Navigation – Plan du site

AccueilNuméros36DossierUna Francia Italiana. Traiettorie...

Dossier

Una Francia Italiana. Traiettorie personali, commercio e materialità dei libri nell’Europa del Cinquecento

Note introduttive e di metodo
Une France italienne. Trajectoires personnelles, commerce et matérialité des livres dans l’Europe du XVIe siècle : notes introductives et méthodologiques
An Italian France. People, trade and the materiality of books in sixteenth-century Europe: introductory and methodological notes
Manuela Bragagnolo
Cet article est une traduction de :
Une France italienne. Trajectoires personnelles, commerce et matérialité des livres dans l’Europe du XVIe siècle [fr]

Résumés

Cet article introductif a pour objectif de proposer quelques réflexions méthodologiques relatives à la recherche menée dans le cadre du projet PRIN 2022 “Italian Lily”. People and Books from Italy to France in the Sixteenth Century, auquel se rattachent les contributions publiées ici. Les articles sont présentés en les mettant en relation avec la section monographique du volume 2/2025 de la revue Dimensioni e problemi della ricerca storica, elle aussi liée au projet. Ces deux publications sont unies par l’idée de croiser les trajectoires des personnes, des livres et des idées qui ont voyagé de l’Italie vers la France au XVIe siècle. Elles sont également unies par une même exigence méthodologique qui fait dialoguer histoire sociale, histoire intellectuelle, histoire du livre et de la lecture. Les essais montrent en effet l’importance d’articuler l’étude attentive des biographies des Italiens en France et de leurs réseaux personnels, familiaux et politiques avec une approche qui englobe, de la plus exhaustive des manières, le monde des livres imprimés : c’est-à-dire les objets matériels au moyen desquels, au début de l’époque moderne, les textes et les idées ont pris des formes diverses et ont voyagé avec une diffusion et une rapidité encore inédites. Cela implique d’accorder toute l’attention nécessaire à l’histoire de l’édition et au réseau dense d’acteurs (copistes, censeurs, traducteurs, éditeurs, imprimeurs, libraires, correcteurs et typographes) impliqués dans leur production, leur diffusion et leur lecture. Il s’agit donc d’adopter une approche méthodologique qui tienne également compte des contextes « matériels » dans lesquels le texte a été publié, traduit, diffusé et lu.

Haut de page

Notes de la rédaction

Questo numero monografico rientra nel progetto Prin 2022 “Italian Lily”. People and Books from Italy to France in the Sixteenth Century, n. prot. 2022P9KS5K; CUP B53D23001840006.

Texte intégral

  • 1 E. Valeri, La diffusione dell’Umanesimo italiano in Europa, in Atlante della letteratura italiana, (...)
  • 2 Ead., Diaspore italiane nella Francia del Cinquecento: note introduttive, in Diaspore italiane nell (...)

1La calata di Carlo VIII nella Penisola alla volta di Napoli con cui si aprì l’epoca delle guerre d’Italia inaugurò una stagione di complessi e intensi rapporti politici e culturali tra Italia e Francia. Uno degli aspetti più visibili di questo rapporto multiforme fu la forte emigrazione italiana che caratterizzò tutto il XVI secolo: uomini e donne partirono alla volta del regno dei gigli per ragioni politiche, religiose e commerciali, queste ultime non di rado legate alla nuova industria del libro. Con le persone viaggiarono anche le idee, i saperi, la lingua e la cultura, materializzate nei molti “libri italiani” tradotti, distribuiti, stampati e letti negli spazi francofoni. Si trattò di una circolazione spesso assicurata da reti dinastiche tra famiglie di esuli che, oltre a produrre il sapere italiano dai torchi collocati specialmente in alcune città francesi, contribuirono a definire le rotte del commercio internazionale del libro a stampa. Fu una stagione di intensi scambi che costituì un tassello di primaria importanza nel più ampio fenomeno della diffusione della cultura umanistica italiana su scala europea1. Ma soprattutto contribuì alla “costituzione di uno spazio culturale, giuridico, economico comune”, che rappresenta oggi una prospettiva d’indagine imprescindibile negli studi sulla storia d’Europa dell’età moderna, a cui anche questo numero di «Laboratoire italien» intende contribuire2.

  • 3 É. Picot, Les Italiens en France au XVIe siècle, Bordeaux, Féret et fils, 1902; Id., Les Français i (...)
  • 4 J.-F. Dubost, La France italienne, XVIe-XVIIe siècles, Parigi, Aubier, 1997.
  • 5 Sul fermento religioso nella penisola italiana si rinvia in generale a L. Felici, La Riforma protes (...)
  • 6 Nella vasta letteratura sul tema mi limito a citare La République en exil (XVe-XVIe siècles), a cur (...)

2Il quadro qui rapidamente tracciato è stato ampiamente investigato dalla storiografia con metodi e approcci epistemologici e disciplinari diversi e con un’intensità che è andata aumentando degli ultimi trent’anni. Dalle ricerche di Émile Picot3 sugli italiani in Francia, passando per La France Italienne di Jean-François Dubost4, più generazioni di studiosi si sono interessati al fenomeno della diaspora italiana. Hanno inseguito diversi tipi di esuli: alcuni, a partire dagli inizi degli anni’40 del ‘500, fuggirono dalla penisola per cause di religione5. Ma ad attirare l’attenzione furono soprattutto quanti partirono per motivi politici, in particolare i fuorusciti repubblicani costretti a lasciare Firenze dopo la restaurazione medicea del 15306. Si è indagato a lungo il ruolo dei membri della “Repubblica fiorentina in esilio” nella diffusione, anche attraverso la pubblicazione e la circolazione libraria, della cultura politica italiana nel regno. Nel contesto della battaglia ideologica, politica e confessionale delle guerre di religione la diffusione del pensiero politico italiano in Francia è stata spesso letta attraverso la contrapposizione tra machiavellismo e anti-machiavellismo.

  • 7 Si rinvia in particolare a E. Balmas, L’activité des imprimeurs italiens refugiés à Genève dans la (...)

