I fiorentini in Francia: tra itinerari individuali e circolazione politico-culturale nella Difesa di Paolo Mini (Lione, 1577)
Résumés
Cet article porte sur la reconstruction des tournants politico-culturels de l’histoire récente de Florence proposée par Paolo Mini dans son ouvrage La Défense des Florentins (publié à Lyon par Filippo Tinghi en 1577), imprégné des thèmes propres à humanisme civil et marqué par des relations politiques et culturelles constantes avec la France. Cet ouvrage, bien connu pour réfuter les accusations de machiavélisme et d’athéisme portées contre les Florentins, explore les raisons profondes de la convergence entre la France et Florence, marquée par la circulation florentine – artistique, familiale et politico-militaire – au-delà des Alpes. Tout en étant conscient de l’affirmation inévitable de Florence en tant que principauté, Mini – lié au milieu de la diaspora florentine en exil – a donc rappelé des aspects d’une tradition et d’une identité culturelles différentes.
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Presenza fiorentina e antimachiavellismo in Francia nel secondo Cinquecento
- 1 Sulle matrici e sulla articolata cifra della polemica antifiorentina in Francia cfr. innanzitutto P (...)
- 2 P. Mini, Difesa della città di Firenze, et dei fiorentini. Contra le calunnie & maledicentie de mal (...)
1La polemica alimentata innanzitutto dagli ugonotti e poi anche da parte cattolica in Francia segnò profondamente l’avvio del regno di Enrico III, declinandosi, come ben noto, in chiave atinfiorentina. La politica di Caterina de’ Medici e del suo entourage fiorentino produssero una avversione e stigmatizzazione, che prese forma nel segno dell’antimachiavellismo. La coeva circolazione francese delle opere di Machiavelli costituì il veicolo per articolare la polemica antifiorentina. Essi furono etichettati come “machiavellisti” in una accezione fortemente negativa che implicava l’essere considerati atei e privi di ogni reale e dignitosa appartenenza religiosa. Caso emblematico di questa presenza alla corte di Francia, coniugata alla dissidenza antimedicea ed alla componente machiavelliana fu appunto quello del fuoriuscito Jacopo Corbinelli, lettore alla corte di Enrico III delle opere del Segretario fiorentino1. Peraltro la confutazione dell’antimachiavellismo in Francia non seguì sempre in modo necessitato o così evidente il motivo dell’opposizione antimedicea. In questa sede si intende tornare sul caso della Difesa di Firenze e dei fiorentini dal medico e letterato Paolo Mini, pubblicata a Lione, partendo dalla tradizionale inscrizione dello scritto tra le confutazioni all’antifiorentinismo francese2. Da un lato, nelle pagine seguenti si esaminerà il contesto fiorentino in Francia a cui Mini era legato. Dall’altro, si analizzeranno aspetti e temi del testo, meno considerati a vantaggio della consolidata interpretazione della Difesa quale risposta all’antifiorentinismo francese, declinato in chiave antimachiavellica.
La Difesa di Mini replica all’antifiorentinismo francese del secondo Cinquecento
- 3 M. Plaisance, Les Florentins en France sous le regard de l’autre: 1574-1578, in Id., Antonfrancesco (...)
- 4 M. Plaisance, Les Florentins, op. cit., pp. 295-296.
- 5 Ivi, pp. 296-297. Su Paolo Giovio e la sua storiografia cfr. T. C. Price Zimmermann, Paolo Giovio. (...)
2La Difesa di Firenze e dei fiorentini pubblicata a Lione dal medico e letterato Paolo Mini è stata costantemente interpretata come una replica all’antifiorentinismo francese modulato in chiave di antimachiavellismo, imperante all’avvio del regno di Enrico III. A tal riguardo basti ricordare il classico studio di Michel Plaisance, che evidenziava il carattere di risposta della Difesa al Discours contre Machiavel di Innocent Gentillet (1576), che stigmatizzava la peste ateista e machiavellica, veicolata in Francia da Caterina de’ Medici e dai fiorentini3. Da un lato, Mini fu attento a non entrare nel merito del dibattito politico interno alla Francia, richiamando però il costante rapporto di fedeltà dei fiorentini alla corona francese. Dall’altro, non tenne conto delle divisioni politiche fiorentine tra medicei ed antimedicei, promuovendo una difesa trasversale ed inclusiva della presenza fiorentina Oltralpe4. Pertanto, secondo Plaisance, Mini si collocò su un piano diverso dalla linea antimedicea di Bruto, che aveva contrastato frontalmente gli attacchi indirizzati ai fiorentini da Paolo Giovio, come documentato anche dalla dedica della Difesa, rivolta a Francesco Spina, console della “Natione” fiorentina di Lione ed emanazione del potere del granduca Francesco I5.
- 6 P. Mini, Difesa, op. cit., pp. 149-155.
- 7 L. Paoli, «Oblivione» et «Conietture». Paolo Mini, op. cit., pp. 39-53.
3Lo scritto di Mini, che nella sua parte centrale aveva confutato in modo diretto le accuse di ateismo e machiavellismo rivolte ai fiorentini6, certamente non ha smesso di esercitare interesse e di essere passibile di ulteriori analisi ed approfondimenti a tale riguardo, come confermato dal recente contributo di Lorenzo Paoli. Lo studioso difatti ha individuato tra le argomentazioni utilizzate dalla Difesa per ribattere all’antimachiavellismo francese il ricorso alle «conietture» aramee quale base dell’antica teologia etrusca e prova irrefutabile della profonda e antichissima religiosità fiorentina7.
La rete politica e culturale lionese connessa alla Difesa ed i riflessi delle divisioni fiorentine
- 8 P. Luti, Mini, Paolo, art. cit., pp. 638-639.
4Accanto a questi motivi di consolidata e ancor vitale attenzione, alcuni studi hanno prestato maggiore attenzione alla figura di Paolo Mini ed al suo milieu politico e culturale di riferimento nella fase lionese. Mini, che durante la sua permanenza lionese esercitò la professione medica, riscuotendo generale apprezzamento, aveva una significativa formazione letteraria, testimoniata sia dall’aver appreso a Firenze la lingua greca da Andrea Dazi, maestro anche di Piero Vettori e Bartolomeo Cavalcanti, sia dall’essere stato membro dell’Accademia fiorentina8.
- 9 P. Simoncelli, Il cavaliere dimezzato. Paolo del Rosso «fiorentino e letterato», Roma, FrancoAngeli (...)
