Da Firenze a Venezia a Lione: obiettivi e risultati dell’avventura commerciale di Giacomo Giunti
Résumés
Cet article retrace le parcours personnel et professionnel de Giacomo (Jacques) Giunti, éditeur d’origine florentine qui s’installa à Lyon afin d’achever son projet de structuration d’un réseau de franchises commerciales, grâce auquel l’emblème du lys et le nom de sa famille furent portés à la connaissance de nombreux acteurs et usagers du livre imprimé. L’histoire de Giacomo Giunti se présente comme celle d’une forme de diaspora économique, motivée à la fois par la nécessité et par l’opportunité, dans laquelle divers facteurs contribuèrent à déterminer le moment, les lieux et les modalités de l’installation d’un Florentin sur le sol français. Ces facteurs tiennent aux mécanismes internes du marché du livre ainsi qu’aux conditions politiques, institutionnelles, sociales et juridiques de l’espace dans lequel se déployait le marché éditorial européen. Le choix de Giacomo ne fut donc pas une décision autonome, mais le résultat de conditions collectives, voire matérielles, où s’entremêlaient intérêts de groupe et contraintes économiques. Enfin, le transfert de Giacomo à Lyon contribua également à la création d’un canal de circulation des savoirs entre les espaces culturels de part et d’autre des Alpes, sous la forme d’un flux de livres, principalement liés au monde de l’érudition universitaire et aux grandes professions de l’époque.
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Mots-clés :
histoire du livre, Giunti (Giacomo), édition scientifique, histoire du droit, diaspora à l’époque moderneKeywords:
history of the book, Giunti (Giacomo), scientific publishing, legal history, early modern diasporaParole chiave:
storia del libro, Giunti (Giacomo), editoria scientifica, storia del diritto, storia delle migrazioni in età modernaPlan
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Introduzione
- 1 W. Pettas, The Giunti and the Book Trade in Lyon, in Libri tipografi biblioteche: Ricerche storiche (...)
1La vicenda di Giacomo Giunti o, nella tradizione catalografica francese, Jacques de Giunta (1486-1547) è stata oggetto di studi passati il più organico e prezioso dei quali è stato prodotto nel 1997 da William Pettas che alla famiglia fiorentina ha dedicato molteplici e approfonditi studi biografici e bibliografici1. Il presente saggio intende riproporre la personale vicenda migratoria di Giacomo (Jacques) ponendo in luce le ragioni, personali e collettive, gli obbiettivi prepostisi e i traguardi raggiunti. Questo si intende fare nel tentativo di fornire un esempio aggiuntivo alla prosopografia della diaspora italiana in Francia, tema centrale del numero di «Laboratoire Italien» che ospita il presente studio.
- 2 Si coglie l’occasione per puntualizzare che, sebbene i due autori abbiano discusso e concordato l’i (...)
2Trattandosi di un saggio a quattro mani, basato su fonti e metodologie differenti, si è scelto di dividere il testo in due parti2. La prima fornirà un profilo biografico di Giacomo Giunti ponendo la sua scelta migratoria all’interno di un contesto di necessità personale e familiare e di strategia commerciale che appariva chiaramente in nuce sin dall’avvio dell’avventura editoriale dei Giunti a fine Quattrocento. La vicenda umana di Jacques, quando era ancora solamente Giacomo di Francesco Giunti (1486-1547), verrà inserita nel contesto esteso della sua famiglia spaziando in un arco cronologico non sempre a lui direttamente pertinente (ad esempio negli anni Settanta del Cinquecento, se non oltre, quando cioè egli era già deceduto da decenni). Questa che potrà apparire come una spericolata ginnastica cronologica, prossima all’anacronismo, sarà cautamente utilizzata nella forma di un comparativismo temporale tenuto insieme dalla consapevolezza che, nel corso dei decenni, se non secoli, la rete commerciale della famiglia Giunti si attenne ad una coerente strategia che tenne per lungo tempo cementata la sua complessa struttura di franchising. Questa venne delineata da Lucantonio I Giunti (1457-1538) che molti indizi contribuiscono a far ritenere fosse il vero promotore dell’entrata dei Giunti nel mondo del libro a stampa che trasformò un’anonima famiglia di pannaioli fiorentini in una delle realtà editoriali fra le più visibili in Europa. Il business model e il piano editoriale da lui messo in atto restò sostanzialmente stabile, con minime variazioni che saranno qui anche delineate, nel corso delle tre generazioni che si susseguirono al vertice della compagnia editoriale fino al suo sostanziale declino alla metà del XVII secolo.
3La seconda parte di questo saggio, invece, utilizzando un approccio analitico quantitativo basato su alcune fonti commerciali esterne alla famiglia Giunti delineerà la traiettoria dell’impresa editoriale messa in piedi da Giacomo Giunti a Lione, ponendone in luce il sostanziale successo economico che seguì alla sua scelta migratoria. Egli verrà presentato come esempio di una diaspora economica che contribuì a popolare Lione di una folta comunità commerciale, spesso legata alla nuova tecnologia del libro, contribuendo a configurare l’industria locale come polo di scambio materiale e culturale fra Italia e Francia. Tale comunità, come l’esempio di Giacomo Giunti dimostra, si mantenne attiva per almeno tre generazioni, defluendo o integrandosi definitivamente nel tessuto sociale della città francese quando, sul piano del commercio continentale, il peso dell’editoria italiana cedette il passo ai centri editoriali del nord e quando la stessa Lione perse rilevanza nel circuito del commercio librario europeo.
Parte I: Giacomo
Fra opportunità e necessità
- 3 F. Ammannati, Per filo e per segno. L’arte della lana a Firenze nel Cinquecento, Firenze, Firenze U (...)
4L’impresa editoriale giuntina nacque da subito con una vocazione transnazionale anche se, all’inizio, limitata dalla sua capacità produttiva al solo territorio subalpino. L’intuizione venne a un giovane Lucantonio che, ventenne, si recò a Venezia nel 1477 insieme al fratello maggiore Bernardo, di venticinque anni. Quest’ultimo scomparve presto dai radar della storia, mentre Lucantonio ascese progressivamente ai vertici dell’imprenditoria veneziana prima ed europea poi. La sua scelta di migrare a Venezia venne probabilmente sotto lo stesso impulso che portò tutti gli altri Giunti a lasciare la città di Firenze per portarsi nei maggiori centri culturali e commerciali d’Europa: la percezione di un’opportunità e la pressione della necessità. L’opportunità era rappresentata dalla nuova tecnologia della stampa a caratteri mobili che si stava diffondendo su tutto il continente, prevalentemente per mezzo delle maestranze tedesche. Fu ancora un tedesco, Johannes Von Speyer, a portare la stampa a Venezia nel 1469. Appena otto anni di attività della stampa in laguna e le notizie che dovevano circolare fra i mercanti di lingua italiana riguardo le lucrose opportunità apertesi per molti imprenditori erano bastati a convincere almeno tre membri della famiglia, Bernardo (n. 1451) e Lucantonio, prima, Filippo (1456-1517), poi, che si potesse abbandonare la tradizionale arte tessile in cui la famiglia era stata impegnata per lanciarsi in quella della stampa. L’arte tessile a Firenze aveva vissuto un periodo non florido a inizio secolo e da quella crisi si stava riprendendo3. Ma per la famiglia di Lucantonio il vecchio commercio di famiglia non aveva mai garantito grandi prospettive o, almeno, non quelle che si sarebbero andati a procurare con il commercio librario.
- 4 W. Pettas, The Giunti of Florence: A Renaissance Printing and Publishing Family. A History of the F (...)
- 5 L’organicità della rete commercial giuntina nella pianificazione commerciale del polo veneziano si (...)
5La vocazione transnazionale del futuro reticolo commerciale giuntino si manifesterà a pochi anni di distanza dal trasferimento di Lucantonio a Venezia con la decisione, difficilmente casuale, del fratello maggiore, Filippo, di intraprendere una professione liminare a quella che Lucantonio era andata a coprire a Venezia. Filippo diventerà infatti cartolaio nel 14894. Che si tratti o meno di una semplice differenza semantica dettata dagli usi e nomenclature commerciali fiorentine, il rapporto lessicale fra le professioni dei due fratelli poneva Lucantonio nel ruolo produttivo e Filippo nel ruolo ricettivo: un tipografo editore a Venezia e un rivenditore a Firenze. Sarà questo uno sbilanciamento di ruoli e capacità commerciali che caratterizzerà l’intera storia del marchio giuntino anche quando diventerà un network continentale e oltre. Quando anche le altre filiali raggiungeranno una propria autonomia produttiva e distributiva, Venezia resterà sempre il baricentro finanziario e logistico della rete Giuntina. Le sofferenze economiche del polo veneziano si rifletteranno nelle altre filiali e le iniziative commerciali e strategiche prese a Venezia saranno a beneficio di tutti5.
- 6 A rivelare la disparità nello sforzo e nei successi dei due poli produttivi a tutto vantaggio del p (...)
6Filippo iniziò a firmare le proprie edizioni almeno dal 1497. Lucantonio aveva già iniziato intorno al 1489. Nel 1491 i due fratelli entrarono in società consolidando quell’intento, già solido nei loro progetti, di creare una realtà multipolare. In questo primo stadio la produzione messa in campo da Lucantonio a Venezia, che si rivelerà essere la vera motrice dell’impresa, era tarata sulla capacità distributiva della società limitata anzitutto al mercato subalpino6. Con riferimento al polo veneziano questo fattore si rifletteva in una pianificazione commerciale sostanzialmente monopolizzata dalla produzione di opere liturgiche, di per sé non economiche da produrre ma, per molti versi, una fonte sicura di reddito in ragione della disponibilità territoriale di un target commerciale diffuso come il clero delle diocesi di subalpine. Si trattava di un bacino di acquirenti che, di fatto, non poteva espletare le proprie funzioni senza tali libri ed era stato il primo a beneficiare della nuova tecnologia calata dal Nord Europa per rinnovare il proprio repertorio di manuali per le funzioni che, precedentemente, era monopolizzato da costosi e problematici supporti manoscritti. Venezia e Roma avevano iniziato da poco a coprire i buchi di mercato che erano presumibilmente rimasti aperti ancora dopo l’afflusso di libri liturgici da oltralpe. Lucantonio si riproponeva di partecipare esattamente a quel florido mercato ancora aperto e che, data la continua necessità dei libri sacri, il loro uso frequente, la loro deperibilità e la spinta commerciale delle ripetute azioni di riforma liturgica che caratterizzerà il periodo post tridentino, si manterrà egualmente aperto per il secolo successivo.
