Navigation – Plan du site

AccueilNuméros14Dossier: Devenir un dieu, devenir...Σωτὴρ καὶ Εὐεργέτης. Onori per il...

Dossier: Devenir un dieu, devenir un héros en Grèce ancienne/Diventare un dio, diventare un eroe nel mondo greco

Σωτὴρ καὶ Εὐεργέτης. Onori per il re Antigono Dosone tra innovazione e rispetto della tradizione antigonide

Σωτὴρ καὶ Εὐεργέτης. Honours for the King Antigonos Doson, between Innovation and Respect of the Antigonid Tradition
Vittorio Pedinelli

Résumés

Il presente lavoro offre una panoramica degli onori concessi al re macedone Antigono III Dosone sia da parte dalle città greche sia da quelle appartenenti al regno di Macedonia. Particolare attenzione sarà prestata alle motivazioni politiche che spinsero Arato di Sicione, strategos della Lega Achea, ad intraprendere questa strategia. Da ultimo, nel tentativo di ricostruire un quadro completo del fenomeno del ruler cult in relazione alla dinastia macedone, si opererà un confronto con le precedenti iniziative rivolte ai predecessori del Dosone, evidenziandone la continuità o, di contro, il carattere innovativo.

Haut de page

Texte intégral

  • 1 Le Bohec 1993, 61.
  • 2 Plut. Demetr. 53, 8.
  • 3 Euseb. Chron. I, 249 (ed. Schoene).
  • 4 Iust. XXVI, 3, 2-8. Per ulteriori ragguagli in merito alla vicenda si rimanda ai recenti contributi (...)
  • 5 Plut. Aem. 8, 3; Iust. XXVIII, 3, 10; Euseb. Chron. I, 237, 238 (ed. Schoene); Phylarch. BNJ. 81 F. (...)
  • 6 Phylarch. BNJ. 81 F. 46 apud. Ath. VI, 58, 251D.

1Come lo ha definito S. Le Bohec1 nella monografia dedicatagli, Antigono Dosone fu un sovrano inattendu, viste le remote possibilità che aveva di ascendere al trono del regno di Macedonia. Egli non era solamente un esponente di un ramo secondario della dinastia antigonide, bensì era a sua volta figlio del cadetto Demetrio2 conosciuto come “il Bello” (ὁ Καλός)3, protagonista di una tragica e poco chiara vicenda che vide coinvolte le corti di Pella, Alessandria e Cirene e di cui ci dà conto Giustino nell’epitome delle Storie Filippiche di Pompeo Trogo4. Nonostante l’inaspettata elezione, il nuovo re seppe affrontare le varie sfide che gli si presentarono: dalle faide interne animate dalla riottosa nobiltà macedone5 alla minaccia esterna costituita dalle tribù balcaniche contro le quali era caduto il suo predecessore e cugino Demetrio II. Il coinvolgimento della Macedonia nella diatriba che vedeva opporsi Cleomene III re di Sparta ad Arato di Sicione, lo stratego della Lega Achea, permise al sovrano non solo di riacquisire una certa influenza nella Grecia propriamente detta, bensì costituì la premessa per il conferimento di una serie di τιμαί volte ad esaltare l’operato e la figura del re. Per Antigono Dosone è Sellasia (222 a.C.) la battaglia che lo consacra, seppur per poco tempo, paciere della Grecia: l’avvenuta e piena realizzazione di una κοινὴ εἰρήνη, tra tutte le città della Grecia, comprese quelle nel novero della Lega Etolica, renderà imperitura la sua memoria al punto tale che Apollofane, considerato da Ateneo alla stregua di un κόλαξ, accosterà la sua fortuna a quella di Alessandro Magno6.

Antigono Dosone, Arato e gli Antigoneia di Sicione

  • 7 Polyb. XXVIII, 19, 3; XXX, 29, 3.
  • 8 Walbank 1979, III, 354; Le Bohec 1993, 462 n. 6.
  • 9 Oltre alla nota precedente, cf. Walbank 1957, I, 290-291.
  • 10 Kotsidou 2000, 138 KNr.: 80.

2Polibio7 attesta l’esistenza di festività in onore del re e che, da quest’ultimo, prendevano il nome: gli Ἀντιγόνεια. Vista l’ampia e longeva fortuna di cui godettero, ne risulta evidente non solo l’importanza, bensì è palmare la loro centralità nella costruzione di una memoria collettiva della Lega Achea. Tali celebrazioni, infatti, si tenevano ancora ai tempi della Sesta Guerra Siriaca (170-168 a.C.), con una partecipazione particolarmente sentita e un coinvolgimento di comunità straniere, prova della centralità della ricorrenza nell’agiografia della Lega Achea8. Il Walbank9 nel suo commento alle Storie di Polibio sembra suggerire un’identificazione tra le festività annunciate ad Alessandria dall’ambasciata achea e gli Ἀντιγόνεια che si tenevano a Sicione, definendoli tout court come the Achaean Antigoneia. Che esistessero delle feste in onore di un re Antigono organizzate dalla comunità di Arato, si evince dalla menzione di queste stesse in un’iscrizione agonistica proveniente da Argo, dove sono riportate le ricorrenze e le specialità in cui un anonimo atleta ebbe la palma della vittoria; tra le festività sono menzionate anche degli Antigoneia di Sicione10.

  • 11 Taeger 1957, 354: “Kein geringerer als Aratos selbst, der uns unten noch einmal beschäftigen muss, (...)
  • 12 Cuniberti 2012, 63-68 nonché Orsi 1990. La diversa impostazione storiografica riscontrata nelle ope (...)
  • 13 Mari 2008a, 245 n. 63 evoca la local vocation.
  • 14 La messe di studi sul ruler cult in relazione a Demetrio Poliorcete è a dir poco sterminata. Si ved (...)
  • 15 Diod. XX, 102, 2-3.

3Tra gli altri motivi che potrebbero giustificare una dimensione ufficiale e di particolare prestigio dell’edizione sicionia vi sarebbe il patrocinio di Arato. Il ruolo dello stratego della Lega Achea è a dir poco fondamentale ed ha dato adito – sin dall’evo antico- a critiche e considerazioni sul presunto coinvolgimento del Sicionio nel conferimento di onori ad Antigono Dosone. La carriera del figlio di Clinia inizia come fiero oppositore del regime tirannico e delle guarnigioni macedoni su cui spesso i dinasti locali si appoggiavano e, in questo senso, continua e si districa per oltre venti anni fin quando, dopo una fittissima e segretissima trattativa, la Lega Achea si trova come alleato il re di Macedonia nello scontro con Sparta. Stando a Plutarco, lo stratego e il sovrano ebbero sin da subito una buona intesa, addirittura Antigono Dosone arrivò a preferire i consigli e la compagnia dell’alleato a quella dei suoi, colpito dalla sua virtù e dalla sua intelligenza. Al di là delle questioni meramente personali, non bisogna tralasciare l’aspetto più propriamente politico: questa inaspettata concordia che sembra congiungere gli ormai ex rivali è, in realtà, l’atteggiamento più consono per chi condivide una comunione di intenti. Come ha sottolineato la critica moderna e, come fa notare anche Plutarco a più riprese (Arat. 42, 3; 47, 5), la tanto ostentata affabilità nasconderebbe timori e discredito reciproci: Arato si sarebbe trovato nella necessità di riaffermare il suo prestigio e la sua autorevolezza all’interno del Κοινόν, autorità che stava da tempo scemando a causa dell’incapacità di prendere decisioni e della mancanza di abilità tattico strategiche, doti che invece sembravano animare il giovane e baldanzoso Cleomene con cui l’opaco Arato iniziava ad essere ingratamente paragonato. Il trasferimento di Arato il Giovane a Pella e la cessione dell’Acrocorinto, con tutta la sua valenza simbolica nell’epopea achea e soprattutto aratea, dovevano fungere da garanzia all’alleanza antispartana. Arato, dunque, al fine di mantenere gli equilibri all’interno della compagine politica si sottomise al diadema e alla porpora (Plut. Cleom. 16. 5), favorendo una serie di iniziative che, seppur riconducibili alla tradizionale dialettica sovrano-città, hanno in sé un carattere singolare che travalica l’inveterata consuetudine. Il Taeger11 arrivò a ipotizzare sulla scorta del già menzionato passo della vita di Cleomene (16.5 = Plut. Ag. 37. 6) che lo stratego, oltre ad aver presieduto all’allestimento di feste ed onori per il sovrano macedone, sarebbe stato anche il sacerdote di un non meglio esplicitato culto per il Dosone. La critica moderna non si è espressa in merito, accettando l’ipotesi o evitando di prendere posizione in questa direzione o in quella avversa. Indirettamente la questione potrebbe costituire un’appendice di una querelle dal più ampio respiro e che ha animato a lungo il dibattito storiografico: l’uso e l’abuso degli ὑπομνήματα aratei da parte sia di Polibio che di Plutarco, cui si aggiungerebbe la volontà dei due storici di glissare sulle questioni più spinose, quali ad esempio il rapporto con Antigono Dosone e l’accordo politico intercorso tra i due12. La regia di Arato è sicuramente sottesa dietro i rituali di accoglienza tributati al Dosone al suo arrivo a Sicione (Plut. Arat. 45, 3-4); la città, infatti, costituisce un’importante realtà in materia di culti e presenta anche una particolare relazione con gli Antigonidi13. Demetrio Poliorcete venne qui venerato come eroe fondatore a seguito di una rifondazione della città ed una fugace ridenominazione in Demetriade nel 303 a.C14. Le τιμαί per Demetrio di cui ci dà conto Diodoro, soprattutto quelle descritte nella prima parte della sezione, ricordano molto da vicino il rituale adoperato quasi ottant’anni dopo per il Dosone. Lo storico di Agirio15 sembra distinguere una prima fase in cui il figlio del Monoftalmo ricevette benefici e onori divini per la liberazione della città, cui sarebbe seguita la formale istituzione del culto del fondatore. I Sicioni avrebbero così rievocato il loro passato antigonide, riproponendo una serie di iniziative cultuali attivate al tempo dell’avvento di Demetrio, al fine di dare massimo risalto all’antico legame tra la πόλις e la casa di Macedonia, condizione ora più che mai necessaria dato lo scenario politico in cui si trovava ad agire la Lega di Arato.