3L’emigrazione italiana si legò a più maniere al mondo dell’editoria. E proprio il rapporto tra i milieux intellettuali e l’universo editoriale ha costituito una lente attraverso cui cogliere i rapporti tra Italia e Francia nel Cinquecento, specialmente agli occhi degli italianisti e degli storici della letteratura. Da questo punto di vista gli studi di Enea Balmas, Nicole Bingen, Jean Balsamo e Chiara Lastraioli hanno aperto importanti filoni d’indagine sul “libro italiano” – categoria di cui Lastraioli, nel contributo pubblicato in questo numero di «Laboratoire italien» (Letture di frontiera: lettori di libri italiani nei territori francofoni orientali), ricorda  «il carattere sfuggente e irriducibilmente opaco», legato alla “fluidità semantica” di un termine utilizzato in discipline diverse per indicare oggetti di studio solo parzialmente sovrapponibili7. Analizzato e tematizzato secondo approcci differenti ma privilegiando essenzialmente la produzione letteraria in volgare, il “libro italiano” stampato, distribuito e letto in territori francofoni – in cui gli attori del mondo del libro emigrati o rifugiati agirono spesso come mediatori culturali  – fu un veicolo fondamentale della ricezione dell’italianismo culturale.

  • 8 Il libro e le sue reti. La circolazione dell’edizione italiana nello spazio della francofonia (sec. (...)
  • 9 P. Veneziani, Il libraio al segno della fontana, «Gutenberg Jahrbuch», n. 74, 1999, pp. 242-266; A. (...)
  • 10 Le savoir italien sous les presses lyonnaises à la Renaissance, a cura di S. D’Amico e S. Gambino L (...)
  • 11 Cfr. U.  Rozzo, Autori ed editori italiani a Lione nel Cinquecento, in Il libro e le sue reti, op.  (...)
  • 12 O. Goldman, Traduire les lointains, écrire l’Europe : traductions françaises d’ouvrages italiens su (...)

4Il dialogo con gli storici del libro ha contribuito poi a spostare l’attenzione sulle modalità, sulle “rotte”, sui protagonisti della circolazione dell’edizione italiana nello spazio della francofonia8, sottolineando in particolare l’importanza delle strutture societarie ed economiche alla base delle reti di distribuzione e commercializzazione dell’edizione italiana in Francia9. In questo contesto la città di Lione ha fatto l’oggetto di numerosi studi. Centro della presenza italiana in Francia e della produzione e distribuzione del “sapere italiano” in terra francofona10, Lione rappresentò un ideale punto di convergenza tra le varie dimensioni della diaspora italiana. Si trattò infatti di una città in cui la forte presenza di esuli – che scrissero, tradussero e promossero l’edizione di libri “italiani” – si intrecciò con il fiorente mondo dell’editoria lionese, caratterizzato dalla presenza massiccia di stampatori, editori e librai di origine italiana11. Questa convergenza favorì la stampa di opere di italiani, tra cui dissidenti religionis causa o legati al repubblicanesimo fiorentino. Al contempo, le reti familiari intessute dalle grandi dinastie come i Gabiano, i Giunti o i Portonari, fecero di Lione un centro di primaria importanza di produzione, traduzione e distribuzione del libro “italiano”. Di questa categoria fecero parte anche i “libri sul mondo” scritti nella penisola – vero e proprio crocevia di informazioni sulle terre lontane – che furono quasi immediatamente tradotti in Francia per iniziativa di librai ed editori lionesi, e da lì circolarono massicciamente in Europa12.

  • 13 Lieux de savoir. 1. Espaces et communautés, a cura di C. Jacob, Parigi, Albin Michel, 2007; Lieux d (...)

5Le linee tracciate dalla storiografia che fino ad ora si è occupata dei rapporti tra Italia e Francia nel Cinquecento hanno dunque messo in luce la fecondità dei temi di ricerca e l’importanza di allargarne il campo. Come si è accennato, gli studi legati alla ricezione della cultura italiana negli spazi francofoni hanno prediletto la diffusione di opere squisitamente letterarie, mentre i lavori interdisciplinari esistenti si sono concentrati su contesti specifici, come nel caso di Lione. Emerge l’importanza di un approccio interdisciplinare che unisca la storia sociale allo studio del mondo dell’editoria nell’analisi della circolazione e produzione delle idee e del sapere a livello europeo, e che integri la dimensione letteraria con l’indagine di altri generi di opere, con l’obiettivo di includere i diversi ambiti in cui il sapere fu organizzato nella prima età moderna13. I contributi raccolti in questo dossier cercano di andare in questa direzione.

  • 14 L’organizzazione dei convegni internazionali di Roma (19-20 dicembre 2024, “Diaspore italiane nella (...)
  • 15 Diaspore italiane nella Francia del Cinquecento: persone, libri, idee, «Dimensioni e problemi della (...)

6Questo numero di «Laboratoire italien» raccoglie l’esito di ricerche sviluppate nell’ambito del progetto Prin 2022 “Italian Lily”. People and Books from Italy to France in the Sixteenth Century. Il progetto ha curato l’organizzazione di due convegni internazionali, uno tenutosi presso l’Università di Roma, “La Sapienza” (19-20 dicembre 2024) e l’altro all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia (25-26 giugno 2025)14. In questo numero si troveranno prevalentemente i contributi del convegno veneziano mentre i lavori presentati a Roma sono ora disponibili nella sezione monografica del volume 2/2025 di «Dimensioni e problemi della ricerca storica»15, curata e introdotta dalla coordinatrice del progetto, Elena Valeri. In questa introduzione mi piace presentare i contributi qui raccolti mettendoli in dialogo con gli articoli del numero appena menzionato di «Dimensioni e problemi». Spero in questo modo di poter fornire una panoramica dei temi trattati e mettere in luce la complementarietà e le sinergie tra le ricerche.

  • 16 Cfr. R. Darnton, What is the history of books, «Daedalus», vol. CXI, n. 3, 1982, pp. 65-83; Id., “W (...)

7L’idea di incrociare le traiettorie delle persone, dei libri e delle idee che viaggiarono dall’Italia alla Francia nel XVI secolo è ciò che accomuna le pubblicazioni raccolte nei due volumi. E il dialogo tra storia sociale, intellettuale, storia del libro e della lettura rappresenta un’esigenza metodologica che lega gli studi tra loro. I saggi mostrano infatti l’importanza di unire all’attento studio delle biografie degli italiani in Francia e delle loro reti personali, familiari e politiche, un approccio che abbracci in modo il più possibile esaustivo il mondo dei libri a stampa: vale a dire degli oggetti materiali attraverso i quali, nella prima età moderna, i testi e le idee assunsero forme diverse e viaggiarono con una diffusione e una velocità mai vista prima. Questo significa prestare la necessaria attenzione alla storia editoriale e alla fitta rete di agenti (copisti, censori, traduttori, editori, stampatori, librai, correttori e tipografi) coinvolti nella loro produzione, distribuzione e lettura16. Si tratta quindi di adottare una prospettiva metodologica che tenga in considerazione anche i contesti “materiali” nei quali il testo fu pubblicato, tradotto, distribuito e letto.

