La condizione dei bambini «anormali» nel primo dopoguerra tra esperimenti educativi ed esigenze di pubblica sicurezza (1918-1924)
Résumés
À partir de la fin du XIXᵉ siècle, bien qu’avec un certain retard par rapport à d’autres pays européens comme la France et l’Allemagne, l’attention portée aux enfants dits « anormaux » s’est accrue en Italie ; au tournant du siècle et au cours de la décennie suivante des institutions dédiées à la prise en charge de ces patients particuliers ont commencé à voir le jour. La Première Guerre mondiale a, d’une part, accéléré les études sur les psychoses traumatiques grâce à des analyses expérimentales menées sur des soldats revenant du front ; elle a, d’autre part, constitué une période de grande difficulté pour les institutions vouées à la prise en charge (et à l’enfermement) d’une catégorie sociale fortement marginalisée, telle que celle des enfants atteints de troubles psychiques.
Une analyse des conditions de vie de cette enfance en difficulté peut donc permettre de mesurer l’impact de la guerre sur la vie quotidienne des couches les plus vulnérables de la société italienne, même après la fin des combats. Dans cette perspective, il est utile de comparer les différentes expériences qui se sont développées dans la péninsule au cours de cette période, parmi lesquelles se distingue la colonie-école « Antonio Marro », fondée en 1921 et rattachée à l’hôpital psychiatrique de Reggio Emilia. Il s’agit de la première institution entièrement financée par des fonds publics et créée dans le but de soigner des enfants considérés comme « réadaptables » par le biais de la scolarisation et du travail.
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Questa ricerca si colloca all’interno del PRIN 2022 CHILD - Children History Italian Life Documentation. Children and everyday life in the Italian postwar (1918-1922). Finanziato dall’Unione europea - Next Generation EU, Missione 4 Componente 1 CUP D53D23000470006 Codice Cineca 20225H7WKE.
Texte intégral
- 1 Si veda l’opuscolo Villa Amalia, Casa di cura e di educazione per Fanciulli e Adolescenti nervosi d (...)
- 2 P. Bianchini, L’alleanza tra psichiatria e pedagogia in Italia tra fine Ottocento e inizio Novecent (...)
- 3 Trasferito in un altro edificio negli anni Trenta, il «Marro» continua la sua attività, cambiando n (...)
- 4 Per una sintesi sull’evoluzione della terminologia si rimanda a E. Benetti, Bambini anormali e psic (...)
- 5 P. Guarnieri, Un piccolo essere perverso. Il bambino nella cultura scientifica italiana tra Otto e (...)
1Nell’Italia del primo dopoguerra la situazione dei bambini affetti da malattie o ritardi mentali si presentava confusa, sia per la mancanza di una legislazione specifica sia per uno scetticismo abbastanza diffuso anche nell’opinione pubblica riguardo l’opportunità di sviluppare delle politiche di educazione e cura a spese dell’erario. Non a caso, molte delle esperienze più avanzate in questo campo erano sorte per iniziativa di singoli esponenti della classe medica, in grado di attrarre investimenti per allestire costose cliniche private come quella sorta nel 1899 a Roma, nel quartiere Parioli, sotto la direzione di Sante De Sanctis1. Paolo Bianchini, in un recente saggio, ha contato 14 strutture fondate tra il 1891 e il 1922, in quella che egli definisce la prima generazione degli istituti medico-pedagogici, nati per far dialogare la psichiatria con la pedagogia nel trattamento dei bambini disabili2. In assenza di uno studio complessivo su queste istituzioni, la colonia-scuola «Antonio Marro», sorta nel 1921 a Reggio Emilia nell’ambito del complesso manicomiale di San Lazzaro, rappresenta un caso di assoluto interesse3. Si tratta infatti dell’unica struttura pubblica per bambini «anormali»4 nata all’indomani del primo conflitto mondiale ma concepita e inaugurata prima della salita al potere del fascismo. Questa particolare collocazione temporale è utile per sfuggire a quegli stereotipi che, come segnala Patrizia Guarnieri, portano ad attribuire alla psichiatria infantile italiana «il ritardo e il provincialismo culturale, la (caricaturale) egemonia lombrosiana nel positivismo nostrano, l’anticipazione dell’ideologia fascista da parte degli scienziati»5.
La cura dei bambini «anormali» nell’Emilia-Romagna di inizio Novecento
- 6 G. Armocida, Carlo Livi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. LXV, 2005, pp. 316-318.
- 7 M. Dall’Acqua e M. Miglioli, Il S. Lazzaro e l’Università di Modena, in Il cerchio del contagio. Il (...)
- 8 L. Schettini, Augusto Tamburini, in Dizionario biografico degli italiani, vol. XCIV, 2019, pp. 772- (...)
2L’istituto si collocava all’interno di una realtà tradizionalmente considerata all’avanguardia nella ricerca e nella sperimentazione psichiatrica. Fondato nel medioevo lungo la via Emilia, ad est della cittadina emiliana, e sviluppatosi durante l’età moderna come ricovero di poveri e ammalati, l’ospedale di San Lazzaro era stato destinato esclusivamente alla cura dei malati mentali soltanto nel 1821, sotto la direzione di Antonio Galloni. Negli anni Settanta, sotto la guida del medico e patriota Carlo Livi6, vi era fondata la rivista di Freniatria, tuttora in attività, mentre l’ospedale diveniva sede della clinica psichiatrica dell’Università di Modena7. Tuttavia, erano gli anni della direzione di Augusto Tamburini8 (1877-1907) quelli in cui l’istituto, ormai strutturato secondo l’impostazione architettonico-territoriale a sistema disseminato, guadagnava una fama internazionale, vincendo nel 1900 la medaglia d’oro all’esposizione universale di Parigi nel gruppo «Economia sociale – igiene ed assistenza pubblica» e attirando le attenzioni di studiosi di fama internazionale, tra cui Jean-Martin Charcot, Richard von Krafft-Ebing ed Emil Kraepelin. Dopo il trasferimento di Tamburini a Roma, dove aveva assunto la guida della clinica psichiatrica, la direzione del San Lazzaro passava al suo allievo Giuseppe Guicciardi che lo reggerà per più di un ventennio, fondando la colonia-scuola «Antonio Marro».
- 9 L’archivio dell’Associazione emiliana per la protezione dei fanciulli deficienti (1899-1904) è cons (...)
3Pensando al contesto locale, in realtà, una maggiore attenzione al problema dell’infanzia anormale era sicuramente emersa a partire almeno dal 1898 quando a Bologna era stata aperta una sezione emiliana dell’associazione per la protezione dei fanciulli deficienti, fondata a Roma l’anno precedente su iniziativa di Clodomiro Bonfigli, deputato e direttore del manicomio della capitale. La nascita del sodalizio emiliano, che vedeva la partecipazione, nel comitato promotore, di Augusto Tamburini nonché dei direttori dei principali manicomi della regione, sembrava porre le premesse per la creazione di un istituto specifico per bambini frenastenici9.
- 10 R. Raimondo, L’istituto medico pedagogico di San Giovanni in Persiceto: laboratorio all’avanguardia (...)
