« Prime al lavoro, senza tregua mai »
Résumés
Pendant la Grande Guerre, un hôpital de la Marine a été créé à Bari, siège du 11e corps d’armée territorial, dans lequel une cinquantaine d’infirmières de la Croix-Rouge étaient employées pour assister les soldats malades. Des archives historiques de la Croix-Rouge italienne ont émergé des témoignages inédits concernant l’organisation des services, la fabrication de vêtements militaires au sein de l’hôpital, les relations avec le directeur et surtout la méfiance manifeste que leur présence suscitait dans la population civile.
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Infirmières de guerre, Croix Rouge, hôpitaux de campagne, Grande Guerre, assistance, patriarcatIndex géographique :
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Uno scandalo tra gli angeli bianchi
1Nel 1917 fu recapitata una lettera anonima all’Ispettorato delle infermiere volontarie del Comitato centrale della Croce Rossa Italiana, in cui si denunciava l’ispettrice dell’ospedale territoriale della Marina di Bari, Carolina Antonaz vedova Narducci, per aver trasformato un luogo di cura in un laido lupanare, nel quale nessuna madre onesta avrebbe mai fatto entrare sua figlia come infermiera. Con grafia contraffatta la sconosciuta delatrice inveiva:
- 1 Roma, Archivio Storico della Croce Rossa Italiana (ASCRI), II. VV., Dislocazione ospedali, Person (...)
In tutte le famiglie per bene si dice: Che! Entrare in quella Società ove a capo si trova la tenente protribolo [sic] che è Carolina Narducci! La gran porca, l’austriaca, la spia! Ma che vuole aprirsi una scuola di meretricio1!
- 2 ASCRI, II. VV., Corrispondenza, 1917, n. 218, lettera di Cosimo Spadaro al Presidente della C.R.I (...)
- 3 ASCRI, II. VV., Dislocazione ospedali, Personale impiegato 1915-1918, n. 82b, lettera di una maes (...)
- 4 Stefania Bartoloni, Italiane alla guerra. L’assistenza ai feriti: 1915-1918, Venezia, Marsilio, 2 (...)
2Il secondo corso biennale per la formazione delle infermiere, che doveva essere svolto dal direttore dello stesso ospedale, Cosimo Spadaro, chirurgo primario e membro della Croce Rossa con esperienza quarantennale, era stato bandito per tre volte sui giornali locali, ma le iscrizioni non erano arrivate2. Le voci relative al comportamento licenzioso dell’ispettrice erano sulla bocca di tutte le signore della buona società barese. Le si rimproverava di darsi a tresche clandestine nelle corsie dell’ospedale e di dare troppa libertà alle infermiere: « Questa donna sta diffamando la Croce Rossa pel suo passato e pel suo presente3 ». Non erano rare nei diversi luoghi di cura sparsi nella penisola denunce fatte contro le volontarie considerate poco oneste, perché – questa era l’insinuazione più comune – il lavoro fuori casa a contatto con uomini deboli e bisognosi d’affetto dava loro l’occasione di deviare da un comportamento decoroso4.
- 5 Giovanna Procacci, Soldati e prigionieri nella Grande Guerra, Roma, Editori Riuniti, 1993, p. 88- (...)
- 6 ASCRI, Fascicolo personale Vittorio Narducci.
- 7 Per un approfondimento sull’intervento delle crocerossine durante la prima guerra mondiale cfr. i (...)
3Di Carolina Antonaz, in realtà, non si sa molto. Era di origini triestine e apparteneva ad una famiglia di commercianti. Il figlio, Vittorio Narducci, ammogliato con tre bambini all’inizio della guerra, era titolare di un’importante azienda commerciale a Bari; aveva frequentato la facoltà di giurisprudenza per tre anni senza laurearsi ed era stato preso come contabile, pur non avendone i titoli, nell’ospedale della Croce Rossa fin dalla sua apertura. Il sottotenente Narducci, non pago del posto privilegiato già ricoperto, spinse per essere riformato. Il direttore dell’ospedale lo visitò nel 1916, ma non riconobbe l’invalidità al servizio. Era una voce ormai diffusa che la Croce Rossa favorisse gli imboscamenti dei giovani di famiglie benestanti che volevano evitare di andare al fronte5. Narducci fece ricorso alla Commissione medica superiore di controllo presso il Comitato centrale della CRI ed ottenne la riforma, dimostrando di poter contare su appoggi influenti, tanto da evitare la ferma militare. Vittorio Narducci fu cancellato dai ranghi ad ottobre del 1916 e lasciò Bari6. La madre, invece, che godeva del favore dell’ispettrice generale delle infermiere volontarie, la principessa Elena d’Orléans, duchessa d’Aosta, iniziò ad esercitare dal febbraio 1917 l’incarico di ispettrice nell’ospedale7, ma in questo ruolo ben presto entrò in conflitto con il direttore Spadaro, portando dalla sua parte anche quattro dame volontarie.
- 8 ASCRI, II. VV., Corrispondenza, 1917, n. 146, lettera di Vittoria De Franchi a Emilia Anselmi Mal (...)
- 9 ASCRI, Circolari. Vol. IV, Circolare senza numero, giugno 1915, p. 54.