- 7 Nei primi cinque anni di attività come editore (almeno desumibili dagli esemplari rimasti e catalog (...)
- 8 Si prendano come esempio le seguenti edizioni note: EDIT16 (https://alphabetica.it/web/edit-16), CN (...)
- 9 P. Camerini, Annali dei Giunti, Firenze, Sansoni, 1962-1963, vol. I, pp. 37-43.
7Era stata probabilmente questa la ragione a spingere i due fratelli a stilare un patto societario tramite quale assemblare un capitale congiunto per coprire le spese di una produzione decisamente più impegnativa dei primi testi vernacolari messi su piazza da Lucantonio nei primissimi anni di attività editoriale7. Nell’ottica di un editore attivo nel mercato peninsulare italiano la letteratura liturgica era garantita da un bacino d’utenza numericamente cospicuo, ampiamente distribuito nelle aree urbane e, anche se più rado, presente anche nelle aree rurali. Con riferimento particolare al clero regolare, gli stessi ordini religiosi potevano costituire un canale di distribuzione interna. Non a caso parte delle liturgie a cui Lucantonio stesso lavorò erano dirette a specifici ordini religiosi: benedettini, certosini, cistercensi, domenicani e vallombrosani8. Per una distribuzione di questo tenore la rete messa in piedi da Lucantonio e Filippo poteva evidentemente garantire una copertura fra Nord e Centro Italia, aree di influenza di Venezia e Firenze. Questo non significava naturalmente precludersi qualunque altro mercato ma semplicemente esporsi all’obbiettivo minimo di rientrare almeno del capitale investito se anche le vendite fossero state limitate alle aree direttamente esposte al raggio di vendita dei due centri urbani, con la prospettiva di tracimare queste aree ed agganciare anche i flussi di mercato a sud di Roma e a nord delle Alpi, aumentando i guadagni. Tali aspettative, dicono le fonti commerciali disponibili, vennero in effetti soddisfatte e la compagnia di Lucantonio e Filippo riuscì nel 1509 a quadruplicare il capitale inizialmente investito. In quello stesso anno la società si sciolse e Lucantonio poté muovere autonomamente le sue scelte strategiche pur contando ancora sulla solidarietà commerciale dettata anzitutto da rapporti di mutua convenienza9.
8Evidentemente, le ambizioni commerciali di Lucantonio non erano ancora completamente soddisfatte e, dopo lo scioglimento della società con il fratello Filippo, Lucantonio disponeva di capitale, onorabilità finanziaria e reputazione sufficienti ad aprirgli linee di credito, quando necessario e a rendere ulteriori iniziative editoriali e commerciali ampiamente possibili. C’era una fetta di mercato ancora appetibile, ancora relativamente nuova al mondo tipografico, anche se non più interamente terra di conquista quando egli fu finalmente in grado di agganciarla ad oltre vent’anni dall’inizio della sua avventura editoriale. Si trattava delle edizioni indirizzate alle grandi professioni e agli studiosi: teologia, filosofia, medicina e giurisprudenza. Diversamente che per i prodotti afferenti al rito cattolico, la letteratura diretta a studenti, accademici e professionisti, sebbene destasse l’interesse di un rilevante pubblico, di norma facoltoso e genuinamente interessato ai libri come strumento di aggiornamento scientifico, richiedeva una ben più evoluta struttura logistica di distribuzione di quella disponibile a Lucantonio Giunti fino al primo decennio del Cinquecento. Predisporre una più ampia rete di commercio transnazionale fu quindi il passo successivo intrapreso da Lucantonio Giunti.
9A questo riguardo, un asset di rilievo per realizzare il progetto di Lucantonio era costituito proprio dallo sbilanciamento di capacità commerciali e finanziarie sussistente fra la filiale di Venezia e quella fiorentina che, sebbene in una condizione dignitosa, era pur sempre gregaria, soggetta a fragilità e, comunque, incapace di offrire prospettive di ricchezza al copioso clan giuntino. Lucantonio poté contare su giovani membri fiorentini disponibili a espatriare per raggiungere standard di vita migliori e contribuire al lustro del proprio nome di famiglia.
10Per comprendere quanto questa dinamica migratoria interna alla famiglia Giunti si configurasse come un elemento strutturale è utile rifarsi a un esempio ben documentato ma cronologicamente lontano dai fatti che portarono Giacomo Giunti, protagonista della vicenda che si intende illustrare in questo saggio, a trasferirsi a Lione. Quando Bernardo, figlio di Filippo Giunti morì nel 1551, egli lasciò dietro di sé una famiglia numerosa di cinque maschi e due femmine, e un’impresa editoriale in relativa sofferenza. Alla morte di Bernardo, la dirigenza della casa editrice passò senza contestazioni nelle mani dei due figli maggiori. A vent’anni di distanza restanti tre, Luca, Giulio e Bernardo, raggiunti tutti la maggiore età tentarono invano di ottenere un ruolo attivo nell’azienda lasciatagli dal padre. In ragione delle resistenze dei due fratelli maggiori e constatato che le circostanze di mercato della piazza editoriale fiorentina non li avrebbero comunque favoriti nel percorso di emancipazione che questi cercavano, i tre finirono per scegliere la strada dell’esodo. In questo modo non contribuirono a saturare con la loro presenza il mercato librario cittadino e fornirono, invece, un supporto al mantenimento della rete di franchising familiare.
- 10 W. Pettas, A History & Bibliography of the Giunti (Junta) Printing Family in Spain 1526-1628, New C (...)
- 11 Id., The Giunti of Florence: Merchant Publishers of the Sixteenth Century, with a Checklist of all (...)
- 12 Id., The Giunti of Florence: A Renaissance Printing and Publishing Family. A History of the Florent (...)
- 13 Fino al 1596 Lucantonio II aveva dato in gestione il proprio negozio in via del Pellegrino a un ber (...)
11Il piano si dipanò intorno al 1514, anno in cui si registra la prima presenza in Spagna del secondogenito maschio di Filippo: Giovanni Giunti o, nell’accezione catalografica spagnola, Juan de Junta (c. 1494-1557)10. Questi finì per stabilirsi fra Burgos e Salamanca da dove poteva alimentare i traffici per buona parte della penisola iberica grazie alla vantaggiosa posizione geografica di cui si discuterà in seguito. Un altro fiorentino, Giuntino di Biagio Giunti (1477-1521) si era recato a Palermo a partire dal 151711. L’ingresso di quest’ultimo nei domini spagnoli in Italia stirava i traffici peninsulari all’estremo sud coprendo virtualmente lo stivale grazie alla presenza, anche se instabile, di almeno un Giunti a Roma. A fasi alterne a Roma risiedettero Iacopo di Biagio Giunti (1478-1528) e Benedetto di Francesco Giunti (fl. 1528-1545)12. Alla fine del Cinquecento i Giunti preferirono invece affidarsi ad agenti esterni per gestire i propri affari nello Stato Pontificio13.
- 14 A. Ottone, The Giunta’s Publishing and Distributing Network, op. cit., figura 3.
12L’avventura commerciale di Giacomo Giunti si inserisce esattamente in questo contesto di diaspora economica e pianificazione commerciale coadiuvata principalmente da Lucantonio I Giunti. Che vi fosse lui dietro le scelte migratorie di molti dei suoi parenti fiorentini è confermato da alcune fonti che si esamineranno nella prossima sezione. Ma ancor prima delle evidenze archivistiche più solide, sono i dati qualitativi della produzione editoriale della filiale di Venezia a fornire notizie sui motivi che portarono i Giunti ad ampliare la propria rete territoriale. Con uno sguardo alle tre principali direttrici del portfolio editoriale di Lucantonio, ovvero la letteratura liturgica, la letteratura accademica e la letteratura umanistica, si nota un indiscutibile cambiamento di rotta proprio negli anni compresi fra il 1514 e il 1517, in coincidenza proprio con la tessitura della rete di franchising continentale14. L’evidente innovazione nel tessuto della programmazione editoriale di Lucantonio è l’ingresso perentorio della letteratura di stampo accademico proprio a partire dal 1514. Si trattava di un comparto editoriale impegnativo sul piano della pianificazione, della produzione e della distribuzione, fattori che andavano chiaramente a impattare sui costi. Le edizioni di uso fra medici e giuristi, spesso di grande volume, erano opere che necessitavano una cura filologica di peso se dovevano finire fra le mani di lettori fra i più dotti d’Europa. Anche le qualità materiali, che andavano dalla perfezione del processo di composizione del testo e bellezza della pagina alla solidità della carta, contribuivano a caricare ulteriormente le voci di spesa. Quasi sempre gli aspetti grafici avevano risvolti di complessità come la distribuzione di commenti nella forma di glosse marginali o la giustapposizione di testi e paratesti posizionati in geometrie concentriche, la composizione di indici e la produzione di immagini, specie se a stampa calcografica con rame, utili, ad esempio, per illustrare i dettagli anatomici nei trattati di medicina o morfologici nei trattati di botanica. Al carico finanziario che tutti questi dettagli comportavano si aggiungevano gli elementi di incertezza legati alla distribuzione di edizioni di grande formato e multivolume su un territorio vasto e commercialmente incerto data la dispersione territoriale del bacino di utenza. La lentezza distributiva di queste edizioni di alto livello e la possibile competizione di altri operatori rendevano la strutturazione di una adeguata rete distributiva un imperativo. Da qui la scelta di Lucantonio di non azzardare alcuna mossa in questo settore del mercato editoriale senza aver prima dislocato alcuni dei suoi familiari in alcuni punti nevralgici del mercato continentale.