5Molteplici furono i contatti intessuti da Mini con il contesto della diaspora fiorentina in Francia, secondo quanto documentato da Paolo Simoncelli. Innanzitutto, Mini intrattenne rapporti con l’esule Jacopo Corbinelli, impegnato attivamente – proprio in quella fase – in un programma editoriale antimediceo, volto a reagire alle vendette comminate dal granduca Francesco I nei confronti dei fiorentini implicati nella congiura ordita da Orazio Pucci, scoperta nel 15759.
- 10 P. Simoncelli, Affioramenti protonazionalisti nella cultura fiorentina di metà ‘500. Da Cristofano (...)
- 11 Sul punto si rimanda a P. Cosentino, Le “Difese” della città di Firenze: letterati, astrologhi, med (...)
- 12 P. Simoncelli, Affioramenti protonazionalisti, op. cit., pp. 99-103.
6Parallelamente, Mini fu contiguo a personaggi legati agli esiti della medesima cospirazione. Il locale console della “Natione” fiorentina di Lione Francesco Spina, rappresentante dell’autorità del granduca, cui fu dedicata la Difesa diede soccorso ad uno dei maggiori congiurati del complotto del 1575, Piero di Alessandro Capponi, nell’ambito di una sinergia familiare e commerciale in terra francese, non priva di implicazioni di alterità politica rispetto al potere mediceo10. Una convergenza, ben presente anche a Mini, che dedicò l’Aggiunta acclusa alla Difesa, a Cappone, figlio di Jacopo Capponi11. Al netto di questi contatti, la coincidenza dell’uscita della Difesa con le persecuzioni perpetrate dal granduca nei confronti dei congiurati, indebolì decisamente l’impatto dell’opera che, proponendo una amalgama tra elementi medicei e antimedicei, intendeva offrire sostegno alla presenza fiorentina in Francia, allora fortemente avversata12.
- 13 S. Dall’Aglio, Savonarola in Francia. Circolazione di un’eredità politico-religiosa nell’Europa del (...)
- 14 Per gli interessi savonaroliani di Bruto e Giuntini: Ivi, pp. 115-122. Per Bruto si veda D. Caccamo (...)
- 15 P. Cosentino, Le “Difese” della città di Firenze, op. cit., pp. 308-310.
- 16 Ivi, p. 309.
7La rete di persone, connesse a Mini ed alla sua Difesa, si dispiegò anche in chiave filosavonaroliana. In proposito, Stefano Dall’Aglio ha chiamato in causa gli accenti filopiagnoni dello scritto, rinvenuti nella reiterata contrapposizione tra la virtù di Firenze e la corruzione di Roma13. Tali tracce trovarono corrispondenza anche nella menzione diretta, proposta dalla Difesa, di due personaggi che concorsero al savonarolismo politico d’Oltralpe e furono legati al contesto lionese: il veneziano Giovanni Michele Bruto ed il fiorentino Francesco Giuntini14. Nel contempo, il riferimento a Bruto e Giuntini, entrambi antimedicei e parte attiva della polemica antigioviana – secondo Paola Cosentino – è indizio del fatto che lo scritto di Mini prese le mosse proprio da tale humus15, pur rimanendo del tutto avulso da analoghi «sentimenti»16.
Firenze erede di Roma: baluardo della libertà papale contro gli «imperadori tedeschi»
- 17 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 185. In proposito L. Paoli, «Oblivione» et «Conietture». Paolo Mini, (...)
- 18 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 80.
8Tra i motivi di interesse della Difesa meritevoli di attenzione, come accennato, è stato evidenziato quello del reiterato confronto instaurato nell’opera tra Firenze e Roma. Mini declinò storicamente la comparazione tra le due città in chiave di emulazione e competizione. Propedeutico all’accostamento tra Roma e Firenze fu l’attribuzione alla città del giglio di una origine antica. Nel merito, Mini propose le tesi aramaiche, pur qualificate come «conietture», elaborate da Pierfrancesco Giambullari letterato della corte di Cosimo I. Giambullari venne ricordato sia in modo diretto tra gli autori di storie, seppur erroneamente con il nome di Giovanbattista17, sia indirettamente nel richiamo, effettuato nella Difesa, all’autore «moderno» che scrisse «della origine di Firenze»18.
- 19 P. Giambullari, Il Gello, in Fiorenza, Anton Francesco Doni, 1546.
- 20 Sulle tesi aramaiche e sulla linea medicea di Giambullari cfr. F. Vitali, Pierfrancesco Giambullari(...)
- 21 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 81. Per l’assonanza di queste pagine di Mini con quanto scritto da Gi (...)
9Il mito della fondazione noaica di Firenze, edificata da «Hercole Libyo», che venne formulato da Giambullari originariamente nel Gello del 154619 a supporto dell’espansionismo mediceo, veniva riattualizzato da Mini20, che ricorreva anche ad autori classici come Floro e Frontino, per rivendicare a Firenze l’eredità di Roma. Mini statuì così che la nascita di Firenze aveva quantomeno preceduto lo scontro tra Mario e Silla «e si ritrovano due autori antichi e autentichi, i quali fanno fede che ella era in essere innanzi che il fuoco della civile discordia Mariana si appiccasse nella augustissima città di Roma»21. Tale datazione era funzionale a legittimare la dinamica storica con cui Firenze progressivamente si sarebbe sostituita al primato di Roma, ad iniziare dal soccorso prestato alla capitale dell’Impero – ormai in crisi – per respingere l’attacco di Radagasio del 407:
- 22 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 95.
Veggendo la imperadrice del Mondo in estremo pericolo non la maedisse, come le empie, che attribuivano la sovrastante rovina ad havere ella abbandonata la vecchia per la nuova religione […] ma prese le armi seco, volontariamente […] le porse soccorso non meno grande che a tempo e necessario, onde il barbarico furore ne fu non solo raffrenato, ma spento affatto […].22
- 23 Ivi, per le conquiste di Firenze pp. 96-102, mentre per i quattro attacchi a Siena p. 98. Sul passa (...)
10Nei secoli seguenti alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, Firenze acquisì un proprio ruolo autonomo, non inferiore a quello universale rivestito dalla Roma imperiale, suggellato da un’espansione territoriale plurisecolare, di cui fece le spese anche Siena, sottomessa a seguito della vittoria di Marciano del 2 agosto 1554. Mini peraltro inserì un telegrafico cenno alla battaglia, di cui non ricordava la valenza medicea, come quarto riferimento di una sequenza, inaugurata da un attacco antisenese del 117023.
11L’espansione di Firenze fu limitata soltanto dal dover fronteggiare nemici superiori a quelli incontrati da Roma, che si sostanziò nella tutela offerta costantemente al Papato contro gli imperatori del Sacro Romano Impero di matrice germanica:
- 24 P. Mini, Difesa, op. cit., pp. 101-102.