  • 16 Strootman 2018, 273-274.
  • 17 Polyb. II, 54, 3-4.
  • 18 Polyb. II, 70, 4. Mari 2013b, 45 sgg.
  • 19 Walbank 1957, I, 289; Hammond – Walbank 1988, 362.
  • 20 Buraselis 2008.
  • 21 A questo proposito si rimanda ai due saggi sulle feste Nemee e sulla loro tradizione letteraria e m (...)
  • 22 Plut. Cleom. 17, 7-8.
  • 23 Mari 2013b, 44.

4Recentemente R. Strootman ha posto l’attenzione16 sul fatto che, tra le molteplici strategie medianti le quali i sovrani avrebbero tentato di mantenere un saldo controllo delle città, figura la partecipazione ad eventi centrali per le varie comunità greche, in particolare le feste religiose. La presenza del sovrano in città costituiva non solo un’occasione in sé ma, spesso, comportava un vero e proprio riordinamento del calendario liturgico delle πόλεις. Se, come fa notare lo studioso olandese, Demetrio Poliorcete costituisce l’esempio più eclatante in questo senso (con le sue visite ad Atene e i conseguenti adattamenti liturgici, financo un’effimera rivisitazione e ridenominazione dei mesi del sistema attico), anche per Antigono Dosone si ipotizza una manipolazione del calendario dei lavori dell’annuale Lega Achea17. Se l’occasione all’interno della quale vennero inseriti la nomina a capo della coalizione e i festeggiamenti per il re è di tipo “laico”, di natura religiosa sono invece i Giochi Nemei che funsero da cornice per l’esaltazione del re vittorioso su Cleomene III18. Sempre il Walbank19 si è detto certo che le Nemee fossero state in realtà posticipate per far collimare e, dunque, fondere la tradizione cittadina argiva con le finalità del presente. Questa dinamica è stata altresì indagata in un importante contributo di K. Buraselis20 dall’evocativo titolo di Woven into the Peplos. Aspects of the Combination of Ruler Cult with Elements of the Traditional Polis Identity in the Hellenistic World, all’interno del quale lo studioso greco passa in rassegna una serie di casi in cui appaiono evidenti la coesistenza e la reciproca contaminazione di un culto reale con un’iniziativa cittadina. I festeggiamenti di Argo, nello specifico, si caricano almeno di altri due valori aggiunti fortemente ostentati dalla pubblicistica antigonide. Oggetto di contesa tra le località di Cleone e Argo21, le Nemee sono la panegyris per antonomasia della Lega Achea ed è proprio durante il loro svolgimento che Cleomene III22 aveva con un effetto sorpresa preso la città. Come ha modo di sottolineare Plutarco, l’azione del re spartano si caricò di un valore aggiunto: conquistare una città così importante per storia e tradizione quale Argo e, per giunta, durante le celebrazioni ufficiali degli Achei, costituì un importante successo per il re spartano. Pur non avendo notizie su Argo durante la dominazione lacedemone, si può dedurre che Arato abbia potuto presentarne la presa come un atto di violenza, se non un sacrilegio, visto lo svolgimento delle festività religiose ma, come sembra suggerire Plutarco nel bios dedicato al sovrano agiade (Cleom. 17, 7-8), lo spartiata evitò volutamente possibili ripercussioni sulla folla radunata ed attese la notte per l’iniziativa. Come ha sottolineato ancora M. Mari nelle pagine dedicate alle feste Nemee, la reconquista di Argo, operata dal Dosone e da Arato, era indispensabile in quanto la città rappresentava la sede ideale e più prestigiosa per quel culto definito dalla studiosa italiana di tipo “federale”, ossia al cui interno si riconoscono realtà che non individuano nella πόλις il suo elemento costituivo23. Questa ultima accezione sembra intensificarsi ulteriormente se si dà adito alla testimonianza di Polibio (II, 70, 1-5) secondo la quale proprio in questa occasione il re macedone ricevette l’omaggio delle πόλεις sia in quanto entità autonome sia nel loro insieme di ente federale. Proprio se si accetta questa particolare caratterizzazione, emerge ancora di più la componente ufficiale e al tempo stesso consorziale delle Nemee che si configurano, a pieno titolo, quale festa principale della Lega Achea.

  • 24 Hdt. V, 22.
  • 25 Polyb. V, 101, 5-6; Liv. XXVII, 30-31; XXXII, 22, 11.

5Così, se la presenza di Antigono Dosone durante le Nemee andava a rinsaldare il legame ed il ruolo della comunità argiva all’interno della Lega Achea di cui il re macedone era protettore, confermata era altresì la patente di grecità tanto cara e ostentata sia dai sovrani Temenidi prima sia, quindi, dai loro successori ed eredi Antigonidi. Noto è il passo di Erodoto (VIII, 137) secondo il quale la casa reale sarebbe stata originaria di Argo e di ascendenza eraclide, notizia altresì confermata non solo da Tucidide (II, 99) bensì dal riconoscimento da parte degli Ἑλλανοδίκαι ad Alessandro I, noto poi come Φιλέλλην, delle sue pretese di grecità e, di conseguenza, della sua ammissione ai Giochi Olimpici24. La volontà di istituire legami con le realtà epicorie passa anche attraverso la tanto conclamata grecità che, ai tempi di Filippo V diventerà un vero e proprio slogan della pubblicistica antigonide e di cui è prova la presenza, in almeno due occasioni, del re ad Argo sempre durante le Nemee25. Sembra così aver luogo un’opposizione tra le Nemee e gli Antigoneia di Sicione per quanto concerne il primato di festa ufficiale della Lega Achea.

  • 26 Paschidis 2019, 158-161.

6Il nuovo assetto venutosi a creare avrebbe posto in una posizione preminente e di maggior rilievo le festività di Sicione in onore di Antigono a discapito delle più tradizionali Nemee, le quali però continuarono a mantenere una valenza non indifferente all’interno della Lega. Tale equilibrio, di cui la συμμαχία acheo-macedone è la cifra distintiva, prevede un ruolo ancora più egemone per Arato e di riflesso per Sicione; per riconoscenza, o forse per convenienza, la fazione sicionia si impegna a promuovere una serie di iniziative, quali gli Antigoneia, il cui fulcro è rappresentato dalla celebrazione del sovrano. Tali festività sono una creazione di Arato, mediante la quale si riproponeva non solo di istituire una particolare connessione tra la città di Sicione e la corte di Pella, bensì di ricevere una sorta di nuova investitura o meglio conferma del suo ruolo egemone, verosimilmente accreditato dalla concessione dello statuto di philos26.

Antigono e Mantinea. Σωτὴρ καὶ Εὐεργέτης a Sparta

  • 27 IG XII Suppl. 168. Cf. IG XI 4, 1055, l. 22. Knoepfler 1995, 155-156 n. 111 riconosce negli Antigon (...)