4In effetti, una struttura era stata inaugurata a San Giovanni in Persiceto10, tra Bologna e Modena, per poi essere trasferita a Bertalia, nei pressi di Bologna, all’inizio del secolo. Nelle intenzioni dei promotori, l’istituzione sarebbe dovuta servire come destinazione privilegiata per i bambini affetti da problemi mentali provenienti da tutta la regione, sollevando almeno in parte gli ospedali psichiatrici dal compito di provvedere alla cura e, possibilmente, all’educazione di una categoria di pazienti ormai divenuta oggetto di attenzioni e strategie medico-pedagogiche specifiche.
- 11 P. Guarnieri, Giulio Cesare Ferrari, in Dizionario biografico degli italiani, vol. XLVI, 1996, pp. (...)
- 12 Si veda http://www.risme.cittametropolitana.bo.it/mente-salute-mentale-percorsi/storia-infanzia-bol (...)
- 13 Archivio Ospedale Psichiatrico San Lazzaro (d’ora in avanti AOPSL), VII, Carteggio e atti amministr (...)
- 14 AOPSL, VII, Carteggio, Beneficenza, rub. 1, b. 9, Il presidente della provincia al presidente del m (...)
- 15 AOPSL, VII, Carteggio, Beneficenza, rub. 1, b. 9, Il presidente della provincia al presidente del m (...)
5L’istituto di Bertalia rimarrà in funzione fino al settembre 1917 ma in condizioni sempre più difficili. Lo stesso Giulio Cesare Ferrari11, uno dei maggiori esponenti della psichiatria italiana dell’epoca, direttore fino al 1907, non riuscirà a modificarne in modo efficace la gestione. L’alto numero di pazienti rendeva infatti molto difficoltoso l’affiancamento delle attività educative a quelle strettamente mediche. D’altra parte, l’istituto medico-pedagogico era a tutti gli effetti una clinica privata e per questo privilegiava l’afflusso di pazienti a scapito della qualità del loro trattamento12. Non sorprende quindi che, già molto prima della sua chiusura, un grande istituto come il San Lazzaro stesse progettando un proprio paedagogium. Già nell’ottobre 1908 l’economo aveva consegnato al presidente uno studio per «un erigendo istituto per deficienti»13 destinato ad ospitare 116 malati prevedendo una spesa giornaliera di 1,26 lire per ogni paziente. Della questione si era tornato a parlare nel 1916, quando il presidente del manicomio aveva risposto negativamente alla deputazione provinciale che lo aveva sollecitato in merito, lamentando l’impossibilità a procedere date le ristrettezze dovute alla guerra14. L’anno successivo, tuttavia, le condizioni dei bambini della provincia ricoverati a Bertalia erano tali da preoccupare il presidente della deputazione provinciale che, pur riconoscendo la necessità di rimandare la costruzione di una struttura apposita, desiderava «trovar modo per un collocamento provvisorio, il più sollecitamente possibile, perché i piccoli infelici possano trovarsi in un ambiente migliore di quello attuale»15. Nel settembre del 1917, poco prima della chiusura dell’istituto bolognese, i 42 bambini della provincia di Reggio Emilia venivano fatti rientrare al San Lazzaro e, in alcuni casi, restituiti alla famiglia.
La creazione della «colonia felice»
- 16 V. Pezzi, Il San Lazzaro negli anni del regime (1920-1945), «Contributi. Rivista semestrale della B (...)
- 17 S. Bianciardi, Camillo Prampolini costruttore di socialismo, Bologna, il Mulino, 2012.
- 18 AOPSL, VII, Carteggio, Beneficenza, rub. 1, b. 9, Verbale della Commissione amministrativa, 7 lugli (...)
- 19 AOPSL, XIX, Colonia-Scuola «Marro», si veda la relazione del 29 aprile 1920.
- 20 M. Marzi, In soccorso ai figli del nemico, «RS – Ricerche Storiche», vol. L, n. 126, ottobre 2018.
6Soltanto nel 1920 si muovevano i primi passi concreti per la creazione di quella che diventerà la colonia-scuola, su richiesta, come abbiamo visto, della deputazione provinciale. L’ospedale psichiatrico San Lazzaro era infatti un’istituzione pubblica e, mentre il medico direttore aveva un ruolo centrale sia nelle questioni cliniche che nella generale sovrintendenza dell’istituto, dal punto di vista gestionale era la commissione amministrativa a decidere sugli investimenti e su tutte le questioni che prevedevano esborsi economici. Lo statuto prevedeva che questo organo fosse composto da un presidente di nomina prefettizia e da quattro consiglieri, designati dal consiglio comunale di Reggio Emilia16. A partire dalla fine del XIX secolo, con una sola breve parentesi, l’amministrazione locale era saldamente in mano al Partito socialista e in particolare alla sua corrente riformista che proprio a Reggio Emilia vedeva operare uno dei suoi esponenti più autorevoli, Camillo Prampolini17. L’istituzione dalla nuova struttura medico-pedagogica veniva quindi concepita, progettata e infine approvata su sollecitazione e sotto la supervisione di organi di nomina politica, fortemente influenzati dal contesto locale, tanto che nell’estate del 1920 sarà il consigliere socialista Luigi Saccani, ricordando il «disastroso esperimento di Bertalia», ad illustrare alla commissione amministrativa le varie fasi che avevano condotto alla progettazione dell’istituto18. I piani operativi, preparati dal direttore Guicciardi, erano pronti almeno dal giugno e, contrariamente a quanto ipotizzato prima del conflitto, non prevedevano la creazione di un nuovo complesso ma l’acquisizione e il riutilizzo della villa Levi, un edificio indipendente posto a nord della ferrovia, al di fuori del perimetro del San Lazzaro19. In quello stesso luogo erano stati ospitati, dal 1o gennaio al 12 maggio del 1920, novantotto bambini viennesi, accolti su iniziativa del comune socialista20. Buona parte del personale impegnato in quella iniziativa, in particolare le inservienti ma anche la pediatra Maria Bertolani Del Rio, verrà poi coinvolto nella gestione della colonia scuola.
- 21 AOPSL, VII, Carteggio, Beneficenza, rub. 1, b. 9, 30 novembre 1920.
- 22 Ibid.
- 23 Colonia Scuola Marro, «Rivista sperimentale di Freniatria», vol. LVI, 1921, p. 205. Sui docenti del (...)
- 24 Id., Le prime maestre della Colonia-Scuola “Antonio Marro” di Reggio Emilia: insegnare ai bambini f (...)
- 25 AOPSL, XIX, Colonia-Scuola «Marro», Relazione andamento interno della Colonia-Scuola, 23 gennaio 19 (...)
- 26 Colonia Scuola Marro, «Rivista Sperimentale di Freniatria», vol. XLV, 1921, p. 205.
