Le syncrétisme pagano-chrétien à l’époque de l’Humanisme et de la Renaissance, «Actes du Colloque international organisé à Chambéry le 16 et 17 mai 2002 par le C.E.F.I.», publiés sous la direction de Sabine Lardon
Aa. Vv., Le syncrétisme pagano-chrétien à l’époque de l’Humanisme et de la Renaissance, «Actes du Colloque international organisé à Chambéry le 16 et 17 mai 2002 par le C.E.F.I.», publiés sous la direction de Sabine Lardon, «Franco-Italica», 25-26 (2004), pp. xiii-243.
Testo integrale
1Il sincretismo è fenomeno fondante la cultura rinascimentale: cultura di un’epoca esacerbata da movimenti di riforma religiosa, in cui il cristianesimo è onnipresente ma che rivendica come metodo il ‘ritorno’ all’antico, un antico che è quello della letteratura, dell’arte e della filosofia pagana. È non solo dato assodato, ma studiatissimo, il fatto che nel Rinascimento «la letteratura pagana antica, diventi secondo i generi e secondo gli autori, una fonte di ispirazione, un serbatoio di immagini, di aneddoti e di esempi, un modello letterario, una scuola di pensiero» (p. ix). Il convegno di Chambéry ha avuto il pregio di offrire una panoramica organica che copre l’intero Cinquecento e affronta generi letterari diversi (favola, teatro, poesia, letteratura morale, ecc.) e differenti correnti filosofiche (neoplatonismo, neocinismo, neostoicismo), ponendosi il problema di definire prestiti dall’antico «che vanno dalla semplice allusione alla traduzione o alla riscrittura» (p. ix). Ciò appare evidente anche solo scorrendo i titoli dei vari interventi: Gianni Mombello, Les avatars d’un genre littéraire entre le Moyen Âge et l’époque moderne: la fable, pp. 1-24; Michéle Clément, Néo-cynisme à la Renaissance: quelques hypothèses à partir d’Érasme, pp. 25-39; Christophe Clavel, La preuve par l’âne: syncrétisme et argumentation dans le «De vanitate» d’H.-C. Agrippa, pp. 41-65; Vincenzo Rossi Ercolani, Rabelais, Patrizi, Steuco et l’Église de Rome. La question du syncrétisme, pp. 67-74; Chiara Pisacane, Tensions spirituelles dans la poésie de Vittoria Colonna, pp. 75-96; Erminia Ardissino, «Un raggio di virtute ardente». Torquato Tasso tra neoplatonismo e cristianesimo, pp. 97-11; Dario Cecchetti, Intorno all’«Hymne de la Mort» di Ronsard. Teologia umanistica o sincretismo letterario?, pp.119-167; Yvonne Bellenger, Bible et mythologie dans les «Semaines» de Du Bartas, pp. 169-181; Sabine Lardon, Le syncrétisme pagano-chrétien dans «Les Juifves» de Robert Garnier: la Bible et Sénèque, pp. 183-198; Michele Mastroianni, Il genere tragico come luogo del sincretismo rinascimentale. L’«Antigone» di Robert Garnier, pp. 199-232; Monica Pavesio, Une interprétation chrétienne du mythe d’Hercule dans le théâtre français du début du XVIIe siècle: «Hercule» de Jean Prévost, pp. 233-243.