7L’eco dell’impresa del Dosone non si limitò solo al Peloponneso, ma ne troviamo traccia anche in Eubea. Un frammento di un’iscrizione rinvenuta ad Argo attesta la presenza di Ἀντιγόνεια a Calcide, mentre da Delo, ma relativo alla città di Istieo27, è un dibattuto decreto onorario per il rodio Atenodoro, distintosi per aver prestato senza interesse del denaro ai σιτῶναι della città euboica. Oltre a documentare una certa difficoltà da parte degli Antigonidi nel foraggiare le città soggette, l’iscrizione menziona tra gli onori per il benefattore l’incoronazione durante una processione solenne (ἀναγορεῦσαι δὲ τὸν στέφανον ἐν τῆι πομπῆι τῶν Ἀντιγονείων). Possiamo desumere che gli Ἀντιγόνεια fossero la festività per eccellenza della regione e che la processione che vi si teneva doveva essere il momento culminante o, perlomeno, ricopriva una certa importanza all’interno del programma della manifestazione.

  • 28 Plut. Arat. 45, 8; Paus. VIII, 8, 11. Nonché Plut. Arat. 53 per il culto di Arato come Κτίστης a Si (...)
  • 29 Robert 1960, 155.
  • 30 IG V, 2, 299 = SEG II, 1089.
  • 31 L’antico nome di Mantinea non venne mai totalmente dismesso; Polibio (IV, 21, 9; XI, 11, 2, 3 e 6), (...)
  • 32 Muccioli 2011, 117.
  • 33 Per la tradizione religiosa e cultuale si rimanda a Lolos 2011, 377 sgg.
  • 34 Kravaritou 2013; Muccioli 2014, 23-24; Landucci Gattinoni 2016.

8Tra le varie iniziative portate avanti dalle città peloponnesiache nei confronti di Antigono Dosone ve n’è una che merita particolare attenzione, ossia la rifondazione di Mantinea sotto il nome di Ἀντιγόνεια nel 223 a.C., con la compiacenza di Arato onorato poi come Κτίστης.28 La metonomasia o ἐπίκτισις29 prevede che l’insediamento in questione, distrutto o danneggiato oppure soggetto ad un intervento di ristrutturazione urbanistica non indifferente, acquisisca un nuovo nome, spesso in onore del promotore del provvedimento. Come attesta un’iscrizione30, Mantinea è qualificata come ἡ πόλις Ἀντιγονέων nonché il sovrano eponimo come Εὐεργέτης e Σωτὴρ. Il nome di Antigono Dosone resterà legato a quello di Mantinea fino al principato di Adriano, sotto il quale, nel 125 d.C., subirà una nuova o, meglio palin metonomasia, riprendendo l’antica denominazione31. La distinzione tra ecista ed eponimo si discosta da quella che, a partire da Filippo II, era diventata una tradizione consolidata: la fondazione o rifondazione reale prevedeva che ci fosse una fusione tra i due ruoli, quasi a voler istituire un legame col passato mitico e le saghe degli eroi fondatori32. Questo caso appare, più che mai, sintomatico dell’aspetto politico sotteso alle τιμαί di stampo eroico o divino riservate in ambito civico a personalità eminenti, nonché più propriamente di quella dialettica venutasi a creare all’interno della συμμαχία. Lo stratego sicionio sembra, anche in quest’occasione, voler promuovere un revival della passata presenza del Poliorcete nel Peloponneso, quasi i buoni rapporti venutisi a creare al tempo servissero da esempio per il presente. Tuttavia, il carisma e il peso del Dosone seppure non indifferenti sono inferiori rispetto a quelli dell’avo: l’alleanza tra i Macedoni e la Lega Achea avrebbe ridotto la libertà d’azione del re macedone con conseguente ridimensionamento della sua figura e delle sue prerogative regali. A Sicione33, come si è detto, il culto dello Κτίστης era stato un appannaggio di Demetrio; ora invece Antigono si sarebbe dovuto accontentare dell’eponimia della città, su iniziativa di Arato. Sembrano lontani i fasti di un’altra κτίσις demetriaca: la fondazione della capitale dinastica Demetriade in Tessaglia. Oltre ad avere una valenza propagandistica non indifferente, la nuova πόλις del Poliorcete risentiva di un forte afflato personalistico, quasi una premessa sia al conseguimento di una forma completa di regalità sia all’aspirazione di fondare una dinastia carismatica quale era stata quella Argeade, giustificando così possibili aspirazioni ecumeniche. La città nella progettualità politica di Demetrio era concepita come capitale del regno e questa vocazione venne confermata dalla scelta della stessa come luogo di sepoltura del sovrano. Questa circostanza ha spinto parte della scholarship a ipotizzare l’installazione di un culto postumo e di matrice eroica per lo κτίστης; ad ulteriore conferma di questa suggestione sovvengono la scoperta di alcuni ambienti di un edificio identificato come un heroon e messo in relazione con il culto degli Ἀρχηγέται καί Κτίσται, di cui danno conto alcune iscrizioni lì rinvenute34. È possibile dunque che a Mantinea, ora Antigoneia, si esprimesse al massimo grado il dualismo che sembra aver contraddistinto l’alleanza tra la Lega di Arato e il Dosone: la rinuncia da parte del re macedone di certe espressioni tipiche della regalità antigonide pare ricevere un indennizzo che si traduce nell’effettivo controllo del Peloponneso (almeno delle realtà consorziate nella Lega Achea) e, dopo Sellasia, anche di Sparta.

  • 35 Polyb. II, 54, 11-12.
  • 36 Polyb. II, 70; IV 22, 4; V 9, 9; IX 36,4; Plut. Cleom. 30, 1; Paus. II, 9, 2.
  • 37 Polyb. II, 58, 1; IX 36.2; Plut. Arat. 43, 5-7.
  • 38 Polyb. V, 89. Cf. anche un’iscrizione da Epidauro (ISE I 46) in cui il sovrano è menzionato come Sa (...)
  • 39 Etym. Magnum, s.v. Δώσων; Plut. Aem. 8, 3.
  • 40 Muccioli 2013, 159-160; 180; Graf 2017.
  • 41 Plut. Demetr. 10, 2 ss.; cf. Diod. XX, 46, 1-3.

9Oltre che a Mantinea35, il Dosone fu oggetto di onori anche a Sparta36. Gli Spartani salutarono il sovrano come Εὐεργέτης, laddove gli abitanti della nuova città di Antigono prevedevano anche l’epiteto di Σωτὴρ; gli Spartani, come riporta Polibio, si conformarono ai Mantinesi venerando il Dosone anche come Salvatore dopo la sua morte. I due epiteti costituiscono quasi un unicum inscindibile, una formula ricorrente nelle iscrizioni in cui le città rendono omaggio ai sovrani. Le fonti letterarie, in particolare Polibio37, concorrono a corroborare l’immagine di un Antigono Dosone come sovrano ideale, quasi alla stregua dello zio ed omonimo Antigono Gonata. La cacciata degli Spartani prima da Mantinea e quindi la πέρσις di Sparta diedero l’opportunità al sovrano di mostrare la sua buona εὔνοια e di dar sfoggio della sua proverbiale φιλαντρωπία che pochi anni prima, a seguito del terremoto di Rodi, si era espressa con grandi donativi, cui aveva partecipato la sua altrettanto munifica sposa, la regina Criseide38, in conformità alla consuetudine per cui un sovrano può benificare anche una comunità che non gli è sottoposta. Lo stesso soprannome di Δώσων potrebbe essergli stato imposto per la sua generosità, non senza una nota di sagace ironia da parte dello storico di Cheronea che lo riconduce ad un tratto dell’indole del sovrano ovvero quella di temporeggiare e non mantenere le promesse39. L’epiclesi di Σωτὴρ è generalmente messa in relazione con il concetto di difesa militare: chi salva una comunità o la libera dalle vessazioni di un regime è meritevole di questo onore. Come è stato recentemente messo in luce40 i due epiteti costituiscono una premessa al conferimento di onori divini: lo confermano gli esempi degli avi del Dosone, Antigono Monoftalmo e Demetrio Poliorcete ad Atene nel 307/376 a.C.41.

  • 42 Camassa 2016, 268-269.
  • 43 Ma 1999, 203.