7I lavori di adattamento dell’edificio avevano impegnato più tempo del previsto ma la colonia-scuola veniva inaugurata il 15 giugno 1921. Uno dei problemi che maggiormente preoccupava Guicciardi riguardava la scelta del personale, soprattutto delle maestre che, oltre a possedere doti di moralità e abnegazione, necessitavano di «un’istruzione particolare dei metodi da applicare agli insegnamenti e ai perfezionamenti morali, intellettuali e fisici degli anomali a loro affidati»21. Proprio a questo proposito il direttore si era confrontato con Giuseppe Montesano, allora primario del manicomio di Santa Maria della Pietà e direttore della scuola magistrale ortofrenica di Roma, che gli aveva consigliato di inviare una maestra ad approfondire la propria formazione nella capitale22. Il ruolo di questa figura professionale era centrale per il funzionamento dell’istituto perché, trattandosi di personale residente nella struttura23, rivestiva anche compiti di direzione e di controllo delle attività. In realtà la prima insegnante assunta, la romana Gina Avvantaggiato, aveva già frequentato i corsi ma il suo contratto, di durata annuale, non era stato poi rinnovato perché, pur se dotata «di pronto e vivo ingegno» mancava della necessaria «vocazione»24. La seconda insegnante, la reggiana Luisa Ferrari, abilitata all’insegnamento magistrale, aveva passato un periodo di due mesi di formazione alla Scuola magistrale ortofrenica e all’inizio sembrava rispondere ai criteri individuati dal direttore, tanto da ottenere il prolungamento del contratto annuale. Nei mesi successivi, tuttavia, dopo aver perorato l’assunzione di una praticante maestra sua amica, Margherita Bortolotti, ingaggiata al posto dell’Avvantaggiato, la maestra Ferrari cominciava a richiedere alla direzione l’ausilio di un’ulteriore collega. Il diniego posto da Guicciardi aveva quindi provocato un dissidio tale da portare alla luce comportamenti scorretti da parte della Ferrari, accusata di eccedere nell’aspetto «ecclesiastico» dell’insegnamento religioso, tanto che «alcuni frati venivano talvolta in Colonia e parlavano a lungo con i bambini, distribuendo loro frutta, immagini sacre e medaglie»25. Interrotto il rapporto con le maestre, a partire dal 1923 la commissione amministrativa decideva di rivolgersi a personale esterno, reclutato specificamente per tenere le lezioni. Il personale ausiliario, scelto tra le infermiere del Manicomio «maritate o vedove (due vedove di guerra) con prole o senza, tutte donne d’oltre trent’anni», era invece composto da sei persone a cui si aggiungeva «un vecchio custode, con la sua famiglia tutta di donne e bimbi»26. Gli addetti ai laboratori professionali di cucito, calzoleria, impagliatura, così come l’insegnante di canto, erano invece assunti con contratti temporanei.
- 27 G. Caroli, Maria Bertolani Del Rio. Caritas et scientia, elevata dottrina e nobilissimo cuore, Regg (...)
8Una figura centrale era quella della pediatra Maria Bertolani Del Rio che, dopo un breve tirocinio all’ospedale psichiatrico nel 1915, era stata assunta prima come praticante poi come assistente provvisoria e infine, «per pubblico concorso», come assistente effettiva27. Mentre Guicciardi come direttore dell’intero istituto psichiatrico, di cui la colonia-scuola rappresenta forse la parte più innovativa, era attento soprattutto ai rapporti con le istituzioni e alla gestione clinico-amministrativa delle ammissioni, Del Rio gestiva in prima persona i piccoli allievi-pazienti, raccogliendo i dati della storia clinica e personale, seguendone l’evoluzione e valutandone i miglioramenti.
Gli alunni-pazienti della colonia-scuola
- 28 Saranno 41, 23 maschi e 18 femmine nel giugno 1922, ad un anno dall’apertura.
- 29 Si vedano le cartelle conservate in AOPSL, Archivio sanitario Scuola Marro (d’ora in avanti ASCM).
- 30 AOPSL, VII, Carteggio, Beneficenza, rub. 1, b. 9, Guicciardi al segretario del San Lazzaro, 10 agos (...)
9I bambini ospitati erano all’inizio soltanto 18, 13 maschi e 5 femmine, provenienti prevalentemente dalle province di Reggio e di Modena, destinati però ad aumentare nei mesi successivi28, confermando d’altra parte un bacino d’utenza che superava i confini dell’Emilia-Romagna. Infatti, almeno il 50% dei pazienti accolti tra il 1921 e il 1924 era nato fuori dalla provincia di Reggio e più del 10% proveniva da fuori regione29. Nelle intenzioni di Guicciardi, la colonia scuola, con i dovuti aggiustamenti, sarebbe potuta arrivare un giorno ad ospitare un centinaio di pazienti; tuttavia, già nel breve periodo, il direttore sembrava impegnato a promuovere l’arrivo di bambini dalle province limitrofe. Già il 3 maggio 1921, il direttore del manicomio di Colorno, in provincia di Parma, aveva chiesto informazioni sulla futura apertura dell’istituto reggiano. Il 17 dello stesso mese una delegazione di quella deputazione provinciale si era recata in visita al San Lazzaro dove era avvenuto un incontro con l’omologa reggiana. Tuttavia, alla fine di giugno, la deputazione parmense aveva rinunciato alla collaborazione perché non in grado di mantenervi almeno una ventina di pazienti così come richiesto dalla direzione del «Marro». Infatti, la provincia di Parma aveva in carico soltanto 15-16 bambini (educabili e non) nel manicomio di Colorno. Svanita la possibilità di stabilire un rapporto stabile con i vicini d’oltre Enza, con cui le relazioni riprenderanno non senza problemi nell’anno successivo, Guicciardi si interessava all’interruzione del contratto esistente tra l’istituto medico-pedagogico di Thiene, vicino a Vicenza, e la provincia di Venezia, che vi aveva ricoverato venti bambini. Tuttavia, osservava il direttore, «per alcuni mesi è necessario procedere con circospezione a volerla vedere subito affollata»30.
- 31 Legge Comunale e Provinciale n. 2248 del 20 marzo 1865.
10Nonostante le iniziali difficoltà, dovute ai rapporti complessi con le diverse deputazioni provinciali che, quando le famiglie dei piccoli pazienti non erano in grado di sostenere la retta, prendevano in carico il loro mantenimento31, la colonia-scuola non avrà in seguito problemi a trovare nuovi potenziali ricoverati. Anzi, con il passare del tempo e grazie all’esperienza acquisita, i criteri di ammissione diventeranno via via più severi.
- 32 M. Bertolani Del Rio, Primo quadrimestre di funzionamento della Colonia-scuola Antonio Marro, «Rivi (...)
- 33 AOPSL, XI, 20, Carteggio della direzione (1922-23), Guicciardi al sindaco di Campegine, 8 dicembre (...)
- 34 M. Bertolani Del Rio, Primo quadrimestre di funzionamento della Colonia-scuola Antonio Marro, art. (...)
- 35 Si veda M. Setaro, Le belle addormentate in manicomio. Infanzia ed encefalite letargica, «Mélanges (...)
- 36 E. Benetti, op. cit., p. 290.
- 37 M. Bertolani Del Rio, La “Colonia-Scuola Antonio Marro” nell’Istituto Psichiatrico di Reggio Emilia(...)