Furono queste imprese fatte in meno di quattrocento anni dalla Città di Firenze, se bene minori di acquisto, che non furono quelle, che nei suoi primi quattrocento anni fece Roma, almeno eguali di gloria, (sia detto con sopportazione delle emule della sua fama). Poiché se Roma acquistò tutta la Italia, e Firenze una parte sola; Firenze hebbe per emuli, i Re di Napoli, i Viniziani, et i Visconti […] e che è quello che è più considerabile, et di maggior stima, gli Imperadori Tedeschi sempre, come sospettosi della sua grandezza, se le opposero. E, come nemici della sua libertà la travagliarono: e i Pontefici Romani per la riverenza che ella ha loro portata sempre, molte volte la ritennero nel mezo dei suoi maggiori impeti, sendole necessario difendere la loro maestà. Hora io non so se Roma havendo hauti tanti emuli, e si grandi impedimenti havesse acquistata la Toscana, non che l’Italia.24
- 25 Ivi, p. 105.
- 26 Ivi, p. 107.
12Nel merito difatti l’autore nel suo scritto domandò con enfasi retorica «quali armi […] sono dallo Ottocento in qua state giamai, le quali si siano adoperate più volte e più volentieri in favore de Pontefici Romani?»25, concludendo che l’azione fiorentina produsse «quinci l’odio de Federighi, quinci la privazione del contado donatole da Carlo Magno; quinci infinite guerre […] quinci l’odio perpetuo di Manfredi, di Curradino, e degli altri Arrighi»26.
- 27 Ivi, p. 109.
- 28 Ivi, pp. 116-117.
13Parallelamente, la Firenze di matrice comunale nel lungo periodo salvaguardò la libertà italiana. A tal riguardo, ancora in modo veemente Mini prima chiedeva: «I Visconti quale città hanno eglino hauta più nemica a i disegni del insignorirsi dell’Italia, abbassando la Chiesa, e annullando la repub. della mia patria?»27, poi ricordava la parte essenziale avuta da Firenze nell’ascesa al ducato di Milano degli Sforza e nel mantenimento del potere nel 1452, propedeutico alla pace di Lodi28.
- 29 In proposito si rinvia a D. Weinstein, Savonarola e Firenze: profezia e patriottismo nel Rinascimen (...)
14Attraverso questi snodi perciò Mini, che di seguito appellava Firenze «ostacolo de’ Tiranni», recuperava tutta una sedimentata mitologia sul ruolo della città, figlia di Roma, antiviscontea, guelfa e baluardo della libertà italiana di matrice tre-quattrocentesca, a cui aveva largamente attinto anche Girolamo Savonarola per assegnare alla città del giglio la missione di “Nuova Gerusalemme”29.
La distanza della Difesa da Giovio: l’assedio di Firenze passaggio decisivo per la libertà d’Italia
- 30 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 8. Sul punto si veda P. Cosentino, Le “Difese” della città di Firenze(...)
- 31 G. M. Bruto, Proemio, in Delle Historie Fiorentine di Giovan Michele Bruto, volgarizzate da S. Gatt (...)
15Un altro aspetto da prendere in considerazione è il modo in cui Mini nella Difesa trattò del passaggio storico dell’assedio subìto da Firenze e dalla caduta della repubblica nel 1530, snodo saliente della polemica antigioviana. Come accennato, Giovan Michele Bruto, uno dei maggiori protagonisti della querelle nei confronti dello storico comasco, era ricordato direttamente nella lettera dedicatoria della Difesa, indirizzata a Francesco Spina, e definito nell’occasione «dotta penna» che «atterrò» la calunnia30. Nel Proemio delle sue Historiae Florentinae, pubblicate nel 1562 a Lione, l’esule veneziano aveva stigmatizzato la rappresentazione dei fiorentini sottoposti all’assedio, proposta da Giovio, che li aveva tacciati di smodata ambizione, sterili personalismi politici, avidità, superbia, viziosità, incostanza, perfidia. Parallelamente Bruto dissentiva dalla opportunistica adulazione manifestata da Giovio verso Clemente VII31.
- 32 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 171. Su Giovanni delle Bande Nere si rimanda a M. Arfaioli, The Black (...)
16A sua volta, Paolo Mini, pur senza indulgere in una attitudine di polemica o attacco diretto, nella Difesa prendeva le distanze in modo sostanziale dalla rappresentazione della collettività fiorentina, proposta da Giovio. Indicativo era innanzitutto l’unico richiamo, effettuato nell’opera in relazione a quello snodo storico, a Clemente VII, contestualmente al riferimento a Giovanni delle Bande Nere ed a Francesco Ferrucci. I due personaggi venivano accomunati da Mini come alfieri della libertà fiorentina ed italiana. Il primo infatti «si era acquistata tanta riputatione, che se fosse vissuto, né Clemente Settimo, né Francesco primo harebbero veduto in viso le infelicità che eglino viddero». In modo lapidario ma inequivocabile Mini ricordava dunque la fase francese ed antiasburgica della politica internazionale di Clemente VII, suggellata dalla Lega di Cognac32. Senza soluzione di continuità proseguiva poi, soffermandosi su Ferrucci e sull’assedio sostenuto dalla Firenze repubblicana contro le truppe asburgiche:
- 33 P. Mini, Difesa. op. cit., pp. 171-172.
Francesco Ferrucci diventato prima generale che capitano in quel famoso assedio, in cui la gioventù fiorentina mostrò che la sapeva maneggiare così bene le armi, come la seta e la lana, ripresa Volterra a viva forza, mise tanto terrore nel campo Cesareo e Ecclesiastico, quando egli intese che con un certo numero di gente eletta veniva a liberare Firenze dallo assedio, che spaventato egli si saria messo in fuga e di fatto, o almeno almeno egli si saria ritirato (tanto era il nome e la riputatione che il Ferrucci si era acquistato) se chi meno il doveva, invidiando la gloria, che egli ne harebbe guadagnata, non havesse permesso che assalito ne monti di Pistoia, dal Marchese del Vasto, e da Fabrizio Maramaldo con tre volte più genti, egli fosse stato miseramente morto.33
- 34 P. Giovio, Historie del suo tempo, tradotte per Messer L. Domenichi, vol. II, stampata in Fiorenza, (...)
- 35 Ivi, libro XXVIII, pp. 267-273.
- 36 Ivi, libro XXIX, pp. 288-316. Sulle scelte effettuate da Baglioni Malatesta nella vicenda dell’asse (...)