10L’Ellenismo è, per molti aspetti, un’età inquieta, vista la densità di repentini rivolgimenti politici e di grandi mutamenti strutturali che interessarono tra le varie realtà, soprattutto la πόλις. Proprio quest’ultima, come ha fatto notare G. Camassa42, “non sembra disporre di un’adeguata panoplia intellettuale per concettualizzare il disordine storico”. Su un piano più propriamente pratico, una soluzione efficace a questa inquietudine viene individuata in un pieno affidamento alla figura del sovrano, l’unico capace di far fronte alle numerose insidie del tempo e di offrire protezione dalla precarietà generale che attanaglia il presente. Ne conseguono, dunque, la sacralizzazione della figura del βασιλεύς nonché l’adozione da parte della città di un linguaggio definito evergetico43 e volto a predisporre favorevolmente il re di turno in vista di un proprio tornaconto. Generalmente, la dinamica intercorsa tra città e regni si fonda su un tacito accordo per cui al riconoscimento dell’autorità regia da parte della comunità consegue il favore reale che, sovente, si concretizza in una riduzione dello stretto controllo esercitato dai contingenti militari nonché in un ampliamento delle libertà civiche.

  • 44 Chaniotis 2011, 157-195; Platt 2011, 145.

11Oltre ad avere una caratterizzazione evergetica molto spiccata, la monarchia ellenistica ha una forte componente soteriologica: la divinizzazione del sovrano va posta in relazione proprio con la ricerca da parte del πολίτης di una sicurezza e di una stabilità (anche politica) innanzi agli improvvisi mutamenti che costellano il periodo storico in questione. Questo scenario sembra ben attagliarsi alle vicende che videro protagonista Antigono Dosone: gli epiteti con cui è onorato suonano come una richiesta di quanto presentato secondo i termini della oramai consolidata interazione tra città e regni. Anche in questa circostanza, il Dosone poteva rifarsi all’esempio dell’avo Demetrio Poliorcete, più volte richiamato nel corso di questo intervento. Nel riconoscerlo come Sotere gli Ateniesi miravano ad un durevole soccorso da parte di questo deus praesens. Ciò è ribadito anche nell’inno itifallico testimoniato da Ateneo (VI, 62-64)44 eseguito nel corso del soggiorno ateniese del 290 a.C. Nel componimento ben si coglie la presenza fisica e dominante del Poliorcete rispetto agli dèi tradizionali, o meglio alle loro immagini mute, tacciate di sordità ed indifferenza innanzi alle richieste dei devoti. Fatti i dovuti distinguo, credo che l’elemento di raccordo tra il caso del Poliorcete e quello del Dosone consista proprio nel riconoscere alla base delle specifiche iniziative onorifiche proprio una forte ed esigente richiesta di rassicurazione da parte della πόλις innanzi ad un quadro politico ampiamente mutato.

  • 45 SEG 41 75 = 42 115 =46 159.
  • 46 Habicht 2006, 287; Kralli 2003, 66.
  • 47 Habicht 2017, 194.
  • 48 Habicht 2006, 288; Erskine 2014, 597; Bencivenni 2015, 105.

12La concessione degli epiteti Σωτήρ e Εὐεργέτης è poi ben documentata dal Decreto di Ramnunte45, secondo cui ad Antigono Gonata, probabilmente ancora vivo, vennero accordate ἰσόθεοι τιμαί, sacrifici, corone e un agone ginnico in connessione con le feste di Nemesi, le Grandi Nemesie. L’occasione per il conferimento deve essere individuata negli anni immediatamente successivi la fine della Guerra Cremonidea, oppure a seguito della rivolta di Corinto46. Nonostante sia passato alla storia come il Re Filosofo, concezione che per molto tempo ha condizionato la dottrina sull’effettiva esistenza di una qualsivoglia forma di culto in suo onore, il Gonata costituisce un precedente con cui la figura del Dosone deve essere confrontata. Entrambi ricevono lo stesso trattamento presso le πόλεις della Grecia per il loro evergetismo ma, ancor di più, a seguito del loro intervento nelle questioni politiche delle città; è il ripristino della ἐλευθερία del δῆμος, circostanza spesso ostentata e fatta oggetto di veri e propri slogan, la condizione basilare per ottenere il riconoscimento dello statuto di Σωτὴρ. La continuità nelle modalità di rappresentazione dei due sovrani da parte delle πόλεις è così evidente che per alcune testimonianze epigrafiche è ancora aperta la questione sull’Antigono in questione47; tuttavia per il Dosone appare meno palmare quel carattere di “mirata spontaneità” – mi si passi l’espressione! – che contraddistingue le forme onorifiche per il suo predecessore. Habicht ha riconosciuto come fattori determinanti nella concessione degli onori ai re ellenistici due condizioni imprescindibili: il rapporto con la comunità concedente e la sua percezione del sovrano48. Le manifestazioni per il Dosone sembrano infatti mediate dall’ingerenza di Arato che le avrebbe slegate dalla logica del do ut des, riducendole a mere forme di adulazione; da qui l’accusa rivolta allo stratego di aver tentato di istituire un legame particolare tra Sicione e il sovrano a discapito dell’interesse generale della Lega Achea, le critiche degli altri esponenti del Κοινόν per la festosa accoglienza tributa all’alleato macedone a Sicione e la preminenza dei suoi Ἀντιγόνεια sulle altre edizioni locali, elementi che possono essere addotti non solo come esito di una certa libertà di azione nel proprio contesto di provenienza da parte dello stratego, ma evidenziano soprattutto una volontà di distinguersi e di surclassare le altre realtà civiche, non tenendo conto della loro possibile disapprovazione per certe iniziative di Arato, come l’ἐπίκτισις di Mantinea.

13Nonostante una poco copiosa documentazione, le seriori epiclesi di Soter ed Euergetes per Antigono Dosone rappresentano la sintesi del processo di cui si è tentato di dare conto. Gli epiteti in questione non costituiscono parte della titolatura ufficiale del sovrano, prassi non attestata per i re di Macedonia, ma sono da ricondurre nell’alveo dei culti civici. Se però è vero che Arato tentò di uniformare e di dirigere le manifestazioni in onore del Dosone, le singole città si ritagliarono uno spazio in cui agire autonomamente, evitando l’eccessiva ingerenza di Sicione, come parrebbe confermare la mancanza di uniformità nell’attribuzione degli epiteti onorifici: ad Epidauro il Dosone non presenta alcuna epiclesi mentre a Sparta è identificato solo come Soter. La discontinuità in questo senso è uno dei motivi che non ha permesso agli studiosi di giungere ad una definitiva ed univoca conclusione circa l’identificazione di alcune discusse testimonianze epigrafiche che parte della critica reputa ideate per Antigono II Gonatas o, di contro, per Antigono III Dosone.

  • 49 SEG 48, 1998, n. 812 = Hatzopoulos 1996, II, 92, N. 77 = Koukouli-Chrysanthaky 1998, 401-411.
  • 50 Hatzopoulos 1996, I, 156; Hatzopoulos 1999, 378.
  • 51 Mari 2008a; nonché Mari 2013a, 1202 sgg.
  • 52 Hatzopoulos 1996, 181-182.
  • 53 Mari 2008a, 256.
  • 54 Koukouli-Chrysantaki 1998, 406-407 si orienta verso il Dosone, senza tuttavia escludere totalmente (...)
  • 55 Mari 2013a, 1202-1203.