11I criteri generali fissati per l’ammissione prevedevano l’ingresso di bambini e bambine tra i 5 e i 15 anni, «purché emendabili». La dottoressa Del Rio, che materialmente effettuava le visite mediche, raccoglieva l’anamnesi e stendeva l’analisi psichica, era consapevole delle difficoltà nello stabilire dei criteri generali per l’ammissione dei pazienti, per cui affermava di affidarsi «all’osservazione clinica piuttosto che a metodi psicologici schematizzati»32. A partire dalla fine del 1923, nelle risposte alle numerose richieste di informazioni sulle regole per l’accettazione nella colonia-scuola, il direttore aggiungeva che era «assolutamente necessario che il fanciullo non sia né sudicio, né convulsionario, né postencefalico»33. L’esperienza aveva infatti dimostrato che spesso i soggetti epilettici «presentavano accessi troppo gravi e troppo frequenti, seguiti da periodi di prolungata ed intensa confusione mentale»34. Ancora più interessante era il problema riscontrato con i bambini vittime dell’encefalite letargica, detta anche encefalite di Von Economo, dal nome del medico viennese che l’aveva studiata per primo nel 1916-191735. La malattia era poco conosciuta al momento dell’apertura della colonia-scuola36 ma, consultando le cartelle cliniche dei bambini ricoverati tra il 1922 e il 1924, risulta essere stata la causa dei problemi nervosi e cognitivi di più del 10% dei piccoli pazienti. Nonostante qualche eccezione, i fallimentari tentativi di recuperare questi pazienti consigliava alla direzione della colonia-scuola di escluderli dal novero degli ammissibili37.
- 38 Sarà poi il tribunale, su istanza del procuratore, a dare l’autorizzazione definitiva dopo un perio (...)
- 39 Legge n. 36 del 14 febbraio 1904, articolo 1.
- 40 AOPSL, ASCM, b. 20 uomini, cartella clinica di Goffredo Conti, lettera di Giacomo Conti al direttor (...)
- 41 AOPSL, ASCM, b. 25 donne, cartella clinica di Elvia Pian.
12Dal punto di vista legale, secondo la legge n. 36 del 14 febbraio 1904, anche per i bambini l’ammissione nei manicomi doveva essere autorizzata in via provvisoria dal pretore38 dietro presentazione di un atto di notorietà e di un certificato medico attestante che il piccolo paziente era pericoloso per se stesso, per gli altri oppure riusciva «di pubblico scandalo»39. Come si può immaginare, nel caso dei bambini queste condizioni spesso non sussistevano e la questione creava dei problemi: per esempio il padre di un potenziale paziente scrivendo al direttore lo informava che il medico si rifiutava di produrre un certificato falso «né io lo vorrei, poiché il bambino è deficiente, ma non pazzo!»40. In alcuni casi, infatti, erano gli stessi genitori a contattare la direzione e a garantire il pagamento della retta, che nella prima metà degli anni Venti si aggirava sulle 330 lire mensili41, una cifra notevole se si pensa che una maestra del «Marro» percepiva 458 lire lorde di stipendio.
Le condizioni dei bambini tra cura, gioco e lavoro
- 42 Questa frase è riportata, insieme ad altre istruzioni, nel modulo prestampato compilato dagli addet (...)
- 43 AOPSL, ASCM, b. 13 donne, cartella clinica di Clarice Fausti: «No, neanche uno».
- 44 D. La Banca e A. Badino, Le cartelle cliniche pediatriche come fonte storica. Intorno a un archivio (...)
- 45 F. Paolella, Un esperimento di profilassi sociale. La colonia-scuola “Antonio Marro” di Reggio Emil (...)
13Una volta giunti alla colonia-scuola, i bambini cominciavano un periodo di prova durante il quale venivano sottoposti a vari esami i cui esiti erano conservati nella cartella clinica del paziente. Prima di tutto veniva compilata, verosimilmente dopo un colloquio con la famiglia, una tabella biografica che riportava i dati anagrafici e l’anamnesi. Veniva poi svolto un colloquio con lo stesso paziente le cui risposte, secondo il modulo prestampato, dovevano «essere trascritte fedelmente tenendo conto della pronuncia, dell’articolazione, della voce, delle pause, delle ripetizioni ecc.»42. In alcuni casi i bambini non erano in grado di rispondere a tutte le domande, che riguardavano la loro vita e le loro famiglie nonché quesiti che servivano a comprenderne l’orientamento riguardo al tempo e allo spazio. Spesso, per rispondere, i piccoli pazienti utilizzavano il dialetto, come Clarice Fausti che, alla domanda se avesse dei fratelli, rispondeva: «No, gnanuno»43. La procedura prevedeva, inoltre, la stesura di un rapporto somato-psichico composto da un esame antropometrico, un esame fisiologico e, infine, un esame psichico in cui, seguendo la traccia dei moduli prestampati, venivano riportate informazioni sulle capacità di linguaggio e scrittura, sulla memoria e la coscienza, sui sentimenti e sul comportamento. Quest’ultima parte, così come quella relativa al colloquio, era spesso compilata dalla dottoressa Del Rio che si occupava anche dei «diari» che periodicamente registravano l’evoluzione del paziente sia dal punto di vista fisico sia da quello psichico e comportamentale. Le cartelle cliniche dei piccoli pazienti, come hanno di recente affermato Domenica La Banca e Anna Badino, rappresentano una fonte di straordinaria importanza per aprire «nuove prospettive di studio in ambiti come la storia dell’infanzia, della famiglia, delle società urbane, delle professioni di cura infantile, oltre, ovviamente, alla storia della medicina»44. Nel caso della colonia-scuola «A. Marro», gli studi si sono finora concentrati sugli aspetti medico-pedagogici oppure sulle relazioni tra i suoi criteri istitutivi e le politiche del fascismo45, mettendo in secondo piano le riflessioni sulla condizione dell’infanzia, in questo caso un’infanzia particolarmente marginalizzata come quella degli «anormali», in un passaggio cruciale come quello tra la fine della Prima guerra mondiale e la salita al potere del fascismo che ben presto dispiegherà le proprie politiche sull’infanzia.
- 46 M. Bertolani Del Rio, Il primo decennio della colonia scuola A. Marro: 1921-1931, «Rivista sperimen (...)
- 47 A. Gibelli, Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò, Torino, Einaudi, 2005 (...)
14La documentazione conservata presso l’archivio dell’istituto psichiatrico San Lazzaro è notevole e ordinata, pur avendo subito la perdita dei diari mensili che, a seconda delle loro capacità, tutti gli scolari erano chiamati a scrivere. Questi erano stati «metodicamente raccolti»46 per seguire i loro progressi ma, non essendo stati conservati nelle cartelle cliniche, non sono più reperibili. Se non è più possibile accedere alla testimonianza diretta dei piccoli pazienti, che con le dovute cautele metodologiche47 avrebbe potuto aiutarci a comprendere almeno in parte la loro visione dell’esperienza all’interno della colonia-scuola, la documentazione in nostro possesso ci consente comunque di tracciare un quadro abbastanza chiaro delle condizioni dei bambini ricoverati.
- 48 G. Guicciardi, Il nuovo reparto per fanciulli deficienti e anormali annesso all’Istituto psichiatri (...)
- 49 M. Bertolani Del Rio, Primo quadrimestre di funzionamento della Colonia-scuola Antonio Marro, art. (...)
- 50 AOPSL, ASCM, b. 72 uomini, cartella clinica di Bruno Zoboli.