4In una lettera inviata il 18 settembre 1917 ad Emilia Anselmi Malatesta, braccio destro della duchessa d’Aosta, la signorina Vittoria De Franchi segnalò l’atteggiamento dispotico ed irrispettoso del dirigente medico8. La De Franchi era stata rimproverata con veemenza e davanti ad altro personale, perché aveva portato un cambio di biancheria ad un paziente, mentre questo compito spettava al milite. Tenendo conto che l’eccesso di zelo dell’infermiera era un’evidente violazione del codice di comportamento fissato dalla duchessa d’Aosta, Spadaro poteva essere rimproverato solo per la sua irruenza e non per il giusto richiamo. La circolare approvata dal comitato direttivo della Croce Rossa a giugno del 1915 stabiliva che le infermiere non potessero prendere iniziative personali, ma rispettare l’organizzazione del lavoro ed i compiti assegnati dalla caposala. Se fossero state ammonite due volte per il loro contegno non rispettoso delle regole, sarebbero state immediatamente radiate. Anche il direttore aveva violato questo codice, rimproverandola direttamente. Le crocerossine non avevano rapporti con i sanitari, ad eccezione dell’ispettrice. Esse dovevano meritarsi stima e rispetto, derivanti « dalla scrupolosa dedizione, dall’obbedienza indiscussa ad ogni ordine, dalla carità verso gli ammalati9 ».
- 10 ASCRI, II. VV., Corrispondenza, 1917, n. 403, lettera di Cosimo Spadaro a Emilia Anselmi Malatest (...)
- 11 Lucia De Frenza, La gloria di una ferita. L’assistenza ai soldati durante la Grande Guerra a Bari(...)
5Il direttore denunciò la mancanza di disciplina delle infermiere, sottolineando innanzi tutto la responsabilità dell’ispettrice nel fomentare divisioni nel gruppo e di concedere ad alcune troppa libertà10. L’accusa era grave. Nel rispetto della disciplina militare e del decoro, le infermiere dovevano mantenere un atteggiamento sempre dignitoso e astenersi da qualsiasi relazione che non fosse professionale con i malati, i militi e i medici. Le crocerossine dovevano conformarsi a quell’immagine di angelo asessuato che era stata presto costruita per loro. Se il medico metteva in dubbio l’onestà del suo personale, disonorava tutto l’ordine delle dame volontarie. Il clima che si respirava in quest’ospedale non era assolutamente confacente alle regole della Croce Rossa11. Benché nel territorio la disciplina richiesta alle infermiere non fosse così ferrea come al fronte, le trasgressioni evidenti non erano tollerate.
- 12 Augusta Molinari, Una Patria per le donne. La mobilitazione femminile nella Grande Guerra, Bologn (...)
6Questi episodi mettono in evidenza il contorno di pregiudizi e ipocrisie che accompagnò l’impegno femminile negli ospedali. Non si trattava di un’eccezione, perché situazioni simili si verificarono anche altrove. Attraverso questi fatti è possibile dare un’evidenza meno retorica all’esperienza delle donne coinvolte nell’assistenza sanitaria, scalfendo quella rappresentazione idealizzata che fu costruita durante la guerra e si conservò a lungo nell’immaginario collettivo. Proponendo l’analisi del caso di Bari, inoltre, si riesce a esplicitare la complessità della gestione delle donne impiegate in attività di guerra e gli atti che furono compiuti per adattare le esigenze impellenti della Nazione alla situazione sociale e culturale del contesto specifico. In questa città le donne svolsero come volontarie diversi compiti di assistenza, supporto alla popolazione e propaganda patriottica. Queste appartenevano alle classi alte e la loro opera ebbe una certa visibilità. Le lavoratrici vere e proprie, quasi tutte dei ceti più umili, invece, furono dirottate verso un’attività propriamente femminile – la confezione d’indumenti da inviare ai soldati – che con buona pace di tutti le mantenne nella gabbia rassicurante della vita domestica12.
- 13 Paola Baronchelli Grosson, La donna della nuova Italia. Documenti del contributo femminile alla g (...)
- 14 Françoise Thébaud, « La Grande Guerra: età della donna o trionfo della differenza sessuale? », in (...)
7Certamente uno spiraglio per l’emancipazione femminile si aprì in quegli anni in Italia. La giornalista milanese Paola Baronchelli Grosson in un opuscolo pubblicato nel 1917 esaltò tutte le forme di partecipazione delle donne alle attività utili a soccorrere l’Italia in guerra, immaginando che in questo modo esse avrebbero potuto introdursi nella vita politica e sociale del Paese13. La possibilità che ciò fosse avvenuto è stata sostenuta dagli storici fino alla metà degli anni Sessanta, mentre gli ultimi studi hanno evidenziato il carattere limitato e transitorio dell’impegno femminile dell’epoca. Alcune trasformazioni avviate con la guerra, come una maggiore libertà nel vestirsi, nel muoversi e nell’organizzare la propria vita, furono mantenute dopo il 1918; tuttavia, il ritorno dei reduci, che si accompagnò al ripristino di una dominanza virile nella sfera del lavoro e della vita domestica, spinse molte donne a tornare alle attività muliebri o, se la necessità le obbligava ad occuparsi del sostentamento della famiglia, ad accogliere lavori sottopagati e ripetitivi, soprattutto nel nuovo settore del terziario. Durante la guerra le lavoratrici furono tollerate, pur nel sospetto che stessero tradendo la propria femminilità (figure ambivalenti viste ora come angeli ora come prostitute); dopo la guerra furono rimandate al focolare, che molte, peraltro, avevano lasciato malvolentieri14.
Una militanza sottotono
- 15 Sulla storia della Croce Rossa italiana cfr. Antenore Frezza, Storia della Croce Rossa Italiana, (...)
8In base alla convenzione firmata con il Ministero della guerra il 10 aprile 1915, la Croce Rossa Italiana mise a disposizione del governo il proprio personale associato e volontario, gli strumenti e la sua capacità organizzativa per il funzionamento dei servizi sanitari di guerra15. L’Associazione costituì un esercito di sanitari con le proprie gerarchie, a fianco di quello di Stato, per intervenire nelle operazioni d’assistenza ai feriti e malati, sia in zona di combattimento che nel territorio. Anche se i controlli interni furono ferrei, l’organizzazione mostrò delle pecche soprattutto nella gestione dei suoi dipendenti. All’inizio del conflitto era stata fatta una stima sommaria delle unità di personale da mettere in campo e, quando la guerra si protrasse oltre il tempo che era stato previsto, si avvertì l’insufficienza delle forze disponibili e soprattutto il grave sforzo richiesto per garantire il servizio nella scarsità dei mezzi materiali e di regolamenti efficaci.