14Prima di passare in rassegna quella che è a mio avviso l’iscrizione che funge da coronamento alla breve ma vincente parabola del Dosone, ovvero la dedica di Sellasia, è opportuno soffermarsi su un’altra testimonianza dibattuta quanto all’identità del sovrano menzionato ed emersa dal territorio macedone: l’iscrizione di Oreskeia49, proveniente dalla valle dello Strimone e datata al III secolo a.C. La critica, seguendo la ricostruzione di Hatzoupoulos50, si dice certa che la dedica a Zeus e al re Antigono Soter fosse inserita in un altare che verosimilmente doveva essere collocato ad Anfipoli, area che si distingue per l’alta concentrazione di attestazioni relative al culto del sovrano vivente all’interno del regno di Macedonia51. La menzione di un epistates rispondente al nome di Eneo ha altresì spinto l’Hatzopoulos52 a ipotizzare la provenienza dell’iscrizione da un contesto anfipolita: questa magistratura tipicamente greca non solo non sarebbe stata esautorata da Filippo II ma avrebbe acquisito un ulteriore valore incorporando anche mansioni attinenti alla sfera religiosa e, in particolare, il sacerdozio di Asclepio. Accettata la provenienza anfipolita, resta aperta l’identificazione del Soter. Come ha messo in luce Mari53, la paleografia ha contribuito ad escludere tra i possibili candidati al titolo di Salvatore il fondatore Monoftalmo dal momento che l’ascrizione al terzo secolo è oramai fuori questione. Pur essendo propensa a riconoscere nell’Antigono in questione il Dosone, la studiosa italiana, come del resto buona parte della critica, lascia la questione aperta54 in quanto anche Antigono Gonatas fu destinatario di onori divini, tra questi figura la concessione dell’epiteto di Soter. Il regno di Macedonia, al cui interno rientravano le località di Oreskeia e di Anfipoli, sembra aver ammesso la possibilità di τιμαί divine per sovrani viventi, fenomeno che sembra intensificarsi con Filippo V. Come è stato giustamente osservato, le città di Macedonia avevano meno interesse ad esaltare la casa Antigonide in quanto non partecipi di quella dinamica relazionale cui sottostavano la πόλις greca e il sovrano ellenistico. Alcuni centri macedoni, tuttavia, sembrano fare eccezione e, come ha osservato a più riprese sempre Mari55, ciò è dovuto ad una precedente e mai sopita tradizione autonomistica, come sembrano confermare i casi di Anfipoli e della zona dello Strimone. Non privo di ripercussioni sarebbe stato il particolare statuto della città proponente, vale a dire quello di fondazione regia che, giocoforza, è foriero di un rapporto privilegiato con la casa reale. Nella difficoltà di esprimere un giudizio definitivo a proposito dell’identità del re in questione, risulta arduo prendere una posizione, anche evocando i successi personali dei due dinasti. Entrambi riportarono importanti e fondanti vittorie per l’agiografia antigonide: l’uno a Lisimachia e l’altro a Sellasia. Decade così anche la possibilità di rintracciare eventuali motivazioni legate a successi personali che avrebbero potuto spingere una compagine politica quale quella anfipolita ad esaltare la memoria del sovrano. Tuttavia, personalmente ritengo più probabile una menzione in contesti simili, ovvero all’interno del regno di Macedonia, di Antigono Gonatas anziché del Dosone, in virtù dell’importante vittoria riportata a Lisimachia, evento centrale per la Macedonia e, ancor di più, per lo sviluppo delle sorti della casata. Considerando la provenienza dell’iscrizione avrebbe più senso voler eternare il ricordo di quella che venne rappresentata come una vera e propria impresa e, tra l’altro, realizzata in Macedonia; ancora più convincente mi pare essere il richiamo alla soteria in relazione al re: chi, se non Antigono II, all’interno dei confini macedoni avrebbe potuto personificare al meglio il ruolo di salvatore e difensore non solo dei Macedoni ma della Grecità tutta?

L’ultimo atto. La dedica commemorativa di Delo

  • 56 IG XI, 4, 1097.
  • 57 Polyb. II, 65, 2-7.
  • 58 Tréheux 1987, 5.
  • 59 Buraselis 1982, 174-176; Reger 1994, 48 sgg., in part. 54-55. Costantakopoulou 2012, 53-55.
  • 60 IG XII, 7, 221b.
  • 61 Analisi paleografica in Reger 1994, 55-56. Si veda Buraselis 1982, 169 n. 195; Le Bohec 1993, 223 n (...)
  • 62 Oltre ad IG XII, 7, 221b si ricordano IG XIII, 7, 222b, un decreto di prossenia dello stesso demo a (...)
  • 63 Grabowsky 2012, 83-97; in particolare 92 sgg.

15L’ultimo atto di Antigono III Dosone fu la dedica commemorativa a Delo56 della vittoria a Sellasia su Cleomene III57 che, come hanno ipotizzato prima M. Holleaux e poi anche J. Tréheux58, doveva essere inserita all’interno di un monumento abbellito da un gruppo statuario raffigurante Apollo, Artemide e Latona oppure una Nike. È a dir poco evidente la finalità celebrativa che sottostà al monumento: Delo non è solo un centro religioso importante che può fungere da cassa di risonanza per le imprese del Dosone ma è, ancor prima, un centro importante della compagine politica che risponde al nome di Lega dei Nesioti. Nonostante le difficoltà da sempre riscontrate dalla dottrina59 nel definire non solo l’esatta natura del koinon isolano ma, ancor di più, nel decifrare il rapporto venutosi a creare tra la Lega degli Isolani e le monarchie ellenistiche su tutti i Tolemei e gli Antigonidi , si può sostenere che per molti dei contesti presi in considerazione sia riscontrabile la solita dinamica intercorsa tra πόλις e regno ellenistico. L’azione degli Antigonidi, documentata a più riprese nell’Egeo, prosegue con ogni probabilità anche con il Dosone. La conferma del rinnovato e, forse, mai sopito interesse della casa di Antigono per l’Egeo meridionale sembra confermato da una serie di decreti provenienti da varie località quali l’isola di Amorgo nonché da Siro e Cos. Dal dossier di Amorgo provengono tre provvedimenti proposti dal demo di Minoa nei quali è menzionato un re Antigono; degno di nota è poi quello60 proposto da Iasidemo in onore di Dioclida, figlio di Pirro, megarese ed inviato dal sovrano per sedare delle contese verificatesi nell’isola. L’emissario, che evidentemente riuscì nell’intento, venne ricompensato con degli onori quali l’evergesia, la prossenia, una corona, il diritto di prendere parte alle riunioni della boulé e del demo e l’esenzione dalle tasse. Anche in questo caso – come del resto anche nei restanti proclami oggetto di dibattito è stata l’identità del sovrano in questione; il criterio paleografico, seppure con molti limiti metodologici, ha spinto diversi studiosi61 a riconoscere nel βασιλεύς in questione il Dosone. Le testimonianze62 in oggetto confermerebbero il reale interesse dei Macedoni sulle Cicladi, evenienza che si esprimerebbe mediante una viva ingerenza da parte del Dosone nelle questioni politiche delle varie realtà insulari, in particolare in quelle animate da taraché, al fine di evitare possibili rivolgimenti che avrebbero ridimensionato l’influenza antigonide nell’Egeo e favorito un ritorno dei Lagidi63. Proprio a questi ultimi ritengo che la dedica di Delo fosse particolarmente indirizzata e che suonasse come un monito, considerato l’iniziale appoggio a Cleomene III e quindi la concessione dell’esilio in Egitto che gli sarà poi fatale.

  • 64 Muccioli 2013, 148; Landucci Gattinoni 2016, 50-51.

16La scelta di Delo quale sede deputata per la celebrazione del proprio successo si carica anche di un altro valore che potremmo definire “familiare”. È noto l’interesse dimostrato dal Gonatas nei confronti dell’isola, predilezione che si esprime mediante un intenso mecenatismo urbanistico e monumentale che interessa soprattutto l’area del Santuario apollineo, nonché mediante un’intensa attività di sovvenzionamento e sponsorizzazione di cui i festivals, Paneia e Soteria, sono tra le più alte espressioni in questo senso64. L’aneddoto riportato da Ateneo (V, 209e), secondo cui Antigono Gonatas avrebbe dedicato una trireme molto probabilmente a Delo dopo la battaglia navale di Cos, funge da precedente per il Dosone, paragone che sembra farsi particolarmente calzante vista la pari importanza dei due successi militari nella parabola antigonide e riportati entrambi, tutto sommato, contro i Lagidi: ai tempi di Antigono II contro la flotta dell’ammiraglio di Patroclo e col Dosone contro Cleomene III, sovrano spartano ma sostenuto da Alessandria.

  • 65 Plut. Arat. 52.

17Se dovessimo individuare un carattere particolare o una cifra distintiva delle manifestazioni onorifiche per Antigono Dosone apparentemente non la troveremmo. Come già osservato, gli onori concessi al re macedone si pongono nell’alveo del più ordinario do ut des che regola le relazioni tra regni e città; tuttavia, nonostante l’ingerente figura dello stratego Arato di Sicione e la sua progressiva sostituzione o sovrapposizione alle πόλεις nel novero della Lega Attica contribuiscano a delineare una situazione diversa, in realtà le dinamiche restano sostanzialmente invariate. L’acrimonia venutasi a creare all’interno della Lega non ha ripercussioni dirette sulle modalità di erogazione delle τιμαί e, tantomeno, sembra concretizzarsi in un’effettiva opposizione allo stratego. La peculiarità che forse si potrebbe registrare in questo frangente è un uso sapiente – se non di vera e propria manipolazione della memoria antigonide nella Grecia e, nello specifico nel Peloponneso. Arato al fine di mantenere la sua egemonia all’interno del consorzio delle città non si fece remore ad invocare l’aiuto del discendente di quello che era stato quasi un suo mortale nemico e nelle forme celebrative sembra operare un richiamo alla passata storia degli Antigonidi, quasi che evocandone il ricordo si volesse dare maggior validità ed incisività alle azioni di Arato e di Antigono III. Se è vero che il linguaggio, ovvero il codice espressivo sotteso alla dialettica πόλις e βασιλεύς, è pressoché invariato, sembra però di scorgere una forte volontà di riproporre un apparato onorifico che si era già espresso in Grecia durante il regno dei predecessori ed avi del Dosone. Alla stregua dei suoi antenati il sovrano riceve le epiclesi di Soter ed Euergetes, circostanza che non esclude la possibilità in certe località di un culto e, a mio avviso, senza il diretto coinvolgimento in qualità di sacerdote di Arato come è stato postulato dal Taeger. La volontà di rifarsi al passato antigonide mi sembra palmare nel processo che portò alla metonomasia di Mantinea: pur essendo lontano un raffronto con la fondazione della capitale del Poliorcete, Demetriade in Tessaglia, e non ricoprendo il Dosone la funzione di ecista ma semplicemente di eponimo, credo non si possa escludere totalmente un revival di quella pregressa eredità che, pur tuttavia, non poteva esprimersi pienamente: l’accordo tra Arato e Dosone comporta la scissione delle prerogative del sovrano fondatore nei due garanti di questa insolita alleanza. Arato sembra essere sotto Antigono III Dosone più di un philos, più di un semplice intermediario tra Macedonia e collettività: la sua attività è infatti contraddistinta da un raggio d’azione e da un’autonomia più ampi rispetto alla tradizionale mansione di proponenti e curatori degli interessi reali presso le varie compagini poleiche. Un ridimensionamento delle sue funzioni avverrà invece con l’avvento di Filippo V e, se accogliamo anche un filone storiografico ostile al figlio di Demetrio II, culminerà con l’avvelenamento dello stratego65.

