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Dossier

Novità editoriali giuridiche stampate a Venezia nel Cinquecento

Nouvelles publications juridiques imprimées à Venise au XVIe siècle
New legal publications printed in Venice in the 16th century
Erika Squassina

Résumés

Au cours du XVIe siècle, Venise s’impose comme l’un des principaux centres d’imprimerie en Europe, se distinguant par le dynamisme et la variété de sa production éditoriale. Parmi les domaines qui ont connu un essor particulier, on trouve le droit, un domaine où d’importantes nouveautés en matière de contenu ont émergé. Les éditions juridiques innovantes, souvent protégées par le système des privilèges de librairie, constituent un précieux témoignage de l’expérimentation éditoriale de l’époque. Grâce à ces instruments, les auteurs et les éditeurs cherchaient à protéger l’investissement économique et intellectuel lié à la publication d’œuvres nouvelles et inédites, décourageant la concurrence des réimpressions non autorisées. Cet article a pour but d’offrir une analyse des thèmes traités dans les éditions juridiques protégées par privilège à Venise du XVIe siècle, en se concentrant sur les traités juridiques. L’objectif est de mettre en lumière la portée de l’innovation éditoriale dans le domaine juridique, en étudiant comment les nouveaux contenus ont contribué à la transformation de la culture juridique de l’époque.

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Texte intégral

Premessa

1Nel corso del XVI secolo, Venezia si affermò come uno dei principali centri di stampa in Europa. La città lagunare vantava una fiorente industria editoriale, capace di favorire in modo significativo la diffusione del sapere in ogni ambito, dalle scienze alla letteratura, dalla filosofia alla tecnica.

  • 1 I dati relativi al numero delle edizioni privilegiate stampate a Venezia nel XVI secolo proviene da (...)

2Questo vivace contesto culturale era sostenuto da un solido impianto legislativo che, tramite il privilegio librario, offriva tutela ad autori ed editori, garantendo che i loro investimenti intellettuali ed economici non fossero compromessi dalla concorrenza e da appropriazioni indebite. A Venezia, nel Cinquecento, essi ricorsero ampiamente a questo strumento giuridico tanto che si contano oltre 5.000 edizioni protette da tale sistema1.

  • 2 Questa condizione era stata stabilita in ottemperanza a un decreto del Senato veneziano del 1517, i (...)

3Poiché le autorità veneziane concedevano privilegi esclusivamente per opere nuove e inedite2, l’analisi delle edizioni privilegiate permette di individuare con precisione i luoghi dell’innovazione culturale. Si può così comprendere dove si concentrasse l’attività creativa, in quali discipline fosse più attivo l’ingegno e quali fossero le scelte imprenditoriali e la visione di chi operava in questo ambito.

L’adozione della Classificazione Decimale Dewey

4L’analisi delle edizioni privilegiate condotta in questo saggio si fonda sulla metodologia di classificazione adottata dal team di ricerca del progetto EMoBookTrade. Questo approccio si basa sull’utilizzo della Classificazione Decimale Dewey (CDD), il sistema bibliografico più diffuso al mondo, concepito per ordinare l'intero scibile umano per disciplina in modo gerarchico e decimale.

  • 3 Per alcuni approfondimenti sul sistema Decimale Dewey si veda L. L. M. Chan e J. S. Mitchell, Class (...)

5Ideata da Melvil Dewey nel 1873 e pubblicata per la prima volta nel 1876, la CDD articola il sapere umano in dieci classi principali: 000 Informatica, informazione e opere generali; 100 Filosofia e Psicologia; 200 Religione; 300 Scienze Sociali; 400 Linguaggio; 500 Scienza; 600 Tecnologia; 700 Arti; 800 Letteratura; 900 Storia e geografia. Ogni classe si ramifica in dieci divisioni più specifiche, e ogni divisione si suddivide ulteriormente in dieci sezioni. La notazione numerica, ossia il numero derivante dalla classe e dalle ripartizioni, può espandersi ulteriormente, e illimitatamente, per aumentare il grado di specificità. Questa espandibilità decimale conferisce al sistema una fondamentale flessibilità, permettendo l’inserimento di nuovi argomenti senza alterare la struttura esistente. A titolo esemplificativo, un’opera sul diritto penale che tratta specificatamente dei reati può essere classificata con il numero Dewey 345.02: dove il 300 indica la classe delle Scienze Sociali, il 340 la divisione relativa agli aspetti generali del Diritto, il 345 la sezione per il Diritto penale, mentre l’espansione decimale .02 specifica l’appartenenza all’area dei reati. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che la CDD è uno strumento concepito per la catalogazione moderna. Di conseguenza, l’uso di categorie come le «Scienze Sociali» (Classe 300), necessarie per la classificazione statistica, è metodologicamente convenzionale e non riflette la percezione del sapere rinascimentale. Tale compromesso metodologico, che include l’adozione di macro-aree moderne come la classe 300 (di cui il diritto è parte), è un presupposto essenziale del progetto EMoBookTrade per trattare con rigore statistico un complesso di cinquecentine su vasta scala, consentendo una comparazione disciplinare omogenea3. A tal fine, si precisa che nel computo delle opere giuridiche è incluso anche il diritto canonico, classificato in CDD 262, ma considerato parte integrante del corpus giuridico analizzato in questo saggio.

Opere di diritto tra protezione e circolazione internazionale

  • 4 Le edizioni con privilegio stampate a Venezia nel Cinquecento e inerenti alla classe Dewey delle sc (...)

6La protezione offerta dai privilegi librari nella Venezia del Cinquecento si concentrava su tre grandi ambiti del sapere: la letteratura, la religione e le scienze sociali, queste ultime composte principalmente da opere di diritto (Figura 1)4.

Figura 1. Classificazione edizioni veneziane privilegiate (1501-1600)

Figura 1. Classificazione edizioni veneziane privilegiate (1501-1600)

Grafico: E. Squassina.

7Questa distribuzione non è affatto casuale. Al contrario, riflette l’importanza cruciale di tali settori nella costruzione dell’identità culturale, morale e istituzionale non solo della società veneziana e italiana, ma dell’intera Europa rinascimentale. La centralità di queste categorie editoriali va letta, infatti, anche alla luce della vocazione internazionale dell’editoria veneziana: i libri stampati a Venezia non erano destinati esclusivamente al mercato locale, bensì circolavano ampiamente sul territorio peninsulare e oltre.

8L’importanza delle edizioni giuridiche veneziane, unitamente alla necessità di tutelarle con un’articolata rete di privilegi non solo locali ma anche stranieri (incluse le concessioni dal re di Francia), riflette la loro fondamentale rilevanza europea. Lo studio del caso veneziano, in particolare, è da considerarsi un tassello analitico indispensabile per la comprensione del più vasto quadro italo-francese dell’editoria legale nel Cinquecento, un argomento centrale e cospicuo nella storiografia del libro. L’analisi qui condotta, focalizzata sulle novità editoriali giuridiche veneziane protette da privilegio, intende fornire la base analitica essenziale per definire le dinamiche di mercato e di tutela che hanno plasmato la produzione lagunare del XVI secolo. I dati raccolti in questo contributo rappresentano, in tal senso, il presupposto per una comprensione più ampia della complessa dinamica tra la produzione veneziana e gli altri grandi poli europei, in particolar modo Lione, e gettano le basi per l’analisi delle relazioni mercantili e produttive che hanno definito l’asse franco-italiano del libro giuridico nella prima età moderna.

  • 5 Si veda P. Grossi, Il diritto tra potere e ordinamento, [Napoli], Editoriale Scientifica, 2005; A.  (...)

9Tale proiezione verso la dinamica europea, fondata sulla costante innovazione, rifletteva del resto la rilevanza intrinseca del genere. In questo contesto, non sorprende che le edizioni giuridiche si classificassero al terzo posto per numero di privilegi concessi. Il diritto, infatti, rappresentava un genere editoriale strategico non solo per la sua applicazione pratica in tribunali, università e amministrazioni pubbliche, ma anche per la sua profonda funzione di sostenere e diffondere modelli normativi e culturali condivisi. Era, a tutti gli effetti, il linguaggio del potere, una forma di sapere che incarnava l’ordine sociale, giuridico e politico dell’epoca5.

  • 6 Le edizioni giuridiche stampate a Venezia nel XVI secolo in regime di tutela legale sono nel 60% de (...)

10Queste opere, tutte redatte in latino per facilitarne la circolazione e la comprensione in tutta Europa, erano intrinsecamente costose e complesse da realizzare. Spesso stampate in più volumi, in formato in-folio, richiedevano un notevole impegno finanziario a breve e lungo termine6. Gli editori dovevano assicurarsi liquidità per coprire l’intera filiera produttiva – dalle materie prime ai salari – oltre a sostenere le spese operative quotidiane, mentre il ritorno sul capitale generato dalla vendita poteva richiedere molti anni.