- 16 ASCRI, 1915-1918. Faldone n. 1, 1915-1918, A. Bisso, Le unità sanitarie territoriali della C.R.I. (...)
9L’organizzazione degli ospedali territoriali si dimostrò più difficile rispetto a quella delle unità mobili (ospedali da guerra, ambulanze, posti di soccorso ferroviario), per le quali c’erano già dei regolamenti precisi16. Per gli ospedali territoriali furono emanate in emergenza poco prima dell’inizio del conflitto le istruzioni essenziali per l’impianto e il funzionamento; nel corso degli anni fu necessario diramare altre circolari soprattutto per regolamentare i rapporti tra il personale, le modalità di rifornimento, il decoro dei pazienti e delle infermiere.
10All’avvio delle ostilità i regolamenti della CRI prevedevano che le infermiere volontarie potessero prestare servizio solo negli ospedali territoriali e nelle unità mobili (treni e navi), ma già dall’estate del 1915, quando l’organizzazione del servizio sanitario al fronte stabilì che i degenti non sarebbero stati allontanati fino a che non avessero superato il periodo critico, fu necessario inviare personale d’assistenza in prima linea e sottrarlo ai treni. Dovette trascorrere un certo periodo per abituare i soldati alla presenza delle infermiere nei pressi dei campi di battaglia, superando una remora antica dettata dal pregiudizio sulla fragilità e impreparazione delle donne. L’infermiera, anche quando fu richiesta, dovette conquistarsi la stima di medici e soldati, dimostrando buona volontà, tatto e pazienza, perché non c’era ancora un ruolo preciso che le fosse assegnato e doveva crearselo da sé nelle diverse situazioni. Anche quando divenne indispensabile, la differenza di genere la tenne relegata in un ruolo secondario:
- 17 Nerina Medici di Marignano Gigliucci, Le infermiere volontarie della C.R.I. in zona di guerra e d (...)
Padrone del reparto potevano, infatti, le I[nfermiere] divenire quasi sempre in breve tempo, in quella guisa, ben inteso, nella quale, di fronte agli uomini dell’azienda, è padrona la fattoressa nella fattoria, la massaia in ogni casa ben guidata17.
- 18 Augusta Molinari, « Donne sospese tra pace e guerra. La mobilitazione femminile come pratica di a (...)
11Le necessità di una guerra sempre più diffusa e cruenta confermarono l’efficacia del ricorso all’assistenza femminile volontaria messo in atto dalla Croce Rossa Italiana. L’opera delle infermiere che all’inizio era stata assimilata alla pratica di una cura materna divenne in breve un servizio professionale, che si integrò saldamente nell’organizzazione degli ospedali. Le crocerossine, icone di coraggio, abnegazione e pietà, furono sempre più coinvolte in tutte le attività, non solo nelle corsie ma anche nelle sale operatorie, che riguardavano la cura dei soldati feriti e malati. Il fatto che non ricevessero un compenso le rendeva ancora più degne di ammirazione18.
La preparazione alla guerra
- 19 Nerina Medici di Marignano Gigliucci, op. cit., p. 6.
- 20 Elena Doni, « Il bianco esercito », in Marta Boneschi, Paola Cioni, Elena Doni et al., Donne nell (...)
- 21 Paolo Vanni, Maria Enrica Monaco Gorni (a cura di), op. cit., p. 308.
- 22 Paolo Fiora, Spunti di farmacologia. Conferenza tenuta il 18 ottobre 1915 agli infermieri e milit (...)
- 23 Cassio Cassioli, La moderna infermiera della Croce Rossa Italiana, Firenze, Tipografia Nuovo gior (...)
12Per sostenere l’enorme sforzo sanitario che avrebbe richiesto l’impresa bellica nazionale, la Croce Rossa poco prima dell’entrata in guerra allertò i comitati regionali, perché aprissero scuole per la formazione del personale infermieristico volontario. I corsi non ebbero un identico indirizzo, perché i comitati disponevano di indicazioni per l’organizzazione degli insegnamenti teorici, ma non di quelli pratici (in alcuni casi le infermiere furono ammesse negli ospedali militari, in altri solo in quelli civili o in ambulatori non ospedalieri)19. Nel giro di poche settimane furono forniti i rudimenti del servizio di assistenza a circa 4 000 volontarie, che alla fine della guerra divennero 10 00020. Il personale femminile utilizzato fu enorme, se si considera che nel 1908, quando nasceva ufficialmente la Croce Rossa, le infermiere erano appena 73721. La vera difficoltà fu che la maggior parte di esse non aveva esperienza del servizio di guerra. Per supportarle furono stampati manuali e prontuari, come ad esempio gli Spunti di farmacologia del torinese Paolo Fiora22 o l’opuscolo La moderna infermiera della Croce Rossa Italiana del medico fiorentino Cassio Cassioli23. In questi testi, oltre alle nozioni utili al servizio, vennero fornite prescrizioni di etica professionale, che delineavano la condotta della nuova soccorritrice discreta e attenta, capace di dare ai pazienti il senso dell’ordine, del decoro e della serenità necessaria a predisporli alle terapie, ma anche della collaboratrice affidabile, in grado di assolvere compiti gravosi e di grande responsabilità.