  • 66 Si vedano le considerazioni espresse in Muccioli 2014, in part. 55 sgg. nonché il suo contributo pr (...)

18Da ultimo mi sembra di cogliere una sorta di fascinazione da parte dello stesso Arato e del suo circolo per quelle τιμαί che avevano causato allo statista l’inimicizia di diverse città della Lega Achea. La particolareggiata descrizione del suo sontuoso funerale, il conferimento della dignità di nuovo ecista ed eroe ne certificano non solo la centralità nello sviluppo e nell’articolazione della memoria civica di Sicione – e seppure velatamente della Lega Achea , ma si conferma come l’istituto della πόλις fosse svincolato dai grandi regni ellenistici per quanto concerne i culti e l’individuazione di personalità eminenti cui conferirli. La cultualità è forse l’istituzione più perspicua e identificativa di ciascun contesto al punto tale che mai alcun sovrano si permise ingerenze di sorta in questo ambito e, quando fu destinatario di particolari onorificenze, ciò avvenne per volontà della πόλις. Nella descrizione tramandata dal Cheronese del funerale di Arato sembra di cogliere, tuttavia, una ricercata spettacolarizzazione cui contribuiscono diversi effetti, non da ultimo la musica66, e che potrebbero essere un apporto desunto dalle grandi celebrazioni ellenistiche la cui eco era giunta anche nel Peloponneso, in particolare a Sicione da sempre terreno fertile per sperimentazioni cultuali e personalistiche. La particolarità dell’ambiente sicionio emerge non solo nell’imposizione fatta ad Egio nel tentativo di riottenere le spoglie del proprio illustre concittadino per celebrarlo quale nuovo eroe fondatore ma, ancor di più, nella volontà di dare risalto alla stessa comunità, imprimendo uno stile più sfarzoso alle manifestazioni funebri per il figlio di Clinia, mutuate verosimilmente dalle rutilanti kermesse cortigiane. Quello che sembra trasparire, in fin dei conti, è l’adozione anche per personalità minori nel proprio ambiente di origine o d’azione di quell’insieme di pratiche cultuali ed onorifiche precipue dei sovrani ellenistici ed ora appannaggio anche di personaggi carismatici venuti in relazione con i βασιλεῖς ellenistici. Ciò è ulteriore conferma del mai sopito spirito di iniziativa della πόλις che seppe sempre conformarsi allo spirito dei tempi, pur tuttavia conservando le sue fondamentali caratteristiche di indipendenza e singolare unicità.

Haut de page

Bibliographie

Bencivenni 2015: A Bencivenni, «Come accettare regalmente un culto», Simblos 6 (2015), 95-110.

Buraselis 1982: K. Buraselis, Das hellenistische Makedonien und die Ägäis. Forschungen zur Politik des Kassandros und der drei ersten Antigoniden im Ägäischen Meer und in Westkleinasien, München 1982.

Buraselis 2008: K. Buraselis, « Woven into the Peplos. Aspects of the Combination of Ruler Cult with Elements of the Traditional Polis Identity in the Hellenistic World», in A. H. Rasmussen et al. (eds), Religion and Society. Rituals, Resources and Identity in the Ancient Graeco-Roman World. The BOMOS-Conferences 2002-2005, Roma 2008, 215-223.

Camassa 2016: G. Camassa, «Statuto del corpo e annuncio di salvezza: prolegomeni», Studi Ellenistici 30 (2016), 259-289.

Chaniotis 2011: A. Chaniotis, «The Ithyphallic Hymn for Demetrius Poliorketes and Hellenistic Religious Mentality», in P. P. Iossif, A. S. Chankowski, C. C. Lorber (eds), More than Men, less than Gods: Studies on Royal Cult and Imperial Worship. Proceedings of the International Colloquium, Athens, November 1-2, 2007, Leuven – Paris – Walpole 2011, 157-195.

Clayman 2014: D. L. Clayman, Berenice II and the Golden Age of Ptolemaic Egypt, Oxford 2014.

Cohen 1995: G. M. Cohen, The Hellenistic settlements in Europe, the islands, and Asia Minor, vol. 17, Los Angeles – London 1995.

Constantakopoulou 2012: C. Constantakopoulou, «Identity and Resistance: The Islanders’ League, the Aegean Islands, and the Hellenistic Kings», in P. Ceccarelli (ed.), Water and Identity in the Ancient World, Durham 2012, 51-72.

Constantakopoulou 2017: C. Constantakopoulou, Aegean interactions: Delos and its networks in the Third Century, Oxford 2017.

Cuniberti 2012: G. Cuniberti, «Hypomnemata di generali e di re. Gli scritti “storici” di Arato di Sicione e dei Tolemei», in V. Costa (ed.), Tradizione e trasmissione degli storici greci frammentari II, Tivoli 2012, 305-333.

Eckstein 2013: A. M. Eckstein, «Phylarchus, and Historiographical Criticism», Classical Philology 108 (2013), 314-338.

Erskine 2014: A. Erskine, «Ruler cult and the early hellenistic city», in H. Hauben, A. Meeus (eds), The Age of the Successors and the Creation of the Hellenistic Kingdoms (323–276 BC), Leuven 2014, 579-597.

Grabowski 2012: T. Grabowski, «The Ptolemies versus the Achaean and Aetolian Leagues in the 250s–220s BC», Electrum. Studia z historii starożytnej 19 (2012), 83-97.

Graf 2017: F. Graf, «Theoi Soteres», Archiv für Religionsgeschichte 18 (2017), 239-254.

Habicht 2006: Ch. Habicht, «Divine Honours for King Antigonus Gonatas in Athens», in Ch. Habicht (ed.), The Hellenistic monarchies: selected papers, Ann Arbor 2006, 285-288.

Habicht 2017: Ch. Habicht, Divine Honors for Mortal Men in Greek Cities: The Early Cases, Ann Arbor 2017.

Haegemans, Kosmetatou: K. Haegemans, E. Kosmetatou, «Aratus and the Achaean background of Polybius», in G. Schepens, J. Bollansée (eds), The Shadow of Polybius. Intertextuality as a Research Tool in Greek Historiography, Leuven – Paris – Dudley 2005, 123-139.

Hammond, Walbank 1988: N. G. L. Hammond, F. W. Walbank, A history of Macedonia, Oxford 1988.

Hatzopoulos 1996: M. B. Hatzopoulos, Macedonian Institutions under the Kings. A historical and epigraphic Study, Athens 1996.

Jim 2017: T. S. F. Jim, «Private participation in ruler cults: dedications to Philip Sōtēr and other Hellenistic kings», The Classical Quarterly 67 (2017), 429-443.

Knoepfler 1995: D. Knoepfler, «Les relations des cités eubéennes avec Antigone Gonatas et la chronologie delphique au début de l’époque étolienne», Bulletin de correspondance hellénique 119 (1995), 137-159.

Kotsidou 2000: A. Kotsidou, TIME KAI DOXA: Ehrungen für hellenistische Herrscher im griechischen Mutterland und in Kleinasien unter besonderer Berücksichtigung der archäologischen Denkmäler, Berlin 2000.