  • 7 Il privilegio papale era particolarmente ambito per la sua validità multi-territoriale. Agendo sia (...)

11In un mercato europeo sempre più competitivo, la sostenibilità economica di queste imprese editoriali necessitava di un’efficace protezione. A tal fine, il privilegio librario si rivelava uno strumento fondamentale, salvaguardando l’investimento e conferendo una garanzia temporanea di mercato protetto. A riprova dell’importanza commerciale di queste opere, più della metà di esse godeva di una tutela estesa: non solo privilegi librari veneziani, ma anche quelli concessi da altre autorità. In particolare, la maggior parte di queste edizioni beneficiava del privilegio papale, probabilmente per la sua ampia copertura7, a cui si aggiungevano o si alternavano concessioni rilasciate dai duchi di Milano, Firenze e Savoia, dall’imperatore, e dai re di Napoli, Spagna e Francia. Questa articolata rete di protezione evidenzia chiaramente le rotte di diffusione e l’ampia ricezione dei libri giuridici prodotti dalle stamperie veneziane.

Il predominio degli editori nella richiesta di privilegi

  • 8 F. Tomasi e C. Zendri, Mantova Benavides, Marco, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. LXIX (...)
  • 9 In totale sono tredici le opere di questo autore protette da privilegi, ma solo per sette di esse c (...)
  • 10 L’opera fu stampata da Gabriele Giolito De Ferrari (EDIT16: 26031). Il privilegio fu concesso il 3  (...)
  • 11 Entrambe le opere stampate da Aurelio Pinzi (EDIT16: 74314-74313). I privilegi furono concessi in d (...)
  • 12 Aveva 69 anni essendo nato nel 1489.
  • 13 L’opera fu stampata da Giovanni Griffio (EDIT16: 71902). Il privilegio fu accordato il 5 gennaio 15 (...)
  • 14 L’opera fu stampata da Giovanni Griffio (EDIT16: 53404). Il privilegio fu accordato in data 27 magg (...)
  • 15 L’opera fu stampata da Cristoforo Zanetti (EDIT16: 38512). Il privilegio fu accordato in data 11 se (...)
  • 16 B. Richardson, Printing, Writers and Readers in Renaissance Italy, Cambridge, Cambridge University (...)

12Le opere giuridiche furono sottoposte a protezione legale quasi esclusivamente per azione diretta degli editori: ben il 90% dei permessi concessi dalle autorità veneziane per la tutela di queste opere fu infatti concesso a loro. Tra il 1501 e il 1600, ben 57 editori (incluse le società) ottennero privilegi, accumulando un totale di oltre 400 concessioni, mentre solo 25 autori ne ricevettero, per un totale di appena 40. Tra gli autori beneficiari di privilegi si cita a titolo di esempio, Marco Mantova Benavides, che fu professore di diritto presso l’Università di Padova dal 1515, ricoprendo diverse cattedre importanti, incluse quelle di diritto civile e canonico, culminando nel 1574 con la nomina a professore sopraordinario8. La sua brillante carriera accademica fu affiancata da una notevole e poliedrica produzione letteraria – dai trattati giuridici alla poesia – che rifletteva la sua straordinaria cultura e il suo costante impegno nella formazione dei giovani giuristi, talvolta investendo personalmente nella stampa delle proprie opere e di conseguenza nella loro tutela. Gli autori, in genere, chiesero protezione legale per una sola opera; tuttavia, figure come Mantova Benavides si distinsero; egli infatti si assicurò privilegi per almeno sei opere giuridiche, come attestano le fonti archivistiche9. Nel 1545 ottenne privilegi per tre opere: i Propter quid sive problematum libri IIII, che consistono in una raccolta di quattrocento brevi quaestiones10, le Collectanea ad primam et secundam Codicis partem e le Collectanea ad primam, et secundam ff. vete. partem, opere legate all’insegnamento di quegli anni11. In età avanzata12, nel 1558, diede alle stampe i Collectaneorum iuris tomus secundus in primam et secundam Digesti Novi partem13, e l’anno dopo i Consiliorum sive Responsorum… tomus secundus14, opera quest’ultima che lo attesta anche come consulente legale. Infine, animato dalla sua intenzione pedagogica, nel 1572 fece stampare con privilegio ventennale il Dialogismos sive glossarium iuris15. La stampa di queste opere fu affidata dall’autore a diversi editori con i quali evidentemente strinse degli accordi di qualche tipo. È noto infatti che gli accordi per la stampa e lo sfruttamento condiviso delle opere fossero comuni tra autori ed editori e si instauravano con diverse modalità: l’autore copriva tutti i costi di stampa e in questo caso l’editore lavorava su commissione; l’autore e l’editore formavano una società congiunta, condividendo equamente spese di stampa e profitti o frazionandoli secondo diverse quote concordate; l’editore si assumeva il rischio dell’intera operazione e l’autore sarebbe stato pagato con una piccola quantità di copie16.

  • 17 Per il testo del decreto si rimanda a H. Brown, The Venetian Printing Press, op. cit., p. 211.
  • 18 Stando a quanto riportato sui volumi, in associazione con Portonari, gli Ziletti, nello specifico F (...)
  • 19 Su questo editore si veda P. Bravetti, Damiano Zenaro: editore e libraio del Cinquecento, in Humani (...)
  • 20 Buona parte delle quali monumentali edizioni in diversi volumi. Sull’attività dei Giunta a Venezia (...)

13Per certi versi queste pratiche furono formalizzate e regolate, con l’intento da parte dello Stato veneziano di garantire un maggiore controllo di ciò che veniva stampato a Venezia ed evitare nello specifico la diffusione di opere anonime. Dal 1545, una legge del Consiglio dei Dieci impose agli stampatori di ottenere il consenso dell’autore o dei suoi eredi per la pubblicazione di opere contemporanee; tale consenso doveva inoltre essere ratificato dai Riformatori dello Studio di Padova17. Questo implicava che fra le parti dovessero inevitabilmente stabilirsi degli accordi per la stampa delle opere. Tuttavia, nonostante questa normativa, è innegabile che gli editori rimanessero i principali protagonisti nell’ottenimento dei privilegi. Erano loro, infatti, a investire le maggiori risorse di capitale e a possedere la capacità finanziaria, i magazzini per lo stoccaggio e le ampie reti commerciali essenziali per la distribuzione dei libri. Esempi lampanti includono la famiglia Ziletti, che stampò una quarantina di edizioni con privilegio tra il 1566 e il 1589, occasionalmente in società con Francesco Portonari18; gli Zenaro, in particolare Damiano che sotto il segno della salamandra pubblicò 30 edizioni tra il 1566 e il 160019, e Zaccaria che al segno della Fontana ne stampò 17 tra il 1556 e il 1572; e ancora i Somasco che pubblicarono 29 edizioni con privilegio tra il 1562 e il 1599, oltre ai Giunta con 24 edizioni edite tra il 1546 e il 160020, solo per citare i più prolifici.

  • 21 Si veda A. Nuovo, The Book Trade in the Italian Renaissance, Leida-Boston, Brill, 2013, p. 56; M. A (...)

14Non di rado, proprio per sostenere i gravosi oneri di queste imprese, gli editori, in aggiunta o in alternativa alla richiesta di privilegi, si associavano. Nel 1507, ad esempio, i fratelli Battista e Silvestro Torti, Lucantonio Giunta, Giorgio Arrivabene, Amadio Scoto e Antonio Moretto diedero vita a una società allo scopo di pubblicare i testi giuridici più importanti, dalle opere del tardo Medioevo fino ai giuristi contemporanei. Questa partnership, della durata di cinque anni, prevedeva la condivisione delle spese per la realizzazione del vasto piano editoriale. La sua nascita fu il risultato di una pianificazione oculata: unendo le forze, i soci intendevano aumentare la produzione e, soprattutto, ridurre la concorrenza a Venezia21. Questo consolidamento era essenziale per rafforzare la posizione di Venezia in un settore editoriale rischioso e altamente competitivo.

  • 22 Si veda R. Milazzo, Le marché des livres juridiques à Lyon et à Venise au XVIe siècle, in Competiti (...)

15A tale proposito, recenti studi hanno suggerito che il rapporto tra Venezia e i suoi competitori stranieri, in particolare Lione, non sia stato di mera competizione, ma abbia assunto i connotati di una complementarità produttiva22. Tale ipotesi è supportata dall’esistenza di profondi legami familiari e professionali che univano le grandi dinastie editoriali italiane attive in entrambi i centri, inclusi gli stessi Giunta. Infatti, gli editori veneziani, ben informati sui piani dei colleghi lionesi, si adoperavano per evitare di stampare gli stessi titoli, favorendo una sinergia piuttosto che una rivalità distruttiva.

