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2026

Torquato Tasso, Lettere autografe dall’Archivio di Stato di Mantova (1566-1594)

Edizione critica e commento a cura di Valentina Leone, Milano, Ledizioni (BITeS), 2025, 250 p., 49 €, PDF in Open Access
Giovanni Lamberti

Texte intégral

  • 1 T. Tasso, Lettere (1587-1589), edizione critica e commentata del ms. Estense alfa V 7 7 a cura di E (...)

1L’edizione critica e commentata delle lettere autografe di Torquato Tasso conservate presso l’Archivio di Stato di Mantova, curata da Valentina Leone, si inserisce nel filone di studi coordinato da Emilio Russo, finalizzato all’allestimento di una più ampia indagine e sistematica riedizione dell’epistolario tassiano, insieme con la recente pubblicazione del minutario autografo apparso, per le cure di Russo, presso il medesimo editore nel 20201. Nella raccolta sono editi cinquantotto testi scritti tra il 9 ottobre 1566 e il 30 aprile 1594, i quali – come rileva la studiosa nell’introduzione – costituiscono «il più vasto deposito di lettere di mano tassiana al momento noto» (p. 10); testi cui si aggiunge anche una missiva a Federico Pendasio del 7 novembre 1587, tràdita da una copia ottocentesca e pubblicata in appendice. I documenti proposti, oggetto di una minuta analisi di tipo filologico, storiografico, stilistico ed ermeneutico, provengono tutti dalla busta 9 della serie Autografi dell’Archivio mantovano, fatta eccezione per un’epistola indirizzata al pontefice Sisto V conservata presso l’Archivio Gonzaga assieme alle lettere giunte dalla corte pontificia.

2Benché non meditate in funzione della pubblicazione, come fu invece per molte delle grandi raccolte epistolari che a partire dalla fine degli anni Trenta del Cinquecento percorsero in lungo e in largo le rotte della stampa italiana ed europea, fra le quali, come noto, quelle di Pietro Aretino e di Bernardo Tasso, le lettere del Tasso rappresentano per diverse ragioni una testimonianza di primaria importanza. Esse, infatti, documentano la giovinezza politica del poeta della Gerusalemme al fianco del padre Bernardo; offrono dettagli preziosi circa i suoi rapporti con gli esponenti più in vista della corte gonzaghesca e, più in generale, con il potere principesco; svelano – o contribuiscono a disvelare – alcuni dei segreti del laboratorio tassiano, illustrando l’uso di strategie comunicative e strutture retoriche complesse riscontrabili, ad esempio, nelle missive di supplica; rischiarano le dinamiche e i meccanismi profondi di un articolatissimo organismo relazionale quale quello della civiltà cortigiana del tardo Rinascimento.

3Gli scritti editi criticamente da Leone afferiscono ad almeno quattro momenti distinti dell’esperienza dell’autore. Un primo terzetto di lettere, prodotto nel corso del triennio 1566-1569, anno della morte di Bernardo, risale, appunto, al magistero di Torquato presso il padre; un secondo insieme, che comprende otto testi composti tra il 1578 e il 1585, documenta, da una parte, i difficili rapporti intrattenuti con la corte estense e, dall’altra, la turbolenta esperienza detentiva a Sant’Anna. All’anno che va dal luglio 1586 all’agosto 1587 pertiene, invece, il grosso della corrispondenza: ventisette missive che «racconta[no] la permanenza a Mantova di Tasso e il rapido deterioramento delle relazioni con la corte fino alla rocambolesca fuga» (p. 28); mentre le restanti ventuno epistole, scritte tra l’ottobre 1587 e l’aprile 1594, gettano luce sulla fase più estrema della vita del poeta in continuo movimento tra Roma, Napoli e ancora Mantova. Gli autografi mantovani delle lettere costituiscono dunque un osservatorio privilegiato per lo svolgimento di una nuova indagine della parabola personale, politica e relazionale dell’autore, certamente uno dei più significativi personaggi del panorama letterario e cortigiano del secondo Cinquecento.

4All’edizione dei testi, presentata per la prima volta al lettore in forma organica e integrale, Valentina Leone associa anche un’ampia serie di sussidi critici per la decifrazione del corpus epistolare. Nella vasta introduzione trovano spazio, per esempio, l’accurata ricostruzione della rete dei destinatari del poeta; la disamina stilistica delle prose in riferimento tanto alla nutrita messe di pubblicazioni epistolografiche del tempo quanto alla prassi scrittoria tassiana; la contestualizzazione delle lettere – come si è mostrato poc’anzi – rispetto alle fluttuazioni interne e ai numerosi trasferimenti di corte in corte del loro mittente. La nota ai testi, caratterizzata da estremo rigore filologico, offre, d’altro canto, in aggiunta all’esplicitazione dei criteri di edizione e trascrizione, una meticolosa descrizione dei singoli testimoni accompagnata da una storia della loro tradizione antica e moderna manoscritta e a stampa. Completano quindi il volume un indice dei destinatari, dei luoghi, dei nomi, una tavola sinottica e delle corrispondenze, un apparato iconografico e una corposa bibliografia. La tavola sinottica presenta destinatario, luogo e data di invio, collocazione e tradizione antica e moderna a stampa di ciascuna lettera; la tavola delle corrispondenze, invece, «mostra le diverse fasi del recupero delle tessere autografe mantovane, a partire dalle iniziative editoriali promosse dopo la morte del poeta nel Seicento fino alle ultime ricognizioni funzionali a una nuova edizione delle lettere tassiane» (p. 223).