  • 17 D. McKitterick, Print, Manuscript and the Search for Order, 1450–1830, Cambridge, Cambridge Univers (...)
  • 18 Un caso esemplare a questo proposito è quello legato al lavoro di rielaborazione e aggiornamento, a (...)
  • 19 Sulle traduzioni francesi del Principe di Machiavelli si rinvia a J.-C. Zancarini, Il Principe in f (...)

8Ciò implica innanzitutto la consapevolezza dell’instabilità e della mobilità che caratterizzò i testi a stampa fin dalla prima età moderna17. Un’ instabilità che avvenne a più livelli. Una nuova edizione di una stessa opera costituiva spesso l’occasione – per l’autore ma non solo – di ripensare, trasformare e talvolta anche aggiornare un testo18. Ciò era ancora più evidente quando la nuova edizione avveniva in un contesto politico e culturale distinto: quando il testo viaggiava e veniva stampato (e letto) altrove, specialmente se in traduzione. Esemplare a questo proposito è il caso delle diverse traduzioni del Principe di Machiavelli in Francia, nelle quali i traduttori “naturalizzarono” in modi distinti il testo di Machiavelli, facendolo così entrare nell’eredità politica e culturale francese19.

  • 20 R. Chartier, Introduzione, in Id., Le migrazioni dei testi, op. cit.
  • 21 Id., Forms and Meanings: Texts, Performances, and Audiences from Codex to Computer, Philadelphia, U (...)
  • 22 Id., “Forms effect meaning”. Éditions et traductions, «Dimensioni e problemi della ricerca storica» (...)

9Nel caso delle traduzioni dunque la “migrazione” dei testi andava di pari passo con la “mobilità” delle interpretazioni e delle opere: attraverso il processo di traduzione il testo assumeva un significato talvolta anche molto diverso da quello immaginato dall’autore20. In questo processo, la forma – non solo la veste tipografica ma il nuovo prodotto editoriale, legato al contesto culturale, politico e materiale specifico della nuova produzione e ricezione – aveva un effetto sul contenuto, sul significato e sull’interpretazione del testo21. Ce lo ricorda l’articolo di Roger Chartier che apre la sezione tematica di «Dimensioni e problemi»22. E si coglie anche nei contributi di Susanna Gambino Longo, Jean-Louis Fournel e Giulio Merlani dedicati alla traduzione di opere storiche e politiche di autori italiani in Francia, su cui si tornerà tra breve.

  • 23 G. Genette, Soglie. I dintorni del testo, a cura e traduzione di C. M. Cederna, Torino, Einaudi, 19 (...)
  • 24 Su questo si veda A. M. Hespanha, Form and content in early modern legal books…, art. cit., e il di (...)

10Prendere in considerazione la materialità delle singole edizioni significa anche guardare ai “dintorni del testo” e prestare attenzione all’apparato paratestuale che rivela spesso preziosi ulteriori elementi di contesto23: non soltanto lo scopo dell’edizione, ad esempio, o gli attori coinvolti ma anche aspetti più strettamente legati ad esigenze tecniche o di controllo ideologico, al rispetto della normativa di riferimento o alle strategie economiche e commerciali di traduttori, editori, stampatori e librai: tutti attori e fattori che condividono con l’ “autore” la scena della produzione e circolazione del sapere e delle idee24.

  • 25 Si vedano a questo proposito le attività del Max Planck Partner Group “The Production of Knowledge (...)

11Anche i contesti editoriali, i fattori sociali, normativi ed economici legati alla produzione libraria rappresentano dunque una dimensione d’indagine necessaria per cogliere la formazione delle idee e la produzione del sapere. Gli aspetti economici e commerciali sono stati fino ad ora oggetto di studi ristretti nei confini disciplinari della storia sociale ed economica del libro, e solo recentemente hanno suscitato interesse anche negli studi di storia intellettuale e del sapere25. Se infatti la pubblicazione, traduzione e distribuzione dei libri italiani in Francia seguì spesso peregrinazioni degli stessi autori, che si appoggiarono alle reti di italiani presenti sul territorio, non di rado seguì anche le esigenze commerciali, strategiche e tecnologiche degli attori del mondo del libro. Queste esigenze ebbero un impatto nella scelta delle opere, degli autori, dei testi, da stampare, tradurre, distribuire in terra francofona.

12Ciò vale per la letteratura, ma non solo. I contributi che qui si presentano rispondono infatti all’esigenza di non limitarsi all’analisi di opere letterarie, oggetto privilegiato dell’indagine storiografica richiamata poc’anzi, ma di ampliare lo sguardo ad altre tipologie di opere. Al centro degli studi raccolti troviamo infatti libri di politica, storia e diritto.

  • 26 C. Campitelli, Tra commercio e politica: famiglie fiorentine in Francia nel XVI secolo, «Dimensioni (...)
  • 27 S. Dall’Aglio, Cordoglio e speranza. In margine a due documenti su Caterina de’ Medici, Piero Stroz (...)

13Si è detto che uno dei fili che legano le pubblicazioni qui presentate è la necessaria attenzione alle vite degli esuli. Seguirne da vicino le traiettorie biografiche permette innanzi tutto di mettere in luce ulteriori dimensioni di complessità dei rapporti tra Firenze e la Francia, non più riducibili esclusivamente al binomio che unisce fuoruscitismo fiorentino e motivi antimedicei. Carlo Campitelli (Tra commercio e politica: famiglie fiorentine in Francia nel XVI secolo), ad esempio, mostra come le ragioni politiche del variegato fenomeno del repubblicanesimo fiorentino si intrecciarono fermamente con motivazioni commerciali26. Fondato sull’analisi di due documenti inediti stilati dalla regina di Francia all’indomani della morte di Piero Strozzi, l’articolo di Stefano Dall’Aglio (Cordoglio e speranza. In margine a due documenti su Caterina de’ Medici, Piero Strozzi e i fiorentini di Lione) getta poi nuova luce sui rapporti tra Caterina de’Medici e la Repubblica fiorentina a Lione27. Lo studio di Francesco Vitali presentato in questo numero (I fiorentini in Francia: tra itinerari individuali e circolazione politico-culturale nella Difesa di Paolo Mini (Lione, 1577)) consente quindi di osservare, nelle pieghe di un’opera politica italiana stampata a Lione, come non sempre la risposta all’antifiorentinismo, modulata in chiave antimachiavellica, passasse per l’opposizione antimedicea. Nella sua Difesa di Firenze e dei fiorentini il medico e letterato Paolo Mini promosse infatti una difesa trasversale della presenza fiorentina oltralpe, andando oltre le divisioni politiche fiorentine tra medicei e antimedicei.