Inediti editoriali e rivisitazioni di testi noti

16Dal punto di vista cronologico, le 470 edizioni giuridiche per le quali fu concessa protezione legale mostrano una distribuzione significativa lungo tutto il XVI secolo, a conferma di una continuità nell’interesse per la tutela e la valorizzazione di questo specifico ambito editoriale. Tuttavia, a partire dalla fine degli anni Cinquanta e primi anni Sessanta si registra una crescita considerevole, con un andamento che si mantiene abbastanza elevato e stabile fino alla fine del secolo (Figura 2). Questo incremento è riconducibile a una duplice dinamica. In primo luogo, esso si inserisce in un fenomeno generale che, nella seconda metà del Cinquecento, vide un incremento diffuso della concessione di privilegi in diverse categorie editoriali. L’aumento, dunque, non riguarda solo il diritto, ma è un trend complessivo che attesta la vivacità e l’intensa ricerca di nuovi prodotti da parte dell’imprenditoria libraria veneziana, volta a competere e a consolidare le proprie quote di mercato.

  • 23 Per il testo dei decreti si veda H. Brown, The Venetian Printing Press, op. cit., pp. 208-210.

17In secondo luogo, e in modo più specifico per il comparto giuridico, tale crescita è la manifestazione misurabile della convergenza tra la normativa veneziana e le strategie editoriali. La legge sul privilegio, infatti (in particolare a seguito dei decreti del 1534 e del 1537), limitava la concessione della protezione legale esclusivamente alle opere nuove e inedite, rendendo economicamente sconveniente la ristampa di testi comuni23. Di conseguenza, il picco di edizioni privilegiate che si osserva non è un semplice aumento di volume, ma un indicatore della decisiva virata strategica degli editori veneziani verso il contenuto originale e l’innovazione tematica nel campo del diritto. La crescita attesta, in definitiva, la riuscita scommessa imprenditoriale e culturale di autori ed editori di immettere sul mercato nuovi scritti e di specializzare la produzione, sfruttando il meccanismo del privilegio per ottenere un monopolio commerciale sui prodotti più innovativi.

Figura 2. Edizioni giuridiche con privilegio stampate a Venezia (1501-1600)

Figura 2. Edizioni giuridiche con privilegio stampate a Venezia (1501-1600)

Grafico: E. Squassina.

  • 24 Per un quadro generale sulla guerra di Cipro si veda P. Preto, Venezia e i Turchi, Roma, Viella, 20 (...)
  • 25 Sull’epidemia di peste a Venezia si veda P. Preto, Peste e società a Venezia nel 1576, Vicenza, Ner (...)
  • 26 Solo circa il 3% degli autori censiti negli indici dei libri proibiti del Cinquecento rientrava nel (...)

18Nonostante la solidità di questa strategia di lungo periodo, che ha guidato la dinamica in ascesa, l’andamento del mercato librario non fu tuttavia immune da perturbazioni congiunturali. Infatti non mancano oscillazioni, né brusche cadute, ma queste vanno lette alla luce di fattori esterni, come guerre, crisi economiche o epidemie, che incisero inevitabilmente sul mercato del libro. In questo contesto, basti ricordare la guerra di Cipro e l’epidemia di peste. Il conflitto con l’Impero Ottomano portò alla perdita di Cipro, isola strategicamente vitale, e a ingenti perdite umane e navali, oltre a un oneroso tributo per mantenere Zante e un cospicuo indennizzo di guerra24. Tali costi militari probabilmente frenarono gli investimenti e crearono incertezza, anche per gli stampatori. A questa congiuntura negativa si unì la peste, che in soli due anni decimò un terzo della popolazione veneziana. Questa crisi demografica ebbe pesanti ripercussioni su tutti i settori produttivi, inclusa l’editoria che vide una netta contrazione. La città subì un grave colpo economico e sociale, con molte attività che si fermarono e una fuga di massa degli abitanti25. A ciò si aggiunse la censura operata dalla Chiesa romana che si abbatté anch’essa, seppur in misura minore rispetto ad altri settori disciplinari, sul filone dei libri giuridici, portando al bando alcuni autori e alla condanna o all’obbligo di espurgare diversi titoli26.

19Comprendere questo contesto di produzione e le sue sfide ci porta a interrogarci su un altro aspetto fondamentale: nel mutevole panorama del mercato editoriale del tempo, è essenziale capire cosa si intendesse per novità nel settore giuridico. Le edizioni, infatti, non contenevano sempre testi interamente originali. Circa il 30% era costituito da opere solo parzialmente nuove: commenti, aggiornamenti critici, rielaborazioni o ampliamenti di testi della tradizione giuridica classica e medievale. Questo fenomeno è particolarmente evidente nei primi anni del Cinquecento, quando molti giuristi si dedicarono a una rilettura dei grandi autori del passato, cercando di adattarli alle nuove esigenze normative e istituzionali dell’epoca (Figura 3). È una fase che potremmo definire di consolidamento, in cui gli editori preferirono investire su testi già autorevoli, aggiornandoli, piuttosto che rischiare con opere completamente inedite.

Figura 3. Pubblicazione di opere nuove o parzialmente nuove con privilegio

Figura 3. Pubblicazione di opere nuove o parzialmente nuove con privilegio

Grafico: E. Squassina.

20Ciononostante, a partire dagli anni Trenta e Quaranta del Cinquecento, qualcosa cominciò a cambiare. In modo ancora sporadico iniziarono a comparire opere del tutto nuove, e nella seconda metà del secolo questa tendenza si intensificò sensibilmente. Gli editori veneziani iniziarono a puntare con decisione su contenuti originali, su nuovi trattati, nuove codificazioni, nuove teorie giuridiche. È in questa fase che la produzione giuridica veneziana assume un volto profondamente innovativo, capace di proporre soluzioni giuridiche inedite e di partecipare attivamente ai grandi dibattiti del tempo. Ed è proprio in queste opere originali che si riconosce la parte più dinamica e creativa della cultura giuridica stampata nella Venezia del Cinquecento.

Aree del diritto e nuove edizioni

21Le edizioni, nuove o parzialmente originali, protette da privilegio si riferivano a diversi rami del diritto. Un’analisi per soggetto, basata sulla Classificazione Decimale Dewey, rivela che il 52% delle edizioni è riconducibile alla classe 340 (Diritto generale), con opere che trattano vari aspetti del diritto e della sua filosofia in forma di miscellanee, raccolte multidisciplinari, bibliografie, dizionari... Con un distacco significativo, troviamo edizioni riconducibili al diritto processuale (12%), al diritto privato (10%) ed a quello canonico (9%). Infine, con numeri più contenuti, edizioni ascrivibili al diritto di specifiche giurisdizioni (7%), al diritto penale (7%) ed a quello militare, pubblico, tributario (3%) (Figura 4).

Figura 4. Classificazione per soggetto delle edizioni giuridiche privilegiate

Figura 4. Classificazione per soggetto delle edizioni giuridiche privilegiate

Grafico: E. Squassina.

22Le edizioni di diritto generale dominano in quasi tutto il Cinquecento, mentre nella seconda metà del secolo si assiste a una progressiva diversificazione, con un incremento rilevante delle pubblicazioni dedicate al diritto penale, privato e processuale. Il grafico 5 mostra una trasformazione del sapere giuridico, che da una trattazione prevalentemente multidisciplinare, teorica e filosofica si evolve verso una maggiore specializzazione in linea, probabilmente, con le esigenze di una società e di istituzioni più complesse.

Figura 5. Distribuzione temporale delle edizioni per aree tematiche

Figura 5. Distribuzione temporale delle edizioni per aree tematiche

Grafico: E. Squassina.

Panoramica dei temi trattati nelle edizioni giuridiche

23Esaminando più nel dettaglio le tematiche trattate in queste edizioni, si noterà una vasta gamma di argomenti, che testimonia un panorama editoriale variegato e altamente specializzato, ma con un’attenzione concentrata in alcune aree chiave (Figura 6).

Figura 6. Argomenti trattati nelle edizioni giuridiche

Figura 6. Argomenti trattati nelle edizioni giuridiche

Grafico: E. Squassina.

  • 27 Sulla letteratura consiliare si veda G. Chiodi, I consilia dei giuristi e la prassi de diritto comu (...)

24Il primo dato che emerge con chiarezza è la predominanza di raccolte multidisciplinari, opere che riuniscono casi relativi a diversi ambiti del diritto e che erano impiegate nella prassi forense e per la consulenza legale su situazioni concrete. Si tratta nello specifico di raccolte di Consilia e Responsa, opere che richiedevano, per la loro redazione, competenze di alto livello. La frammentazione politica italiana, caratterizzata da diverse autonomie locali, generava numerosi problemi giuridici che richiedevano l’intervento di esperti. In questo scenario, la diffusione di tali opere fu favorita dalla presenza di numerose università nella penisola, infatti circa la metà degli 88 autori di queste raccolte erano docenti di diritto civile o canonico presso atenei come Padova, Pisa, Pavia, Piacenza, Ferrara, Siena, Perugia e Napoli. La restante metà, pur avendo una solida formazione giuridica, proveniva da ambiti diversi: nobili, funzionari pubblici, magistrati (tra cui consiglieri, podestà, ambasciatori, giudici) e praticanti del foro, inclusi avvocati, alcuni dei quali si dedicarono anche all’insegnamento in vari momenti della loro carriera27.