Koukouli-Chrysanthaki 1988: Ch. Koukouli-Chrysanthaki, «Διὸς καὶ Ἀντιγόνος», in M. Lilimpaki-Akamati, K. Tsakalou-Tzanavari (eds), Μνείας χάριν. Τόμος στη μνήμη Μαίρης Σιγανίδου, Thessaloniki 1998, 401-411.

Kralli 2003: I. Kralli, «The Date and Context of Divine Honours for Antigonos Gonatas. A Suggestion», in O. Palagia, S. Tracy (eds), The Macedonians in Athens, 322-229 BC, Oxford 2003, 61-66.

Kravaritou 2013: S. Kravaritou, «Thessalian Perceptions of the Ruler Cult: Archegetai and Ktistai from Demetrias», in P Martzavou, N.Papazarkadas (eds), Epigraphic Approaches to the Postclassical Polis, Oxford 2013, 255-76.

Landucci Gattinoni 2016: F. Landucci Gattinoni, «The Antigonids and the Ruler Cult», Erga-Logoi: Rivista di Storia, Letteratura, Diritto e Culture dell'Antichità 2 (2016), 39-60.

Le Bohec 1993: S. Le Bohec, Antigone Dôsôn, roi de Macédoine, Nancy 1993.

Le Bohec [Bohec-Bouhet]: S. Le Bohec, «The Kings of Macedon and the Cult of Zeus in the Hellenistic Period», in D. Ogden (ed.), The Hellenistic World: New Perspectives, Swansea 2002, 41-58.

Leschorn 1984: W. Leschorn, Gründer der Stadt: Studien zu einem politisch-religiösen Phänomen der griechischen Geschichte, Stuttgart 1984.

Lolos 2011: Y. A. Lolos, Land of Sikyon: archaeology and history of a Greek city-state, Princeton 2011.

Ma 1999: J. Ma, Antiochos III and the Cities of Western Asia Minor, Oxford 1999.

Mari 2008a: M. Mari, «Festa mobile. Nemea ei suoi giochi nella tradizione letteraria e nell’evidenza materiale. I: l’età arcaica e classica», Incidenza dell’Antico 6 (2008), 91-132.

Mari 2008b: M. Mari, «The ruler cult in Macedonia», Studi Ellenistici 20 (2008), 219-268.

Mari 2013a: M. Mari, «Culti e identità (mutanti) di una polis greca: il caso di Anfipoli» in M. Palma, C. Vismara (eds), Per Gabriella, Miscellanea di studi in memoria di Gabriella Braga, Cassino 2013, 1169-1226.

Mari 2013b: M. Mari, «Festa mobile. Nemea ei suoi giochi nella tradizione letteraria e nell’evidenza materiale. II: l’età ellenistica e romana», Incidenza dell’Antico 11 (2013), 9-62.

Mari 2016: M. Mari, «A Lawless Piety in an Age of Transition: Demetrius the Besieger and the Political Uses of Greek Religion», in F. Landucci (ed.), Alexander’s legacy. Atti del Convegno, Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, settembre 2015, Roma 2016, 157-180.

Mari, Thornton 2013: M. Mari, J. Thornton, «Città greche tra conservazione e modelli rivoluzionari: Megalopoli, Larisa ei re Macedoni nel III secolo a.C.», Studi Ellenistici 30 (2016), 139-196.

McAuley 2016: A. McAuley, «Princess and Tigress: Apame of Kyrene» in A. Çoskun A. McAuley (eds), Seleukid Royal Women: Creation, Representation and Distortion of Hellenistic Queenship in the Seleukid Empire, Stuttgart 2016, 175-189.

Muccioli 2011: F. Muccioli, «Il culto del sovrano di epoca ellenistica e i suoi prodromi. Tre casi paradigmatici: Ierone I, Lisandro, la tirannide di Eraclea Pontica.», in A. G. Cecconi, C. Gabrielli (eds) Politiche religiose nel mondo antico e tardoantico, Bari 2011, 97-132.

Muccioli 2013: F. Muccioli, Gli epiteti ufficiali dei re ellenistici, Stuttgart 2013.

Muccioli 2014: F. Muccioli, «Il culto di Timoleonte a Siracusa nel contesto politico e religioso del IV secolo a.C. Tradizione e innovazione», in T. Gnoli, F. Muccioli (eds), Divinizzazione, culto del sovrano e apoteosi. Tra Antichità e Medioevo, Bologna 2014, 37-57.

Muccioli 2018a: F. Muccioli, Le orecchie lunghe di Alessandro Magno. Satira del potere nel mondo greco (IV-I secolo a.C.), Roma 2018.

Muccioli 2018b: F. Muccioli, «Ruler Cult and Ancient Biography», in F. Cairns, L. Trevor (eds), Ancient Biography: Identity through Lives, Swansea 2018, 131-146.

Orsi 1990: D. P. Orsi, «Il tema antitirannico nella ‘Vita di Arato’ plutarchea», Grazer Beiträge 17 (1990), 147-162.

Paschidis 2008: P. Paschidis, Between City and King: Prosopographical Studies on the Intermediaries Between the Cities of the Greek Mainland and the Aegean and the Royal Courts in the Hellenistic Period (322-190 BC), Athens 2008.

Paschidis 2019: P. Paschidis, «La corte e le città: interazione e competizione», in M. Mari (ed.), L’età ellenistica. Società, politica, cultura, Roma 2019, 145-171.

Platt 2011: V. J. Platt, Facing the gods: epiphany and representation in Graeco-Roman art, literature and religion, Cambridge 2011.

Reger 1994: G. Reger, «The Political History of the Kyklades 260-200 BC», Historia: Zeitschrift für Alte Geschichte 43 (1994), 32-69.

Robert 1960: L. Robert, Hellenica: Recueil d’épigraphie de numismatique et d’antiquitiés grecques, vol. 11, Paris 1960.

Rosamilia 2018: E. Rosamilia, «From Magas to Glaukon. The Long Life of Glaukon of Aithalidai and the Chronology of Ptolemaic Re-Annexation of Cyrene (ca. 250 BCE)», Chiron 48 (2018), 263-300.

Strootman 2018: R. Strootman, «The Return of the King: Civic Feasting and the Entanglement of City and Empire in Hellenistic Greece» in F. van Eijnde, J. H. Blok, R. Strootman (eds), Feasting and Polis Institutions, Leiden – Boston 2018, 273-296.

Taeger 1957: F. Taeger, Charisma. Studien zur Geschichte des antiken Herrscherkulten, Stuttgart 1957.

Thornton 2013: J. Thornton, «Polibio l’artista», Mediterraneo Antico, Pisa-Roma 16, 2 (2013), 827-842.

Tréheux 1987: J. Tréheux, «Koinon», Revue des Études Anciennes 89, 1 (1987), 39-46.

Walbank 1957: F. W. Walbank, A historical commentary on Polybius: Commentary on books I-VI, Oxford1957.

Walbank 1979: F. W. Walbank, A historical commentary on Polybius III, Oxford 1979.

Xydopoulos 2018: I. K. Xydopoulos, «Euergetes and Euergesia in Inscriptions for Public Benefactors from Macedonia», Ancient West & East 17 (2018), 83-118.

Haut de page

Notes

1 Le Bohec 1993, 61.

2 Plut. Demetr. 53, 8.

3 Euseb. Chron. I, 249 (ed. Schoene).

4 Iust. XXVI, 3, 2-8. Per ulteriori ragguagli in merito alla vicenda si rimanda ai recenti contributi di McAuley 2016 e Rosamilia 2018, 266 sgg. Sulla fortuna e la ricezione dell’aneddoto all’interno della produzione callimachea ma giunta tramite la traduzione latina ad opera di Catullo si veda la monografia di Clayman 2014.

5 Plut. Aem. 8, 3; Iust. XXVIII, 3, 10; Euseb. Chron. I, 237, 238 (ed. Schoene); Phylarch. BNJ. 81 F. 46 apud. Ath. VI, 58, 251D; Paus. II, 8, 4; VI, 16, 3; VII, 7, 4; VIII, 8, 11; Polyb. II, 45, 2; XX, 5, 7; Liv. 40, 54, 4-5 nonché lo storico bizantino Giorgio Sincello (1, 267 B ed. Dindorf) sembrano suggerire che Antigono II sarebbe stato un reggente, ᾽Επίτροπος, in nome del giovane Filippo; di contro le varie occorrenze epigrafiche in cui il nostro è sempre designato come un tradizionale Βασιλεύς, carica che gli sarebbe stata successivamente riconosciuta.