  • 28 H. Soldini, Donato Giannotti en France. L’édition lyonnaise du Libro della Republica de’ Vinitiani (...)

14Stampare in Francia opere dei membri della “Repubblica fiorentina in esilio” poteva del resto rispondere ad esigenze diverse. È il caso, ad esempio, dell’edizione lionese della Republica de’Vinitiani di Donato Giannotti, oggetto dell’indagine di Hélène Soldini (Donato Giannotti en France. L’édition lyonnaise du Libro della Republica de’ Vinitiani (Antoine Gryphe, 1570)). Il saggio di Soldini mette infatti in evidenza come l’edizione lionese, curata da un altro esule, il veneziano Gian Michele Bruto, avesse come scopo quello di riportare alla sua purezza filologica e dottrinale il testo, la cui princeps, apparsa sotto la supervisione di Giannotti trent’anni prima, era stata seguita da edizioni veneziane contraffatte nelle quali si assimilava il dialogo a una tradizione di scrittura veneziana28.

15Ma non fu solo Firenze a costruire relazioni politiche con il Regno. Come leggiamo nell’articolo di Florence Alazard pubblicato in questo numero (Haranguer le roi de France en italien : Claudio Tolomei, Henri II et l’imprimé), anche Siena coltivò le ambizioni politiche di un vincolo forte con la Francia, che passarono attraverso l’invio di una delegazione senese a corte. Pronunciata da Claudio Tolomei nel 1552, l’Oratione al re di Francia Enrico II ebbe numerose edizioni nel Cinquecento, in italiano e francese, sia in territorio francese che nella penisola. L’entusiasmo editoriale per questo testo contribuì alla costruzione di una cultura politica franco-senese e sembra suggerire l’emergere, tra 1552 e 1554, nel breve spazio della tregua dalla dominazione spagnola sulla città, di un’utopia politica di una “Francia italiana” sognata da una parte dei senesi.

  • 29 Sugli studi sulle traduzioni del Principe di Machiavelli in Francia si rinvia alla nota n. 19.

16La traduzione fu senz’altro uno degli strumenti più potenti attraverso cui i testi viaggiarono da una lingua all’altra e da un paese all’altro, spesso assumendo nuovi significati e producendo nuovi effetti nei territori di arrivo. Ciò valse particolarmente, come si è detto poc’anzi, per la nuova lingua della politica, quella di Machiavelli29. I contributi di Susanna Gambino Longo e Jean-Louis Fournel ribadiscono la complessità della ricezione di Machiavelli Oltralpe e la diversità degli obiettivi, della cronologia e dei contesti di produzione che distinguono la “fortuna francese” dalla “stagione latina” di Machiavelli.

17L’articolo di Longo pubblicato in questo dossier (Etiam contrariorum consiliorum rationes. L'edizione latina dei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio (Montbéliard, 1588)) analizza il caso della traduzione latina dei Discorsi di Machiavelli, realizzata da Johannes Nicolaus Stupanus e pubblicata per la prima volta a Montbéliard – enclave territoriale luterana di frontiera – dallo stampatore Jacques Foillet. La raffinata analisi di alcuni passaggi cruciali della traduzione, preceduta da uno studio del contesto religioso, politico ed editoriale, suggerisce la possibilità di leggere la traduzione di Stupano nel senso di una appropriazione confessionale, in chiave riformata, del testo machiavelliano.

  • 30 J.-L. Fournel, Una princeps della traduzione di Machiavelli nel 1577: l’edizione parigina delle Ist (...)

18Il contributo di Fournel offre uno studio della princeps della traduzione francese dell’opera storica machiavelliana, le Istorie fiorentine (Parigi, 1577), realizzata da Yves Brinon30. L’analisi dell’apparato paratestuale alla luce del contesto di produzione del libro a stampa, messo a sistema con l’indagine delle mutevoli condizioni politiche del momento, consente di illustrare il nuovo significato che il contenuto del testo (l’elogio della Firenze repubblicana) assunse nella Francia di quegli anni, che va oltre la proposizione, a pochi anni dalla strage di San Bartolomeo, di posizioni anti-ugonotte e filo-machiavelliane. Si tratta di un testo che, proprio come nella Difesa di Paolo Mini pubblicata a Lione nello stesso anno, studiata qui da Vitali, rende più complesso il quadro delle interpretazioni dei rapporti tra Firenze e la Francia in uno dei momenti più critici delle guerre di religione.

  • 31 G. Merlani, Opere storiche nell’Europa delle guerre di religione. La traduzione francese del Cypriu (...)

19Più direttamente legata alla battaglia confessionale del tempo fu invece l’operazione intellettuale ed editoriale sottesa ad un’altra traduzione francese di opera storica italiana, apparsa alle stampe a Parigi nel 1573, quella del Cyprium bellum dell’esule religionis causa Pietro Bizzarri, oggetto del contributo di Giulio Merlani (Opere storiche nell’Europa delle guerre di religione. La traduzione francese del Cyprium bellum di Pietro Bizzarri (1573)31. Realizzata da François de Belleforest, la traduzione piegò infatti profondamente il testo, trasformandolo in un’arma al servizio della propaganda confessionale. L’opera, in cui l’autore rivendicò a più riprese la propria posizione al centro di un network veneziano filo protestante – ne fece parte anche l’ambasciatore francese a Venezia, Arnaud du Ferrier  – divenne nella traduzione francese un testo a supporto dell’estremismo cattolico.

  • 32 Sulle ragioni squisitamente commerciali alla base della diffusione di alcune opere umanistiche in E (...)
  • 33 Sui giuristi italiani in Francia tra Cinque e Seicento mi limito a indicare le pubblicazioni più re (...)