17Il pur sintetico passaggio di Mini testimoniava diversi discostamenti da Giovio. Da un lato, la Difesa esaltò la gioventù fiorentina, che Giovio invece raffigurò criticamente in balìa del radicalismo antimediceo, rimarcando il timore suscitato tra diversi esponenti della cittadinanza dal disciplinamento – organizzato da Stefano Colonna – dei giovani fiorentini nei ranghi della milizia cittadina34. Dall’altro lato, Mini celebrò l’eroismo di Ferrucci a Volterra, mentre Giovio ne aveva evidenziato la crudeltà e la superbia, emerse emblematicamente nell’insensato episodio dell’uccisione del tamburino, inviato dal nemico Fabrizio Maramaldo, per trattare35. Nel contempo, la Difesa addebitò la sconfitta di Gavinana e la morte di Ferrucci – seppur in una ricostruzione estremamente sintetica – al mancato soccorso e dunque al “tradimento” di Malatesta Baglioni, magnificato viceversa da Giovio per aver impedito che la “caparbietà” repubblicana prevalesse e favorito l’accordo con Clemente VII36.
- 37 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 172.
- 38 P. Giovio, Historie del suo tempo, vol. II, op. cit., libro XXV, p. 60.
- 39 Ivi, libro XXIX, p. 288: «Ma la pazza moltitudine de’popolari ignoranti facilmente vinceva i partit (...)
18Inoltre, la Difesa conferì a Gavinana un rilievo essenziale nell’economia della libertà d’Italia e del ruolo politico-militare fiorentino: «del che non pure Firenze sua patria, ma Italia tutta dee piagnere amaramente: «poiché da quella infelice giornata ne nacque servitù, e a Firenze fu tolto di non havere fatto ella sola, quel che ne prima ne poi hanno potuto far giammai tutte le potenze Italiane»37. Mini pertanto ammantò la pagina dell’assedio di Firenze di una valenza valoriale, che ribaltava decisamente la prospettiva gioviana. In primo luogo, fin dalla descrizione delle vicende del 1527, Giovio ridusse le motivazioni della scelta antiasburgica e filofrancese fiorentina al prevalere nella maggioranza della componente popolare dell’interesse «ne propri guadagni, i quali venivano molto grassi dal traffico e dalle faccende di Lione»38. In secondo luogo, racchiuse la cifra valoriale dell’assedio di Firenze nell’inconciliabilità tra lo scriteriato animus pugnandi dei popolari e del gonfaloniere Raffaele Girolami, culminante nella decisione di combattere a Gavinana, e la realistica prudenza della minoranza dei moderati, propensi all’intesa con Clemente VII.39
Oltre il 1530: l’arte fiorentina e la rete michelangiolesca in Francia
- 40 P. Mini, Difesa, op. cit., pp. 188-199. Sulla periodizzazione delle età dell’arte in Vasari e sulle (...)
19Interessanti tracce filosavonaroliane nella trattazione dei rapporti franco-fiorentini affiorano nella Difesa anche a proposito dell’arte. Mini, partendo dalla periodizzazione vasariana, che individuava nelle invasioni barbariche la decadenza dell’arte ed in Giotto l’inizio della sua rinascita, connotò in chiave non impercettibilmente filosavonaroliana il culmine di tale processo40. A tal proposito, accanto a Leonardo da Vinci, che consentì alla pittura di tornare «in tutto, e per tutto, nel suo antico fiore», Mini evidenziò il magistero fondamentale del domenicano e savonaroliano Bartolomeo della Porta che esercitò una profonda influenza anche sull’arte di Raffaello e Michelangelo:
- 41 Riguardo a Bartolomeo della Porta si rimanda a Fra Bartolomeo 1517, a cura di A. Assonitis, L. Cine (...)
Quando fra’ Bartolomeo della Porta, frate di San Domenico, e Fiorentino, perché a una si habile arte non mancasse cosa alcuna, le restituì la vaghezza del colorire, con tanta pulitezza, che e Raffaello da Urbino, e Michelagnolo Buonarroti, maestro di chi nella risuscitata pittura ha mai saputo cosa alcuna di buono, non si sdegnarono di imitarlo in essa, standolo bene spesso a vedere lavorare con estrema maraviglia e attenzione.41
- 42 P. Mini, Difesa, op. cit., pp. 202-203.
20Un fil rouge artistico filosavonaroliano che sembrava proseguire nelle successive pagine della Difesa sotto almeno due riguardi. In primo luogo, Mini selezionava tra gli artisti coevi a Michelangelo diversi pittori legati a Savonarola, alla Scuola di San Marco o al triennio repubblicano come Botticelli, Mariotto Albertinelli, Rosso Fiorentino, Pontormo, Giovanantonio Sogliani, Plautilla Nelli42.
- 43 Ivi, p. 202. Sugli echi savonaroliani dell’arte di Rosso, sulla sua parabola politico-esistenziale (...)
- 44 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 211. Su Rustici cfr. P. Sénéchal, Giovan Francesco Rustici. 1475-1554 (...)
- 45 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 211.
21In secondo luogo, la Difesa delineava una rete artistica fiorentina in Francia, trasversale a pittura e scultura, che faceva capo a Michelangelo. Un componente di tale rete era Rosso Fiorentino «che fu molto caro a Re Christianissimi» e che era andato in Francia in concomitanza con la caduta dell’ultima repubblica nel 1530, realizzando un piano, appena ideato dallo stesso Buonarroti, ma alla fine non concretizzato43. Accanto a lui appariva lo scultore Giovan Francesco Rustichi, definito nella Difesa «il più sovrano maestro di gettare di bronzo, che sia stato fino a qui nella risuscitata scultura», emigrato in Francia nel 152844. Ai due artisti si saldò Antonio di Bernardo Mini, puntualmente menzionato nella Difesa tra gli allievi di Michelangelo, per il contributo offerto alla rinascita dell’arte fiorentina45. Da un lato, Antonio Mini, che era andato in Francia nel 1531, in attesa di recuperare la Leda, il dipinto donatogli da Michelangelo quale utile viatico per approdare alla corte dei Valois, scrisse da Lione al maestro il 23 dicembre 1531 delle buone prospettive in cui sembrava incanalarsi la sua esperienza francese, anche alla luce del prestigio ottenuto in campo artistico da Rosso e Rustichi:
- 46 Antonio Mini a Michelangelo, in Il carteggio di Michelangelo, edizione postuma di G. Poggi, a cura (...)