15Come abbiamo visto, l’istituto era collocato in una villa di campagna, affiancata da alcuni edifici di servizio, confinante con la grande area che accoglieva i vari padiglioni del San Lazzaro. Al piano terra si trovavano due aule per le lezioni scolastiche, l’ambulatorio medico, un refettorio e una cucina (anche se i pasti venivano preparati nelle cucine dell’istituto psichiatrico). Al primo piano erano collocati gli alloggi delle maestre-ispettrici, i dormitori delle bambine e i laboratori per i «lavori donneschi» e il cucito, nonché un salone utilizzato per le lezioni di canto. Al secondo piano vi erano altri dormitori e gli atelier per i laboratori di pittura, di verniciatura e per i lavori in plastica. Negli edifici annessi, erano stati ricavati i dormitori per i bambini, l’impianto con i bagni e le docce, una palestra e un grande passeggio coperto48. In genere, le mattinate venivano impegnate con le lezioni scolastiche mentre al pomeriggio i piccoli pazienti svolgevano i laboratori. Già a partire dai primi mesi di apertura, ancora prima che fosse ultimato l’allestimento della palestra, i bambini erano occupati in attività ginniche a ritmo di musica49, i cui risultati si ritrovano negli esiti dell’esame psichico. Nella cartella di Bruno Zoboli, entrato nel luglio 1921 con i postumi dell’encefalite, si legge che «segue con grande interesse le lezioni di canto; è invece torpido, cascante quando cammina a passo ritmico»50. Anche il gioco aveva una parte importante nel programma dell’istituto, venivano infatti organizzate «tombole figurate» mentre erano a disposizione i giochi froebeliani.
- 51 G. Guicciardi, op. cit., p. 19. Corsivo nell’originale.
- 52 Sulle produzioni artigianali all’interno della colonia, si veda Ars Canusina: arte e artigianato de (...)
- 53 M. Bertolani Del Rio, Primo quadrimestre di funzionamento della Colonia-scuola Antonio Marro, art. (...)
- 54 Ead., Lavoro artigianale ed ergoterapia “Ars Canusina”, «Rivista sperimentale di Freniatria», vol. (...)
- 55 L. Saccani, L’opera dell’Amministrazione Socialista del Frenocomio di S. Lazzaro, «La Giustizia», 2 (...)
- 56 AOPSL, XI, 20, Carteggio della direzione (1922-23), Guicciardi al segretario del Fascio giovanile s (...)
16Se il gioco e la scuola avevano un loro spazio nel progetto medico-pedagogico della colonia-scuola, altrettanto importante appare il ruolo del lavoro che, in prospettiva, doveva avviare i bambini «verso occupazioni adatte, che possono renderli membri non inutili, parzialmente produttivi e il più spesso non pericolosi per la Società»51. I piccoli pazienti erano infatti impegnati, di solito durante il pomeriggio, ad apprendere un mestiere (sarto, impagliatore di sedie, calzolaio) attraverso attività laboratoriali52. In realtà, ai maschi veniva data la possibilità di scegliere la professione per cui si sentivano più portati mentre le bambine erano indirizzate prima di tutto «ai primi lavori domestici […], riordinare letti, spolverare, apparecchiar tavole, inaffiar fiori»53. L’ergoterapia veniva applicata nel complesso del San Lazzaro almeno dalla metà dell’Ottocento, ma la centralità della formazione professionale anche per i bambini era più volta ribadita dagli stessi responsabili dell’istituto, sulla scorta anche dell’orientamento degli psichiatri italiani54. Tuttavia, essendosi gli studi concentrati principalmente sugli anni del regime fascista, è stato sottovalutato quando questo richiamo al valore del lavoro fosse sostanzialmente in linea con gli assunti del socialismo riformista che guidava le amministrazioni locali al momento della creazione della colonia-scuola. Sulle pagine del quotidiano del partito, durante gli anni della guerra, si celebravano le «industrie» interne allo stabilimento dove i malati «trovano ristoro e speranze in quanto si vedono ancora produttivi»55. Il fatto che, almeno all’inizio, l’istituto perseguisse i suoi fini con modalità sostanzialmente apprezzate dall’amministrazione di sinistra è confermato dall’entusiasta visita effettuata all’istituto dai 120 soci del fascio giovanile socialista di Reggio56.
- 57 M. Bertolani Del Rio, Il primo decennio della colonia scuola A. Marro: 1921-1931, art. cit., p. 649
- 58 Da un’analisi da me condotta su un campione di cinquanta cartelle cliniche di bambini o adolescenti (...)
- 59 Si vedano i dati raccolti riguardo l’istituto Santa Maria della Pietà, sintetizzati da E. Sartori, (...)
- 60 AOPSL, ASCM, b. 12 donne, cartella clinica di Cesarina Dulcamare.
17Dal punto di vista delle condizioni generali (igiene e alimentazione), i bambini ricevevano una cura costante e attenta. Pur in assenza di uno studio statistico complessivo, è notevole il fatto che nei primi dieci anni di vita dell’istituto si siano verificati soltanto quattro decessi tra i 275 bambini entrati in istituto57 mentre la mortalità colpiva pesantemente i piccoli pazienti ricoverati negli altri padiglioni58, soprattutto a causa delle infezioni intestinali, particolarmente pericolose per bambini spesso non autosufficienti59. Come abbiamo detto, allo stato attuale della documentazione possiamo affidarci soltanto su informazioni indirette per valutare quale fossero i sentimenti dei bambini rispetto alla loro permanenza nell’istituto. Tuttavia, le risposte fornite dai bambini durante il colloquio, che doveva svolgersi dopo un paio di settimane dal loro ingresso in prova nella colonia, sembrano mostrare un certo grado di attaccamento nei confronti del personale. Infatti, alla domanda «Tu a chi vuoi più bene di tutti?» circa metà dei pazienti rispondeva menzionando la madre o una parente (la zia, una sorella) ma una percentuale quasi equivalente delle risposte faceva riferimento alla «signorina», cioè ad una delle assistenti. In un caso le due figure risultavano messe sullo stesso piano60.
- 61 AOPSL, ASCM, b. 25 uomini, cartella clinica di Ardo Ferrari.
- 62 AOPSL, ASCM, b. 12 donne, cartella clinica di Cesarina Dulcamare.
18L’attenzione posta in fase di accoglienza e inserimento porta alla luce situazioni che sono indicative di come, almeno nella prima fase, la colonia-scuola finisse per assumere un ruolo che travalicava quello di un istituto medico-pedagogico. Infatti, alcuni dei pazienti che vi erano indirizzati erano realmente «anormali». In un caso, il bambino ricoverato soffriva dei postumi della poliomielite ed era claudicante. Non aveva particolari problemi cognitivi e comportamentali, infatti la sua diagnosi risultava «frenastenia di lieve grado». Dalla sua cartella si evinceva però che, essendo orfano ed avendo già un fratello nell’istituto, la madre aveva ottenuto, grazie all’appoggio del comune di residenza, di farlo ammettere nella colonia da cui era poi dimesso in breve tempo, al compimento del quindicesimo anno di età, dopo aver imparato a cucire tanto bene da impiegarsi subito presso un sarto61. In altri casi era l’estrema marginalità sociale, più che la vera e propria malattia mentale, a favorire il ricovero. Una bambina, probabilmente figlia di una prostituta, era stata ammessa nell’istituto nel 1921 perché preda di «crisi convulsive». In realtà aveva vissuto in un ambiente famigliare estremamente degradato dove era stata vittima di numerose violenze carnali tanto da presentare una «spiccata avversione per i maschi». Nonostante qualche periodo di agitazione, che nei diari venivano collegati all’irregolarità del ciclo mestruale, era dimessa nel 1926 completamente ristabilita62.