20Indipendentemente dalla specifica tipologia delle operazioni intellettuali sottese alle edizioni o alle traduzioni di opere di autori italiani in Francia, ragioni di tipo squisitamente economico e commerciale furono alla base della pubblicazione e distribuzione di esse nel Regno e negli spazi francofoni32. Ricordarlo suona quasi come un’ovvietà. Tuttavia si tratta di una dimensione, quella commerciale, che fu preponderante per una tipologia di libri potremmo dire tecnici o scientifici che viaggiarono dall’Italia alla Francia: quella dei libri giuridici – tipologia che occupò una larga fetta del mercato del libro europeo della prima età moderna. Scritti soprattutto in latino e destinati all’uso professionale di tecnici e pratici, i libri di diritto di autori italiani furono stampati in Francia o distribuiti nel Regno per ragioni prevalentemente commerciali. Non mancarono i casi di giuristi, come quello di Andrea Alciato, di Matteo Gribaldi Mofa, di Aimone Cravetta (oggetto dello studio di Alessandra Favalli di cui si dirà a breve) o più tardi Giulio Pace, in cui la pubblicazione degli scritti nei territori francofoni seguì le peregrinazioni biografiche degli autori, che contribuirono così allo sviluppo di nuovi indirizzi metodologici nello studio e nell’insegnamento del diritto33. Del resto, come le dinamiche più squisitamente commerciali si intreccino con la diffusione in Europa delle istanze proprie dell’umanesimo giuridico resta ancora da sondare.

  • 34 A. Nuovo, I Giolito e l’edizione giuridica del XVI secolo, in Manoscritti, editoria, biblioteche da (...)

21Come hanno mostrato le ricerche di Angela Nuovo e più recentemente di Renaud Milazzo, fu principalmente sull’asse Venezia-Lione che si costruì il mercato del libro di diritto su scala europea34. Le specificità tecniche e materiali dei libri giuridici, a cui si legavano gli ingenti investimenti economici che la loro produzione richiedeva, permettono di vedere chiaramente la costituzione di reti imprenditoriali legate a famiglie che spesso muovendo dall’Italia si espansero in Europa costruendo sistemi di franchising per la stampa e la commercializzazione del libro giuridico in luoghi strategici: in primis Lione, che con Venezia rappresentò uno dei poli europei della produzione del libro di diritto.

22Emblematico fu il caso della famiglia Giunti, analizzato qui nell’articolo di Andrea Ottone e Renaud Milazzo (Da Firenze a Venezia a Lione: obiettivi e risultati dell’avventura commerciale di Giacomo Giunti). Il saggio illustra la traiettoria biografica di Giacomo Giunti (1486-1547) da Venezia a Lione alla luce di strategia familiare che portò i Giunti a diventare una delle realtà editoriali fra le più visibili d’Europa. Presenta quindi il successo dell’impresa editoriale lionese e le strategie societarie poste in essere, a partire dalla scelta di far parte della Compagnie des Libraires, finalizzata alla produzione e commercializzazione dei libri di diritto.

  • 35 A. Favalli, Le reti di un consiliatore. Aimone Cravetta tra pratica giuridica e mercato editoriale (...)

23Lo studio della traiettoria personale, professionale ed editoriale del giurista Aimone Cravetta (1504-1569) tra il nativo Piemonte, il delfinato e Ferrara è al centro del contributo di Alessandra Favalli35. Le reti professionali del consiliatore in terra di Francia – che inclusero esponenti di spicco del consiglio del re di Francia, come il già citato Arnaud du Ferrier – si intrecciano nello studio di Favalli con luoghi e le figure emblematiche del mercato del libro giuridico in Europa: Lione, la Compagnie des libraires (prima) e gli eredi di Giacomo Giunti (poi), e quindi Venezia e la Compagnia della Corona. Le vicende editoriali dei Consilia di Cravetta riflettono l’andamento del mercato del libro giuridico: un mercato quello tra Venezia e Lione che non si configurò come concorrenziale ma complementare.

24Venezia fu, dunque, uno dei due poli dell’asse Europeo della produzione e commercializzazione del libro di diritto del XVI secolo. Il saggio di Erika Squassina (Novità editoriali giuridiche stampate a Venezia nel Cinquecento) si concentra sulla normativa maturata nella città lagunare al fine di tutelare l’investimento economico e intellettuale di autori ed editori, concentrando la propria attenzione sullo strumento giuridico istituito proprio a questo scopo: il privilegio di stampa. L’approccio metodologico elaborato da Squassina attraverso l’analisi di privilegi concessi dalle autorità veneziane per la pubblicazione e commercializzazione di opere giuridiche, consente di cogliere quali furono gli elementi all’epoca percepiti come di novità e di mappare il complesso reticolo di attori, strutture economiche, temi, e generi che accompagnarono l’emergere del nuovo nel mondo del diritto nel corso del Cinquecento. La crescita considerevole nella concessione di privilegi per le opere di diritto a partire dagli anni ’60 del Cinquecento permette di evidenziare la convergenza tra la normativa veneziana e le strategie editoriali degli editori veneziani, che optarono per una “decisiva virata strategica […] verso il contenuto originale e l’innovazione tematica nel campo del diritto”.

  • 36 É. Picot, Les Français italianisants au XVIe siècle, op. cit.

25Incrociare lo studio delle traiettorie di persone, libri e idee, prendendo in conto la dimensione materiale ed editoriale dei libri di diritto consente dunque di mettere a fuoco una geografia più articolata dei rapporti tra Italia e Francia: una geografia che attribuisce a Venezia un nuovo rilievo e che apre nuovi orizzonti di indagine che ben si legano con interessi che i “Français italianisants” di Émile Picot riservarono alla città lagunare36.

Haut de page

Notes

1 E. Valeri, La diffusione dell’Umanesimo italiano in Europa, in Atlante della letteratura italiana, a cura di S. Luzzatto e G. Pedullà, vol. I, Dalle origini al Rinascimento, a cura di A. de Vincentiis, Torino, Einaudi, 2010, pp. 616-620.

2 Ead., Diaspore italiane nella Francia del Cinquecento: note introduttive, in Diaspore italiane nella Francia del Cinquecento: persone, libri, idee, «Dimensioni e Problemi della Ricerca Storica», n. 2, 2025, pp. 7-16. Si rinvia inoltre a Early Modern Constructions of Europe: Literature, Culture, History, a cura di F. Klääger e G. Bayer, Londra, Routledge, 2016; Le radici storiche dell’Europa. L’età moderna, a cura di M. A. Visceglia, Roma, Viella, 2007.

3 É. Picot, Les Italiens en France au XVIe siècle, Bordeaux, Féret et fils, 1902; Id., Les Français italianisants au XVIe siècle, 2 voll., Parigi, Champion, 1907.