Michelangniolo mio, per darvi avisso chome io mi trovo in Lione, sano e di buona volglia.[…] in modo [credo] risolutamente avere fanto uno buono pe[n]siero a venire qua in F[rancia]. Ciò che si dicie di Giovan Fra[n]ciescho Rustichi e del Rosso dipintore è più [che] verro: e’ Rosso àne avunto gra[n]disima provisione, Giovan Fra[n]ciescho si è [...] fantto uno buono partitto.46
22Dall’altro, il giovane artista confermò in una successiva missiva dell’11 gennaio 1532 la centralità di Michelangelo quale simbolo e riferimento ineludibile della presenza fiorentina in Francia:
- 47 Ivi, Antonio Mini a Michelangelo, Lione, 11 gennaio 1532, p. 369.
Io ònne letto una letera che viene a Franciescho Tedaldi, di mano de’ Rosso dipintore, che dicie ch’e’ vostro nome, cioè che la fama vostra è divenutta talle in chorte e che voi ci siate sollo infra l gni omini; e di più òne intesso da messere Luigi ch’e’ Re se ne dileta tanto e intendenesi quanto ch’uomo che sia in Francia.47
- 48 Ivi, Antonio Mini a Michelangelo, Lione, 27 febbraio 1532, p. 378. Per il passaggio e relative osse (...)
23Una presenza cospicua ed in crescita costante, a seguito della caduta della repubblica, secondo quanto lasciava intendere ancora Mini in una successiva missiva, osservando che «Ci è qua sù tanti giovani fiorentini che àno dengnità, che mi pare esere a Firenze, tanti giovani ci è»48.
L’imperitura unione tra Firenze e la Francia: i fiorentini alla corte di Caterina
- 49 Sulla transizione dalla repubblica al principato si rimanda al fondamentale studio di R. Von Albert (...)
- 50 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 163.
24Nella Difesa assunse grande rilievo anche l’ambito direttamente politico delle relazioni tra Firenze e la Francia. Nel merito, Mini sottolineò l’esistenza di una convergenza di lunghissimo periodo, che non era stato influenzato neanche dalla cesura costituita dal passaggio di Firenze dalla repubblica al principato, inaugurato da Alessandro e consolidato da Cosimo I49. Innanzitutto, l’autore individuò l’inizio del connubio franco-fiorentino nel 1266, quando la Firenze guelfa offrì un decisivo sostegno agli angioini per prevalere contro Manfredi: «chi nel Regno di Napoli dette al Re Carlo vittoria contro a Manfredi? I Fiorentini Guelfi. Quinci ebbe origine la amicitia che i Fiorentini hebbero poi sempre con la Cristianissima casa dei Valois, mantenuta sempre fino alla ugna e il dente»50. Sottolineò poi il valore e la sussistenza di tale intesa politico-militare, celebrando la gloria militare dei fratelli Piero e Leone Strozzi che avevano prestato servizio agli ordini dei Valois:
- 51 Ivi, pp. 172-173.
I due folgori di guerra finalmente, ciò è il Sig. Piero e il Sig. Lione, amendue della nobilissima famiglia degli Strozi, et amendue illustrissimi, non che illustri per i fatti loro egregi e per i gradi et le degnità haute, l’uno gran Mariscialle di Francia, e l’altro gran Priore di Capua, Ammiraglio di Malta, amendue frategli, e amendue Generali di Henrico Secondo: l’uno in acqua, e lo altro in terra, che superiori hanno eglino hauti nelle età presenti? Et chi nelle età passate gli ha avanzati, di prudenza, di valor militare nell’uno e nell’altro Imperio? Dichilo la Francia che lo vidde, la Italia che lo conobbe e l’invittissimo Carlo Quinto che lo provò.51
- 52 Per la lotta degli Strozzi a fianco di Enrico II contro il potere mediceo si rimanda innanzitutto a (...)
- 53 Sul legame di Caterina con Piero e Leone Strozzi, cugini di primo grado, con cui aveva trascorso l’ (...)
25In realtà, Leone, capitano delle galere dell’Ordine di Malta, e Piero Strozzi, Maresciallo di Francia, costituirono il vertice armato del fuoriuscitismo e delle operazioni condotte militarmente tanto contro Carlo V d’Asburgo quanto in opposizione al duca di Firenze Cosimo da Enrico II nella penisola italiana52. Costante riferimento dei fuoriusciti fu la regina di Francia Caterina de’ Medici, cugina sia degli Strozzi sia di Cosimo, ma sempre in contrasto con quest’ultimo, che era esponente di un ramo rivale della famiglia53.
26Se Mini, a tutela dell’amalgama, sorvolò esplicitamente su tale contrapposizione, così come sulla direzione anticosimiana dell’azione di Leone e Piero Strozzi, cionondimeno sembrò declinare – a tratti – i rapporti tra la Francia e la Firenze dei Medici, soprattutto nel segno di Caterina, piuttosto che di Cosimo e del figlio e successore Francesco. In particolare, due passaggi della Difesa risultano in proposito degni di attenzione. In primo luogo, Mini, elencando le onorificenze secolari tributate ai membri della famiglia Medici, diede priorità e maggiore evidenza a Caterina, ultima erede legittima del ramo dei Medici di Cafaggiolo, rispetto a Cosimo, proveniente dal ramo dei popolani:
La Serenissima famiglia de Medici, per iscendere alle dignità secolari, ha hauta e hoggi ancora ha una Regina Cristianissima, moglie di Re, nuora di Re, madre di tre Re, de quali il presente, che è ancora vivo, è oltr’a Re di Francia, Re di Pollonia; e suocera del Re Cattolico, e del Re di Navarra.
- 54 P. Mini, Difesa, op. cit., pp. 239-240.
Due gran duchi di Toscana Cosimo e Francesco, e tre duchi […].54
27In secondo luogo, una volta ricordato come «l’ordine del Tosone fu nel Sereniss. gran duca Cosimo», la Difesa celebrò complessivamente la Firenze francese di Caterina, menzionando le famiglie i cui esponenti avevano ricevuto l’onorificenza di cavalieri dell’Ordine di San Michele, di cui era capo supremo e Gran maestro il monarca francese:
- 55 Ivi, p. 242.
L’ordine dei Cavalieri di San Michele è stato nella famiglia degli Strozzi, nella famiglia dei Gualterotti, e hoggi è nella illustre famiglia de Gondi, nella famiglia de Guadagni, nella famiglia de Capponi, nella famiglia de Tosinghi, nella famiglia degli Alamanni, e nella famiglia de Ridolfi, famiglie per loro medesime tutte nobilissime.55
- 56 P. Simoncelli, Repubblica fiorentina in esilio. Una storia segreta, vol. II, op. cit., pp. 394-421.