- 63 Si veda, ad esempio, AOPSL, ASCM, b. 56 uomini, cartella clinica di Attilio Rentocchini.
19Già nei primi due anni di vita dell’istituto, inoltre, si presentano due casi analoghi di bambini che, rimasti gravemente danneggiati nell’udito a causa di infezioni o malattie, avevano sviluppato problemi di linguaggio. Questi, privi di ogni tipo di supporto e spesso affidati a strutture mancanti delle necessarie cognizioni, avevano cominciato a palesare comportamenti violenti. Una volta entrati al «Marro», il maggiore grado di competenza del personale medico ed educativo aveva fatto emergere la vera natura del problema, tanto che dopo poco tempo, visti i loro miglioramenti, erano stati trasferiti, su domanda della direzione, all’istituto per sordomuti di Modena63.
- 64 M. Bertolani Del Rio, Primo quadrimestre di funzionamento della Colonia-scuola Antonio Marro, art. (...)
- 65 AOPSL, ASCM, b. 1 uomini, cartella clinica di Alberto Alberobelli.
- 66 La documentazione dell’Istituto medico pedagogico di Thiene, conservata dalla provincia di Vicenza (...)
- 67 AOPSL, ASCM, b. 16 donne, cartella clinica di Virgina Ghiretti.
- 68 AOPSL, XI, 20, Carteggio della direzione (1922-23), Il direttore al presidente del consiglio d’ammi (...)
20Una delle questioni principali che emerge studiando la documentazione della colonia-scuola all’inizio degli anni Venti è l’estrema mobilità dei bambini affetti da problemi mentali. Ancora più che «l’abbandono nella propria famiglia»64 paventato dagli operatori dell’epoca, impressiona il numero di passaggi che molti dei pazienti compiono da un istituto all’altro prima di essere accolti al «Marro». Questa situazione riguardava soprattutto, ma non solo, gli orfani. Alberto Alberobelli di Savignano, per esempio, era stato tolto alla madre «di moralità molto bassa», prima ricoverato nell’istituto «Infanzia abbandonata» di Bologna poi, dopo tre mesi, trasferito al manicomio di Imola. Da quel manicomio passava nel settembre 1921 all’ospedale provinciale di Bologna e da questo, nell’aprile 1922, al S. Lazzaro e quindi alla colonia-scuola65. In altri casi erano le stesse autorità a favorire questi spostamenti. Un caso piuttosto indicativo è quello rappresentato dai quattro bambini provenienti dal manicomio parmigiano di Colorno, arrivati al «Marro» nel luglio 1922. Come abbiamo ricordato in precedenza, il tentativo fatto dalla direzione dell’istituto reggiano al momento dell’apertura per accreditarsi presso la provincia di Parma come struttura di riferimento per la cura dei bambini affetti da problemi mentali non era andato a buon fine. Tuttavia, nell’estate successiva, su interessamento del direttore del manicomio di Colorno, alcuni bambini erano arrivati a Reggio e, nel giro di poche settimane, avevano compiuto progressi notevoli. Nonostante questo, nell’ottobre dello stesso 1922, era giunta dalla provincia di Parma la richiesta del loro trasferimento presso l’istituto medico-pedagogico di Thiene66. Questa decisione aveva colto di sorpresa il personale e gli stessi piccoli pazienti, una delle quali lasciava la colonia «piangendo [ed] esprimendo con parole e con gesti il suo affetto verso le maestre»67. Il direttore Guicciardi, piuttosto irritato, si era rivolto al presidente del consiglio d’amministrazione per chiedergli se assecondare la richiesta, ricordando che Ferdinando Ugolotti, direttore del manicomio di Colorno, era stato autorizzato a inviare i bambini alla colonia-scuola dalla stessa deputazione provinciale di Parma che dopo soli tre mesi aveva chiesto il loro trasferimento a Thiene, evidentemente per motivi economici68.
- 69 Si veda A. Valeriano, Leggi fasciste e bambini frenastenici. Le minori recluse nel Sant’Antonio Aba (...)
- 70 G. Guicciardi, op. cit., pp. 18-19.
21Lo studio delle cartelle cliniche e della documentazione relativa ai primi anni della colonia-scuola «Antonio Marro», quelli che vanno dalla sua fondazione, avvenuta nel 1921, fino all’ascesa del fascismo e all’implementazione delle sue politiche sull’infanzia69, delinea i contorni di un progetto medico-pedagogico che, almeno nelle sue intenzioni, non pare necessariamente concentrarsi su quelle istanze di controllo sociale poi destinate a divenire centrali negli anni del Ventennio. Certo, lo stesso direttore presentando la sua istituzione menzionava la necessità di «salvaguardare la società» dalla delinquenza e dalla prostituzione minorile, compiendo un’opera di «vera profilassi sociale ed anche di bene intesa economia»70. Tuttavia, l’idea di sollevare le condizioni dei bambini «anormali» attraverso il lavoro e l’educazione, anche in vista di un loro reinserimento nella società, veniva sentita come coerente ai propri ideali anche dall’amministrazione socialista, che appoggiava la creazione dell’istituto. Notevole risulta invece la dialettica tra le varie deputazioni provinciali che stentavano a trovare un accordo sulla collocazione dei bambini bisognosi di cure psichiatriche.
- 71 P. Genovesi (a cura di), La memoria quotidiana del conflitto. Il primo dopoguerra italiano (1918-19 (...)
22Inoltre, almeno fino alla metà degli anni Venti, rimane centrale l’eredità della Prima guerra mondiale. Molti dei bambini accolti nell’istituto erano rimasti orfani a causa della guerra oppure dell’epidemia di spagnola e le conseguenze del conflitto appena concluso sulla vita quotidiana soprattutto delle fasce più povere della popolazione71 avevano ulteriormente acuito la marginalizzazione di una categoria, quella dei bambini «anormali», spesso destinata ad una vita breve e priva di prospettive. L’esperienza dell’istituto fondato da Giuseppe Guicciardi, pur nelle sue contraddizioni e con le sue difficoltà, avrebbe quindi potuto rappresentare un modello interessante di istituto medico-pedagogico, soprattutto per la grande cura posta in essere nel coniugare gli aspetti medico-clinici con quelli educativi e di formazione professionale. L’ascesa del fascismo avrà tuttavia poche difficoltà nell’incanalare questa istituzione all’interno del proprio quadro normativo e di quel disegno di cura ed educazione dell’infanzia che rappresentava una parte centrale della sua prospettiva ideologica.
Notes
1 Si veda l’opuscolo Villa Amalia, Casa di cura e di educazione per Fanciulli e Adolescenti nervosi di ambo i sessi. Direttore: prof. Sante De Sanctis, Roma, s.e., s.d.; G. Morgese e G. P. Lombardo, Sante De Sanctis: le origini della neuropsichiatria infantile nell’università di Roma, Roma, Sapienza Università Editrice, 2017.
2 P. Bianchini, L’alleanza tra psichiatria e pedagogia in Italia tra fine Ottocento e inizio Novecento. Il caso dell’Istituto Marro di Torino, in Itaca. In viaggio tra Storia, Scuola ed Educazione. Studi in onore di Salvatore Agrestu, a cura di C. Sindoni, Lecce, Pensa Editore, 2018, p. 26. Si veda anche, dello stesso autore, The ‘Medico-Pedagogical Institutes’ and the failure of the collaboration between psychiatry and pedagogy (1889-1978), «Paedagogica Historica», vol. LV, n. 3, 2019, pp. 511-527.