4 J.-F. Dubost, La France italienne, XVIe-XVIIe siècles, Parigi, Aubier, 1997.

5 Sul fermento religioso nella penisola italiana si rinvia in generale a L. Felici, La Riforma protestante nell’Europa del Cinquecento, Roma, Carocci, 2016, pp. 147-169. Tra gli studi recenti dedicati agli esuli italiani religionis causa in Francia si ricordano U. Rozzo, Editori e tipografi italiani operanti all’estero “religionis causa”, in La stampa in Italia nel Cinquecento (Atti del convegno. Roma, 17-21 ottobre 1989), a cura di M. Santoro, Roma, Bulzoni, 1992, vol. II, pp. 89-118; C. Lastraioli, Il fuoco sotto la cenere: Ludovico Castelvetro e la Francia, in Ludovico Castelvetro. Letterati e grammatici nella crisi religiosa del Cinquecento, a cura di M. Firpo e G. Mongini, Firenze, Olschki, 2008; Chemins de l’exil, havres de paix. Migrations d’hommes et d’idées au XVIe siècle, a cura di J. Balsamo e C. Lastraioli, Parigi, Champion, 2010; Oltralpe. Acteurs, idées et livres entre France et Italie au XVIe siècle, a cura di G. Alonge, N. Balzamo e J. Sénié, Roma, Viella, 2023.

6 Nella vasta letteratura sul tema mi limito a citare La République en exil (XVe-XVIe siècles), a cura di P. Carta e L. De Los Santos, «Laboratoire italien. Politique et société», n. 3, 2002. Online: [https://doi.org/10.4000/laboratoireitalien.219] (consultato il 31 marzo 2026); P. Simoncelli, Fuoriuscitismo repubblicano fiorentino (1530-54), vol. I, Milano, Franco Angeli, 2006; S. Dall’Aglio, Savonarola in Francia. Circolazione di un’eredità politico-religiosa nell’Europa del Cinquecento, Torino, Nino Aragno, 2006; Paroles d’exil. Culture d’opposition et théorie politique au XVIsiècle, a cura di P. Cosentino, L. De Los Santos e E. Mattioda, «Laboratoire italien. Politique et société», n. 4, 2014. Online : [https://doi.org/10.4000/laboratoireitalien.761], (consultato il 31 marzo 2026) ; P. Simoncelli, La Repubblica fiorentina in esilio. Una storia segreta, vol. I (La speranza della restaurazione della Repubblica), Roma, Nuova Cultura, 2018; Id., La Repubblica fiorentina in esilio. Una storia segreta, vol. II (Dall’opposizione dispersa all’istituzione della Repubblica in esilio), Roma, Nuova Cultura, 2025.

7 Si rinvia in particolare a E. Balmas, L’activité des imprimeurs italiens refugiés à Genève dans la deuxième moitié du XVIe siècle, in Cinq siècles d’imprimerie genevoise (actes du colloque international sur l’histoire de l’imprimerie et du livre à Genève, 27-30 avril 1978), a cura di J.-D. Candaux e B. Lescaze, Ginevra, Société d’Histoire et d’Archéologie, 1980-1981, pp. 109-131; N. Bingen, Philausone : 1500-1660. Répertoire des ouvrages en langue italienne publiés dans les pays de langue française de 1500 à 1660, Ginevra, Droz, 1994; J. Balsamo, Les rencontres des muses: italianisme et anti-italianisme dans les lettres françaises de la fin du XVIe siècle, Ginevra, Slatkine, 1992 ; Passer les monts. Français en Italie – L’Italie en France (1494-1525), a cura di J. Balsamo, Parigi-Fiesole, Honoré Champion-Cadmo, 2000; J. Balsamo, V. Castiglione Minischetti e G. Dotoli, Les traductions de l’italien en français au XVIe siècle, Fasano-Parigi, Schena Editore/Hermann Éditeurs, 2009; J. Balsamo, L’amorevolezza verso le cose italiche. Le livre italien à Paris au XVIsiècle, Ginevra, Droz, 2015; Poco a poco. L’apport de l’édition italienne dans la culture francophone, a cura di C. Lastraioli e M. Scandola, Turnhout, Brepols, 2020.

8 Il libro e le sue reti. La circolazione dell’edizione italiana nello spazio della francofonia (sec. XVI-XVII), a cura di L. Baldacchini, Bologna, Bononia University Press, 2015.

9 P. Veneziani, Il libraio al segno della fontana, «Gutenberg Jahrbuch», n. 74, 1999, pp. 242-266; A. Nuovo, Produzione e circolazione di libri giuridici tra Italia e Francia (sec. XVI): la via commerciale Lione-Trino-Venezia, in Dalla pecia all’e-book. Libri per l’Università: stampa, editoria, circolazione e lettura. Atti del convegno internazionale di studi (Bologna, 21-25 ottobre 2000), a cura di G. P. Brizzi e M. G. Tavon, Bologna, CLUEB, 2009, pp. 341-349; A. Nuovo, Da Trino a Venezia a Lione: le imprese librarie dei mercanti trinesi, in Trino e l’arte tipografica del XVI secolo. Dal Marchesato del Monferrato all’Europa al mondo, Atti del convegno di Trino e Vercelli, 13-14 aprile 2013, a cura di M. Balboni, Novara, Interlinea, 2014, pp. 137-145; Ead., Transferring humanism: The edition of Vitruvius by Lucimborgo de Gabiano (1523), in Lux Librorum. Essays on Books and History for Chris Coppens, a cura di G. Proot et al., Mechelen, Flanders Book Historical Society, 2018, pp. 17-37.

10 Le savoir italien sous les presses lyonnaises à la Renaissance, a cura di S. D’Amico e S. Gambino Longo, Ginevra, Droz, 2017.

11 Cfr. U.  Rozzo, Autori ed editori italiani a Lione nel Cinquecento, in Il libro e le sue reti, op. cit., pp. 45-71.

12 O. Goldman, Traduire les lointains, écrire l’Europe : traductions françaises d’ouvrages italiens sur le monde au milieu du XVIe siècle, «Cahiers d’études italiennes», n. 31, 2020. Online: [http://journals.openedition.org/cei/8086] (consultato il 31 marzo 2026). Si veda inoltre, Id., L’empreinte des lointains. Traduire les savoirs sur le monde en France au XVIe siècle, Ginevra, Droz, 2024.