- 15 Sulla presenza di Giacomo a Venezia nel 1519 si veda W. Pettas, The Giunti and the Book Trade in Ly (...)
13Giacomo, quando ancora non era Jacques, raggiunse Lione per soddisfare queste esigenze che Lucantonio e, di riflesso, tutta la parte di famiglia oramai impegnata nel suo progetto, serbava. Al contempo, però, egli dava risposta anche alle proprie aspettative di promozione economica e sociale. Egli si recò in terra di Francia presumibilmente nel 1520 dopo aver passato un periodo di almeno un anno a Venezia dove poteva aver assorbito la visione e la metodologia imprenditoriale di Lucantonio15.
Una forma contrattuale di mutua convenienza
- 16 M. Carmona, Aspects du capitalisme toscan aux XVIe et XVIIe siècles: Les sociétés en commandite à F (...)
- 17 Per l’accomandita stipulata con Giuntino si veda W. Pettas, The Giunti of Florence: Merchant Publis (...)
14I documenti disponibili non chiariscono finora come Juan de Junta avesse finanziato il proprio trasferimento in Spagna e l’inizio della sua carriera nel commercio librario. È invece ben documentato come fecero Giuntino Giunti nella sua trasferta a Palermo e Giacomo a Lione. Per entrambi la formula adottata fu quella di una società in regime di accomandita. Nulla di assolutamente nuovo nel mondo della mercatura toscana16. Per entrambi i casi il ruolo di accomandante, ovvero del socio che limitava le proprie responsabilità al solo versamento di una quota finanziaria, era ricoperto da Lucantonio. Giuntino e Giacomo, ovvero gli accomandatari, oltre a versare a loro volta una quota finanziaria, prendevano e ricevevano la piena procura nel condurre gli affari a nome della società. Nel caso di Giuntino il raggio d’azione della società stabilita era Venezia «come ogni altro luogo dove detta compagnia desiderasse». Nel caso di Giacomo lo spazio commerciale era invece più limitato a Lione «come tutto il reame di Francia»17. Si specificava per entrambi che la regola d’ingaggio dovesse riguardare principalmente il commercio librario, lasciando però iniziativa libera su ogni altra merce che garantisse profitto. Nel caso dell’accomandita stabilita con Giuntino, Lucantonio Giunti partecipava con una quota tre volte superiore a quella del nipote. Questo sbilanciamento nel contributo finanziario dato alla società dal socio accomandante andava a compensare la quantità di lavoro fornita dall’accomandatario ma, soprattutto nel caso dei Giunti, rispecchiava anche la superiore capacità finanziaria di Lucantonio e la possibilità di spendere un nome, quello dei Giunti e un marchio, quello del giglio fiorentino che, soprattutto grazie all’operato di Lucantonio Giunti, aveva oramai acquistato una buona visibilità sul mercato librario.
15Questa serie di considerazioni riguardo le opportunità che accompagnavano i nipoti di Lucantonio quando si mossero da Firenze verso stati esteri, due dei quali stranieri anche nella lingua, dovevano contribuire a consolidare un sentimento di lealtà reciproca cementata anche da un rapporto di convenienza reciproca. Queste considerazioni di riconoscenza e opportunismo erano plausibilmente parte del bagaglio professionale che accompagnarono Giacomo Giunti verso Lione nel 1520. Da parte sua, Lucantonio aveva tutto l’interesse a che il nipote Giacomo prosperasse in terra di Francia. Ugualmente Giacomo sapeva che la sua fortuna era strettamente legata ad una proficua collaborazione con lo zio nel ricevere e rivendere sulla piazza francese il materiale librario indirizzatogli da Venezia. Similmente, parte della fortuna di Giacomo sarebbe stata legata alla possibilità di contare su Venezia e Firenze nella distribuzione delle proprie edizioni a sud delle Alpi. Non solo – le circostanze che avevano portato Giovanni Giunta in Spagna, fossero queste più o meno legate all’iniziativa e alla copertura finanziaria di Lucantonio non è purtroppo dato di sapere – fornivano a Giacomo la possibilità di indirizzare le proprie merci anche verso quel mercato in continuità territoriale con quello francese.
Il perché dei luoghi
- 18 Questo aspetto si complicava per la realtà istituzionale spagnola frazionata in regioni amministrat (...)
16Nelle scelte che i Giunti operarono, forse in maniera collegiale ma probabilmente determinate anzitutto da Lucantonio in ragione del suo carisma professionale e dalle sue capacità finanziarie, la posizione geografica delle sedi di franchising sembrava seguire una nitida logica. Il target geografico era costituito dalle emergenti realtà nazionali. Le grandi monarchie centralizzate basavano il proprio modello di governo sulla produzione di un solido ceto burocratico. Erano quindi terreno fertile per la coltivazione di un bacino di utenza costituito da funzionari che necessitavano di buone collezioni librarie come strumento di formazione, funzione e aggiornamento. La necessità istituzionale di formare i ceti dirigenti e amministrativi portava con sé la fondazione e il mantenimento di strutture educative ovvero scuole e università che erano, anche queste, luogo di promozione del mercato librario. In aggiunta, gli incipienti stati nazionali garantivano agli operatori del commercio un omogeneo ombrello istituzionale e uno spazio coerente sul piano legislativo che regolava il commercio. Un istituto legislativo che poteva, per esempio, interessare un commerciante di libri era lo strumento del privilegio librario gestito nel contesto degli stati nazionali dalla corona. Questo strumento garantiva posizioni di monopolio non solo nella stampa ma anche nella commercializzazione di determinate edizioni coperte da privilegio regolando quindi i flussi di mercato interno a un’area geografica circoscritta. Per le piccole realtà territoriali il privilegio era limitato esclusivamente al loro possesso territoriale diretto. Per le macroaree come gli stati nazionali, chiaramente, un privilegio regale determinava una posizione di vantaggio sul piano territoriale e, conseguentemente, garantiva una posizione economica di rilievo sulla base di un bacino di utenza più ampio18.
- 19 W. Pettas, A Sixteenth-century Spanish bookstore: The inventory of Juan de Junta, «Transactions of (...)
17Un altro aspetto della strategia territoriale di Lucantonio, come singolo editore e i Giunti, nell’insieme, si concretizzava nella volontà di agganciare le due grandi aree nazionali, francese e spagnola, attraverso i canali del libero mercato piuttosto che appoggiandosi alle istituzioni governative o paragovernative. In questo senso andrebbe già letta la scelta fatta da Giovanni Giunti di stabilire due botteghe librarie fra Burgos e Salamanca. La prima era sulla direttrice dei flussi mercantili provenienti dalla Francia, la seconda, invece, portava come vantaggio il contatto con il mercato librario erudito movimentato dalla presenza di una fra le più importanti università della penisola iberica se non d’Europa. Come osservato già da William Pettas, nel mezzo fra i due centri urbani vi era Medina del Campo, sede di una importante fiera commerciale, punto di smistamento ottimale per le merci che i Giunti volevano far circolare nel regno di Spagna e, presumibilmente, anche nelle sue colonie19.
18La logica soggiacente al posizionamento di Giovanni Giunti in Spagna trova una chiara analogia nella designazione di Lione come sede principale dei commerci che sarebbe andato a operare Giacomo Giunti in Francia. Se per la scelta operata da Giovanni le fonti non permettono di confermare in maniera inequivoca la regia di Lucantonio nella designazione del luogo, nel caso di Lione è invece ben chiaro che la città fosse stata già chiaramente scelta alla firma dell’accomandita fra Giacomo e suo zio. Ma la natura di Lione come epicentro del commercio francese sembra l’elemento unificante nel quadro di una strategia commerciale omogenea. Lione, al tempo, era sede della più importante fiera libraria di Francia. Questa poteva attrarre anzitutto librai francesi ma anche funzionare come snodo indiretto per flussi commerciali esterni alla Francia. La presenza di Giacomo in sede avrebbe garantito a Lucantonio un movimento delle merci, in entrata e in uscita, di enorme capacità. Il nuovo franchising, sebbene ancorato ad uno stato politicamente ed economicamente unitario, era anche indirettamente connesso ad aree più complesse come il Sacro Romano Impero costituito da una costellazione slegata di realtà locali, sede comunque di una competizione con cui Lucantonio non intendeva entrare in conflitto. La scelta di non posizionare un Giunti nelle aree di lingua germanica trova giustificazione nel fatto che la realtà commerciale tedesca era già ben rappresentata a Venezia da mercanti continuamente presenti in città e che garantivano un flusso costante in entrata e in uscita per i librai veneziani.
19Il complesso delle scelte che portarono i rampolli dei Giunti in Spagna e Francia ma non in Germania garantirono loro di rimanere ben ancorati all’Europa cattolica, sede di uno dei bacini di più grande interesse per gli editori in generale e per i Giunti in particolare: il clero diocesano e regolare. Fu però, molto probabilmente un beneficio inaspettato, frutto più delle contingenze che del calcolo politico-economico. Difficile, infatti, che la prospettiva delle tensioni confessionali allora montanti avesse condizionato le scelte della famiglia. Nel 1520 quando il piano di conquista territoriale del mercato continentale fu posto in atto, la cronologia della Riforma era ancora agli inizi perché si potessero fare valide congetture. Furono fatti determinanti come il sacco di Roma del 1527 e il fallimento dei colloqui di Ratisbona del 1546 a consolidare la geografia confessionale fra Nord e Sud Europa. Furono quindi considerazioni strutturali di tipo economico e istituzionale a guidare Lucantonio e i Giunti nella scelta dei luoghi chiave della loro rete commerciale.