  • 28 Sulla produzione e le implicazioni economiche e culturali della diffusione del Corpus iuris civilis(...)

25Dopo le raccolte multidisciplinari, seguono i commentari a testi antichi del diritto romano, nello specifico interpretazioni e rivisitazioni del Corpus iuris civilis giustinianeo o di parti di esso con lo scopo di mettere ordine nella materia (molte infatti le edizioni che offrono nuove repertoriazioni e sommari per una consultazione più agevole e una ricerca più mirata degli argomenti). Queste edizioni, come spesso evidenziato dai titoli, dalle note ai lettori o dalle richieste di privilegio, servivano a correggere errori comuni nelle interpretazioni del diritto romano, rendendo comprensibili e applicabili le norme giuridiche ai giuristi contemporanei. Erano strumenti adottati nella pratica forense a supporto delle decisioni giudiziarie, ma anche manuali didattici, quindi con una utenza ampia e variegata28.

26A testimonianza della profonda influenza della Chiesa sulla vita quotidiana e l’attività giudiziaria, una buona parte delle edizioni tutelate a Venezia rientrava nella sfera del diritto canonico. Nella prima metà del Cinquecento si riscontrano bolle e brevi papali, con un numero esiguo di commentari e interpretazioni del Corpus iuris canonici o sue singole parti. Nel corso della seconda metà del secolo, la tendenza si spostò verso raccolte di decisioni legali, formulari giuridici ecclesiastici e, soprattutto, una serie di trattati che affrontavano questioni più circoscritte.

27Al quarto posto troviamo edizioni di diritto processuale generale, ovvero edizioni che illustrano le norme e le procedure giudiziarie: come si apre un giudizio, i ruoli del giudice e delle parti, le prove, le sentenze, le impugnazioni e così via. Accanto alle edizioni di diritto processuale generale ve ne sono alcune che hanno valori più contenuti e che sono finalizzate ad analizzare questioni specifiche quali le prove documentali, la presentazione formale degli atti nei processi, le argomentazioni difensive e l’arbitrato forzato.

28A conferma del vivo interesse per le norme procedurali e le normative locali, si riscontra un buon numero di edizioni riconducibili al diritto di specifiche giurisdizioni. In questo campo rientrano innanzitutto regolamenti e statuti cittadini, con una preminenza — come prevedibile — per quelli della città di Venezia, seguiti da quelli di altre città del suo dominio (Bergamo, Treviso, Padova e Vicenza). Si rilevano inoltre edizioni di raccolte legislative riferite a realtà territoriali più ampie e straniere, come il Regno di Napoli, il Regno delle Due Sicilie e il Piemonte, oltre a opere generali sulla prescrizione dei diritti interpretata alla luce degli statuti urbani.

29Accanto alla dimensione pratica, si evidenzia una discreta componente teorica, con un buon numero di opere di filosofia del diritto. A queste riflessioni teoriche si affiancavano diverse edizioni di diritto penale, che spaziavano dai fondamenti (definizione di reato, classificazioni, funzione della pena) all’analisi dell’apparato sanzionatorio e dell’applicazione della punizione. Oltre alle opere di diritto penale generale, si segnalano testi più specialistici dedicati a singoli ambiti come reati specifici, sanzioni, processo penale e prove.

30Non manca una significativa attenzione al diritto privato, con opere che affrontano in modo sistematico la disciplina e testi che si concentrano su singoli settori: diritto successorio, notariato, contratti, obbligazioni, diritto di famiglia e matrimoniale, diritto censuale, diritto delle assicurazioni, nonché proprietà di beni mobili e immobili.

31Infine, completano il quadro tutta una serie di edizioni, più sporadiche ma non per questo meno rilevanti, dedicate al diritto comparato, al diritto marittimo, bellico e feudale, insieme a dizionari giuridici e cataloghi bibliografici.

L’innovazione nei trattati giuridici: argomenti

  • 29 Pareri legali e trattati giuridici assieme costituiscono circa l’80% del totale. Il resto è suddivi (...)

32Nonostante la vasta gamma di temi trattati, riveste particolare importanza l’analisi, seppur sommaria, delle vere e proprie innovazioni in ambito giuridico allo scopo di individuare le aree in cui si concentrarono maggiormente la sperimentazione editoriale e il rinnovamento dei contenuti. Le opere integralmente nuove appartengono a generi diversi, anche se due sono quelli principali: le raccolte di pareri legali e i trattati29. Entrambe le tipologie testuali hanno svolto ruoli complementari nello sviluppo della scienza giuridica, contribuendo sia alla riflessione teorica sia alla prassi forense. Tuttavia, ritengo sia attraverso l’analisi dei trattati che risulta più agevole individuare l’evoluzione delle idee e dei concetti che influenzarono profondamente anche la prassi del periodo. Questi testi sono il veicolo principale dell’innovazione, poiché sistematizzano e teorizzano il diritto, mentre i Consilia e i Responsa ne incarnano la forma applicata a situazioni concrete. Offrire dunque un quadro delle tematiche affrontate da queste nuove opere consente di mettere a fuoco gli orientamenti dottrinali che contribuirono alla formazione del diritto moderno.

  • 30 Per identificare gli argomenti dei trattati sono stati analizzati il titolo, le dediche e/o lettere (...)
  • 31 G. Colli, Per una bibliografia dei trattati giuridici pubblicati nel XVI secolo. Indici dei Tractat (...)

33I trattati esaminati sono poco più di un centinaio e quasi tutti furono stampati nella seconda metà del Cinquecento30. Sebbene l’influenza del clima di controriforma e la conseguente proibizione di stampare opere di autori messi all’indice avesse creato un’atmosfera di incertezza e aggravato gli editori di nuovi rischi nella riuscita delle loro imprese, i dati sembrano mostrare una certa vitalità della trattatistica giuridica, in particolare quella monografica. Si ricorda che tra il 1584 e il 1586 vide la luce la monumentale edizione in ventinove volumi del Tractatus universi iuris (EDIT16: 32225). Stampata dalla Società dell’Aquila che si rinnova e dedicata a papa Gregorio XIII, e posta dunque sotto la sua protezione, questa raccolta rappresenta la massima espressione della trattatistica del diritto comune. Sebbene l’edizione non includa tutte le opere, omettendo in particolare gli autori proibiti, essa mostra con chiarezza la vastità della produzione di questo genere editoriale31.

34Per dare un’idea concreta di questa varietà, di seguito è riportato l’elenco degli argomenti con il relativo numero di edizioni collegate.

Diritto canonico (CDD 262)

• Delitto della simonia (2 edizioni)
• Giurisdizione della Santa Sede su questioni di rilievo che coinvolgono i vescovi (2 edizioni)
• Obbligo di residenza dei vescovi nelle loro diocesi (2 edizioni)
• Prassi nei tribunali ecclesiastici (1 edizione)
• Pratiche legali legate alle pensioni ecclesiastiche (1 edizione)
• Prerogative, precedenza del Vicario diocesano e norme relative al Sinodo diocesano (1 edizione)

 

Diritto generale (CDD 340)

• Diritto consuetudinario, ovvero non scritto (1 edizione)
• Diritto feudale: riconoscimento e concessione dei feudi (3 edizioni)
• Difesa nelle cause legali (1 edizione)
• Interpretazione e classificazione di leggi e casi giuridici (4 edizioni)
• Problemi giuridici frequenti e loro gestione pratica (3 edizioni)
• Questioni pratiche e teoriche di diritto canonico e civile generale (1 edizione)
• Storia del diritto: diritto antico e sue istituzioni in Italia (1 edizione)
• Teoria generale del diritto: metodo per lo studio e l’insegnamento del diritto civile (1 edizione)
• Terminologia giuridica (4 edizioni)

 

Diritto pubblico, tributario, marittimo (CDD 343)

• Commercio marittimo, sicurezza in mare, guerra e gestione delle risorse navali (1 edizione)
• Diritto fiscale: privilegi, esenzioni, beni demaniali (1 edizione)
• Legislazione riguardante i festeggiamenti civili (1 edizione)
• Tregua e accordi di pace (1 edizione)

 

Diritto penale (CDD 345)

• Cauzione: tutela preventiva a protezione di vittime potenziali o dei querelanti (1 edizione)
• Interrogatorio degli imputati (1 edizione)
• Potestà, limiti e abusi di autorità (1 edizione)
• Procedura probatoria e prove indiziarie (8 edizioni)
• Processo penale (2 edizioni)
• Reati, prove, sistema sanzionatorio (5 edizioni)
• Reati contro la maestà e l’autorità sovrana (1 edizione)
• Reato contro la famiglia: adulterio (1 edizione)
• Reputazione e presunzione di colpevolezza o innocenza (1 edizione)
• Tortura come mezzo probatorio nei processi (1 edizione)