13 Lieux de savoir. 1. Espaces et communautés, a cura di C. Jacob, Parigi, Albin Michel, 2007; Lieux de savoir. 2 Les mains de l’intellect, a cura di C. Jacob, Parigi, Albin Michel, 2011; C. Jacob, Qu’est-ce qu’un lieu de savoir ?, Marsiglia, OpenEdition Press, 2014; J. Renn, From history of science to history of knowledge – and back , «Centaurus», vol. LVII, n. 1, 2015, pp. 37-53; L. Daston, « The history of science and the history of knowledge », Know, vol. I, n. 1, 2017, pp. 131-154. Per una panoramica generale degli studi dedicati alla storia del sapere si veda P. Burke, What is the History of Knowledge?, Cambridge (UK) - Malden (MA), Polity, 2016 e relativa bibliografia. Sull’importanza del mondo della stampa nella produzione dei saperi sul mondo nella prima età moderna si veda A. Romano, Impressioni di Cina. Saperi europei e inglobamento del mondo (secoli XVI-XVII), Roma, Viella, 2020. Sulla prospettiva metodologica che intende la storia del diritto come storia del sapere si rinvia a T. Duve, Legal history as a history of the translation of knowledge of normativity, « Max Planck Institute for Legal History and Legal Theory Research Paper Series », n. 16, 2022. Online: [http://dx.doi.org/10.2139/ssrn.4229323] (consultato il 31 marzo 2026); Id., Regimes of Knowledge Production in Comparative and Global Legal History: Past, Present and Future?, in A Research Agenda for Comparative Law, a cura di J. Husa, Cheltenham, Edward Elgar Publishing, 2024, pp. 15-37. Per una panoramica generale sulle questioni principali relative all’organizzazione del sapere nella prima età moderna si veda A. Blair, Organizations of Knowledge, in Cambridge Companion to Renaissance Philosophy, a cura di J. Hankins, Cambridge, Cambridge University Press, 2007, pp. 287-303.

14 L’organizzazione dei convegni internazionali di Roma (19-20 dicembre 2024, “Diaspore italiane nella Francia del Cinquecento: persone, libri, idee”) e Venezia (25-26 giugno 2025, “Una Francia Italiana. Partire, leggere, stampare nell’Europa del Cinquecento”), oltre alle attività seminariali e ai progetti digitali realizzati nell’ambito del progetto, sono stati pensati e seguiti da un comitato scientifico composto da Elena Valeri, Michaela Valente, Stefano Dall’Aglio e da chi scrive.

15 Diaspore italiane nella Francia del Cinquecento: persone, libri, idee, «Dimensioni e problemi della ricerca storica», n. 2, 2025, pp. 7-137.

16 Cfr. R. Darnton, What is the history of books, «Daedalus», vol. CXI, n. 3, 1982, pp. 65-83; Id., “What is the history of books?” revisited, «Modern Intellectual History», vol. IV, n. 3, 2007, pp. 495-508; Books in Motion in Early Modern Europe: Beyond Production, Circulation and Consumption, a cura di D. Bellingradt, P. Nelles e J. Salman, Cham, Palgrave Macmillan, 2017; R. Chartier, Introduzione, in Id., Le migrazioni dei testi. Scrivere e tradurre nel XVI e XVII secolo, Roma, Carocci, 2020, pp. 9-11.

17 D. McKitterick, Print, Manuscript and the Search for Order, 1450–1830, Cambridge, Cambridge University Press, 2003.

18 Un caso esemplare a questo proposito è quello legato al lavoro di rielaborazione e aggiornamento, anche attraverso l’auto-traduzione, del Manual de Confessores di Martín de Azpilcueta. Cfr. M. Bragagnolo, Legal Authorship and the Production of Normative Knowledge in the Age of the Printing Press. Manual de Confessores by Martín de Azpilcueta (1492–1586), in The Production of Knowledge of Normativity in the Age of the Printing Press. Martín de Azpilcueta’s Manual de Confessores in global perspective, a cura di M. Bragagnolo, Leida-Boston, Brill, 2024, pp. 27-78.

19 Sulle traduzioni francesi del Principe di Machiavelli si rinvia a J.-C. Zancarini, Il Principe in francese [XVI-XVII secolo), in Le Prince. Il Principe in Francese, a cura di J.-C. Zancarini, Roma-Padova, Antenore, 2024, pp. 19-70. Si veda inoltre Id., Uno Piccolo dono: A Software Tool for Comparing the First Edition of Machiavelli’s The Prince to Its Sixteenth Century French Translations, in The Radical Machiavelli. Politics, Philosophy and Language, a cura di F. Del Lucchese, F. Frosini e V. Morfino, Leida-Boston, Brill, 2015 (per la citazione p. 40). Per un confronto tra le diverse traduzioni in francese del Principe si rinvia inoltre al sito [http://hyperprince.ens-lyon.fr]. Sulla “traduzione politica” si rinvia inoltre a Traductions politiques, a cura di J.-C. Zancarini, «Laboratoire italien. Politique et société», n. 16, 2015. Online: [https://doi.org/10.4000/laboratoireitalien.860] (consultato il 31 marzo 2026). Sulla traduzione nel Rinascimento si rinvia inoltre a Fedeli, diligenti, chiari e dotti. Traduttori e traduzione nel Rinascimento, a cura di E. Gregori, Padova, Cleup, 2016; Les traductions comme textes politiques. Un voyage entre France et Italie (XVIe-XXe siècle), a cura di F. Piselli e F. Proietti, Parigi, Classiques Garnier, 2017; Traduire-tradurre-translating. Vie des mots et voies des œuvres dans l’Europe de la Renaissance, a cura di J.-L. Fournel e I. Paccagnella, Ginevra, Droz, 2022.

20 R. Chartier, Introduzione, in Id., Le migrazioni dei testi, op. cit.

21 Id., Forms and Meanings: Texts, Performances, and Audiences from Codex to Computer, Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 1995; Id., Culture écrite et société : l’ordre des livres (XIVe – XVIIIe siècles), Parigi, Albin Michel, 1996. Per quanto riguarda i libri di diritto si veda A. M. Hespanha, Form and content in early modern legal books. Bridging the gap between material bibliography and the history of legal thought, «Rechtsgeschichte», n. 12, 2008, pp. 12-50.

22 Id., “Forms effect meaning”. Éditions et traductions, «Dimensioni e problemi della ricerca storica», n. 2, 2025, pp. 17-35.