- 20 M. A. Panzanelli Fratoni, Torti, Giunta & Co. A Full Programme of Publishing Legal Editions (Venice (...)
20In ultimo, Lione offriva a Lucantonio, interessato a consolidare la sua produzione di edizioni per un pubblico colto, una soluzione di grande rilievo. Venezia faticava ad offrire un gruppo di editori interessati e capaci ad avviare una solida linea di produzione di libri giuridici. Qualcosa era riuscito a fare stringendo un’alleanza temporanea con il gruppo editoriale composto da Battista e Silvestro Torti, Giorgio Arrivabene, Amedeo Scoto e Antonio Moretto20. Ma, evidentemente, le opportunità di lavoro in quel settore di editoria erudita non soddisfacevano le ambizioni di Lucantonio. Lione, invece, si stava strutturando come una delle capitali europee della produzione di libri giuridici. Il contributo maggiore allo sviluppo di questo mercato specializzato doveva trovarsi nella capacità distributiva su cui la città poteva contare in ragione della sua fiera locale. Come si specificherà appena di seguito, il libro giuridico era soggetto ad alcune complessità che riguardavano non solo la sua produzione ma anche la sua commercializzazione di lungo periodo.
21La fortuna di Lione come città europea del libro giuridico si andava profilando in un periodo in cui l’umanesimo giuridico locale, o mos gallicus, stava assurgendo a bandiera culturale non solo in Francia ma anche nel resto d’Europa. La combinazione di questi fattori portò Lione a concentrare in loco maestranze specializzate e gruppi di imprenditori disposti a fondersi in consorzi (forma necessaria, come si dirà, per operare nel mondo dell’editoria giuridica) e altri elementi che Venezia, in quello stesso periodo, faticava a raccogliere su una scala idonea a battere la concorrenza lionese.
22In coincidenza con l’arrivo di Giacomo a Lione e con l’avvio delle sue iniziative editoriali Lucantonio Giunti prima e i suoi successori Tommaso e Giovanni Maria dismisero sostanzialmente la produzione di testi giuridici a Venezia avendola, di fatto, delegata alla sede lionese del marchio oramai divenuto transnazionale (vedi Figura 1).
Figura 1. Comparazione dell’andamento diacronico della produzione giuridica nelle filiali lionese e veneziana dei Giunti.
Il grafico da conto del numero di fogli di stampa impiegati per ogni singola edizione.
Grafico: A. Ottone.
Parte II: Jacques
Le problematiche inerenti all’editoria giuridica
- 21 R. Milazzo, Le marché des livres juridiques à Lyon et à Venise au XVIe siècle, in Competition in th (...)
- 22 A. Nuovo, The Book Trade in the Italian Renaissance, Leida-Boston, Brill, 2013, p. 397.
23La commercializzazione dei libri di diritto era un fenomeno complesso 21. Si rivolgeva generalmente a un pubblico di alto profilo costituito dal ceto dirigente e amministrativo degli stati, al ceto avvocatizio, a docenti e discenti delle materie legali. L’elevato status economico degli utenti dei libri giuridici si profilava come un vantaggio sul piano commerciale per un editore. Tuttavia, alcune peculiarità proprie di questo bacino d’utenza contribuivano a creare elementi di criticità. Nella società di antico regime, l’accesso alle professioni giurisprudenziali era spesso legato a logiche di rango. Conseguentemente, le professioni legali finivano per diventare di forma ereditaria. Ne derivava allora che le collezioni librarie dei legisti si formassero spesso per accumulazione, di generazione in generazione. Questo aspetto portava con sé due ulteriori conseguenze. In primo luogo, con la prospettiva di costruire una collezione di libri che durasse nel tempo, i legisti tendevano ad acquistare edizioni che garantissero condizioni di maggiore durabilità: una carta più spessa e resistente e capace di assorbire meglio l’inchiostro. Queste erano tutte caratteristiche che andavano a impattare sui costi di produzione. Il ceto legale era però anche facoltoso e capace di affrontare spese importanti. Ne seguiva che per il comparto dell’editoria giuridica le condizioni di mercato tendessero a incoraggiare, fra le altre, una competizione basata sulla massimizzazione dell’offerta qualitativa. In secondo luogo, l’ereditabilità dei testi di legge nella forma di cospicue collezioni di famiglia tendeva a distrarre acquirenti dal mercato di settore. Un riflesso ancora indiretto era poi che tanto la durabilità dei prodotti quanto il costo elevato delle edizioni in commercio tendevano a favorire il mercato di seconda mano22.
- 23 Sul tema del margine di stampa, ma anche su quello della qualità della carta come fattore di increm (...)
24Da un punto di vista della veste grafica, le edizioni giuridiche non portavano spesso l’aggravio di costo delle edizioni mediche ricche di immagini. Cionondimeno, si trattava di edizioni graficamente complesse. Per necessità pratica e per tradizione, le opere di diritto erano spesso prodotte in folio con ampi margini bianchi. Entrambe questi elementi, oltre ad avere risvolti di praticità, ad esempio la capacità di ospitare a margine del testo a stampa un dedalo di note manoscritte, costituivano anche un’asserzione di status. La conseguenza indiretta di mantenere di ampi margini bianchi era l’aumento del numero di fogli di stampa impiegati. Questo fattore portava con sé una maggiorazione di spesa per materiale e manodopera23.
25La cura filologica, la giustapposizione di testi e apparati, l’uso occasionale del colore rosso in aggiunta al nero (che comportava la necessità di un doppio passaggio sotto la pressa), la perfezione compositiva, la scelta di caratteri nitidi che rendessero il testo ben leggibile, come lo voleva un pubblico di livello disposto a spendere, erano tutti elementi che contribuivano ad alzare i costi di produzione.
26Gli alti costi di produzione e i conseguenti alti prezzi di vendita, le dinamiche di accumulazione familiare descritte e la competizione del mercato di seconda mano erano tutti elementi che rendevano lenti e difficili le vendite con complicazioni nella gestione della logistica distributiva. Le grandi opere di diritto, di grosso formato e multivolume, difficili da muovere su ampi spazzi di mercato e costose da mantenere in deposito (lo spazio di deposito era esso stesso una voce di spesa) tendevano a portare gli editori interessati ad aggregarsi in grossi consorzi che condividessero le complessità di gestione della merce e i rischi finanziari annessi. Così aveva fatto Lucantonio Giunti nel 1507 aggregandosi con i fratelli Battista e Silvestro Torti (c. 1460-c. 1540), Giorgio Arrivabene (1483-1515), Amadio Scoto (m. 1535) e Antonio Moretto (c. 1450-1518) per stampare opere giuridiche a Venezia quando non poteva contare ancora sull’appoggio del nipote Giacomo nella piazza lionese.
- 24 A. Ottone, Serving the Church, Feeding the Academia: The Giunta and Their Market-Oriented Approach (...)
- 25 L. I. Stern, Politics and law in Renaissance Florence and Venice, «The American Journal of Legal Hi (...)
27Per quanto attiva potesse essere la compagnia aggregatasi attorno ai fratelli Torti, i dati in Figura 1 mostrano che in appena cinque anni di attività a Lione, Giacomo Giunti poteva raccogliere le capacità imprenditoriali necessarie ad eguagliare e, poi, a soverchiare ampiamente il consorzio veneziano sul piano dell’iniziativa editoriale. A motivare Lucantonio nel posizionare suo nipote sulla piazza lionese doveva essere stata quindi, oltre la volontà di portare le proprie merci verso il Nord Europa, anche la volontà di non ingaggiare gli editori lionesi in una competizione difficile da sostenere ma piuttosto di beneficiare delle loro capacità produttive nel comparto dell’editoria giuridica. Il modello glocale di business strutturato dai Giunti, prevedeva che ogni filiale della rete commerciale familiare si dedicasse anzitutto alla produzione dei testi che garantissero uno smercio di medio o corto raggio tramite cui garantire la copertura dei costi per poi trarre profitti da vendite dilazionate verso mercati meno propinqui. In questo senso va letta la non casuale scelta operata da Lucantonio di dedicarsi, oltre alla produzione di liturgie per il clero locale o subalpino, alla produzione di raffinate opere mediche o filosofiche per la comunità accademica patavina o la dedizione di Filippo all’editoria umanistica sul mercato fiorentino24. Il modello glocale voleva sfruttare non solo la tradizione letteraria locale per ricercare in loco un bacino di utenza da fidelizzare ma anche la disponibilità di autori, curatori e commentatori disponibili a collaborare con l’editore per produrre edizioni di garantita qualità. Per il comparto legale, Venezia non costituiva ancora un territorio ottimale, forse anche in ragione della tendenza del ceto giudiziario locale ad amministrare la giustizia secondo criteri di diritto patrio piuttosto che di diritto comune25.
28Il posizionamento di Giacomo Giunti a Lione soddisfaceva tre propositi. Anzitutto aggiungeva in maniera stabile la categoria giuridica all’interno del catalogo complessivo dei Giunti coprendo per intero il mercato del libro erudito. In secondo luogo, allargava la rete distributiva della famiglia posizionando un membro in importante crocevia commerciale del nord Europa. In terzo luogo, creava un tramite terrestre fra la filiale spagnola e quelle di Venezia e Firenze.
Fonti e dati
- 26 Sulla vicenda complessiva dell’impresa plantiniana si rimanda a R. Milazzo, Labore et Constantia. C (...)
- 27 Ivi, p. 224.
- 28 Ivi, pp. 51-66.