6 Phylarch. BNJ. 81 F. 46 apud. Ath. VI, 58, 251D.

7 Polyb. XXVIII, 19, 3; XXX, 29, 3.

8 Walbank 1979, III, 354; Le Bohec 1993, 462 n. 6.

9 Oltre alla nota precedente, cf. Walbank 1957, I, 290-291.

10 Kotsidou 2000, 138 KNr.: 80.

11 Taeger 1957, 354: “Kein geringerer als Aratos selbst, der uns unten noch einmal beschäftigen muss, wurde sein Priester (scil. Antigonos Doson)”.

12 Cuniberti 2012, 63-68 nonché Orsi 1990. La diversa impostazione storiografica riscontrata nelle opere di Plutarco può essere giustificata in base alla fonte da cui lo storico avrebbe attinto nei vari loci delle sue opere. Tra questi spicca Filarco da cui sarebbe derivata la tradizione negativa a proposito degli onori concessi al re macedone. In piena polemica con Filarco sarebbe stato invece Polibio, particolarmente caustico con gli Spartani per la distruzione di Megalopoli. La messe di studi su Polibio e, di riflesso su Filarco quale sua fonte, è a dir poco vasta. Oltre ai lavori del Walbank – the greatest modern Polybian scholar (Eckstein 2013, 315), altrettanto degne di nota le considerazioni espresse da G. Schepens nei suoi numerosi lavori. Da ultimo; Mari, Thorton 2016; Thorton 2013; Eckestein 2013. Si veda inoltre anche Haegemens, Kosmetatou 2005, 125-139.

13 Mari 2008a, 245 n. 63 evoca la local vocation.

14 La messe di studi sul ruler cult in relazione a Demetrio Poliorcete è a dir poco sterminata. Si vedano almeno in lingua italiana per lo status quaestionis e amplia bibliografia aggiornata, le pubblicazioni di Landucci Gattinoni 2016; Mari 2016; Muccioli 2013; 2018a; id. 2018b, capp. 6 e 7.

15 Diod. XX, 102, 2-3.

16 Strootman 2018, 273-274.

17 Polyb. II, 54, 3-4.

18 Polyb. II, 70, 4. Mari 2013b, 45 sgg.

19 Walbank 1957, I, 289; Hammond – Walbank 1988, 362.

20 Buraselis 2008.

21 A questo proposito si rimanda ai due saggi sulle feste Nemee e sulla loro tradizione letteraria e materiale ad opera di Mari 2008b; Mari 2013b.

22 Plut. Cleom. 17, 7-8.

23 Mari 2013b, 44.

24 Hdt. V, 22.

25 Polyb. V, 101, 5-6; Liv. XXVII, 30-31; XXXII, 22, 11.

26 Paschidis 2019, 158-161.

27 IG XII Suppl. 168. Cf. IG XI 4, 1055, l. 22. Knoepfler 1995, 155-156 n. 111 riconosce negli Antigoneia in questione celebrazioni per il Gonatas invece che per il Dosone.

28 Plut. Arat. 45, 8; Paus. VIII, 8, 11. Nonché Plut. Arat. 53 per il culto di Arato come Κτίστης a Sicione.

29 Robert 1960, 155.

30 IG V, 2, 299 = SEG II, 1089.

31 L’antico nome di Mantinea non venne mai totalmente dismesso; Polibio (IV, 21, 9; XI, 11, 2, 3 e 6), Strabone (VIII, 8, 2) e Plutarco nella vita di Filopemene (X) impiegano la denominazione dismessa; così come diverse iscrizioni successive alla rifondazione della città riportano Mantinea invece di Antigonia. Cf. Cohen 1995, 123-124. Si veda altresì Leschorn 1984, 324 sgg.

32 Muccioli 2011, 117.

33 Per la tradizione religiosa e cultuale si rimanda a Lolos 2011, 377 sgg.

34 Kravaritou 2013; Muccioli 2014, 23-24; Landucci Gattinoni 2016.

35 Polyb. II, 54, 11-12.

36 Polyb. II, 70; IV 22, 4; V 9, 9; IX 36,4; Plut. Cleom. 30, 1; Paus. II, 9, 2.

37 Polyb. II, 58, 1; IX 36.2; Plut. Arat. 43, 5-7.

38 Polyb. V, 89. Cf. anche un’iscrizione da Epidauro (ISE I 46) in cui il sovrano è menzionato come Salvatore ed Evergete a causa della sua virtù.

39 Etym. Magnum, s.v. Δώσων; Plut. Aem. 8, 3.

40 Muccioli 2013, 159-160; 180; Graf 2017.

41 Plut. Demetr. 10, 2 ss.; cf. Diod. XX, 46, 1-3.

42 Camassa 2016, 268-269.

43 Ma 1999, 203.

44 Chaniotis 2011, 157-195; Platt 2011, 145.

45 SEG 41 75 = 42 115 =46 159.

46 Habicht 2006, 287; Kralli 2003, 66.

47 Habicht 2017, 194.

48 Habicht 2006, 288; Erskine 2014, 597; Bencivenni 2015, 105.

49 SEG 48, 1998, n. 812 = Hatzopoulos 1996, II, 92, N. 77 = Koukouli-Chrysanthaky 1998, 401-411.

50 Hatzopoulos 1996, I, 156; Hatzopoulos 1999, 378.

51 Mari 2008a; nonché Mari 2013a, 1202 sgg.

52 Hatzopoulos 1996, 181-182.

53 Mari 2008a, 256.

54 Koukouli-Chrysantaki 1998, 406-407 si orienta verso il Dosone, senza tuttavia escludere totalmente il Gonatas. Doveroso mi sembra riportare anche il parare di S. Le Bohec che riconosce nel Soter il Dosone, rifacendosi a quanto esposto sopra; Si veda Le Bohec 2002, 43 n. 26. Da ultimo si vedano Jim 2017, 433 n. 26; Xidopoulos 2018, 5 in particolare nn. 18 e 19 che riassumono lo status quaestionis, ma non avanzano soluzioni.

55 Mari 2013a, 1202-1203.

56 IG XI, 4, 1097.

57 Polyb. II, 65, 2-7.

58 Tréheux 1987, 5.

59 Buraselis 1982, 174-176; Reger 1994, 48 sgg., in part. 54-55. Costantakopoulou 2012, 53-55.

60 IG XII, 7, 221b.

61 Analisi paleografica in Reger 1994, 55-56. Si veda Buraselis 1982, 169 n. 195; Le Bohec 1993, 223 n. 3; in particolare Paschidis 2008, 415 sgg. che, sulla scorta di studi onomastici precedenti, corrobora la tesi per cui l’Antigono in questione sarebbe il Dosone: il Pirro padre di Dioclida altri non sarebbe che un generale di Megara attestato in alcune iscrizioni di poco precedenti al 235 a.C.

62 Oltre ad IG XII, 7, 221b si ricordano IG XIII, 7, 222b, un decreto di prossenia dello stesso demo a Cotta ed ai suoi discendenti, su relazione degli ambasciatori nassii, che ritornano da Antigono. La lettura di Reger ha escluso però la provenienza da Nasso degli emissari, facendo così decadere l’ipotesi di un controllo da parte dei Macedoni sull’isola. Infine, un decreto di prossenia del demo di Minoa a favore di Sosistrato, IG XII, 3, 223, come riconoscimento dei servigi resi alla città.

63 Grabowsky 2012, 83-97; in particolare 92 sgg.

64 Muccioli 2013, 148; Landucci Gattinoni 2016, 50-51.

65 Plut. Arat. 52.

66 Si vedano le considerazioni espresse in Muccioli 2014, in part. 55 sgg. nonché il suo contributo presente in questo volume relativo al culto di Arato e alla tradizione cultuale sicionia.

Haut de page

Pour citer cet article

Référence électronique

Vittorio Pedinelli, « Σωτὴρ καὶ Εὐεργέτης. Onori per il re Antigono Dosone tra innovazione e rispetto della tradizione antigonide »Mythos [En ligne], 14 | 2020, mis en ligne le 31 décembre 2020, consulté le 11 août 2026. URL : http://journals.openedition.org/mythos/2354 ; DOI : https://doi.org/10.4000/mythos.2354

Haut de page

Auteur

Vittorio Pedinelli

Università di Bologna
Dipartimento di Storia Culture Civiltà
Sez. Storia Antica, via Zamboni 38, 40126 Bologna
vittorio.pedinelli2(at)unibo.it

Haut de page

Droits d’auteur

CC-BY-NC-ND-4.0

Le texte seul est utilisable sous licence CC BY-NC-ND 4.0. Les autres éléments (illustrations, fichiers annexes importés) sont susceptibles d’être soumis à des autorisations d’usage spécifiques.

Haut de page
Rechercher dans OpenEdition Search

Vous allez être redirigé vers OpenEdition Search