5Quanto al commento, esso non si limita alla semplice glossa ma opera nella direzione di una sistematica identificazione delle figure storiche citate, spesso appartenenti all’amministrazione o alla nobiltà gonzaghesca, e chiarisce riferimenti a fatti, luoghi e circostanze biografiche altrimenti opachi. L’analisi di Leone passa dunque con disinvoltura dalla dimensione letteraria, con la disamina della qualità retorica e stilistica dei testi, a quella culturale e bibliografica, rintracciando le fonti teologiche e letterarie che Tasso cita di volta in volta, come nel caso delle edizioni patristiche e dei trattati filosofici (cfr. le lettere XXX, a Giovanni Battista Licino, e XLV, a Vincenzo Gonzaga) indispensabili, fra le altre cose, alla sua intensa e continua attività di revisione. Illumina, inoltre, la genesi delle opere tassiane coeve, collegando i passaggi epistolari alla composizione di testi quali il Re Torrismondo (cfr. a titolo d’esempio, tra le molte richiamabili, le lettere XXVII, a Vincenzo Gonzaga, e XXXII, a Eleonora de’ Medici) o i dialoghi (cfr. ancora a titolo d’esempio le lettere VII, a Vincenzo Gonzaga, e VIII, a Marcello Donati), e fornisce indicazioni imprescindibili sulla storia della tradizione e sulle precedenti letture critiche di ciascuna missiva.

6In aggiunta alle prose, l’attenzione di Leone si concentra altresì sui testi poetici che accompagnano cinque delle epistole raccolte nel volume: si tratta in particolare di quattro sonetti, di un madrigale e delle correzioni al Re Torrismondo, associati rispettivamente alle lettere XVI, XXX, XLIV, XVIII e XXXIII, tutti indirizzati a Vincenzo Gonzaga, fatta eccezione per il sonetto Ambo fiorir vedeste i figli vostri, accluso alla missiva del 12 gennaio 1587, la XXX, rivolta a Giovanni Battista Licino. Sono infatti proprio queste, come emerge dalla nota ai testi (pp. 95-98), le porzioni testuali forse più travagliate, probabilmente copiate da Tasso da un antigrafo e recanti diversi errori di trascrizione, vagliati dalla curatrice sempre alla luce della tradizione successiva.

7L’edizione Leone compie numerosi passi avanti tanto nel campo dell’attribuzione e della contestualizzazione quanto nel campo dell’accertamento dei testi proposti. Eccone un esempio: per ciò che riguarda la lettera I, scritta a Mantova il 9 ottobre 1566 e indirizzata con tutta probabilità a Pietro Martire Cornacchia, nuovi argomenti a favore dell’autografia tassiana derivano dall’analisi della filigrana che rappresenta un fiore di giglio con boccioli, la medesima riscontrata nella filigrana della successiva epistola del 7 agosto 1569 (la II), sulla cui mano non si nutre alcun dubbio. Così come da notare sono sia il rispetto delle consuetudini grafiche e della mise en page degli originali (nella consuetudine di distanziare la salutatio rispetto alle altre porzioni testuali; di dissociare la formula della sottoscrizione dall’indicazione della data; nella distribuzione dei versi dei testi poetici, ove presenti), sia l’efficace proposta di una paragrafatura che restituisce appieno la struttura logica delle missive e ne ottimizza la fruizione.

8Le Lettere autografe dall’Archivio di Stato di Mantova pubblicate da Valentina Leone rappresentano un traguardo scientifico di rilievo nella restituzione dell’epistolario del Tasso, che associa il rigore metodologico alla chiarezza espositiva, alla profondità dell’interpretazione stilistica, storica e bibliografica, offrendo un’edizione necessaria per chiunque voglia accostarsi, con strumenti nuovi, all’eredità di uno dei più grandi protagonisti del XVI secolo.

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Notes

1 T. Tasso, Lettere (1587-1589), edizione critica e commentata del ms. Estense alfa V 7 7 a cura di E. Russo, Milano, Ledizioni (BITeS), 2020.

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Pour citer cet article

Référence électronique

Giovanni Lamberti, « Torquato Tasso, Lettere autografe dall’Archivio di Stato di Mantova (1566-1594) »Laboratoire italien [En ligne], Lectures, mis en ligne le 01 juillet 2026, consulté le 11 septembre 2026. URL : http://journals.openedition.org/laboratoireitalien/16643 ; DOI : https://doi.org/10.4000/16hvb

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Auteur

Giovanni Lamberti

Università della Calabria / Aix Marseille Université, CAER (EA 854)

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