28In questo modo, dunque Mini dette grande visibilità ad una presenza fiorentina in Francia nei fatti non facilmente sovrapponibile alla Firenze del principato. Le famiglie citate da Mini erano state protagoniste della diaspora politica fiorentina, dando vita in Francia nel 1556 alla Repubblica fiorentina in esilio, proprio con l’avallo ed il supporto di Caterina de’ Medici ed Enrico II56.
- 57 P. Mini, Difesa, op. cit., pp. 246-247 ed in proposito si rinvia a P. Simoncelli, Affioramenti prot (...)
29Peraltro, l’autore riequilibrò questo non impalpabile scivolamento, facendo precedere la sua Aggiunta alla Difesa da un passaggio conclusivo in cui rendeva omaggio alla trasformazione di Firenze in granducato, decisa da Pio V e riconosciuta dagli Asburgo, che riaffermava ulteriormente le stringenti e non eludibili ragioni dell’amalgama57.
Considerazioni conclusive
- 58 Per un esame esaustivo e complessivo del testo di Mini si rinvia ad un lavoro successivo di prossim (...)
- 59 Cfr. Nota 5.
30L’analisi pur parziale condotta in questa sede permette comunque di svolgere alcune considerazioni conclusive58. La Difesa di Palo Mini esaurita la diretta confutazione dell’antimachiavellismo in pochissime pagine, situate nella parte centrale dello scritto, sviluppò ampiamente in termini celebrativi la fisionomia fiorentina59. Mini rese funzionali all’esaltazione dell’identità e della memoria fiorentina, elementi medicei ed antimedicei. Tuttavia, l’operazione effettuata dall’autore non risulta priva di pur quasi impercettibili discrepanze, celate dietro la formale neutralità adottata. In primo luogo, Paolo Mini fu in contatto, come ricordato, con esponenti della diaspora fiorentina in Francia quali Iacopo Corbinelli, il console Francesco Spina e l’esule veneziano Giovan Michele Bruto. In secondo luogo, nel merito, la Difesa ricostruì la storia e l’identità fiorentina, ricorrendo a toni criptosavonaroliani. Da un lato, tale fil rouge sembra affiorare dalla rappresentazione, fornita nell’opera, di Firenze nel corso dell’età medievale e moderna quale erede di Roma, detentrice della missione e del ruolo di “Nuova Gerusalemme”. Dall’altro, tale ruolo si tradusse nella plurisecolare tutela garantita da Firenze a Roma contro le improprie ingerenze degli imperatori tedeschi, culminando nella lotta ingaggiata dalla città per la libertà italiana, sottoposta all’assedio di Carlo V. A tal riguardo, Mini, pur evitando di porsi in aperta polemica con Giovio, offrì una rappresentazione eroica della resistenza fiorentina, alleata dei Valois, che si situava in sostanziale continuità con l’orientamento antigioviano di Giovan Michele Bruto.
31Nel contempo, Mini ricondusse lo sviluppo dell’arte fiorentina ad una coordinata filosavonaroliana e francese, tanto nel sottolineare l’influenza artistica di Baccio della Porta su Michelangelo, quanto nel ricordare la propagazione della rete artistica michelangiolesca in Francia. Parallelamente, il connubio tra Firenze e la Francia fu suggellato dalla menzione degli esponenti delle casate fiorentine presenti alla corte di Caterina, legati alla vicenda della Repubblica fiorentina in esilio. Emblematicamente nell’elencazione delle onoreficienze delle elencazioni tributate ai fiorentini, la regina madre sembrava spiccare per titoli ed importanza, rispetto a quelle conferite a Cosimo, l’artefice del principato, seppur debitamente ricordato.
32In effetti, Mini, secondo quanto la pur parziale analisi condotta in questa sede ha cercato di mostrare, riuscì così a preservare nella memoria una identità fiorentina plurale e collettiva – non priva di echi filosavonaroliani – alternativa a quella ormai irrevocabile del principato, nel momento stesso in cui le intrecciò in una necessitata quanto forzata ricomposizione.
Notes
1 Sulle matrici e sulla articolata cifra della polemica antifiorentina in Francia cfr. innanzitutto P. Carta, I fuoriusciti italiani e l’antimachiavellismo francese del ‘500, «Il Pensiero politico», vol. XXXVI, n. 2, 2003, pp. 213-238 e per una aggiornata bibliografia di studi al riguardo si veda il recente L. Paoli, «Oblivione» et «Conietture». Paolo Mini, Innocent Gentillet, Machiavel et les anciens Toscans, in Imprimer en nostre souvenance’: enjeux et pratiques de la mémoire et de l’oubli à la Renaissance, a cura di G. Beuvier, L. Paoli, J. Pinet, Parigi, Classiques Garnier, 2023, pp. 37-39. In generale sulla sempre viva attenzione degli studi ai rapporti italo-francesi nella prima età moderna basti ricordare Oltralpe. Acteurs, idées et livres entre France et Italie au XVIe siècle, a cura di G. Alonge, N. Balzamo e J. Sénié, Roma, Viella, 2023 e G. Ricci, Rinascimento conteso. Francia e Italia, un’amicizia ambigua, Bologna, il Mulino, 2024.
2 P. Mini, Difesa della città di Firenze, et dei fiorentini. Contra le calunnie & maledicentie de maligni, Lione, appresso Filippo Tinghi, 1578. Su Mini cfr. preliminarmente F. Luti, Mini, Paolo, in Dizionario Biografico degli Italiani (d’ora in poi DBI), Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, vol. LXXIV, 2010, pp. 638-640.
3 M. Plaisance, Les Florentins en France sous le regard de l’autre: 1574-1578, in Id., Antonfrancesco Grazzini dit Lasca (1505-1584). Écrire dans la Florence des Médicis, Manziana, Vecchiarelli Editore, 2008, pp. 293-295 (già in L’image de l’autre Européen: XVe-XVIIIe siècles, a cura di J. Dufournet, A. Fiorato e A. Redondo, Parigi, Presses de la Sorbonne Nouvelle, 1992, pp. 147-157). Relativamente a Caterina sulla quale esiste una sterminata bibliografia di studi, mi limito a rinviare a L. Frieda, Caterina de’ Medici, Milano, Giunti Editore, 2023 e C. Tripodi, Caterina de’ Medici. Da Firenze alla Francia, Diarkos, Sant’Arcangelo di Romagna, 2024. Per un caso indicativo della rilevante presenza fiorentina in Francia, legata a Caterina, cfr. anche C. Campitelli, Lucrezia del Bene e gli scambi culturali e finanziari tra l’Italia e la Francia, in Oltralpe. Acteurs, op. cit., pp. 85-97.