13Nell’imminenza della guerra furono anche organizzate feste e conferenze di propaganda, che dovevano servire a ricavare donazioni per l’avvio dei nosocomi e per il loro mantenimento. Gli ospedali furono stabiliti un po’ ovunque: dalle linee del fronte, dove furono mandate le ambulanze o costituiti attendamenti o piccole strutture di 50-100 letti, al territorio, dove, invece, vennero approntate cliniche più grandi per sottoporre i soldati ad interventi complessi oppure per seguirli durante la convalescenza.
- 24 Giovanni Capaldi (a cura di), Bari e la Guerra. Numero unico a beneficio del Comitato delle dame (...)
14Anche il Comitato regionale di Bari si organizzò subito per realizzare queste attività. Furono sollecitate nuove iscrizioni e create altre sezioni. A febbraio del 1915 fu aperta una scuola samaritana, diretta dal dottor Spadaro, frequentata da signorine di famiglie facoltose. Lo stesso accadde nelle altre città pugliesi, dove sarebbero stati impiantati gli istituti di cura. Per la raccolta di fondi nel 1915 furono realizzati eventi di beneficienza e fu stampato il fascicolo Bari e la guerra24, un opuscolo che raccoglieva brevi articoli di intellettuali sulla falsariga del numero unico pubblicato dal Giornale d’Italia.
- 25 Bari, Archivio di Stato (ASB), Comune di Bari, III dep. Post-unitario, b. 1430, fasc. 4, Telegram (...)
- 26 ASB, Comune di Bari, III dep. Post-unitario, b. 1430, fasc. 4, Lettera del direttore dell’Ospedal (...)
- 27 An., « Croce Rossa Italiana », Corriere delle Puglie, 16 luglio 1917, p. 4.
- 28 Ibidem.
15Il 24 maggio 1915 il presidente del Comitato regionale di Bari, il commissario Nicola Iannuzzi, chiese al sindaco l’immediato sgombero dei locali delle scuole elementari e di quelle tecniche nei pressi della stazione per procedere all’impianto dell’ospedale territoriale della Marina25. Un mese dopo la struttura era già pronta e dal 1o luglio, in attesa dell’arrivo dei soldati, iniziò a funzionare il servizio di pronto soccorso per i civili26. Dal 1915 all’inizio del 1918 furono ricoverati nell’ospedale 3 875 degenti27. Vi furono curati feriti e malati « provenienti da tutti i fronti, dalle aspre balze del Trentino, dal combattuto Isonzo, dall’arido Carso; e ve n’è che vengono, dopo lunga peregrinazione, dalle lontane trincee della Macedonia28 ». Il gruppo dei sanitari impiegato nell’unità comprendeva il tenente colonnello Cosimo Spadaro con il ruolo di maggiore medico e la funzione di direttore, il capitano Donato Sgobba, quattro tenenti medici e due sottotenenti. L’assistenza era svolta da personale religioso e laico. Il 1o agosto 1915 la duchessa D’Aosta nel tour d’ispezione di tutti gli ospedali fece tappa a Bari. Nel suo diario scrisse:
- 29 Elena d’Aosta, Accanto agli eroi. Diario di guerra di sua Altezza reale la duchessa d’Aosta, ispe (...)
Le infermiere di Bari sono 52 […]. Si presentano bene sotto la direzione dell’Ispettrice e dei direttori medici per prestare servizio in un ospedale della C. R. fondato in una Scuola con 300 letti29.
- 30 Simeone Di Cagno, Bari benefica, Bari, STEB, 1917, p. 22-23.
- 31 Croce Rossa Italiana, Il comitato provinciale dell’11. centro di mobilitazione della Croce Rossa (...)
Tra le dame infermiere c’erano molte esponenti dell’aristocrazia e dell’alta borghesia: Giulia Romanazzi Carducci, figlia della marchesa Rachele, che dirigeva la sezione locale della Commissione prigionieri, la contessa Elisa Iannuzzi, Maria Capano, premiata con la medaglia al valore, e tante altre30. Nove erano le diplomate31.
Donne al lavoro nell’ospedale territoriale di Bari
- 32 Bari, Archivio storico diocesano (ASDB), Guerre mondiali, b. 1, fasc. 19, Lettera di Ada de Filip (...)
- 33 ASCRI, II. VV. corrispondenza, 1917, cod. 768, n. 143-32, lettera di Cosimo Spadaro ad Emilia Ans (...)
16Le infermiere, oltre che nell’assistenza ai degenti, furono impegnate nel confezionamento d’indumenti di lana (guanti, sciarpe, ventriere e cappucci) da spedire al fronte. Quest’impresa fu avviata dal direttore, prima che arrivassero i soldati in degenza. Ben quaranta infermiere accolsero l’invito a lavorare nel laboratorio interno all’ospedale. Grazie alle sottoscrizioni volontarie e ad altre offerte32, dopo l’orario di servizio, aiutate da signore della buona società cittadina, le infermiere realizzarono un migliaio di capi di vestiario per il fronte e altri indumenti di biancheria per l’ospedale33.
17Così scrisse di loro Ave Fornari Chierici del Comitato di assistenza civile nel 1915:
- 34 Ave Fornari Chierici, « Un’ora all’Ospedale Territoriale della “Croce Rossa” », Corriere delle Pu (...)
Nell’ambiente famigliare è una gara di operosità che conforta il cuore […]. Questo sentono, questo pensano le buone dame della Croce Rossa, già prime al lavoro, senza tregua mai. Questo io ripenso, uscendo dall’Ospedale, e non so se maggiore è la mia ammirazione per la vigile ed affettuosa cura riparatrice agli effetti della guerra o per quest’altra opera modesta che previene, col preparare lana, il più terribile effetto di questa lotta che riempie di fuoco, di spasimo e di gloria tutta l’Italia34.