3 Trasferito in un altro edificio negli anni Trenta, il «Marro» continua la sua attività, cambiando nome in «De Sanctis», fino agli anni Settanta quando, nel contesto dei cambiamenti avvenuti nel campo della psichiatria, che hanno uno dei centri propulsori nell’ospedale psichiatrico San Lazzaro, viene definitivamente chiuso.
4 Per una sintesi sull’evoluzione della terminologia si rimanda a E. Benetti, Bambini anormali e psichiatria in Italia tra le due guerre mondiali: teorie e pratiche, tesi di dottorato, Università di Padova, 2017, p. 9, nota 1. Lo stesso lavoro è stato poi pubblicato, con qualche modifica, si veda E. Benetti, Turbolenti e indisciplinate: infanzia e psichiatria nell’Italia fascista, Dueville, Ronzani Editore, 2024.
5 P. Guarnieri, Un piccolo essere perverso. Il bambino nella cultura scientifica italiana tra Otto e Novecento, «Contemporanea», vol. IX, n. 2, 2006, p. 260.
6 G. Armocida, Carlo Livi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. LXV, 2005, pp. 316-318.
7 M. Dall’Acqua e M. Miglioli, Il S. Lazzaro e l’Università di Modena, in Il cerchio del contagio. Il S. Lazzaro tra lebbra, povertà e follia, Reggio Emilia, Tecnocoop, 1980, pp. 57-60.
8 L. Schettini, Augusto Tamburini, in Dizionario biografico degli italiani, vol. XCIV, 2019, pp. 772-774.
9 L’archivio dell’Associazione emiliana per la protezione dei fanciulli deficienti (1899-1904) è conservato presso l’archivio storico provinciale di Bologna.
10 R. Raimondo, L’istituto medico pedagogico di San Giovanni in Persiceto: laboratorio all’avanguardia per l’integrazione e la cura dei bambini “deficienti”, «Rivista di Storia dell’educazione», vol. III, no 2, 2026, pp. 103-119.
11 P. Guarnieri, Giulio Cesare Ferrari, in Dizionario biografico degli italiani, vol. XLVI, 1996, pp. 605-609.
12 Si veda http://www.risme.cittametropolitana.bo.it/mente-salute-mentale-percorsi/storia-infanzia-bologna/istituto-medico-pedagogico-emiliano.html (ultima consultazione 3 marzo 2025).
13 Archivio Ospedale Psichiatrico San Lazzaro (d’ora in avanti AOPSL), VII, Carteggio e atti amministrativi classificati, Titolo 1, Beneficenza. Rubrica 1. Provvidenze generali (ora in avanti VII, Carteggio, Beneficenza, rub. 1), b. 9, Studi amministrativi per un erigendo Istituto per deficienti, 27 ottobre 1908.
14 AOPSL, VII, Carteggio, Beneficenza, rub. 1, b. 9, Il presidente della provincia al presidente del manicomio, 9 dicembre 1916.
15 AOPSL, VII, Carteggio, Beneficenza, rub. 1, b. 9, Il presidente della provincia al presidente del manicomio, 9 maggio 1917.
16 V. Pezzi, Il San Lazzaro negli anni del regime (1920-1945), «Contributi. Rivista semestrale della Biblioteca “A. Panizzi” di Reggio Emilia», a. X, n. 19-20, 1986, pp. 404-405.
17 S. Bianciardi, Camillo Prampolini costruttore di socialismo, Bologna, il Mulino, 2012.
18 AOPSL, VII, Carteggio, Beneficenza, rub. 1, b. 9, Verbale della Commissione amministrativa, 7 luglio 1920
19 AOPSL, XIX, Colonia-Scuola «Marro», si veda la relazione del 29 aprile 1920.
20 M. Marzi, In soccorso ai figli del nemico, «RS – Ricerche Storiche», vol. L, n. 126, ottobre 2018.
21 AOPSL, VII, Carteggio, Beneficenza, rub. 1, b. 9, 30 novembre 1920.
22 Ibid.
23 Colonia Scuola Marro, «Rivista sperimentale di Freniatria», vol. LVI, 1921, p. 205. Sui docenti della struttura si veda A. Debè, The teachers of mentally disabled children in Reggio Emilia: the “Antonio Marro” Colony-School across the 1920s and 1930s, «History of Education & Children’s Literature», vol. XIX, n. 1, pp. 283-299.
24 Id., Le prime maestre della Colonia-Scuola “Antonio Marro” di Reggio Emilia: insegnare ai bambini frenastenici tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, «Rivista Sperimentale di Freniatria», vol. CXLVII, n. 3, 2023, p. 135.
25 AOPSL, XIX, Colonia-Scuola «Marro», Relazione andamento interno della Colonia-Scuola, 23 gennaio 1923. Le due maestre finiranno poi per fondare l’ordine religioso delle Suore Missionarie Francescane del Verbo Incarnato.
26 Colonia Scuola Marro, «Rivista Sperimentale di Freniatria», vol. XLV, 1921, p. 205.
27 G. Caroli, Maria Bertolani Del Rio. Caritas et scientia, elevata dottrina e nobilissimo cuore, Reggio Emilia, Nuova Tipolito, 2018, p. 17.
28 Saranno 41, 23 maschi e 18 femmine nel giugno 1922, ad un anno dall’apertura.
29 Si vedano le cartelle conservate in AOPSL, Archivio sanitario Scuola Marro (d’ora in avanti ASCM).
30 AOPSL, VII, Carteggio, Beneficenza, rub. 1, b. 9, Guicciardi al segretario del San Lazzaro, 10 agosto 1921.
31 Legge Comunale e Provinciale n. 2248 del 20 marzo 1865.
32 M. Bertolani Del Rio, Primo quadrimestre di funzionamento della Colonia-scuola Antonio Marro, «Rivista Sperimentale di Freniatria», vol. XLV, 1921, p. 495.
33 AOPSL, XI, 20, Carteggio della direzione (1922-23), Guicciardi al sindaco di Campegine, 8 dicembre 1923.
34 M. Bertolani Del Rio, Primo quadrimestre di funzionamento della Colonia-scuola Antonio Marro, art. cit., p. 499.
35 Si veda M. Setaro, Le belle addormentate in manicomio. Infanzia ed encefalite letargica, «Mélanges de l’École française de Rome - Italie et Méditerranée modernes et contemporaines», vol. CXXXIII, n. 1, pp. 197-210. Per un breve approfondimento sulle caratteristiche epidemiologiche E. Pistacchio, L’encefalite letargica di Costantin Von Economo, «Le Infezioni in Medicina», vol. III, 1998, pp. 164-167.
36 E. Benetti, op. cit., p. 290.
37 M. Bertolani Del Rio, La “Colonia-Scuola Antonio Marro” nell’Istituto Psichiatrico di Reggio Emilia, «Rivista di Psicologia», vol. XIX, n. 3-4, 1923, p. 156.
38 Sarà poi il tribunale, su istanza del procuratore, a dare l’autorizzazione definitiva dopo un periodo di prova che non può durare più di un mese.