4 M. Plaisance, Les Florentins, op. cit., pp. 295-296.
5 Ivi, pp. 296-297. Su Paolo Giovio e la sua storiografia cfr. T. C. Price Zimmermann, Paolo Giovio. Uno storico e la crisi italiana del XVI secolo, edizione italiana riveduta e aggiornata a cura di F. Minonzio, Lecco, Polyhistor, 2012 (ed. orig., Princeton, 1995); E. Valeri, La prima traduzione francese delle Historiae sui temporis di Paolo Giovio (1552-1555): contesti politici e strategie editoriali, «Studi storici», vol. LXV, n. 1, 2024, pp. 195-224 e Ead., Studi su Paolo Giovio: un umanista italiano tra Roma e l’Europa, Roma, Nuova Cultura, 2024. Circa la polemica antigioviana si rimanda preliminarmente a Ead., «Historici bugiardi». La polemica cinquecentesca contro Paolo Giovio, in Storia sociale e politica. Omaggio a Rosario Villari, a cura di A. Merola, G. Muto, E. Valeri e M. A. Visceglia, Milano, FrancoAngeli, 2007, pp. 115-137 e F. Minonzio, Introduzione, in B. Varchi, Errori del Giovio nelle storie, a cura di F. Minonzio, Manziana, Vecchiarelli, 2010, pp. 9-74.
6 P. Mini, Difesa, op. cit., pp. 149-155.
7 L. Paoli, «Oblivione» et «Conietture». Paolo Mini, op. cit., pp. 39-53.
8 P. Luti, Mini, Paolo, art. cit., pp. 638-639.
9 P. Simoncelli, Il cavaliere dimezzato. Paolo del Rosso «fiorentino e letterato», Roma, FrancoAngeli, 1992, p. 197 nota 156 e sul programma editoriale antimediceo di Corbinelli si rimanda a M. G. Bianchi, Jacopo Corbinelli lettore e testimone del suo tempo. Esilio e impegno politico nella Francia delle guerre di religione, «Studi di Erudizione e di Filologia italiana», II, 2013, pp. 197-258. Sulla congiura fiorentina scoperta nel 1575 cfr. J. Boutier, Trois conjurations italiennes: Florence (1575), Parme (1611), Gênes (1628), «Mélanges de l’École française de Rome. Italie et Méditerranée», vol. CVIII, n. 1, 1996, pp. 327-342 e F. Martelli, Pucci Orazio, in DBI, vol. LXXXV, 2016, pp. 566-567.
10 P. Simoncelli, Affioramenti protonazionalisti nella cultura fiorentina di metà ‘500. Da Cristofano Rinieri a Francesco Salviati e oltre, Roma, Nuova Cultura, 2022, pp. 97-99.
11 Sul punto si rimanda a P. Cosentino, Le “Difese” della città di Firenze: letterati, astrologhi, medici fiorentini a Lione, in Le savoir italien sous les presses lyonnaises à la Renaissance, a cura di S. D’Amico e S. Gambino Longo, Ginevra, Droz, 2017, p. 308.
12 P. Simoncelli, Affioramenti protonazionalisti, op. cit., pp. 99-103.
13 S. Dall’Aglio, Savonarola in Francia. Circolazione di un’eredità politico-religiosa nell’Europa del Cinquecento, Milano, Aragno, 2006, pp. 113-114.
14 Per gli interessi savonaroliani di Bruto e Giuntini: Ivi, pp. 115-122. Per Bruto si veda D. Caccamo, Bruto, Gian Michele, in DBI, vol. XIV, 1972, pp. 730-734 e Id., Eretici italiani del Cinquecento in Moravaia, Polonia, Transilvania (1588-1611). Studi e documenti, Firenze, Le Lettere, 1999 (ed. orig. Firenze-Chicago, 1970) ad indicem.
15 P. Cosentino, Le “Difese” della città di Firenze, op. cit., pp. 308-310.
16 Ivi, p. 309.
17 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 185. In proposito L. Paoli, «Oblivione» et «Conietture». Paolo Mini, op. cit., p. 49. Su Pierfrancesco Giambullari mi si permetta di rinviare a F. Vitali, Pierfrancesco Giambullari e la prima Storia d’Europa dell’età moderna, Milano, FrancoAngeli, 2011.
18 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 80.
19 P. Giambullari, Il Gello, in Fiorenza, Anton Francesco Doni, 1546.
20 Sulle tesi aramaiche e sulla linea medicea di Giambullari cfr. F. Vitali, Pierfrancesco Giambullari, op. cit., pp. 48-60.
21 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 81. Per l’assonanza di queste pagine di Mini con quanto scritto da Giambullari cfr. Id., Il Gello, op. cit., pp. 69-73.
22 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 95.
23 Ivi, per le conquiste di Firenze pp. 96-102, mentre per i quattro attacchi a Siena p. 98. Sul passaggio concernente la battaglia di Marciano cfr. P. Simoncelli, Affioramenti protonazionalisti, op. cit., p. 100.
24 P. Mini, Difesa, op. cit., pp. 101-102.
25 Ivi, p. 105.
26 Ivi, p. 107.
27 Ivi, p. 109.
28 Ivi, pp. 116-117.
29 In proposito si rinvia a D. Weinstein, Savonarola e Firenze: profezia e patriottismo nel Rinascimento, traduzione italiana di M. L. Buonaguidi Paradisi, Bologna, il Mulino, 1976 (ed. orig. Princeton, 1970), pp. 43-64.
30 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 8. Sul punto si veda P. Cosentino, Le “Difese” della città di Firenze, op. cit., p. 301.
31 G. M. Bruto, Proemio, in Delle Historie Fiorentine di Giovan Michele Bruto, volgarizzate da S. Gatteschi, vol. I, Firenze, per Vincenzo Battelli e figli, 1838 (ed. orig. Lione, 1562), pp. XXXIX-XLVIII. Sulle repliche di Bruto a Giovio cfr. anche P. Cosentino, Le “Difese” della città di Firenze, op. cit., pp. 292-294.
32 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 171. Su Giovanni delle Bande Nere si rimanda a M. Arfaioli, The Black Bands of Giovanni: Infantry and Diplomacy during the Italian Wars (1526-1528), Pisa, Edizioni Plus, 2005 e Id., Medici, Giovanni de’, in DBI, vol. LXXIII, 2009, pp. 67-70.
33 P. Mini, Difesa. op. cit., pp. 171-172.
34 P. Giovio, Historie del suo tempo, tradotte per Messer L. Domenichi, vol. II, stampata in Fiorenza, per Lorenzo Torrentino, 1553 (ed. orig. Firenze, 1550-1552), libro XXV, pp. 52-58 e libro XXVII, p. 207.