- 35 Beatrice Pisa, « Una azienda di Stato a domicilio: la confezione di indumenti militari durante la (...)
- 36 ASB, Prefettura, Gabinetto, II versamento, b. 152, fasc. 39, Comitato di assistenza civile, Stato (...)
18Questa piccola attività fu sorretta dallo spirito d’intraprendenza dalle infermiere e divenne per loro un’occasione per misurarsi con un’organizzazione di lavoro autonoma, benché sempre nel settore del volontariato. Ad essa faceva da contraltare l’impresa voluta dal Ministero della guerra e assegnata alla gestione delle prefetture, che riguardava la confezione d’indumenti militari, in cui erano coinvolte le donne in ristrettezze economiche per la partenza al fronte dei familiari35. Questa manifattura femminile a pagamento fu organizzata a Bari dalle dame del Comitato d’assistenza civile. La produzione riguardò sia gli articoli invernali lavorati a maglia sia gli indumenti militari e la biancheria d’uso corrente. Nel periodo bellico furono prodotti 8 500 articoli in lana e 231 500 lavorazioni in cucito36.
- 37 ASDB, Guerre mondiali, b. 1, fasc. 19, Lettera dell’arcivescovo Vaccaro ad Ada de Filippis e a La (...)
- 38 ASDB, Guerre mondiali, b. 1, fasc. 19, Lettera del Cancelliere della Curia ai parroci di Bari e p (...)
- 39 ASDB, Guerre mondiali, b. 1, fasc. 19, Lettera del presidente del Comitato d’assistenza civile al (...)
- 40 ASB, Prefettura, Gabinetto, II versamento, b. 152, fasc. 38, Lettera del Comitato d’assistenza ci (...)
19L’arcivescovo Giulio Vaccaro tentò con la sua autorità pastorale di fondere l’iniziativa della Croce Rossa e quella del Comitato d’assistenza civile, in modo da farle diventare un unico frutto di beneficienza pubblica. Le infermiere non accettarono, dichiarando che il loro progetto era autonomo e non si sovrapponeva a quello del Comitato civico e neppure lo ostacolava. L’altra parte, invece, era favorevole. L’arcivescovo preferì lasciare i due gruppi separati37. Invitò, quindi, da un lato, i parroci a far appello dal pulpito alla carità pubblica per raccogliere offerte in denaro o in lana da affidare alle crocerossine38, e, dall’altro, concesse l’uso di alcuni locali, mise a disposizione il personale di sorveglianza ed elargì direttamente un contributo in denaro per il laboratorio delle dame del Comitato civico39. Questo laboratorio funzionò fino al 1917, quando i locali furono requisiti per l’impianto dell’ospedale per autolesionisti dell’XI Corpo d’Armata. Il presidente del Comitato, per non perdere gli utili delle commesse ricevute, subappaltò i lavori alle stesse condizioni imposte dal Ministero ad una sartoria privata40.
- 41 Stefania Bartoloni, Italiane alla guerra, op. cit., p. 16.
- 42 Emilia Formìggini Santamaria, La mia guerra, Roma, A.F. Formìggini, 1919, p. 131.
20Come è stato scritto, l’attivismo femminile durante la guerra non fu indolore, ma accese diversi scontri tra lavoratori e lavoratrici41. Anche all’interno di un gruppo soltanto femminile, come quello delle crocerossine, si crearono conflitti. Secondo alcune testimonianze, questo accadeva più negli ospedali territoriali, dove le condizioni di lavoro erano meno gravose, che al fronte, perché qui l’emergenza costringeva ad una maggiore condivisione e del cameratismo. Negli ospedali territoriali, riferì Emilia Formìggini, « la gerarchia tra infermiere desta talvolta giuste ribellioni, ed è causa di inimicizie e di antipatie, e l’autorità del grado spesso non corrisponde a quella morale42 ». Nel caso dell’ospedale di Bari i contrasti tra le infermiere si esacerbarono, quando gli incarichi di direzione del laboratorio e di gestione della cassa crearono gerarchie sovrapposte a quelle che regolavano i compiti assistenziali. Questo aumentò l’attrito tra il direttore e le infermiere e all’interno di questo gruppo tra l’una e l’altra compagna. La convivenza tra i medici e le infermiere divenne molto difficile all’inizio del 1917 e, per riflesso, cominciò a trapelare tra la popolazione civile, come si è detto all’inizio, una certa diffidenza nei confronti del personale ospedaliero.
- 43 ASCRI, Fascicolo personale Cosimo Spadaro, Stato di servizio del 29 dicembre 1919. Tra le note ri (...)
- 44 ASCRI, II. VV., Corrispondenza, 1917, n. 495, lettera di Gino Cappelli ad Elena D’Aosta, Bari, 5 (...)
- 45 ASCRI, II. VV., Corrispondenza, 1917, n. 397, lettera di Carolina Narducci ad Elena d’Aosta, Bari (...)
- 46 ASCRI, Fascicolo personale Cosimo Spadaro, lettera del presidente della Croce Rossa a Cosimo Spad (...)
- 47 Ibidem, Stato di servizio del 29 dicembre 1919.
- 48 Ibidem, Lettera del Presidente generale della Croce Rossa Italiana a Cosimo Spadaro, Roma, 13 nov (...)
- 49 Ibidem, Lettera di Cosimo Spadaro al Presidente generale della Croce Rossa Italiana, Bari, 13 ago (...)
- 50 Ibidem, Lettera di Cosimo Spadaro al Consigliere delegato al personale della Croce Rossa Italiana (...)