 

Diritto privato (CDD 346)

• Beni immobili: opposizione di nuove costruzioni civili (1 edizione)
• Beni mobili, immobili e immateriali: restituzione obbligatoria di beni acquisiti indebitamente (1 edizione)
• Diritto commerciale: contratti, obbligazioni, usura (3 edizioni)
• Condizione giuridica degli schiavi, servi e dei servitori o famigli (1 edizione)
• Contratti di locazione (1 edizione)
• Diritto assicurativo: assicurazione dei beni, delle persone e delle proprietà (1 edizione)
• Diritto censuale: rendite fondiarie e obbligazioni reali (2 edizioni)
• Diritto di prelazione e di riscatto dei beni (1 edizione)
• Diritto di proprietà: divisibilità e indivisibilità dei beni (1 edizione)
• Diritto ereditario: atti notarili– contratti, testamenti, compravendite, procure, inventari patrimoniali (4 edizioni)
• Diritto ereditario: fideiussione successoria (2 edizioni)
• Diritto familiare: beni patrimoniali, successioni e matrimoni (8 edizioni)
• Diritto familiare: obbligo di mantenimento tra familiari (1 edizione)
• Diritto familiare: tutela minorile, curatela (2 edizioni)
• Diritto notarile: strumenti legali – formule e condizioni presenti nei documenti notarili e nei contratti (1 edizione)

 

Diritto processuale (CDD 347)

• Diritto probatorio: presunzioni legali (1 edizione)
• Diritto processuale esecutivo: esecuzioni forzate (2 edizioni)
• Fideiussione processuale (1 edizione)
• Giuramento di calunnia (1 edizione)
• Prassi forense: modalità pratiche di svolgimento dei processi nei tribunali (6 edizioni)
• Procedura civile: tutela legale preventiva per avvocati e clienti (1 edizione)
• Procedure connesse agli atti legali e alla loro validità o revisione (2 edizioni)
Restitutio in integrum – rimedio per annullare o correggere un atto o una situazione giuridica già conclusa al fine di ristabilire l’equità (1 edizione)
• Rinuncia o remissione delle controversie o delle azioni legali tra parti (1 edizione)
• Tempi processuali (2 edizioni)

 

Diritto di specifiche giurisdizioni (CDD 349)

• Giurisprudenza del tribunale criminale regio della Catalogna (1 edizione)
• Norme e principi applicabili ai crimini e alle procedure penali nel Regno di Napoli (1 edizione)
• Prassi giudiziaria veneziana (2 edizioni)
• Prescrizione statutaria in ambito urbano (1 edizione)

35I contenuti spaziano fra i vari rami del diritto, ma si rileva una leggera prevalenza per il diritto penale e privato, soprattutto per la procedura probatoria e il diritto di famiglia, ambiti centrali per la gestione dei processi e delle relazioni patrimoniali e familiari.

Gli autori dei trattati

  • 32 M. Cavina, Francesco Mantica (1534-1614). Vicende umane e vicende culturali di un giurista della co (...)
  • 33 T. Ascari, Bertazzoli, Bartolomeo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. IX, 1967. Online: (...)

36Composti da autori contemporanei, quasi tutti in vita al momento della pubblicazione, i trattati giuridici presentano un’ampia varietà di nomi, con la maggioranza degli autori che compare una sola volta. Questi autori erano in larga parte italiani, con un buon numero proveniente da città sotto il dominio veneziano e il resto da altre città della penisola. La figura del giurista dell’epoca era intrinsecamente versatile, con autori che spaziavano tra l’insegnamento, la pratica forense e incarichi pubblici. Francesco Mantica, nobile udinese, fu, per esempio, docente di diritto civile all’Università di Padova e consulente in numerose controversie. La sua carriera lo portò a ricoprire la carica di uditore della Sacra Romana Rota per un decennio, a partire dal 1586, per poi culminare nel 1596 con la sua consacrazione a sacerdote e la ricezione del titolo cardinalizio. Dopo la nomina a cardinale, dedicò i successivi diciotto anni a varie congregazioni della Curia Romana, pur senza aver mai avuto precedenti incarichi politici o di governo32. Diversamente, Bartolomeo Bertazzoli, dopo aver conseguito la laurea in legge a Ferrara nel 1545, ricoprì diverse cariche pubbliche, tra cui giudice a Modena e podestà a Reggio. Sebbene avesse insegnato brevemente legge a Ferrara, la sua fama derivò principalmente dalla sua attività di avvocato. Fu consigliere del duca Alfonso II d’Este, che lo inviò frequentemente a Roma per gestire complesse dispute, come quelle sul sale di Comacchio con la Camera Apostolica, e per risolvere controversie politiche. Svolse anche missioni diplomatiche in altre città italiane per questioni di confini e acque33.

  • 34 F. Liotta, Asini, Giovanni Battista, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. IV, 1962. Online (...)

37Durante la loro formazione, o in seguito per insegnare, molti di questi autori si trasferirono in prestigiose università. Non era raro che passassero da un ateneo all’altro, attratti dalle migliori condizioni di lavoro o da compensi più elevati. Un esempio è Giovanni Battista Asini: studiò a Bologna e Padova, per poi tornare nella sua città natale, Firenze, dove insegnò diritto. In seguito, per volere di Cosimo I de’ Medici, si trasferì a Pisa con la riapertura dell’ateneo (1543) tenendo le ambite lezioni de sero, le più remunerative e scientificamente impegnative, prima di fare ritorno a Firenze34.

  • 35 Il sistema di retribuzione degli autori nel Cinquecento, privo del moderno concetto di diritto d’au (...)

38I professori costituiscono una parte importante degli autori. Essi rappresentano un cospicuo numero di università italiane, senza che alcuna di esse dominasse: Bologna, Ferrara, Macerata, Napoli, Padova, Pavia, Perugia, Pisa, Roma, formarono la maggior parte dei giuristi. I professori ricevevano salari modesti e verosimilmente alcuni di loro cercarono di integrare i loro redditi per altre vie, compresa quella della stampa35. Tra l’altro non dimentichiamo che i professori universitari erano non solo produttori ma anche consumatori, così come i loro studenti pertanto chi era ben inserito nel mondo accademico aveva già potenzialmente un bacino di utenza assicurato; il menzionato caso Benavides ne è una prova in quanto dedicò la sua vita all’insegnamento e alla stesura di testi giuridici a fini pedagogici.

  • 36 Per l’edizione si veda EDIT16: 7340. Il privilegio fu concesso in data 20 agosto 1565. Si veda EMoB (...)
  • 37 La dedica si trova a carte †2r-†3v dell’edizione.

39Ma i trattati non erano soltanto un derivato delle esperienze professionali dei docenti universitari, bensì anche il riflesso dell’esperienza sul campo di chi scriveva: non sorprende dunque che diversi autori fossero pratici del foro, per lo più avvocati. Giovanni Battista Bovio, che a Roma esercitava come avvocato, nei momenti di pausa dall’attività forense scrisse il De statutaria vrbis praescriptione, stampato poi da Marco Amadori con privilegio a lui concesso nel 156536. L’autore, nella dedica al cardinale Vitellozzo Vitelli (Roma, luglio 1565), rivela la genesi del suo trattato: fu durante le ferie forensi dell’anno precedente, mentre si riposava dalle liti, che iniziò a esplorare mentalmente i vasti campi della scienza giuridica37. Spinto dalla necessità di sistematizzare le innumerevoli leggi e rimedi giuridici, decise di dedicarsi allo studio della prescrizione, ritenuta il più efficace strumento per risolvere controversie e definire i diritti di proprietà. Nonostante la sua giovane età e la complessità della materia, già trattata da illustri predecessori, Bovio, su insistenza di amici e con la consapevolezza dell’importanza del suo contributo, decise di dare alle stampe il suo trattato. Questa scelta lo identifica come un esempio di giurista dell’epoca che non solo praticava il diritto, ma sentiva l’esigenza di codificare e diffondere le proprie conoscenze attraverso la pubblicazione.

  • 38 La dedica si trova a carte a2r-v dell’edizione (EDIT16: 18252).
  • 39 Il privilegio veneziano fu concesso in data 11 marzo 1569. Si veda EMoBookTrade ID 3216; E. Squassi (...)
  • 40 La dedica si trova a carte *2r-*3r dell’edizione (EDIT16: 4192).
  • 41 Il testo del privilegio è stampato sull’edizione alle carte *3v-*5r ed è privo di datazione.
  • 42 Il testo del privilegio è stampato per intero sull’edizione alle carte *5v-*6r. Si veda anche EMoBo (...)