39 Legge n. 36 del 14 febbraio 1904, articolo 1.
40 AOPSL, ASCM, b. 20 uomini, cartella clinica di Goffredo Conti, lettera di Giacomo Conti al direttore, 25 maggio 1922
41 AOPSL, ASCM, b. 25 donne, cartella clinica di Elvia Pian.
42 Questa frase è riportata, insieme ad altre istruzioni, nel modulo prestampato compilato dagli addetti della Colonia-Scuola e adesso conservato all’interno delle cartelle cliniche. Si veda, ad esempio, quella di Cesarina Dulcamare in AOPSL, ASCM, b. 12 donne.
43 AOPSL, ASCM, b. 13 donne, cartella clinica di Clarice Fausti: «No, neanche uno».
44 D. La Banca e A. Badino, Le cartelle cliniche pediatriche come fonte storica. Intorno a un archivio fiorentino (1881-1945), «Contemporanea», vol. XXIV, n. 2, 2021, p. 270.
45 F. Paolella, Un esperimento di profilassi sociale. La colonia-scuola “Antonio Marro” di Reggio Emilia, «Rivista sperimentale di Freniatria», vol. CCCXXXIV, n. 3, 2010, pp. 23-34.
46 M. Bertolani Del Rio, Il primo decennio della colonia scuola A. Marro: 1921-1931, «Rivista sperimentale di Freniatria», vol. LV, 1931, p. 662.
47 A. Gibelli, Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò, Torino, Einaudi, 2005, p. 278.
48 G. Guicciardi, Il nuovo reparto per fanciulli deficienti e anormali annesso all’Istituto psichiatrico San Lazzaro presso Reggio Emilia: la colonia-scuola Antonio Marro, Reggio Emilia, Cooperativa Lavoranti Tipografi, 1922, pp. 7-8.
49 M. Bertolani Del Rio, Primo quadrimestre di funzionamento della Colonia-scuola Antonio Marro, art. cit., pp. 496-497.
50 AOPSL, ASCM, b. 72 uomini, cartella clinica di Bruno Zoboli.
51 G. Guicciardi, op. cit., p. 19. Corsivo nell’originale.
52 Sulle produzioni artigianali all’interno della colonia, si veda Ars Canusina: arte e artigianato dei bambini della Colonia-Scuola ‘A. Marro’, a cura di C. Bombardieri e M. Vitali, Lugano, Fondazione culturale e musei, 2025.
53 M. Bertolani Del Rio, Primo quadrimestre di funzionamento della Colonia-scuola Antonio Marro, art. cit., p. 498.
54 Ead., Lavoro artigianale ed ergoterapia “Ars Canusina”, «Rivista sperimentale di Freniatria», vol. LVII, 1933, p. 964.
55 L. Saccani, L’opera dell’Amministrazione Socialista del Frenocomio di S. Lazzaro, «La Giustizia», 29 settembre 1917, p. 2. Sull’attenzione delle giunte socialiste nei confronti dei bambini poveri e di quelli «tardivi» si veda anche L. Bernazzali, Luigi Roversi sindaco di Reggio Emilia dal 1902 al 1917, Reggio Emilia, Comma, 1995. Sul rapporto tra l’amministrazione reggiano e l’istituto psichiatrico all’interno della cultura del socialismo si veda L. Rossi, Educazione e sociologia fra positivismo evoluzionistico e ideologia socialista a Reggio Emilia, in Cultura, istruzione e socialismo nell’età giolittiana, a cura di L. Rossi, Milano, FrancoAngeli, 1991, pp. 239-260.
56 AOPSL, XI, 20, Carteggio della direzione (1922-23), Guicciardi al segretario del Fascio giovanile socialista, 5 maggio 1922.
57 M. Bertolani Del Rio, Il primo decennio della colonia scuola A. Marro: 1921-1931, art. cit., p. 649.
58 Da un’analisi da me condotta su un campione di cinquanta cartelle cliniche di bambini o adolescenti (5-17 anni) ricoverati nell’istituto psichiatrico, risulterebbe che nei primi anni Venti circa il 40% dei pazienti muore entro i primi tre anni dall’ingresso. La metà dei decessi viene imputata a «enterite cronica» oppure a «catarro intestinale cronico».
59 Si vedano i dati raccolti riguardo l’istituto Santa Maria della Pietà, sintetizzati da E. Sartori, I bambini in manicomio. Dal “Museo della mente” alla ricerca epidemiologica, «Medico e bambino», vol. VI, 2005.
60 AOPSL, ASCM, b. 12 donne, cartella clinica di Cesarina Dulcamare.
61 AOPSL, ASCM, b. 25 uomini, cartella clinica di Ardo Ferrari.
62 AOPSL, ASCM, b. 12 donne, cartella clinica di Cesarina Dulcamare.
63 Si veda, ad esempio, AOPSL, ASCM, b. 56 uomini, cartella clinica di Attilio Rentocchini.
64 M. Bertolani Del Rio, Primo quadrimestre di funzionamento della Colonia-scuola Antonio Marro, art. cit., p. 494.
65 AOPSL, ASCM, b. 1 uomini, cartella clinica di Alberto Alberobelli.
66 La documentazione dell’Istituto medico pedagogico di Thiene, conservata dalla provincia di Vicenza fino al 2016, è stata trasferita per mancanza di spazio presso l’USLL «Pedemontana» Santorso e non è al momento consultabile. Anche l’archivio del manicomio di Colorno, dopo l’evento alluvionale dell’inverno 2017, è stato collocato in un magazzino e non è al momento disponibile per la consultazione.
67 AOPSL, ASCM, b. 16 donne, cartella clinica di Virgina Ghiretti.
68 AOPSL, XI, 20, Carteggio della direzione (1922-23), Il direttore al presidente del consiglio d’amministrazione (bozza), 30 settembre 1922.
69 Si veda A. Valeriano, Leggi fasciste e bambini frenastenici. Le minori recluse nel Sant’Antonio Abate di Teramo tra anni ‘30 e ’40, «Mélanges de l’École française de Rome - Italie et Méditerranée modernes et contemporaines», vol. CXXXIII, n. 1, 2021, pp. 173-184. L’articolo 28 del Regio decreto 3126 riguardante le «Disposizioni sull’obbligo d’istruzione» già si prefissavano di promuovere studi sulle anomalie della crescita infantile. Nel 1924 viene poi avviato un’indagine statistica sui bambini «anormali» da svolgere a cura dei sindaci. Infine, nel dicembre 1925 viene istituita l’Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia, sotto alla quale finirà per ricadere anche la cura dei bambini affetti da malattia mentale.
70 G. Guicciardi, op. cit., pp. 18-19.
71 P. Genovesi (a cura di), La memoria quotidiana del conflitto. Il primo dopoguerra italiano (1918-1922), Milano, FrancoAngeli, 2023.
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Référence électronique
Fabrizio Solieri, « La condizione dei bambini «anormali» nel primo dopoguerra tra esperimenti educativi ed esigenze di pubblica sicurezza (1918-1924) », Laboratoire italien [En ligne], 36 | 2026, mis en ligne le 16 juin 2026, consulté le 11 septembre 2026. URL : http://journals.openedition.org/laboratoireitalien/16086 ; DOI : https://doi.org/10.4000/16f0a
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