21Ad alimentare l’acredine tra le infermiere contribuì il carattere irascibile del direttore43. Ad ottobre del 1917 questi fu richiamato dal commissario del Comitato regionale, Gino Cappelli, su richiesta dell’ispettrice generale ed invitato ad usare maggiore riguardo verso il personale femminile44. Purtroppo, i dissapori non si appianarono. L’ispettrice Narducci scrisse alla duchessa d’Aosta, riferendo i continui episodi di dispotismo del direttore, che imponeva restrizioni immotivate, stabiliva controlli polizieschi o assegnava nomine non di sua pertinenza45. Il 3 febbraio 1918 Spadaro fu congedato46. La decisione dei vertici di gestione della Croce Rossa era stata presa dopo il rapporto negativo dell’ispettore Paolo Postempski, il quale aveva constatato che i pazienti dell’ospedale erano mal curati e tenuti in condizioni igieniche inammissibili47. In realtà, l’imperizia di Spadaro avrebbe potuto essere tollerata, ma non le irregolarità accertate nella gestione. Il medico aveva trattenuto per sé indennità superiori a quelle dovute ed aveva dato l’appalto degli approvvigionamenti di alcuni generi alimentari a conoscenti, aggirando i canali convenzionali. Queste infrazioni indussero il Comitato nazionale della Croce Rossa a procedere ad una sostituzione repentina e al posto di Spadaro fu mandato il piemontese Carlo Orecchia, direttore dell’ospedale di Massa Carrara. Spadaro non tollerò le misure punitive prese nei suoi confronti e reagì con livore, presentando una serie di ricorsi. Infine, decise di abbandonare la Croce Rossa48. A suo parere, l’unico motivo che lo aveva mandato in disgrazia era stato il rancore delle infermiere. Scrivendo al Presidente della CRI nel 1921 si lagnò che la denuncia di « quattro gonnelle sgualcite », che erano pronte a trasformare gli ospedali in « case da the », avesse pesato più dei suoi meriti professionali49. Scrisse anche: « ho la piena coscienza di avere sempre compiuto tutto il mio dovere e di non avere mai consentito alla prostituzione dell’ospedale e della C.R., come poi si verificò alla mia uscita!50 ». Con la direzione di Carlo Orecchia, in realtà, la situazione migliorò nell’ospedale.
Conclusioni
- 51 Stefania Bartoloni, Italiane alla guerra, op. cit., p. 222.
- 52 Saverio La Sorsa, La Puglia e la guerra mondiale, Bari, Casini, 1928, p. 64.
- 53 Ibidem, p. 73.
22L’organizzazione dei servizi sanitari durante la Grande Guerra, attuata dalla Croce Rossa in maniera estesa su tutti i fronti e nel territorio, fu un’occasione per le donne di sperimentare spiragli d’impegno e di libertà, che altrimenti non avrebbero avuto51. In una città un po’ gretta com’era Bari in quegli anni l’apertura alle donne di contesti lavorativi fino ad allora riservati agli uomini creò una chiara opposizione da parte di esponenti delle classi alte e di intellettuali. In genere in Italia, questo vagito d’emancipazione femminile si esaurì con il ritorno alla pace. Nel contesto pugliese mancò addirittura la percezione di una possibile rottura degli schemi di genere. Il lavoro negli ospedali fu visto come allontanamento penoso del focolare domestico, che era il luogo naturale dove trovava compimento il destino muliebre, e non come prospettiva di futura integrazione. Lo storico Saverio La Sorsa nella sua analisi del contributo pugliese alla prima guerra mondiale, se pure ammise l’operato delle donne nelle attività assistenziali, considerò i meriti della Croce Rossa principalmente dovuti alla militanza maschile, cioè di medici e infermieri, che senza l’obbligo militare si erano sottoposti a sofferenze e dolori per amore della Patria52. Le dame infermiere avevano prestato « la loro opera assidua e silenziosa », confortando e curando amorevolmente i soldati – alcune distinguendosi per azioni di eroismo – nell’aspettativa di riabbracciare i propri cari a guerra finita. Il servizio prestato negli ospedali era una parentesi, che aveva portato le mogli e le figlie a trascurare le cure domestiche53. Dopo la fine delle ostilità l’impegno civico delle donne fu ridimensionato.
- 54 Olivia Fiorilli, op. cit., p. 34.
23Quasi in tutta Italia, comunque, il ritorno alla normalità significò la restituzione della donna alla famiglia e l’esclusione dall’attivismo politico e sociale. L’unico ambito che poteva essere lasciato alla donna era proprio quello dell’assistenza ai malati, perché esaltava l’istinto materno che si supponeva in lei innato54. L’immane tragedia appena vissuta aveva fatto capire, inoltre, che la tutela della salute pubblica doveva partire da un intervento strutturale del governo e non poteva essere più lasciata alla carità degli enti religiosi. L’esperienza militare aveva dimostrato palesemente l’efficacia dei servizi sanitari di Stato. Tutto questo portò, subito dopo la guerra, a riflettere sulla figura dell’infermiera moderna e sui nuovi orizzonti dell’assistenza sanitaria.
24A Bari una riorganizzazione del sistema di sanità pubblica dovette aspettare ancora qualche anno. Solo la nascita dell’Università nel 1924 pose le premesse per lo sviluppo delle strutture mediche e la formazione del personale, di cui la regione avvertiva urgente bisogno per attuare le politiche di risanamento igienico-sanitario. Nello stesso anno fu istituita anche una scuola convitto biennale per infermiere professionali interna all’Università.
Notes
1 Roma, Archivio Storico della Croce Rossa Italiana (ASCRI), II. VV., Dislocazione ospedali, Personale impiegato 1915-1918, n. 82, lettera anonima, Bari, 15 aprile [1917].
2 ASCRI, II. VV., Corrispondenza, 1917, n. 218, lettera di Cosimo Spadaro al Presidente della C.R.I., Bari, 24 settembre 1917. Il corso fu attivato il 20 novembre.