- 29 R. Milazzo, Les enjeux économiques du choix du format et du papier dans la politique éditoriale d (...)
29Per studiare la vicenda di Giacomo Giunti a Lione occorre servirsi di fonti esterne alla famiglia, i cui archivi locali non sono a oggi emersi. L’attenzione si rivolgerà quindi all’archivio dell’editore Christophe Plantin, francese di origine ma attivo ad Anversa ove, nel corso di un ventennio riuscì a conquistare una posizione di primissimo piano in Europa26. Questa venne raggiunta e mantenuta in ragione di circostanze economiche e politiche quali, ad esempio, l’ottenimento di una importante quota del privilegio dalla corona spagnola per la produzione dei libri liturgici riformati per Spagna e colonie ma, sicuramente, anche per la capacità tecnica e commerciale posseduta e dimostrata, probabile prerequisito per ottenere il favore della corona27. Fra le capacità che Christophe Plantin mostrò negli anni vi era anche quella di tenere sotto controllo con sistematicità le condizioni del proprio mercato di riferimento. Al fine di approntare un’autonoma politica dei prezzi misurata con efficacia nel rapporto fra qualità materiali delle sue edizioni e prezzi imposti dalle dinamiche di mercato a lui attuali, Plantin volle munirsi di uno strumento atto a monitorare la politica dei prezzi adottata dai suoi concorrenti28. Lo strumento di benchmarking da lui utilizzato è conservato presso l’archivio storico del Plantin-Moretusmuseum sotto la sigla M 29629. Il catalogo compilato fra il 1555 e il 1593 raccoglie oltre 20.800 voci bibliografiche ordinate per provenienza geografica e per editore. Ciascuna voce descrive i libri ivi catalogati enunciandone autore, titolo, formato e prezzo (vedi Figura 2). Saltuariamente il manoscritto riporta anche l’anno di stampa.
30Stante la posizione dominante che la realtà editoriale messa in piedi in Europa da Christophe Plantin (1520-1589) occupò a partire dagli anni Ottanta del Cinquecento, e che il suo successore Jan Moretus (1576-1618) mantenne nei primi decenni del Seicento, lo spazio commerciale coperto dal catalogo utilizzato sequenzialmente dai due editori è congruamente ampio. Questo, infatti, comprende quasi ogni centro di stampa di rilievo in Francia, nei Paesi Bassi, nella porzione occidentale del Sacro Romano impero, nel Nord e Centro Italia, la sola Salamanca per la Spagna e la sola Londra per l’Inghilterra (vedi Figura 3). Chiaramente ciascun centro di stampa, in ragione della sua capacità produttiva e distributiva trova una rappresentazione quantitativamente diversa all’interno del catalogo. Parigi, Venezia, Lione e Basilea sono la fonte principale dei dati ivi rappresentati. Il campione di dati rappresentato nel catalogo M 296 e ampiamente selettivo, volto a servire gli interessi di indagine dei propri due possessori. Per una casa editrice maggiormente interessata a produrre libri per un pubblico di livello, generi quali la giurisprudenza, la medicina, la filosofia e la religione (dominata principalmente dalla liturgia), sono vistosamente più rappresentati rispetto a generi quali la letteratura e la storia.
Figura 3. Rappresentazione della distribuzione geografica dei dati nel manoscritto M 296.
Grafico: R. Milazzo.
31Nella sezione successiva il catalogo M 296 verrà utilizzato in prospettiva storica per ricostruire il contesto economico in cui operò Giacomo Giunti e per trarre informazioni utili a misurare il grado di successo commerciale che egli raggiunse e garanti ai propri successori e al marchio giuntino in generale. Questo obbiettivo prevede però un passaggio intermedio che consiste nell’elaborazione sistematica dei dati, nella fattispecie, nell’identificazione completa (quando possibile) delle edizioni descritte nel catalogo plantiniano e nell’armonizzazione del sistema valutario multiplo ivi utilizzato. Al fine poi di uniformare il valore materiale delle singole edizioni prese in esame tramite il catalogo M 296, per ciascun item è stato ricavato il numero di fogli di stampa utilizzati nelle edizioni indicizzate. Questo è stato fatto per uniformare il valore di ciascun libro all’unità minima che, in termini tipografici, identificava tanto lo sforzo materiale profuso quanto il costo della manodopera. Così scomposti i dati permettono una comparazione più coerente di manufatti tipografici che, altrimenti, differirebbero per formato e ampiezza del testo edito e consumo del supporto cartaceo.
32Per completare il quadro inerente alla realtà editoriale ed economica messa in piedi da Giacomo Giunti a Lione, sono state utilizzate fonti archivistiche quali atti notarili, oltre che metadati bibliografici, per mezzo dei quali è stato possibile ricostruire le reti di relazioni imprenditoriali che animavano il complesso dell’editoria giuridica lionese a metà Cinquecento e il suo contesto economico e finanziario.
Il contesto editoriale lionese in una logica di mercato transnazionale
- 30 Per queste quantificazioni si è scelto di utilizzare il database USTC (Universal Short Title Catalo (...)
33Difficilmente un centro di stampa poteva prendere il rischio di convogliare il proprio intero sforzo produttivo verso un unico genere letterario scoprendo il fianco all’instabilità del mercato librario e a possibili fenomeni di saturazione. Nel caso dell’industria editoriale lionese alla forte vocazione verso la letteratura giuridica si associava un altrettanto forte propensione verso il libro religioso: fra il 1473 e il 1600 queste categorie si attestavano rispettivamente a circa il 26% della produzione complessiva. Tuttavia, qualora si sottraessero dal conteggio dei testi giuridici le ordinanze della corona o delle corti locali (quasi tutte in francese e prevalentemente dirette al mercato interno), le opere di diritto comune, civile e canonico, scenderebbero al 22%30. La prominenza dei testi per il clero era un tratto comune a molti centri di stampa dell’Europa moderna. Per lo stesso periodo storico la produzione veneziana di letteratura religiosa si attestava al 27% del totale ma, per il resto, la comunità editoriale veneziana mostrava una tendenza alla diversificazione della proposta editoriale e, di certo, non mostrava la stessa dedizione di Lione alla stampa del diritto comune che, a Venezia, occupava solo il 9% del totale. In conclusione, al netto del fatto che l’editoria lionese non si riducesse esclusivamente alla produzione giuridica, resta il fatto che il libro di diritto occupava una fetta molto importante della produzione locale.
34Se è possibile inferire che dietro la scelta lionese di specializzarsi nella produzione e commercializzazione del diritto comune vi fosse l’elevata capacità distributiva della fiera locale, consolidare detta specializzazione e costruirvi sopra una reputazione commerciale comportava la sedimentazione di diversi saperi professionali. Questi spaziavano dalla capacità di attrarre un sufficiente numero di autori, curatori e commentatori che garantissero una continuità qualitativa. Lo stesso dicasi per le maestranze di bottega aduse a risolvere i problemi legati alla messa in pagina dei testi di diritto con la loro veste grafica particolare. Queste competenze settoriali, basate sulla continuità di lavoro, andavano costruite e mantenute nel tempo e non erano facilmente replicabili altrove mantenendo la stessa competitività di mercato. Sul piano più strettamente imprenditoriale quello che distingueva la comunità editoriale lionese vi erano la volontà e abilità dei propri membri di saldare ampie alleanze strategiche nella forma di grandi gruppi editoriali e la capacità di raccordarsi con finanziatori locali disposti a sovvenzionare importanti progetti ove necessario.
35La più rilevante di queste realtà miste era la Compagnie des Libraires de Lyon che ebbe fra i suoi membri di spicco Lucimborgo da Gabiano, anch’egli emigrato da Venezia per espandere il network commerciale di famiglia. Questi nel 1519 ebbe un ruolo fondativo nella Compagnie. Giacomo Giunti che si aggregò alla Compagnie nel 1520 portando come asset societario, fra le altre cose, anche il suo legame di sangue con Lucantonio Giunti, con tutti i vantaggi che sul piano della circolazione delle merci questo legame poteva portare. Il diagramma proposto nell’appendice (si veda Figura 8 <https://journals.openedition.org/laboratoireitalien/16181?file=1>), basato su stipule notarili di contratti di transazione, mostra il network commerciale su cui la Compagnie contò per mettere in circolazione i propri prodotti editoriali su di uno spettro transnazionale. Si pone in luce come il motore distributivo della Compagnie fosse senza dubbio Lucimborgo da Gabiano, centro della rete più consistente. Tuttavia, emerge il ruolo di rilievo coperto da Giacomo nell’animare il secondo network per consistenza numerica su cui la Compagnie poteva contare.
- 31 Per una visione globale del progetto e delle metodologie impiegate si vedano F. Ammannati e A. Nuov (...)
36Per comprendere le dinamiche di mercato dalla prospettiva particolare dei Giunti nel periodo di attività del ramo lionese (1520-1590), le fonti e i dati disponibili suggeriscono di tastare il polso in corrispondenza di tre particolari punti di pressione. Questi sono Venezia, baricentro del network giuntino, Lione, uno dei punti apicali della rete commerciale giuntina e Anversa sede, a partire dagli anni Sessanta, del più grande competitor che i Giunti ebbero sul mercato nordeuropeo e iberico: Christophe Plantin. I dati verranno estratti dal database ad accesso libero dedicato allo studio dei prezzi librari dell’Europa moderna, EMoBook Trade (Prices)31. La Figura 4 mostra lo sviluppo lineare della media dei prezzi dei libri prodotti a Venezia, Lione e Anversa (calcolata sulla base del singolo foglio di stampa delle edizioni indicizzate).