40Ad ogni modo, non tutti si sentivano sicuri a dare in stampa i propri scritti come Bovio. In questo contesto, gli editori giocarono un ruolo significativo nell’incentivare gli autori, anche i più restii, a pubblicare. Gli editori veneziani, sempre pronti ad accaparrarsi nuovi titoli, quando fiutavano qualche novità non esitavano a fare pressioni. Lo dimostra quanto scrive il giurista Francesco Ercolani nella dedica al cardinale Giulio Cesare Colonna (Pisa, marzo 1569) stampata nelle carte preliminari del suo Tractatus de cautione de non offendendo38. L’autore sosteneva che esaminando i libri di giurisprudenza aveva notato che l’argomento della cautela era stato trattato da pochi e che erano state sollevate frequenti questioni di questo tipo in tutti i tribunali d’Italia. Perciò si accinse a raccogliere e ordinare tale materia, trovandola così intricata per la moltitudine e la diversità delle questioni, che non poté seguire un ordine metodico preciso nello spiegarla. Per questo tenne il libro a casa per molti anni nonostante molti tipografi lo chiedevano promettendo la massima cura nell’edizione da rendere pubblica. Egli, tuttavia, non riteneva che l’opera potesse essere data alle stampe in una forma migliore, a causa dell’età e delle sue crescenti occupazioni e verosimilmente morì prima di decidersi a pubblicarla. Alla fine l’edizione fu infatti stampata nel 1569, anno di morte dell’autore, dall’editore Giovanni Andrea Valvassori il quale si assicurò un privilegio ventennale dal Senato veneziano39. Caso di analoga reticenza alla stampa coinvolse Marcantonio Bardi e il suo Tractatus de tempore vtili, et continuo ad appellandum, & prosequendum. L’editore Vincenzo Luchino, nella dedica al cardinale Borromeo (Roma, aprile 1563), affermava che l’opera era stata elogiata con unanime e grandissimo plauso e che molti eruditi ne esortavano la pubblicazione, sebbene egli non avesse ottenuto il consenso dell’autore40. Ponendosi sotto la protezione del cardinale, Luchino si era anche procurato un mese prima il privilegio di papa Pio IV, che gli consentiva di stampare l’opera in tutti i territori della Chiesa, indicando in particolare Venezia o Lione. Per i trasgressori era prevista la scomunica latae sententiae41. Nonostante la copertura papale, la scelta finale di stampare ricadde su Venezia, dove l’editore si assicurò cautelativamente anche un privilegio quindicennale42. È lecito supporre che, al momento della richiesta del privilegio veneziano, l’editore fosse alla fine riuscito ad ottenere l’approvazione dell’autore, in conformità con le normative dell’epoca.

Conclusioni

41Le edizioni giuridiche stampate con privilegio a Venezia nel Cinquecento offrono uno spaccato significativo, seppur parziale, del vivace panorama editoriale dell’epoca, soprattutto per quanto riguarda nuove forme e contenuti.

  • 43 R. Savelli, Virtuosismi in tipografia, art. cit.; Id., Sulla stampa del Corpus iuris civilis, art.  (...)
  • 44 La Compagnia della Corona, istituita nel 1539, era composta da potenti nomi dell’editoria veneziana (...)
  • 45 Per l’edizione si veda EDIT16: 13433. Il privilegio fu concesso a Lucantonio Giunta il 16 novembre (...)

42Lo studio ha messo in luce due fasi principali. La prima è contraddistinta dalla concessione di privilegi per la stampa delle fonti del diritto, soprattutto civile, in edizioni con comprovati elementi di novità. Ne furono escluse le ristampe prive di sostanziali rielaborazioni, per le quali gli editori ricorsero a strategie alternative, come la costituzione di società editoriali, in genere nate per ridurre i costi e contrastare la concorrenza, in particolare quella lionese. Come ha rilevato Rodolfo Savelli, la gran parte delle edizioni giuridiche — soprattutto quelle fondate sul Corpus iuris civilis, ma ciò potrebbe essere applicato anche per il Corpus iuris canonici — venivano stampate proprio a Venezia e a Lione, due poli editoriali in forte competizione, vista la vasta domanda di questo genere in tutta Europa43. A Venezia si affermarono compagnie editoriali strutturate, come la Compagnia della Corona o la Società dell’Aquila che si rinnova, i cui membri erano spesso attivi anche nella richiesta di privilegi per nuove edizioni44. Un caso esemplare è l’edizione in cinque volumi del Corpus iuris civilis, arricchita dai giuristi napoletani Iacobo Aniello de Bottis e Agostino Caravita, pubblicata tra il 1591 e il 1592 e protetta da un privilegio ventennale concesso ai Giunta45.

43Nel corso del Cinquecento, gli editori veneziani rimasero dunque in larga parte fedeli alla tradizione, pur vedendo mutare il proprio peso sulla scena editoriale internazionale. Nella prima metà del secolo, Venezia ricoprì un ruolo di primo piano nella stampa delle fonti del diritto; nella seconda metà, invece, perse progressivamente terreno a favore di altri centri tipografici emergenti, in particolare Lione e Parigi. In risposta a questo cambiamento, gli editori veneziani iniziarono a orientarsi sempre più verso la pubblicazione di pareri legali e trattati originali. Questa fase segnò una svolta importante alimentata anche dalla crescente consapevolezza autoriale maturata dagli stessi giuristi.

44A emergere sarà così una produzione editoriale giuridica più articolata, capace di accogliere e diffondere nuove idee attraverso opere inedite, spesso scritte da autori contemporanei e stampate da editori di primo piano come i Giunta, gli Ziletti, i Varisco, De Maria e i Portonari. La Venezia del tardo Cinquecento, pur avendo perso il suo relativo monopolio, restò così un centro propulsore di innovazione e pluralismo editoriale in campo giuridico su scala europea.

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Notes

1 I dati relativi al numero delle edizioni privilegiate stampate a Venezia nel XVI secolo proviene dagli studi di chi scrive, iniziati durante il dottorato di ricerca e proseguiti nell’ambito del progetto EMoBookTrade: An Evidence-based Reconstruction of the Economic and Juridical Framework of the European Book Market (ERC Grant Agreement n. 694476), diretto dalla prof.ssa Angela Nuovo. I dati, da me raccolti ed elaborati, sono confluiti in un database consultabile online [https://emobooktrade.unimi.it/db/public/frontend] e pubblicati in due volumi: E. Squassina, Privilegi librari ed edizioni privilegiate nella Repubblica di Venezia (1527-1565), Milano, Milano University Press, 2022; Id., Privilegi librari ed edizioni privilegiate nella Repubblica di Venezia (1566-1603), Milano, Milano University Press, 2024. Per maggiori informazioni sul progetto di ricerca si rimanda ai seguenti articoli: G. Barbero et al., The database of the EMoBookTrade project. A proposal to encode early modern book prices and privileges, «JLIS.it», vol. XI, n. 2, 2020, pp. 108-132; A. Ottone e E.  Squassina, The Early Modern Book Trade project: Premises, objectives, methodologies and resources, «Digitalia», vol. XVII, n. 2, 2022, pp. 61-77.

2 Questa condizione era stata stabilita in ottemperanza a un decreto del Senato veneziano del 1517, il quale stabiliva chiaramente che solo le opere nuove, mai stampate prima, potevano beneficiare di tale protezione legale. Il requisito della novità era poi spesso richiamato anche nelle suppliche dei richiedenti privilegio o nelle concessioni senatoriali. A titolo di esempio, nel 1530 Bernardino Benali chiedeva privilegio per le opere di diritto di Gian Maria Riminaldi e Carlo Ruini assicurando non fossero state ancora stampate da nessuno (… havendo modo de haver le Opere in jure delli ex.mi dottori m. Zuanmaria Riminaldo et m. Carlo Roino, non più stampate in loco alcuno…). Si veda EMoBookTrade ID 923, https://emobooktrade.unimi.it/db/privileges/923; E. Squassina, Privilegi librari (1527-1565), op. cit., p. 67. Per il testo del decreto del 1517 si veda invece H. Brown, The Venetian Printing Press. An Historical Study Based Upon Documents for the Most Part Hitherto Unpublished, Londra, J. C. Nimmo, 1891, p. 207 e Venetian Decree on Press Affairs, Venice (1517), in Primary Sources on Copyright (1450-1900), a cura di L. Bently e M. Kretschmer. Online: [https://www.copyrighthistory.org/cam/ (consultato il 3 luglio 2025).

3 Per alcuni approfondimenti sul sistema Decimale Dewey si veda L. L. M. Chan e J. S. Mitchell, Classificazione Dewey. Teoria e pratica, edizione italiana a cura di F. Paradisi, Roma, AIB, 2009; Associazione Italiana Biblioteche (AIB), Classificazione Decimale Dewey. Edizione 21, a cura del Gruppo di lavoro della Bibliografia nazionale italiana con la consulenza di L. Crocetti, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2000; P. Cavaleri, Classificazione decimale Dewey e WebDewey, con contributi di V. De Francesca, M. Quaquarelli, S. Vago e C. Pinciroli, Milano, Editrice Bibliografica, 2016.