3 ASCRI, II. VV., Dislocazione ospedali, Personale impiegato 1915-1918, n. 82b, lettera di una maestra onesta, Bari, s.d.
4 Stefania Bartoloni, Italiane alla guerra. L’assistenza ai feriti: 1915-1918, Venezia, Marsilio, 2003, p. 130-131.
5 Giovanna Procacci, Soldati e prigionieri nella Grande Guerra, Roma, Editori Riuniti, 1993, p. 88-90.
6 ASCRI, Fascicolo personale Vittorio Narducci.
7 Per un approfondimento sull’intervento delle crocerossine durante la prima guerra mondiale cfr. in particolare Stefania Bartoloni, Donne al fronte. Le Infermiere Volontarie nella Grande Guerra, Roma, Jouvence, 1998; Paolo Scandaletti, Giuliana Variola, Le Crocerossine nella Grande Guerra. Aristocratiche e borghesi nei diari e negli ospedali militari. Una via all’emancipazione femminile, Udine, Gaspari, 2012; Olivia Fiorilli, La signorina dell’igiene. Genere e biopolitica nella costruzione dell’“infermiera moderna”, Pisa, Pisa University Press, 2015; Paolo Vanni, Maria Enrica Monaco Gorni (a cura di), Le infermiere volontarie e la Grande Guerra, Milano, Franco Angeli, 2019.
8 ASCRI, II. VV., Corrispondenza, 1917, n. 146, lettera di Vittoria De Franchi a Emilia Anselmi Malatesta, Bari, 18 settembre 1917.
9 ASCRI, Circolari. Vol. IV, Circolare senza numero, giugno 1915, p. 54.
10 ASCRI, II. VV., Corrispondenza, 1917, n. 403, lettera di Cosimo Spadaro a Emilia Anselmi Malatesta, Bari, ottobre 1917.
11 Lucia De Frenza, La gloria di una ferita. L’assistenza ai soldati durante la Grande Guerra a Bari, Roma, Aracne, 2017, p. 92-105.
12 Augusta Molinari, Una Patria per le donne. La mobilitazione femminile nella Grande Guerra, Bologna, Il Mulino, 2014, p. 151.
13 Paola Baronchelli Grosson, La donna della nuova Italia. Documenti del contributo femminile alla guerra (maggio 1915-maggio 1917), Milano, Quinteri, 1917.
14 Françoise Thébaud, « La Grande Guerra: età della donna o trionfo della differenza sessuale? », in Georges Duby, Michelle Perrot, Storia delle donne in Occidente. Il Novecento, (traduzioni di Maria Arioti, Giampiero Cara, Fausta Cataldi Villari, Attilio Chitarin, Carlo De Nonno, Daniele Germinario, Cristina Rognoni, Elena Tavani, Giorgia Viano Marogna, Paola Villani), Roma/Bari, Laterza, 1992, p. 25-90.
15 Sulla storia della Croce Rossa italiana cfr. Antenore Frezza, Storia della Croce Rossa Italiana, Roma, C.R.I., 1956; Mario Mariani, La Croce Rossa Italiana. L’epopea di una grande istituzione, Milano, Mondadori, 2006.
16 ASCRI, 1915-1918. Faldone n. 1, 1915-1918, A. Bisso, Le unità sanitarie territoriali della C.R.I. durante la guerra 1915-1919, Roma, 25 marzo 1920.
17 Nerina Medici di Marignano Gigliucci, Le infermiere volontarie della C.R.I. in zona di guerra e di armistizio dal 1915 al 1919, Roma, Luzzatti, 1922, p. 17.
18 Augusta Molinari, « Donne sospese tra pace e guerra. La mobilitazione femminile come pratica di assistenza », Genesis, XV, no 1, 2016, p. 65-66.
19 Nerina Medici di Marignano Gigliucci, op. cit., p. 6.
20 Elena Doni, « Il bianco esercito », in Marta Boneschi, Paola Cioni, Elena Doni et al., Donne nella Grande Guerra, Bologna, Il Mulino, 2014, p. 37.
21 Paolo Vanni, Maria Enrica Monaco Gorni (a cura di), op. cit., p. 308.
22 Paolo Fiora, Spunti di farmacologia. Conferenza tenuta il 18 ottobre 1915 agli infermieri e militi dell’Ospedale territoriale Vittorio Emanuele III in Torino (Croce rossa italiana), Torino, Tip. Baravalle e Falconieri, 1915. Per un approfondimento sul contributo di Fiora alla pubblicistica di guerra cfr. Lucia De Frenza, « Paolo Fiora, farmacista capo della Croce Rossa di Torino », Atti e Memorie. Rivista di storia della farmacia, no 2-3, 2021, p. 47-56.
23 Cassio Cassioli, La moderna infermiera della Croce Rossa Italiana, Firenze, Tipografia Nuovo giornale, 1915.
24 Giovanni Capaldi (a cura di), Bari e la Guerra. Numero unico a beneficio del Comitato delle dame volontarie infermiere della Croce rossa di Bari pro lana ai soldati (ottobre 1915), Bari, STEB, 1915.
25 Bari, Archivio di Stato (ASB), Comune di Bari, III dep. Post-unitario, b. 1430, fasc. 4, Telegramma del 24 maggio 1915.
26 ASB, Comune di Bari, III dep. Post-unitario, b. 1430, fasc. 4, Lettera del direttore dell’Ospedale di Marina della Croce Rossa al sindaco, Bari, 27 giugno 1915.