23 G. Genette, Soglie. I dintorni del testo, a cura e traduzione di C. M. Cederna, Torino, Einaudi, 1989. Tra i paratesti legali, di particolare rilevanza sono i privilegi di stampa, menzionati o riprodotti all’interno delle singole copie, oggetto del contributo di Erika Squassina.

24 Su questo si veda A. M. Hespanha, Form and content in early modern legal books…, art. cit., e il dialogo che l’autore propone in nota con gli scritti di R. Chartier. Sulla nozione di autorialità nella prima età moderna si veda inoltre R. Chartier, Figures de l’auteur, in Id., Culture écrite et société : l’ordre des livres (XIVe-XVIIIe siècles), op. cit., p. 45-80. Sul ruolo dell’autore nell’industria editoriale della prima età moderna si rinvia a M. Bragagnolo, El autor en la industria editorial. El Manual de Confessores de Martín de Azpilcueta y la producción de conocimiento normativo en el mundo atlántico en la edad de la imprenta, in La materialidad de la circulación en el mundo Atlántico, «Trabajos y Comunicaciones», n. 59, 2024.

25 Si vedano a questo proposito le attività del Max Planck Partner Group “The Production of Knowledge of Normativity and the Early Modern Book Trade” [https://www.lhlt.mpg.de/3267003/co-the-production-of-knowledge-of-normativity-and-the-early-modern-book-trade].

26 C. Campitelli, Tra commercio e politica: famiglie fiorentine in Francia nel XVI secolo, «Dimensioni e problemi della ricerca storica», n. 2, 2025, pp. 103-117.

27 S. Dall’Aglio, Cordoglio e speranza. In margine a due documenti su Caterina de’ Medici, Piero Strozzi e i fiorentini di Lione, «Dimensioni e problemi della ricerca storica», n. 2, 2025, pp. 67-83.

28 H. Soldini, Donato Giannotti en France. L’édition lyonnaise du Libro della Republica de’ Vinitiani (Antoine Gryphe, 1570), «Dimensioni e problemi della ricerca storica», n. 2, 2025, pp. 119-137.

29 Sugli studi sulle traduzioni del Principe di Machiavelli in Francia si rinvia alla nota n. 19.

30 J.-L. Fournel, Una princeps della traduzione di Machiavelli nel 1577: l’edizione parigina delle Istorie fiorentine e il pensiero delle discordie, «Dimensioni e problemi della ricerca storica», n. 2, 2025, pp. 37-48.

31 G. Merlani, Opere storiche nell’Europa delle guerre di religione. La traduzione francese del Cyprium bellum di Pietro Bizzarri (1573), «Dimensioni e problemi della ricerca storica», n. 2, 2025, pp. 49-66.

32 Sulle ragioni squisitamente commerciali alla base della diffusione di alcune opere umanistiche in Europa si veda E. Valeri, La prima traduzione francese delle Historiae sui temporis di Paolo Giovio (1552-1555). Contesti politici e strategie editoriali, «Studi Storici», n. 1, 2024, pp. 195-224.

33 Sui giuristi italiani in Francia tra Cinque e Seicento mi limito a indicare le pubblicazioni più recenti: si veda la sezione dedicata a “Les initiateurs italiens” in L’Humanisme juridique. Aspects d’un phénomène intellectuel européen, a cura di X. Prévost e L. A. Sanchi, Parigi, Classiques Garnier, 2002, pp. 47-177 e D. Quaglioni, Aire Italienne, in Introduction à l’humanisme juridique. Auteurs, œuvres, idées, formes, destinées, a cura di X. Prévost e L.-A. Sanchi, Ginevra, Droz, 2025, pp. 35-52.

34 A. Nuovo, I Giolito e l’edizione giuridica del XVI secolo, in Manoscritti, editoria, biblioteche dal medioevo all’età contemporanea. Studi offerti a Domenico Maffei per il suo ottantesimo compleanno, a cura di M. Ascheri e G. Galli, vol. III, Roma, Roma nel Rinascimento, 2006, pp. 1019-1051; Ead., Produzione e circolazione di libri giuridici tra Italia e Francia (sec. XVI): la via commerciale Lione-Trino-Venezia, op. cit.; R. Milazzo, Le marché des livres juridiques à Lyon et à Venise au XVIe siècle, in Competition in the European Book Market. Prices and Privileges (Fifteenth – Seventeenth Centuries), a cura di A. Nuovo, J. Proot e D. E. Botton, «De Gulden Passer – The Golden Compasses», vol. C, n. 2, 2023, pp. 69-146.

35 A. Favalli, Le reti di un consiliatore. Aimone Cravetta tra pratica giuridica e mercato editoriale nello spazio italiano e francese del XVI secolo, «Dimensioni e problemi della ricerca storica», n. 2, 2025, pp. 85-101.

36 É. Picot, Les Français italianisants au XVIe siècle, op. cit.

Haut de page

Pour citer cet article

Référence électronique

Manuela Bragagnolo, « Una Francia Italiana. Traiettorie personali, commercio e materialità dei libri nell’Europa del Cinquecento »Laboratoire italien [En ligne], 36 | 2026, mis en ligne le 16 juin 2026, consulté le 16 septembre 2026. URL : http://journals.openedition.org/laboratoireitalien/15407 ; DOI : https://doi.org/10.4000/16f02

Haut de page

Auteur

Manuela Bragagnolo

Université de Trente • Manuela Bragagnolo est Professore associato (maîtresse de conférences) à l’université de Trente (École d’études internationales/Faculté de droit) et chercheuse associée à l’Institut Max Planck d’histoire et de théorie du droit à Francfort-sur-le-Main. Elle dirige le groupe partenaire Max Planck « La production de savoirs normatifs et le commerce du livre au début de l’époque moderne », qui étudie l’impact de l’imprimerie sur la production de savoirs normatifs au XVIe siècle. Ses travaux portent sur l’histoire matérielle des idées juridiques et politiques, avec une attention particulière au contexte italien entre les XVIe et XVIIIe siècles. Ils portent également sur l’histoire des savoirs, et plus particulièrement sur l’imbrication du droit, de la médecine et de la physiognomonie à l’époque moderne.

Articles du même auteur

Haut de page

Droits d’auteur

CC-BY-NC-ND-4.0

Le texte seul est utilisable sous licence CC BY-NC-ND 4.0. Les autres éléments (illustrations, fichiers annexes importés) sont susceptibles d’être soumis à des autorisations d’usage spécifiques.

Haut de page
Rechercher dans OpenEdition Search

Vous allez être redirigé vers OpenEdition Search