4 Le edizioni con privilegio stampate a Venezia nel Cinquecento e inerenti alla classe Dewey delle scienze sociali sono in maggioranza (74%) opere di diritto. Seguono edizioni di scienza militare (9%), scienze politiche (6%), usi e costumi (5%) economia (4%), educazione (1%), commercio (1%).

5 Si veda P. Grossi, Il diritto tra potere e ordinamento, [Napoli], Editoriale Scientifica, 2005; A. Padoa-Schioppa, Storia del diritto in Europa. Dal Medioevo all’età contemporanea, Bologna, il Mulino, 2016.

6 Le edizioni giuridiche stampate a Venezia nel XVI secolo in regime di tutela legale sono nel 60% dei casi nel formato in-folio, nel 24% nel formato in-quarto e nel restante 16% nel formato in-ottavo.

7 Il privilegio papale era particolarmente ambito per la sua validità multi-territoriale. Agendo sia sul piano temporale che su quello spirituale assicurava protezione editoriale in tutti i territori soggetti, direttamente o indirettamente, alla Sacra Romana Chiesa, sebbene tale pretesa di universalità non fosse sempre riconosciuta dagli altri Stati. Oltre a sanzioni economiche e confische di libri, la principale conseguenza per la violazione di un privilegio extraterritoriale era la scomunica, garantendone un’estensione, almeno in linea di principio, estremamente vasta. Sul sistema dei privilegi papali si veda J. C. Ginsburg, Proto-proprietà letteraria ed artistica: i privilegi di stampa papali nel XVI secolo, in Privilegi librari nell’Italia del Rinascimento, a cura di E. Squassina e A. Ottone, Milano, FrancoAngeli, 2019, pp. 103-287.

8 F. Tomasi e C. Zendri, Mantova Benavides, Marco, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. LXIX, 2007. Online: [https://www.treccani.it/enciclopedia/marco-mantova-benavides_(Dizionario-Biografico)/] (consultato il 29 luglio 2025). Oltre che professore universitario e autore di numerose opere, Mantova Benavides fu anche un antiquario, collezionista di oggetti antichi e libri. Si veda Un museo di antichità nella Padova del Cinquecento. La raccolta di Marco Mantova Benavides all’Università di Padova, a cura di I. Favaretto e A. Menegazzi, Roma, Giorgio Bretschneider, 2013.

9 In totale sono tredici le opere di questo autore protette da privilegi, ma solo per sette di esse conosciamo i nomi dei beneficiari in quanto esplicitamente dichiarati nei registri senatoriali. Sei privilegi sono stati accordati all’autore e uno all’editore Vincenzo Valgrisi. Per le altre edizioni, mancando le registrazioni archivistiche e potendo desumere la presenza del privilegio solo perché sinteticamente notificato sui frontespizi, non è possibile attribuire con certezza la titolarità delle patenti rilasciate.

10 L’opera fu stampata da Gabriele Giolito De Ferrari (EDIT16: 26031). Il privilegio fu concesso il 3 luglio 1545. Si veda EMoBookTrade ID 1433; E. Squassina, Privilegi librari (1527-1565), op. cit., pp. 173-174.

11 Entrambe le opere stampate da Aurelio Pinzi (EDIT16: 74314-74313). I privilegi furono concessi in data 30 agosto 1545. Si veda EMoBookTrade ID 1423 e 1424; E. Squassina, Privilegi librari (1527-1565), op. cit., pp. 174-176.

12 Aveva 69 anni essendo nato nel 1489.

13 L’opera fu stampata da Giovanni Griffio (EDIT16: 71902). Il privilegio fu accordato il 5 gennaio 1558. Si veda EMoBookTrade ID 3136; E. Squassina, Privilegi librari (1527-1565), op. cit., pp. 289-290.

14 L’opera fu stampata da Giovanni Griffio (EDIT16: 53404). Il privilegio fu accordato in data 27 maggio 1559. Si veda EMoBookTrade ID 3172; E. Squassina, Privilegi librari (1527-1565), op. cit., pp. 298-299.

15 L’opera fu stampata da Cristoforo Zanetti (EDIT16: 38512). Il privilegio fu accordato in data 11 settembre 1572. Si veda EMoBookTrade ID 2982; E. Squassina, Privilegi librari (1566-1603), op. cit., p. 131.

16 B. Richardson, Printing, Writers and Readers in Renaissance Italy, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, pp. 58-69.

17 Per il testo del decreto si rimanda a H. Brown, The Venetian Printing Press, op. cit., p. 211.

18 Stando a quanto riportato sui volumi, in associazione con Portonari, gli Ziletti, nello specifico Francesco, pubblicarono ad esempio il quarto libro dei Consilia di Rolando Della Valle (EDIT16: 16609) e il primo libro dei Consilia di Francesco Beccio (EDIT16: 4771).

19 Su questo editore si veda P. Bravetti, Damiano Zenaro: editore e libraio del Cinquecento, in Humanistica Marciana. Saggi offerti a Marino Zorzi, a cura di S. Pelusi e A. Scarsella, Milano, Biblion Edizioni, 2008, pp. 127-132.

20 Buona parte delle quali monumentali edizioni in diversi volumi. Sull’attività dei Giunta a Venezia si rimanda a P. Camerini, Annali dei Giunti, Firenze, Sansoni Antiquariato, 1962-1963, 2 voll. Si vedano anche A. Tenenti, Luc’Antonio Giunti il giovane stampatore e mercante, Milano, Istituto editoriale Cisalpino, [1957]; A. Ottone, L’attività editoriale dei Giunti nella Venezia del Cinquecento, «Dimensioni e problemi della ricerca storica», vol. 2, 2003, pp. 43-80. Sulla rete internazionale di produzione e distribuzione si veda inoltre W. A. Pettas, An international Renaissance publishing family: The Giunti, «The Library Quarterly: Information, Community, Policy», vol. IV, n. 4, 1974, pp. 334-349; Id., The Giunti and the Book Trade in Lyon, Firenze, L. S. Olschki, 1997.

21 Si veda A. Nuovo, The Book Trade in the Italian Renaissance, Leida-Boston, Brill, 2013, p. 56; M. A. Panzanelli Fratoni, Torti, Giunta & Co. A Full Programme of Publishing Legal Editions (Venice 1507), in Competition in the European Book Market. Prices and Privileges (Fifteenth – Seventeenth Centuries), a cura di A. Nuovo, J. Proot e D. E. Booton, «De Gulden Passer – The Golden Compasses», vol. C, n. 2, 2023, pp. 279-309.

22 Si veda R. Milazzo, Le marché des livres juridiques à Lyon et à Venise au XVIe siècle, in Competition in the European Book Market, op. cit., pp. 69-146.

23 Per il testo dei decreti si veda H. Brown, The Venetian Printing Press, op. cit., pp. 208-210.

24 Per un quadro generale sulla guerra di Cipro si veda P. Preto, Venezia e i Turchi, Roma, Viella, 2013. Si veda inoltre M. Knapton, Lo Stato veneziano fra la battaglia di Lepanto e la guerra di Candia (1571-1644), in Venezia e la difesa del Levante: da Lepanto a Candia (1570-1670), Venezia, Arsenale editrice, 1986, pp. 233-241; E. Skoufari, Cipro veneziana (1473-1571). Istituzioni e culture nel regno della Serenissima, Roma, Viella, 2011.

25 Sull’epidemia di peste a Venezia si veda P. Preto, Peste e società a Venezia nel 1576, Vicenza, Neri Pozza, 1978; A. Manno, San Rocco, Venezia e la peste, Venezia, Marsilio, 2015.

26 Solo circa il 3% degli autori censiti negli indici dei libri proibiti del Cinquecento rientrava nella categoria del diritto, una percentuale esigua rispetto alla totalità delle opere messe all’indice, ma pur sempre rilevante per comprendere l’apprensione degli editori nella stampa di questo genere editoriale. R. Savelli, La censura dei libri di diritto nella seconda metà del Cinquecento, p. 1. Online: [https://www.yumpu.com/it/document/read/16301146/rodolfo-savelli-la-censura-dei-libri-di-diritto-dipartimento-di-] (consultato il 29 luglio 2025). Su come la censura abbia influenzato la produzione, la circolazione e la fruizione dei libri giuridici nel XVI secolo, si veda anche R. Savelli, Censori e giuristi. Storie di libri, di idee e di consumi (sec. XVI-XVII), Milano, Giuffrè, 2011. Per un quadro generale sul controllo e la censura dei libri pubblicati a Venezia da parte dell’Inquisizione si veda P. Grendler, The Roman Inquisition and the Venetian Press, 1540-1605, Princeton, Princeton University Press, 1977.