27 An., « Croce Rossa Italiana », Corriere delle Puglie, 16 luglio 1917, p. 4.
28 Ibidem.
29 Elena d’Aosta, Accanto agli eroi. Diario di guerra di sua Altezza reale la duchessa d’Aosta, ispettrice generale delle infermiere volontarie della Croce Rossa italiana, Roma, Croce Rossa, 1930, p. 45. Cfr. Paolo Gaspari, Giuliana Variola, « Il diario di guerra della duchessa d’Aosta », in Paolo Scandaletti, Giuliana Variola, op. cit., p. 216-253.
30 Simeone Di Cagno, Bari benefica, Bari, STEB, 1917, p. 22-23.
31 Croce Rossa Italiana, Il comitato provinciale dell’11. centro di mobilitazione della Croce Rossa Italiana nell’anno del centenario della C.R.I. (15/6/1864-15/6/1964), Bari, Laterza, 1964, p. 13.
32 Bari, Archivio storico diocesano (ASDB), Guerre mondiali, b. 1, fasc. 19, Lettera di Ada de Filippis all’arcivescovo Vaccaro, Bari, 26 agosto 1915.
33 ASCRI, II. VV. corrispondenza, 1917, cod. 768, n. 143-32, lettera di Cosimo Spadaro ad Emilia Anselmi Malatesta, Bari, ottobre 1917.
34 Ave Fornari Chierici, « Un’ora all’Ospedale Territoriale della “Croce Rossa” », Corriere delle Puglie, 11 novembre 1915, p. 4.
35 Beatrice Pisa, « Una azienda di Stato a domicilio: la confezione di indumenti militari durante la Grande Guerra », Storia Contemporanea, 20, no 6, 1989, p. 953-1006.
36 ASB, Prefettura, Gabinetto, II versamento, b. 152, fasc. 39, Comitato di assistenza civile, Stato delle lavorazioni di cucito eseguite dal 10 febbraio 1916 al 31 dicembre 1918, Bari, 10 giugno 1919.
37 ASDB, Guerre mondiali, b. 1, fasc. 19, Lettera dell’arcivescovo Vaccaro ad Ada de Filippis e a Laura Oliva-Revest, presidente del Comitato signore per la lana ai soldati, Bari, 31 agosto 1915; Ibidem, Lettera di Ada de Filippis all’arcivescovo Vaccaro, Bari, 2 settembre 1915; Ibidem, Lettera di Laura Oliva-Revest all’arcivescovo Vaccaro, Bari, 9 settembre 2015.
38 ASDB, Guerre mondiali, b. 1, fasc. 19, Lettera del Cancelliere della Curia ai parroci di Bari e padri spirituali, Bari, 3 settembre 1915.
39 ASDB, Guerre mondiali, b. 1, fasc. 19, Lettera del presidente del Comitato d’assistenza civile all’arcivescovo, Bari, 5 ottobre 1915; Ibidem, Lettera della segreteria generale del Comitato d’assistenza civile all’arcivescovo Vaccaro, Bari, 20 ottobre 1915; Ibidem, Lettera di Laura Oliva-Revest all’arcivescovo, Bari, 23 ottobre 1915.
40 ASB, Prefettura, Gabinetto, II versamento, b. 152, fasc. 38, Lettera del Comitato d’assistenza civile per la guerra alla Commissione centrale per gl’indumenti militari e al Comando Corpo d’armata, Bari, 8 giugno 1917.
41 Stefania Bartoloni, Italiane alla guerra, op. cit., p. 16.
42 Emilia Formìggini Santamaria, La mia guerra, Roma, A.F. Formìggini, 1919, p. 131.
43 ASCRI, Fascicolo personale Cosimo Spadaro, Stato di servizio del 29 dicembre 1919. Tra le note riassuntive per il periodo 1915-1918 si legge: « Carattere: poco conciliante – non abbastanza franco e poco o punto generoso – orgoglioso. Contegno di fronte a responsabilità: sa molto bene addossare agli altri le responsabilità che egli solo dovrebbe prendersi. […] Qualifica: mediocre ufficiale superiore della Croce Rossa Italiana ».
44 ASCRI, II. VV., Corrispondenza, 1917, n. 495, lettera di Gino Cappelli ad Elena D’Aosta, Bari, 5 ottobre 1917.
45 ASCRI, II. VV., Corrispondenza, 1917, n. 397, lettera di Carolina Narducci ad Elena d’Aosta, Bari, 19 ottobre 1917. La duchessa annotò di proprio pugno sulla lettera: « Abbia pazienza: si appianerà tutto ».
46 ASCRI, Fascicolo personale Cosimo Spadaro, lettera del presidente della Croce Rossa a Cosimo Spadaro, Roma, 2 agosto 1918.
47 Ibidem, Stato di servizio del 29 dicembre 1919.
48 Ibidem, Lettera del Presidente generale della Croce Rossa Italiana a Cosimo Spadaro, Roma, 13 novembre 1920.
49 Ibidem, Lettera di Cosimo Spadaro al Presidente generale della Croce Rossa Italiana, Bari, 13 agosto 1921.
50 Ibidem, Lettera di Cosimo Spadaro al Consigliere delegato al personale della Croce Rossa Italiana, Bari, 16 agosto 1919.
51 Stefania Bartoloni, Italiane alla guerra, op. cit., p. 222.
52 Saverio La Sorsa, La Puglia e la guerra mondiale, Bari, Casini, 1928, p. 64.
53 Ibidem, p. 73.
54 Olivia Fiorilli, op. cit., p. 34.
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Référence papier
Lucia De Frenza, « « Prime al lavoro, senza tregua mai » », Italies, 27 | 2023, 237-250.
Référence électronique
Lucia De Frenza, « « Prime al lavoro, senza tregua mai » », Italies [En ligne], 27 | 2023, mis en ligne le 12 juillet 2024, consulté le 12 juillet 2026. URL : http://journals.openedition.org/italies/12279 ; DOI : https://doi.org/10.4000/12a4n
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