35 Ivi, libro XXVIII, pp. 267-273.
36 Ivi, libro XXIX, pp. 288-316. Sulle scelte effettuate da Baglioni Malatesta nella vicenda dell’assedio cfr. A. Monti, Firenze 1530: l’assedio, il tradimento: vita, battaglie e inganni di Malatesta Baglioni capitano dei fiorentini nella guerra fra Repubblica e impero, Sesto Fiorentino, Olimpia, 2008.
37 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 172.
38 P. Giovio, Historie del suo tempo, vol. II, op. cit., libro XXV, p. 60.
39 Ivi, libro XXIX, p. 288: «Ma la pazza moltitudine de’popolari ignoranti facilmente vinceva i partiti utili e buoni de pochi savi, massimamente essendo il Gonfaloniere tutto pieno di malvagissime openioni, il quale desiderava di riducere la cosa all’estremo caso di battaglia, talch’egli deliberava che si devesse far venire il Ferruccio con tutte le sue genti, il quale per haver difesa Volterra, era da popolari valentissimo riputato».
40 P. Mini, Difesa, op. cit., pp. 188-199. Sulla periodizzazione delle età dell’arte in Vasari e sulle sue criticità basti rinviare a G. Antoni, S. Perguidi, M. Ruffini e L. Sterpetti, Le tre età: il problema della periodizzazione nelle Vite di Vasari, Roma, Campisano, 2022.
41 Riguardo a Bartolomeo della Porta si rimanda a Fra Bartolomeo 1517, a cura di A. Assonitis, L. Cinelli e M. Tamassia, Firenze, Nerbini, 2019.
42 P. Mini, Difesa, op. cit., pp. 202-203.
43 Ivi, p. 202. Sugli echi savonaroliani dell’arte di Rosso, sulla sua parabola politico-esistenziale e sulla partenza per la Francia si rinvia a P. Simoncelli, Incontri al Borgo. Divagazioni politiche su Vasari, Rosso, Gherardi, «Archivio Storico Italiano», vol. CLXXII, n. 2, 2014, pp. 277-299 ed ivi circa il proposito di Michelangelo di andare in Francia, p. 298.
44 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 211. Su Rustici cfr. P. Sénéchal, Giovan Francesco Rustici. 1475-1554. Un sculpteur de la Renaissance entre Florence et Paris, prefazione di M. Collareta, Parigi, Arthena, 2007.
45 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 211.
46 Antonio Mini a Michelangelo, in Il carteggio di Michelangelo, edizione postuma di G. Poggi, a cura di P. Barocchi e R. Ristori, vol. III, Firenze, S.P.E.S. (già Sansoni), 1973, p. 361.
47 Ivi, Antonio Mini a Michelangelo, Lione, 11 gennaio 1532, p. 369.
48 Ivi, Antonio Mini a Michelangelo, Lione, 27 febbraio 1532, p. 378. Per il passaggio e relative osservazioni si rimanda a P. Simoncelli, Michelangelo, la “Natione fiorentina” di Roma e il busto di Bruto, in Id., Antimedicei nelle “Vite” vasariane, vol. I, Roma, Nuova Cultura, 2016, pp. 100-101.
49 Sulla transizione dalla repubblica al principato si rimanda al fondamentale studio di R. Von Albertini, Firenze dalla repubblica al principato: storia e coscienza politica, Torino, Einaudi, 1995 (Ia ed. it. 1970; ed. orig. Berna, 1955); cfr. anche A. Salvo Rossi, L’invenzione della repubblica. Storia e politica a Firenze (XV-XVI secolo), Roma, Salerno, 2022. Sulla genesi del principato e sul ducato di Alessandro cfr. A. Lo Bortolo, Il tiranno fiorentino. Vita e leggenda nera di Alessandro de’ Medici, Roma, Laterza, 2025 e su Cosimo I si veda A Companion to Cosimo I de’ Medici, a cura di A. Assonitis e H. T. van Veen, Leida, Brepols-Brill, 2021.
50 P. Mini, Difesa, op. cit., p. 163.
51 Ivi, pp. 172-173.
52 Per la lotta degli Strozzi a fianco di Enrico II contro il potere mediceo si rimanda innanzitutto a P. Simoncelli, Esuli fiorentini al tempo di Bindo Altoviti, in Ritratto di un banchiere del Rinascimento. Bindo Altoviti tra Raffaello e Cellini, a cura di A. Chong, D. Pegazzano e D. Zikos, Milano, Electa, 2004, pp. 285-327; Id., La Repubblica fiorentina in esilio. Una storia segreta. Volume I, La speranza della restaurazione della Repubblica, Roma, Nuova Cultura, 2018; Id., La Repubblica fiorentina in esilio. Una storia segreta. Volume II Dall’opposizione dispersa all’istituzione della Repubblica in esilio, Roma, Nuova Cultura, 2025. Sulla opposizione antimedicea degli Strozzi cfr. anche M. Simonetta, Cosimo I versus the Strozzi, the Enemies of the State, in A Companion to Cosimo I, op. cit., pp. 198-211.
53 Sul legame di Caterina con Piero e Leone Strozzi, cugini di primo grado, con cui aveva trascorso l’infanzia, e sull’appoggio offerto allo sforzo politico-militare dei fuoriusciti contro Cosimo, con cui la regina di Francia visse un rapporto complesso di distanza e profonda rivalità si rimanda specificamente a M. Simonetta, Caterina de’ Medici. Storia segreta di una faida familiare, Milano, Rizzoli, 2018; in proposito cfr. anche S. ffolliott, Cosimo I de’ Medici and Catherine de Médicis: Making the Political Personal, in A Companion to Cosimo I, op. cit., pp. 160-187.
54 P. Mini, Difesa, op. cit., pp. 239-240.
55 Ivi, p. 242.
56 P. Simoncelli, Repubblica fiorentina in esilio. Una storia segreta, vol. II, op. cit., pp. 394-421.
57 P. Mini, Difesa, op. cit., pp. 246-247 ed in proposito si rinvia a P. Simoncelli, Affioramenti protonazionalisti, op. cit., pp. 104-105.
58 Per un esame esaustivo e complessivo del testo di Mini si rinvia ad un lavoro successivo di prossima pubblicazione.
59 Cfr. Nota 5.
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Référence électronique
Francesco Vitali, « I fiorentini in Francia: tra itinerari individuali e circolazione politico-culturale nella Difesa di Paolo Mini (Lione, 1577) », Laboratoire italien [En ligne], 36 | 2026, mis en ligne le 16 juin 2026, consulté le 13 septembre 2026. URL : http://journals.openedition.org/laboratoireitalien/15491 ; DOI : https://doi.org/10.4000/16f04
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