37Un indicatore utile a misurare la competitività di un centro di produzione libraria in un contesto transnazionale consiste nella capacità che detto mercato mostrava nel mantenere il proprio bacino di consumo ancorato a prodotti di lusso, riuscendo quindi a fidelizzare il proprio bacino d’utenza puntando sulla qualità piuttosto che sulla convenienza. Per gli anni compresi fra il 1520 e il 1560, questa posizione di leadership era mantenuta da Venezia con Lione che seguiva a distanza ravvicinata. Fino agli anni Sessanta del Cinquecento Anversa non sembrava rappresentare un serio competitor per Venezia nel contesto del mercato di lusso ma, sotto il traino inarrestabile della produzione di Christophe Plantin, la città fiamminga aggancerà il mercato del lusso dominandolo con merci di indubbia qualità. È a quel punto, ovvero alla fine degli anni Sessanta, che Venezia andrà in rapida immersione cercando di battere una pressante concorrenza nordica con la strategia del ribasso dei prezzi. Questa scelta strategica porterà la comunità editoriale lagunare far scendere i prezzi medi dei propri libri al di sotto di quelli dei libri lionesi che, a partire dallo stesso periodo mostrarono una lieve flessione in alto (vedi Figura 4).
Figura 4. Grafico diacronico della media dei prezzi per foglio di stampa prodotti ad Anversa, Lione e Venezia. Fonti: M 296 (Plantin-Moretusmuseum) e database EmoBook Trade (Prices).
Grafico: R. Milazzo.
38Al netto di queste contingenze strutturali, però, risulta che nello lo stesso periodo storico, i Giunti del ramo veneziano e di quello lionese fossero in grado di armonizzare la propria politica dei prezzi (vedi Figura 5). Questo significa che, in ragione delle scelte commerciali operate da Lucantonio I, fra cui anche quella di aprire una filiale francese, le tre generazioni dei Giunti che si succedettero alla guida della filiale veneziana nel corso del Cinquecento (Lucantonio I, Tommaso con Giovanni Maria e, in ultimo, Lucantonio II) non dovettero adottare quella politica del ribasso dei prezzi cui si dovettero piegare molti dei loro colleghi veneziani. Evidentemente, la strategia di allargamento e consolidamento della struttura di distribuzione continentale messa in piedi inizialmente da Lucantonio I, con la sua punta di diamante nella sede lionese, permise ai Giunti tutti di tenersi ancorati al mercato d’élite reggendo dignitosamente la competizione anversana che toccò invece molti altri operatori subalpini.
Figura 5. Grafico diacronico della media dei prezzi per foglio di stampa della produzione della filiale giuntina di Venezia e di quella lionese. Fonti: M 296 (Plantin-Moretusmuseum) e database EmoBook Trade (Prices).
Grafico: R. Milazzo.
39I dati provenienti dal catalogo plantiniano sono anche utili per osservare le strategie editoriali messe a punto dai due rami della casa editrice Giunti fino agli anni Novanta del Cinquecento (che costituisce il limite cronologico del catalogo M 293). Organizzando i dati inerenti alla produzione dei Giunti di Lione e Venezia per categorie disciplinari si rendono possibili alcune osservazioni inerenti al loro portfolio editoriale complessivo per quasi l’intero Cinquecento (Figura 6).
Figura 6. Visualizzazione per categorie disciplinari delle edizioni dei Giunti di Lione e Venezia contenute nel catalogo M 296.
Grafico: R. Milazzo.
40Ragionando per macrocategorie, la prima osservazione da fare è che sia il ramo lionese che quello veneziano erano principalmente interessati alla produzione di letteratura accademica. Lo facevano però entrambi con il supporto della letteratura religiosa, i cui vantaggi da un punto di vista commerciale sono stati sottolineati altrove nel presente saggio. Verso questa categoria letteraria, seppure con diversa attitudine (la sede lagunare mostrava decisamente maggiore dedizione) attingevano entrambe le filiali, veneziana e lionese, per costituire il proprio portfolio. Decisamente meno interessati si dimostravano invece verso categorie più legate alla lettura genericamente intesa come quella d’evasione o la storia. Si riconferma quindi il fatto che entrambe le sedi rimasero aderenti nella loro offerta diretta a un pubblico disposto a spendere cifre importanti per acquisire strumenti di lavoro piuttosto che acquistare, non sempre per prezzi esorbitanti, letteratura intellettualmente o moralmente edificante ma non direttamente riconducibile a un ruolo professionale.
41Sulla stessa linea analitica si può osservare come, anche nel comparto dell’educazione formale, i due rami imprenditoriali fossero poco interessati a produrre strumenti d’uso comune le scuole di grammatica o per il curriculum di studi del trivio e quadrivio (ovvero quegli studi propedeutici all’acquisizione dei titoli accademici specialistici). A queste sono ad esempio associabili i libri di linguistica o di matematica.
42Salendo ai piani più alti della formazione scientifica si osserva come entrambe le filiali considerassero meno attraente la letteratura filosofica, anch’essa spesso riferibile a studi non specialistici. Verso le opere filosofiche il ramo veneziano si dimostrava maggiormente interessato rispetto a quello lionese, probabilmente in ragione del bacino d’utenza padovano, da cui poteva anche attingere un buon numero di autori, curatori e commentatori per mettere su piazza edizioni innovative. Per il ramo lionese la filosofia era una categoria decisamente minore.
43Era invece verso le opere per cui si conseguiva più spesso un dottorato, Diritto e Medicina, che i due rami mostravano maggiore attenzione. Lo facevano tuttavia in maniera asimmetrica. Il ramo veneziano era dedito alla produzione di opere mediche. Probabilmente anche in questo caso la vicinanza dall’ateneo patavino, così all’avanguardia negli studi medici, costituiva un rilevante fattore di traino. Il ramo lionese confermava invece di essere dedito principalmente alle opere di diritto.
Risultati di lungo periodo della presenza di Giacomo Giunti a Lione
- 32 W. Pettas, The Giunti and the Book Trade in Lyon, op. cit., pp. 169-192.
- 33 La presenza giuntina a Lione venne garantita in tempi successivi anche da Francesca Giunti, figlia (...)
44Giacomo Giunti rimase attivo a Lione fino al 1547. Alla sua morte la società passò alle due figlie Jeanne (c. 1522-1584) e Jacqueline (n. 1547) nate da differenti matrimoni. Queste elessero a loro procuratore il cugino e compatriota fiorentino Filippo Tinghi32. Malgrado le turbolenze interne alla compagnia nella gestione successiva alla morte di Giacomo il ramo lionese mantenne, fino agli anni Novanta del Cinquecento, quella presenza necessaria all’intero circuito giuntino per mantenersi all’apice dell’editoria europea33.
- 34 È ad esempio evidente come Giovanni (Juan) de Junta riuscisse ad approvvigionarsi di materiale libr (...)
- 35 R. Gascon, Grand commerce et vie urbaine au XVIe siècle. Lyon et ses marchands (environs de 1520-en (...)
45Che l’impresa di Giacomo a Lione fosse stata fruttuosa lo si può misurare non solo in ragione della continuità professionale che questi stabilì nella città francese e dai benefici che egli produsse per Lucantonio I, i suoi eredi a Venezia e per gli altri membri del network giuntino34. Il suo successo è infatti testimoniato dallo status finanziario che egli acquisì nel giro di appena un ventennio. Questo trova rappresentazione nelle imposte fiscali da lui pagate nel 1545, due anni prima del suo decesso35. In quella data Giacomo dimostra di essere il secondo contribuente fra gli editori individuati dal campione disponibile e sostanzialmente uno dei pochi outliners del gruppo (Figura 7). Le sue entrate superano quelle di Lucimborgo da Gabiano, che era pure, come visto, era molto attivo sulla piazza europea ed era anche la figura centrale nella Compagnie des Libraires de Lyon. Le entrate di Luciborgo toccheranno però un culmine a circa vent’anni di distanza dalla morte del suo unico vero competitore sulla doppia piazza lionese e veneziana.
Figura 7. Rappresentazione grafica delle imposte fiscali di alcuni membri della comunità editoriale lionese per gli anni 1545 e 1568. Fonte: Archives Municipales de Lyon, CC – Impôts et comptabilité, cote CC/41.
Grafico: R. Milazzo.
Conclusioni
- 36 Anche in questo le visualizzazioni quantitative del database USTC sono state ottenute selezionando (...)
46Che il trasferimento di Giacomo a Lione fosse il frutto di una ben ragionata strategia commerciale programmata a Venezia lo si evince anche dalle scelte che intervennero, proprio a Venezia, quando il ramo lionese dei Giunti si avviò verso un progressivo declino. Dopo l’uscita di scena di Filippo Tinghi a fine anni Settanta, la presenza dei Giunti in città era sì garantita ma non con lo stesso mordente raggiunto a metà Cinquecento. Il mercato lionese era esso stesso in progressiva decadenza dopo l’apice raggiunto proprio a metà del secolo, verrebbe da dire, anche grazie all’attivismo dei Giunti in generale e di Giacomo in particolare. Particolarmente evidente è il declino di quel sistema di società miste che potevano reggere l’urto di mercato delle edizioni giuridiche. La produzione dei libri di diritto a Lione, una delle specialità del luogo, iniziò una flessione verso il basso a partire proprio degli anni Sessanta, quando cioè eruppero in Francia le guerre confessionali fra cattolici e ugonotti36. A soffrire di quella congiuntura politico-religiosa e bellica fu chiaramente non solo la produzione specialistica del libro giuridico ma l’intero commercio della città di Lione, sede di una nutrita comunità ugonotta.
- 37 EDIT16, CNCT 90.
47A partire dagli anni Settanta del Cinquecento iniziò ad operare a Venezia un gruppo editoriale denominato Societas Aquilae renovantis37. Una delle colonne portanti del gruppo diverrà Lucantonio II Giunti, nipote di quel Lucantonio che aveva contribuito alla fortuna di Giacomo curando anzitutto la propria. La società, che negli anni vide la partecipazione dei nomi di punta dell’editoria veneziana del tempo (Bindoni, Ferrari, Guerra, Scoto, Varisco, Zennaro, Ziletti e un secondo Giunti, ovvero Bernardo di Bernardo) si occupò nel Cinquecento esclusivamente di pubblicazioni giuridiche, spesso in folio e multivolume.
