca</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/historika/346</link>
    <dc:date>2020-07-28</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/historika/344">
    <title>Panico! La potenza di una epifania musicale. Alcune considerazioni fra sacro e profano</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume"><span xml:lang="it" lang="it">Il termine panico e il concetto a cui la parola fa riferimento possono vantare delle radici che affondano nella cultura greca di età classica e pre-classica. Se il panico assume i tratti di una paura irrazionale ed improvvisa, la sua precisa definizione appare tuttavia difficile da cogliere: nella letteratura classica e nella successiva produzione ellenistica, il panico si caratterizza come un fenomeno psicologico legato alla guerra, alle battaglie sia terrestri che navali, che si declina in un crollo psicologico di massa. Un aspetto, quello della pluralità, che non si ritrova nella definizione ad oggi adottata del panico. <br />A complicare il quadro, i Greci riconoscevano un legame tra il “panico” come fe-nomeno psicologico ed il dio Pan, una divinità altrimenti “pacifica” e legata a vari aspetti del mondo agro-pastorale.<br />Il presente contributo si propone di analizzare le origini del concetto di “panico” ed il suo sviluppo storico attraverso le testimonianze degli autori antichi, cercand...</span></p>]]></description> 
    <dc:creator>Lorenzo Boragno</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/historika/344</link>
    <dc:date>2020-07-28</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/historika/368">
    <title>Epigrafe tardo-ellenistica inedita da Halaesa Archonidea: un nuovo esempio di ‘locazione’ fondiaria dall’Occidente greco</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume">Si presenta qui l’<em>editio princeps</em><em> </em>di un’epigrafe tardo-ellenistica proveniente dal sito di Halaesa Archonidea (Tusa, prov. ME). Lo scarno testo superstite, disposto su due colonne, e riferibile su base paleografica al tardo II - inizio I sec. a.C., sembra attribuibile a un contratto di <em>misthosis</em> fondiaria, che a oggi parrebbe essere il secondo esempio dall’Occidente greco dopo le Tavole di Heraklea. Alcuni passaggi chiave dell’epigrafe in particolare lasciano identificare il documento con un ‘contratto minuto’ (col. A, l. 15: κ̣αὶ ἃ παρέ[λ]αβον), che a sua volta faceva riferimento a delle <em>syngraphai</em> (coll. A ll. 8-9; col. B, ll. 3-4: κατὰ τ]ὰς συγγραφάς), da interpretarsi probabilmente con un più generale “contratto quadro” alesino. Il testo conserva altresì alcune peculiarità linguistiche (<em>l’</em><em>hapax</em><em> </em>epigrafico μισθάριον, col. A, l. 11; due casi di imperativo eolico, col. A, ll. 13-14: ἐχόντον, ἀποδόντον) e tracce di un inedito sistema numerale acrofonico locale (col. B, l. 2). Ma sop...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Emiliano Arena</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/historika/368</link>
    <dc:date>2020-07-28</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/historika/342">
    <title>L’itinerario dei theoroi di Delfi in Sicilia. Una proposta di ricostruzione</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume"><span xml:lang="it" lang="it">La “grande lista di Delfi”, pubblicata da André Plassart nel 1921, è il più importante fra gli otto cataloghi di </span><em><span xml:lang="it" lang="it">theorodokoi</span></em><span xml:lang="it" lang="it"> conservatisi, e fornisce il quadro complessivo dei contatti mantenuti dagli ambasciatori sacri (</span><em><span xml:lang="it" lang="it">theoroi</span></em><span xml:lang="it" lang="it">) del santuario panellenico di Delfi con tutte le comunità greche del Mediterraneo che partecipavano periodicamente alla celebrazione delle Pitiche e delle Soterie, tra la fine del III e l’inizio del II sec. a.C. La faccia anteriore della stele registra una successione di</span><span xml:lang="it" lang="it"> </span><span xml:lang="it" lang="it">lemmi disposti in ordine itinerario, formati da un toponimo seguito da uno o più nomi personali di </span><em><span xml:lang="it" lang="it">theorodokoi</span></em><span xml:lang="it" lang="it">.