27 Sulla letteratura consiliare si veda G. Chiodi, I consilia dei giuristi e la prassi de diritto comune, Milano, Giuffré, 1989; «Consilium». Teorie e pratiche del consigliere nella cultura medievale, a cura di C. Cagrande, C. Crisciani e S. Vecchio, Tavarnuzze, SISMEL Edizioni Galluzzo, 2004; M. Ascheri e P. Maffei, Consilia extravagantia. Un repertorio in corso d’opera, «Revista Española de Derecho Canónico», vol. LXXVII, n. 188, 2020, pp. 67-85.

28 Sulla produzione e le implicazioni economiche e culturali della diffusione del Corpus iuris civilis nel Cinquecento si veda R. Savelli, Sulla stampa del Corpus iuris civilis nel Cinquecento. Standardizzazione, innovazioni, contaminazioni, in Una storia di rigore e passione. Saggi per Livio Antonielli, a cura di S. Levati e S. Mori, Milano, FrancoAngeli, 2018, pp. 103-125; Id., Virtuosismi in tipografia. A proposito di tre edizioni del Corpus iuris civilis (1580-1587), in Ianuensis non nascitur sed fit. Studi per Dino Puncuh, Genova, Società ligure di storia patria, 2019, pp. 1227-1249; Id., A proposito della ‘manifattura’ del Corpus iuris civilis nel Cinquecento, «Iurisdictio. Storia e prospettive della Giustizia», n. 3, 2022, pp. 22-61.

29 Pareri legali e trattati giuridici assieme costituiscono circa l’80% del totale. Il resto è suddiviso fra opere di altro genere come bibliografie, indici, raccolte legislative, bolle e brevi papali, massime legali, manuali didattici, decisioni giurisprudenziali…

30 Per identificare gli argomenti dei trattati sono stati analizzati il titolo, le dediche e/o lettere ai lettori, gli indici, i sommari e, ovviamente, i testi dei privilegi, che in diversi casi forniscono una sommaria categorizzazione delle opere.

31 G. Colli, Per una bibliografia dei trattati giuridici pubblicati nel XVI secolo. Indici dei Tractatus universi iuris, Milano, Giuffrè, 1994; Id., Per una bibliografia dei trattati giuridici pubblicati nel XVI secolo. 2: Bibliografia delle raccolte, indici dei trattati non compresi nei Tractatus universi iuris, Roma, Viella, 2003.

32 M. Cavina, Francesco Mantica (1534-1614). Vicende umane e vicende culturali di un giurista della controriforma, Bologna, Pàtron, 2011.

33 T. Ascari, Bertazzoli, Bartolomeo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. IX, 1967. Online: [https://www.treccani.it/enciclopedia/bartolomeo-bertazzoli_(Dizionario-Biografico)/] (consultato il 25 luglio 2025).

34 F. Liotta, Asini, Giovanni Battista, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. IV, 1962. Online: [https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-battista-asini_(Dizionario-Biografico)/] (consultato il 23 luglio 2025); D. Edigati, Asini, Giovanni Battista, in Dizionario biografico dei giuristi italiani (XII-XX secolo), a cura di I. Birocchi, E. Cortese, A. Mattone e M. N. Miletti, Bologna, il Mulino, 2013, pp. 115-116.

35 Il sistema di retribuzione degli autori nel Cinquecento, privo del moderno concetto di diritto d’autore, si basava principalmente su pagamenti forfettari per la cessione del manoscritto e sulle donazioni dei mecenati. Oltre a queste forme di compenso, gli autori potevano cercare finanziamenti per la stampa e intraprendere una vendita diretta delle copie prodotte, a volte in accordo con gli stampatori per la spartizione dei profitti. La distribuzione delle opere non aveva solo scopo commerciale: gli autori potevano anche donare le loro opere, in una strategia che univa la vendita alla ricerca di un riconoscimento e di un supporto da parte dei potenti. Si veda B. Richardson, Printing, Writers, and Readers in Renaissance Italy, op. cit.

36 Per l’edizione si veda EDIT16: 7340. Il privilegio fu concesso in data 20 agosto 1565. Si veda EMoBookTrade ID 2693; E. Squassina, Privilegi librari (1527-1565), op. cit., pp. 373-374.

37 La dedica si trova a carte †2r-†3v dell’edizione.

38 La dedica si trova a carte a2r-v dell’edizione (EDIT16: 18252).

39 Il privilegio veneziano fu concesso in data 11 marzo 1569. Si veda EMoBookTrade ID 3216; E. Squassina, Privilegi librari (1566-1603), op. cit., pp. 99-100.

40 La dedica si trova a carte *2r-*3r dell’edizione (EDIT16: 4192).

41 Il testo del privilegio è stampato sull’edizione alle carte *3v-*5r ed è privo di datazione.

42 Il testo del privilegio è stampato per intero sull’edizione alle carte *5v-*6r. Si veda anche EMoBookTrade ID 3752; E. Squassina, Privilegi librari (1527-1565), op. cit., p. 449.

43 R. Savelli, Virtuosismi in tipografia, art. cit.; Id., Sulla stampa del Corpus iuris civilis, art. cit.

44 La Compagnia della Corona, istituita nel 1539, era composta da potenti nomi dell’editoria veneziana: Federico Torresano, Tommaso e Giovanni Maria Giunta, Girolamo e Ottaviano Scoto il giovane e Gabriele Giolito. Successivamente, tra il 1574 e il 1608, la Società dell’Aquila che si rinnova riunì eredi di celebri dinastie editoriali, tra cui i Giunta e gli Scoto, affiancati da figure come Francesco De Franceschi e Giovanni Varisco. Come notato da Angela Nuovo, il successo di queste società non si basava solo sulla loro composizione, ma anche su un’organizzazione commerciale avanzata. Per gestire un prodotto costoso, voluminoso e a lento smercio come i libri di legge, il presidio del territorio tramite una rete internazionale di filiali si rivelò un sistema vincente, molto più efficace dei soli scambi fieristici periodici. Mantenere una struttura così complessa richiedeva una solida base finanziaria, un’ottima reputazione e una comprovata affidabilità commerciale. A. Nuovo, Produzione e circolazione di libri giuridici tra Italia e Francia (sec. XVI): la via commerciale Lione-Trino-Venezia, in Dalla pecia all’e-book. Libri per l’Università: stampa, editoria, circolazione e lettura, Convegno internazionale di studi, Bologna 21-25 ottobre 2008, Bologna, CLUEB, 2009, pp. 341-349.

45 Per l’edizione si veda EDIT16: 13433. Il privilegio fu concesso a Lucantonio Giunta il 16 novembre 1591. Si veda EMoBookTrade ID 4246; E. Squassina, Privilegi librari (1566-1603), op. cit., pp. 239-240. Si veda anche R. Savelli, Sulla stampa del Corpus iuris civilis, art. cit., p. 115.

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Titre Figura 1. Classificazione edizioni veneziane privilegiate (1501-1600)
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Titre Figura 2. Edizioni giuridiche con privilegio stampate a Venezia (1501-1600)
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Titre Figura 3. Pubblicazione di opere nuove o parzialmente nuove con privilegio
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Titre Figura 4. Classificazione per soggetto delle edizioni giuridiche privilegiate
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Titre Figura 5. Distribuzione temporale delle edizioni per aree tematiche
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Titre Figura 6. Argomenti trattati nelle edizioni giuridiche
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Pour citer cet article

Référence électronique

Erika Squassina, « Novità editoriali giuridiche stampate a Venezia nel Cinquecento »Laboratoire italien [En ligne], 36 | 2026, mis en ligne le 16 juin 2026, consulté le 05 septembre 2026. URL : http://journals.openedition.org/laboratoireitalien/15876 ; DOI : https://doi.org/10.4000/16f08

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Auteur

Erika Squassina

Chercheuse indépendante • Erika Squassina est une chercheuse spécialisée en histoire du livre et de l’imprimerie à l’époque moderne. Elle a obtenu son doctorat en histoire du livre et sciences bibliographiques à l’université d’Udine en 2015, où elle avait auparavant commencé son activité en tant qu’assistante pédagogique. Sa thèse de doctorat portait sur le système des privilèges d’impression à Venise, qui demeure l’intérêt principal de ses recherches. Elle a effectué des recherches postdoctorales à l’université de Cagliari (2016), travaillant sur le recensement des éditions du XVIe siècle, et a été chercheuse pour le projet Early Modern Book Trade entre l’université d’Udine et l’université de Milan (2017-2022). Plus récemment (2024-2025), elle a collaboré avec l’université d’Oslo sur le projet Before Copyright: Printing Privileges and the Politics of Knowledge in Early Modern Europe. Elle est l’auteure d’essais, d’articles et de deux monographies majeures sur le sujet : Privilegi librari ed edizioni privilegiate nella Repubblica di Venezia (Milano University Press, vol. I : 1527-1565, 2022 ; vol. II : 1566-1603, 2024).

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Droits d’auteur

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