48In buona sostanza, non potendo più i Veneziani in generale, e i Giunti in particolare, contare sul supporto lionese per la specializzazione editoriale nel comparto giurisprudenziale (oltre a non doverne più temere la concorrenza) scelsero di prendersi sulle spalle il rischio di produrre in loco un genere editoriale necessario a una considerevole utenza di rango, appetibile sul piano imprenditoriale ma oneroso sul piano commerciale.
49Fuori di dubbio quindi che la ricollocazione di Giacomo, ovvero Jacques, a Lione nel 1520 rispondesse a delle logiche di necessità sue e di altri e che aprisse un varco ad opportunità personali e condivise. La vicenda migratoria di questo fiorentino è stata esplorata all’interno di un complesso di fattori che ricomprendono elementi materiali della produzione libraria, dinamiche di mercato inerenti a questa particolare industria e ragioni che fondevano l’astuzia commerciale a considerazioni di carattere strutturale dell’Europa del tempo: dinamiche politiche, geopolitiche e istituzionali. Si è scelto di farlo nella convinzione che tutta questa serie di condizioni contribuirono a portare Giacomo in terra di Francia e a garantirgli una notorietà e rilevanza storica nel ramo della comunicazione a stampa di metà Cinquecento.
Document annexe
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Figura 8. Parte del network commerciale posto in essere dalla Compagnie des Libraires de Lyon. (application/pdf – 92k)Grafico: R. Milazzo
Notes
1 W. Pettas, The Giunti and the Book Trade in Lyon, in Libri tipografi biblioteche: Ricerche storiche dedicate a Luigi Balsamo, a cura di A. Ganda, E. Grignani e A. Petrucciani, vol. I, Parma-Firenze, Olschki, 1997, pp. 169-192. Il nome stesso del personaggio, Giacomo di Francesco Giunti, pone già una problematica di carattere bio-bibliografico. Il nome di battesimo era Iacomo, modernizzato Giacomo. Tuttavia, è uso crescente in ambito bibliografico dare priorità all’ortografia del nome così come acquisito all’estero da quegli editori che seguirono una rilevante carriera transnazionale. Questi firmarono molte edizioni con il nome latino e il nome nella lingua vernacolare del paese di residenza (in questo caso la Francia). Nelle sedi catalografiche francesi Iacomo, ovvero Giacomo Giunti, è menzionato di frequente come Jacques de Giunta, riportando il cognome al singolare. Alessandro Barbero ha, tuttavia, giustamente puntualizzato come l’uso della forma plurale del nome acquisisca un peso nel misurare l’importanza che una famiglia nella propria patria, ovvero, nel caso italiano, nel contesto della comunità urbana in cui la famiglia si era sviluppata, nella fattispecie Firenze (A. Barbero, Inventare i libri: l’avventura di Filippo e Lucantonio Giunti, pionieri dell’editoria moderna, Firenze, Giunti, 2022, pp. 7-13). Il singolare per il genetliaco è usato anche per quei Giunti che operarono in Spagna come nella comune forma dei repertori iberici: Junta.
2 Si coglie l’occasione per puntualizzare che, sebbene i due autori abbiano discusso e concordato l’intero testo, Andrea Ottone è l’autore dell’introduzione e della parte I incluso il grafico alla Figura 1, mentre Renaud Milazzo è l’autore della parte II, inclusi i grafici alle Figure 3-8. Le conclusioni sono frutto di un lavoro congiunto. L’accesso alle risorse web citate è aggiornato al 7 gennaio 2026.
3 F. Ammannati, Per filo e per segno. L’arte della lana a Firenze nel Cinquecento, Firenze, Firenze University Press, 2020, pp. 3-11.
4 W. Pettas, The Giunti of Florence: A Renaissance Printing and Publishing Family. A History of the Florentine Firm and a Catalogue of the Editions, Newcastle, Oak Knoll, 2013, p. 4.
5 L’organicità della rete commercial giuntina nella pianificazione commerciale del polo veneziano si evince ad esempio nella scelta che Lucantonio I Giunti fece di condividere con l’intera famiglia un privilegio papale concessogli nel 1530 a copertura delle edizioni di Tommaso de Vio: J. C. Ginsburg, Proto-property in literary and artistic works: Sixteenth-century papal printing privileges, «The Columbia Journal of Law & The Arts», vol. XXXVI, n. 3, 2013, p. 383. Un altro episodio che dimostra l’interconnessione fra i diversi poli commerciali della rete giuntina è il seguente. Fra il 1553 e il 1557, sotto la direzione di Tommaso (1494-1566) e Giovanni Maria (m. 1569), il polo veneziano dei Giunti fu aggravato da una bancarotta e da un incendio del deposito librario. Questi due eventi abbastanza determinanti coincisero con una evidente flessione della produzione editoriale del polo fiorentino: A. Ottone, L’attività editoriale dei Giunti nella Venezia del Cinquecento, «Dimensioni e problemi della ricerca storica», vol. II, 2003, pp. 55-56. La centralità di lungo periodo che la sede veneziana aveva nell’assetto della rete familiare si può leggere in controluce anche nella disputa che interessò vari membri nel 1604 dopo la morte di Lucantonio II, terzo dirigente del polo veneziano; la contesa finanziaria e legale trova testimonianza in M. Santoro, I Giunta a Madrid: vicende e documenti, Pisa, Fabrizio Serra Editore, 2013, pp. 205-207, 252.
6 A rivelare la disparità nello sforzo e nei successi dei due poli produttivi a tutto vantaggio del polo veneziano sono le stesse carte commerciali inerenti alla società creata da Lucantonio e Filippo Giunti: P. Camerini, Annali dei Giunti, Firenze, Sansoni Antiquariato, 1962-1963, 2 voll.; si veda in questo contesto vol. I, p. 35.
7 Nei primi cinque anni di attività come editore (almeno desumibili dagli esemplari rimasti e catalogati) il volgare italiano predominava nel giovane catalogo editoriale di Lucantonio. La produzione di testi liturgici iniziò invece a rendersi visibile a un anno dalla stipula del contratto societario col fratello Filippo. Per un sommario quali-quantitativo della produzione editoriale di Lucantonio Giunti si vedano le figure 2 e 3 contenuti in A. Ottone, The Giunta’s Publishing and Distributing Network and Their Supply to the European Academic Market, in Publishing Sacrobosco’s De sphaera in Early Modern Europe, a cura di M. Valleriani e A. Ottone, Cham, A. Springer, 2022, pp. 255-288.
8 Si prendano come esempio le seguenti edizioni note: EDIT16 (https://alphabetica.it/web/edit-16), CNCE 5199, 10864, 12605, 17461, 48565.
9 P. Camerini, Annali dei Giunti, Firenze, Sansoni, 1962-1963, vol. I, pp. 37-43.
10 W. Pettas, A History & Bibliography of the Giunti (Junta) Printing Family in Spain 1526-1628, New Castle, Oak Knoll Press, 2004, p. 18.
11 Id., The Giunti of Florence: Merchant Publishers of the Sixteenth Century, with a Checklist of all the Books and Documents Published by the Giunti in Florence from 1497 to 1570, and with the Texts of Twenty-Nine Documents, from 1427 to the Eighteenth Century, San Francisco, Bernard M. Rosenthal, 1980, pp. 304-308.
12 Id., The Giunti of Florence: A Renaissance Printing and Publishing Family. A History of the Florentine Firm and a Catalogue of the Editions, Newcastle, Oak Knoll Press, 2012, pp. 71-72.
13 Fino al 1596 Lucantonio II aveva dato in gestione il proprio negozio in via del Pellegrino a un bergamasco, Alessandro Prestino che era affiancato da tal Francesco Raona; a Bologna, invece, Lucantonio II contava in quegli stessi anni su un procuratore dal nome di Filippo Guidalotti (A. Ottone, Censura, commercio e privilegi librari a Roma. Il caso di Alessandro Prestino (1596), Milano, FrancoAngeli, 2024, pp. 114 e 121).
14 A. Ottone, The Giunta’s Publishing and Distributing Network, op. cit., figura 3.
15 Sulla presenza di Giacomo a Venezia nel 1519 si veda W. Pettas, The Giunti and the Book Trade in Lyon, op. cit., p. 171.
16 M. Carmona, Aspects du capitalisme toscan aux XVIe et XVIIe siècles: Les sociétés en commandite à Florence et à Lucques, «Revue d’histoire moderne et contemporaine», vol. XI, n. 2, 1964, pp. 81-108.
17 Per l’accomandita stipulata con Giuntino si veda W. Pettas, The Giunti of Florence: Merchant Publishers of Sixteenth Century, op. cit., pp. 304-308; per quella stipulata con Giacomo: ivi, p. 298.
18 Questo aspetto si complicava per la realtà istituzionale spagnola frazionata in regioni amministrative: Castiglia, Aragona, Navarra e Catalogna dove i regimi amministrativi avevano margini di autonomia anche nella gestione dei privilegi librari F. de los Reyes Gómez, El libro en España y América: Legislación y censura, siglos XV-XVIII, Madrid, Editorial Arco/Libros, 2000, pp. 24-78). Va tuttavia notata la scelta dei Giunti di stabilirsi in Castiglia, regione più vasta e amministrativamente più potente.
19 W. Pettas, A Sixteenth-century Spanish bookstore: The inventory of Juan de Junta, «Transactions of the American Philosophical Society», New Series, vol. LXXXV, n. 1, 1995, p. 3.