</span><span xml:lang="it" lang="it"> </span><span xml:lang="it" lang="it">A loro volta le singole voci sono disposte sotto sezioni territoriali, corrispondenti alle aree che le diverse commissioni di </span><em><span xml:lang="it" lang="it">theoroi</span></em><span xml:lang="it" lang="it"> avrebbero dovuto percorrere allo scopo di annunciare la celebrazione delle festività e invitare le rispettive </span><em><span xml:lang="it" lang="it">poleis</span></em><span xml:lang="it" lang="it"> a prendervi parte. Nel complesso, sulle quattro colonne in cui è diviso il campo epigrafico è incisa una serie di sette itinerari reg...</span></p>]]></description> 
    <dc:creator>Vito Bruno</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/historika/342</link>
    <dc:date>2020-07-28</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/historika/339">
    <title>Un decreto dalla Licia (Antiphellos) a Lemnos: la riscoperta di una pietra errante</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume"><span xml:lang="it" lang="it">Una stele frammentaria, la cui presenza è ricordata a </span>Καστελλόριζο<span xml:lang="it" lang="it"> (antica </span><em><span xml:lang="it" lang="it">Megiste</span></em><span xml:lang="it" lang="it">) nel 1907, fu trasferita insieme ad altre iscrizioni a Mytilene (Lesbos) e di qui a Lemnos, dove è tuttora conservata presso il Museo Archeologico di Myrina. Il testo, che era noto solo da una approssimativa edizione del 1917, è qui pubblicato per la prima volta secondo i moderni canoni scientifici. Esso conserva un decreto onorario di età ellenistica per un benefattore locale del ginnasio. Il presente contributo intende inoltre ricostruire le vicende erranti della pietra e stabilire la sua provenienza originaria. Identifica in particolare la comunità committente con la </span><em><span xml:lang="it" lang="it">polis </span></em><span xml:lang="it" lang="it">di Antiphellos (Lycia), che accoglie una precedente iniziativa onoraria deliberata da un raggruppamento interno del locale ginnasio. Sottolinea inoltre la volontà della città di confermare gli onori e di assicurare la loro attuazione nel tempo attraverso il riferimento a specifici garanti. Propone infine di riconoscere nell’anoni...</span></p>]]></description> 
    <dc:creator>Enrica Culasso Gastaldi</dc:creator> 
    <dc:creator>Christoph Samitz</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/historika/339</link>
    <dc:date>2020-07-28</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://journals.openedition.org/historika/333">
    <title>Gli eroi eponimi delle fratrie dell’Attica: alcune annotazioni</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="resume">Non differentemente da altre ripartizioni civiche, le fratrie dell’Attica sembrano aver avuto, in alcuni casi, capostipiti da cui prendevano il nome: l’analisi del fenomeno, tuttavia, è stata affrontata molto sporadicamente. A partire dai nomi di fratrie noti, si sono riepilogati e discussi i possibili eponimi e, quando possibile, tracciati i loro profili. Si è suggerito che alcune di queste figure fossero anche venerate: le iscrizioni che punterebbero in questa direzione sono state riviste, talora proponendo di riconsiderarne la funzione del supporto, come dimostra il caso di <em>IG</em> I<sup>3</sup> 1383, non più considerabile come una <em>trapeza</em>. Dall’esame, sembra che l’unico indizio della venerazione di un eponimo di una fratria sia la menzione in <em>IG</em> I<sup>3</sup> 243 di un Therrikleion, forse luogo di culto di Therrikles. Ciononostante, se le fonti su una loro venerazione sono scarse, l’inclusione di alcune di queste figure in racconti o liste con significato pan-attico può essere una spia dell’importanza che...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Daria Russo</dc:creator>
    <link>http://journals.openedition.org/historika/333</link>
    <dc:date>2020-07-28</dc:date>
  </item>
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