20 M. A. Panzanelli Fratoni, Torti, Giunta & Co. A Full Programme of Publishing Legal Editions (Venice 1507), in Competition in the European Book Market. Prices and Privileges (Fifteenth-Seventeenth centuries), a cura di A. Nuovo, J. Proot e D. Booton, «De Gulden Passer – The Golden Compasses», vol. C, n. 2, 2023, pp. 279-309.
21 R. Milazzo, Le marché des livres juridiques à Lyon et à Venise au XVIe siècle, in Competition in the European Book Market, op. cit., pp. 69-146.
22 A. Nuovo, The Book Trade in the Italian Renaissance, Leida-Boston, Brill, 2013, p. 397.
23 Sul tema del margine di stampa, ma anche su quello della qualità della carta come fattore di incremento del margine di guadagno nell’industria tipografica si veda J. Proot, The Economic Revolution in Book Design that Went Unnoticed: Changing Paper Thickness in Folios, Quartos and Octavos. The Case of the Southern Netherlands, 1473-c. 1550, in L’economia della conoscenza: innovazione, produttività e crescita economica nei secoli XIII-XVIII / The Knowledge Economy: Innovation, Productivity and Economic Growth, 13th to 18th Century, a cura di G. Nigro, Firenze, Firenze University Press, 2023, pp. 287-314.
24 A. Ottone, Serving the Church, Feeding the Academia: The Giunta and Their Market-Oriented Approach to European Institutions, in Book Markets in Mediterranean Europe and Latin America. Institutions and Strategies (15th-18th Centuries). New Directions in Book History, a cura di M. Cachero e N. Maillard-Álvarez, Cham, Palgrave Macmillan, 2023, pp. 202-203.
25 L. I. Stern, Politics and law in Renaissance Florence and Venice, «The American Journal of Legal History», vol. XXXVI, n. 2, 2004, pp. 209-234; sull’uso del concetto di arbitrium a Venezia come ulteriore elemento di indipendenza dalla cultura giuridica comune si veda J. E. Shaw, The Justice of Venice: Authorities and Liberties in the Urban Economy, 1550-1700, Oxford, Oxford University Press, 2006, pp. 14-18.
26 Sulla vicenda complessiva dell’impresa plantiniana si rimanda a R. Milazzo, Labore et Constantia. Christophe Plantin e il mercato europeo del libro (1555-1589), Milano, FrancoAngeli, 2024.
27 Ivi, p. 224.
28 Ivi, pp. 51-66.
29 R. Milazzo, Les enjeux économiques du choix du format et du papier dans la politique éditoriale de Christophe Plantin (1555-1589) = The Economic Stakes in the Choice of Bibliographic Format and Paper in the Publishing Policy of Christophe Plantin (1555-1589), in A Century of Typographical Excellence. Christophe Plantin and the Officina Plantiniana (1555-1655) = Un siècle d’excellence typographique. Christophe Plantin et son officine (1555-1655), a cura di G. Proot, Y. Sordet e C. Vellet, Parigi-Dilbeek, 2020, pp. 142-191; Id., In the mind of a publisher. Establishing the price of emblem books in Antwerp in the sixteenth century, «De Gulden Passer – The Golden Compasses», vol. XCVIII, n. 2, 2020, pp. 183-202. Uno strumento simile venne compilato successivamente da Bernardo di Bernardo Giunti; questo aveva una funzione in parte diversa dal prezzario di Christophe Plantin stante la maggiore attenzione che ivi si dedicava non tanto al valore delle merci quanto alla loro presenza sul mercato di riferimento del suo possessore: A. Ottone, Renaissance Publishers, Market Risks and Empirical Methods of Assessment: A Revised Interpretation of Bernardo di Bernardo Giunti’s 1600-1643 Catalogue, in Competition in the European Book Market, op. cit., pp. 203-234; Id., Market Assessment and Risk Prediction: Resources and Know-How of a Seventeenth-Century Bookseller of Venice Coping with Competition, in L’economia della conoscenza, op. cit., pp. 315-330.
30 Per queste quantificazioni si è scelto di utilizzare il database USTC (Universal Short Title Catalogue: https://www.ustc.ac.uk/search) facendo fede alle categorizzazioni e quantificazioni di quella piattaforma bibliografica.
31 Per una visione globale del progetto e delle metodologie impiegate si vedano F. Ammannati e A. Nuovo, Investigating book prices in early modern Europe: questions and sources, «JLIS.it», vol. VIII, n. 3, 2017, pp. 1-25; F. Ammannati, Book prices and monetary issues in Renaissance Europe, «JLIS.it», vol. IX, n. 2, 2018, pp. 179-191; G. Barbero et alii, The database of the EMoBookTrade project. A proposal to encode early modern book prices and privileges, «JLIS. it», vol. XI, n. 2, 2020, pp. 108-132; A. Ottone e E. Squassina, The early modern book trade project: Premises, objectives, methodologies and resources, «DigItalia: Rivista del digitale nei Beni Culturali», vol. XVII, n. 2, 2022, pp. 61-77; A. Nuovo e F. De Battisti, The Price of Books in Early Modern Venice (1586-1600). A Statistical Analysis, in Competition in the European Book Market, op. cit., pp. 147-192.
32 W. Pettas, The Giunti and the Book Trade in Lyon, op. cit., pp. 169-192.
33 La presenza giuntina a Lione venne garantita in tempi successivi anche da Francesca Giunti, figlia di Tommaso Giunti (erede di Lucantonio I a Venezia) e cugina di Lucantonio II, guida del ramo Veneziano dagli anni Settanta fino alla fine del Cinquecento. Questa, sposa di Nicolò Manassi, era implicata in forma attiva nel mercato editoriale lionese: M. Valente, Francesca Giunti, editrice della Démonomanie des sorciers di Jean Bodin, in Donne, filosofia e cultura nel Seicento, a cura di P. Totaro, Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche, 1999, pp. 339-346.
34 È ad esempio evidente come Giovanni (Juan) de Junta riuscisse ad approvvigionarsi di materiale librario proveniente da Lione per alimentare i propri affari a Burgos (A. Ottone, The Giunta’s Publishing and Distributing Network, op. cit., p. 265).
35 R. Gascon, Grand commerce et vie urbaine au XVIe siècle. Lyon et ses marchands (environs de 1520-environs de 1580), Parigi-L’Aia, Mouton, 1971 ; una descrizione della fonte è disponibile nell’Appendice II, a pp. 887-899.
36 Anche in questo le visualizzazioni quantitative del database USTC sono state ottenute selezionando come spettro cronologico il periodo 1470-1699, “Lione” come luogo di stampa e “Diritto” come genere letterario.
37 EDIT16, CNCT 90.
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| Titre | Figura 1. Comparazione dell’andamento diacronico della produzione giuridica nelle filiali lionese e veneziana dei Giunti. |
| Légende | Il grafico da conto del numero di fogli di stampa impiegati per ogni singola edizione. |
| Crédits | Grafico: A. Ottone. |
| URL | http://journals.openedition.org/laboratoireitalien/docannexe/image/15799/img-1.jpg |
| Fichier | image/jpeg, 202k |
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| Titre | Figura 2. Dettaglio del manoscritto M 296: ff. 339v-340r (Anversa, Plantin-Moretusmuseum). |
| URL | http://journals.openedition.org/laboratoireitalien/docannexe/image/15799/img-2.jpg |
| Fichier | image/jpeg, 1,8M |
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| Titre | Figura 3. Rappresentazione della distribuzione geografica dei dati nel manoscritto M 296. |
| Crédits | Grafico: R. Milazzo. |
| URL | http://journals.openedition.org/laboratoireitalien/docannexe/image/15799/img-3.jpg |
| Fichier | image/jpeg, 632k |
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| Titre | Figura 4. Grafico diacronico della media dei prezzi per foglio di stampa prodotti ad Anversa, Lione e Venezia. Fonti: M 296 (Plantin-Moretusmuseum) e database EmoBook Trade (Prices). |
| Crédits | Grafico: R. Milazzo. |
| URL | http://journals.openedition.org/laboratoireitalien/docannexe/image/15799/img-4.jpg |
| Fichier | image/jpeg, 261k |
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| Titre | Figura 5. Grafico diacronico della media dei prezzi per foglio di stampa della produzione della filiale giuntina di Venezia e di quella lionese. Fonti: M 296 (Plantin-Moretusmuseum) e database EmoBook Trade (Prices). |
| Crédits | Grafico: R. Milazzo. |
| URL | http://journals.openedition.org/laboratoireitalien/docannexe/image/15799/img-5.jpg |
| Fichier | image/jpeg, 166k |
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| Titre | Figura 6. Visualizzazione per categorie disciplinari delle edizioni dei Giunti di Lione e Venezia contenute nel catalogo M 296. |
| Crédits | Grafico: R. Milazzo. |
| URL | http://journals.openedition.org/laboratoireitalien/docannexe/image/15799/img-6.jpg |
| Fichier | image/jpeg, 173k |
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| Titre | Figura 7. Rappresentazione grafica delle imposte fiscali di alcuni membri della comunità editoriale lionese per gli anni 1545 e 1568. Fonte: Archives Municipales de Lyon, CC – Impôts et comptabilité, cote CC/41. |
| Crédits | Grafico: R. Milazzo. |
| URL | http://journals.openedition.org/laboratoireitalien/docannexe/image/15799/img-7.jpg |
| Fichier | image/jpeg, 140k |
Pour citer cet article
Référence électronique
Renaud Milazzo et Andrea Ottone, « Da Firenze a Venezia a Lione: obiettivi e risultati dell’avventura commerciale di Giacomo Giunti », Laboratoire italien [En ligne], 36 | 2026, mis en ligne le 16 juin 2026, consulté le 12 septembre 2026. URL : http://journals.openedition.org/laboratoireitalien/15799 ; DOI : https://doi.org/10.4000/16f07
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