2Gli interventi «invitano a rivedere una concezione binaria, dominante, del sincretismo (sincretismo ornamentale o dottrinale) alla luce di un sistema di analisi che sottolinea da una parte i limiti del sincretismo (e della reductio artium ad sacram Scripturam) e che definisce d’altra parte le condizioni necessarie perché esso si manifesti» (p. x). Sicuramente non si può parlare di sincretismo quando vi è soltanto giustapposizione del modello antico (pagano) e dell’addizione cristiana. Nel suo saggio G. Mombello segnala come la favola sia, nel Rinascimento, il solo genere ad essere sfuggito al sincretismo, in quanto gli autori riproducono con aderenza estrema la fonte classica e si limitano ad aggiungere (con uno stacco anche tipografico) una morale cristiana. Così, per quanto concerne l’uso del mito classico (campo, questo, in cui maggiormente si pone il problema del sincretismo), tale sincretismo pagano-cristiano non deve essere individuato, malgrado le apparenze, là dove il mito è ridotto a un semplice valore metonimico in cui si perde la specificità del pensiero antico: è questa la conclusione cui giunge Y. Bellenger, a proposito dell’intrecciarsi di riferimenti biblici e mitologici classici nelle Semaines di Du Bartas, con il riconoscere che «progressivamente la mitologia si ridurrà a un jeu d’esprit, addirittura salottiero, mediante cui il poeta, che nel Rinascimento era stato il favorito delle Muse, ricompensato dal dono divino dell’ispirazione, sarà solo più un intrattenitore di corte. La mitologia si vedrà relegata a una funzione puramente ornamentale (la mitologia secondo Boileau) e l’idea stessa di sincretismo perderà ogni senso» (p. 181). Partendo sempre dall’uso della mitologia, dell’immaginario e del lessico classico in un testo esemplare per lo studio delle intertestualità e polisemie pagano-cristiane in un quadro di cultura rinascimentale, D. Cecchetti, attraverso l’analisi dell’Hymne de la Mort, conclude che in Ronsard «più che di ornamentazione classicista, si tratta di un vero e proprio sincretismo di vocabolario (di vocabolario, prima ancora che di immaginario) che evidenzia una prospettiva ideologica e non soltanto estetica. Proprio perché spesso il testo di Ronsard si costituisce e si struttura per un’operazione che si pone anzitutto sul piano del lessico (in senso lato), il procedimento sincretistico può mostrare la sua debolezza a livello concettuale, ma si rivela laboratorio di un linguaggio letterario nuovo, stabilizzato in una koiné espressiva che fisserà per i secoli successivi le modalità della sintassi poetica» (pp. 166-167).
3Fra i vari generi riscoperti e rinnovati nel Cinquecento «la tragedia è sicuramente il campo di sperimentazione ove maggiormente, anzitutto a livello di struttura, lo sforzo di imitatio si accompagna a una ricerca di forme nuove» (p. 199), e quindi, proprio per questa volontà di rifacimento e rinnovamento a un tempo, è luogo privilegiato di esercizi sincretici. La tragedia classica Antigone di Garnier, rielaborazione di Sofocle e di Seneca, offre, come ben dimostra M. Mastroianni, una riscrittura cristiana di un mito pagano, secondo una cristianizzazione che è anzitutto cristianizzazione di lessico: «il fatto che la cristianizzazione – o l’operazione sintetica che dir si voglia – sia anzitutto fenomeno di linguaggio, ci riporta a una nozione di ‘laboratorio’. Infatti, se nella cultura del Cinquecento francese lo sforzo sincretico rimane talvolta (nella tragedia in particolare) a livello di tentativo che non supera le difficoltà di reinterpretazione organica del patrimonio mitico classico, è anche vero che tale tentativo investe gli sforzi di rinnovamento formale e quella sperimentazione che nella ‘riscrittura’ fonda la modernità, attraverso sempre il recupero dell’antico» (p. 232). Così pure nell’Hercule, indagato da M. Pavesio, Jean Prévost «per influsso dell’Hercule chrestien di Ronsard e del commento all’Hercules Oetaeus del gesuita Delrio, cerca di trasformare un eroe pagano in un individuo che, in virtù della sua morte, si innalza al livello dei santi, ma che resta tuttavia un’incarnazione dell’eroismo» (p. 242). S. Lardon sottolinea invece come, in senso opposto, la tragedia sacra Les Juifves di Garnier inserisca una trama biblica in un quadro formale senechiano, in cui vengono recuperati alcuni aspetti morali e politici dello stoicismo antico.
4Più complesso, è il caso di quelli che possiamo definire sincretismi filosofici. Alcune comunicazioni sono consacrate a questo fenomeno, che vede l’affermarsi di un neoplatonismo cinquecentesco, di un neostoicismo, di un neoepicureismo. Ricordiamo, in particolare, per la novità degli assunti, le riflessioni sul neocinismo. A proposito del neocinismo, M. Clément (che in seguito farà confluire queste ricerche in un’opera di ampio respiro: Le cynisme à la Renaissance d’Érasme à Montaigne, Genève, Droz, 2005) segnala come – malgrado il silenzio e il disinteresse degli studiosi, che in genere non hanno ritenuto che «il cinismo abbia mai fatto parte dell’arsenale antico ripreso dal pensiero cristiano in una prospettiva sintetica» (p. 25) – questa filosofia sia spesso invocata dagli umanisti. La studiosa parte da testi di Erasmo per dimostrare come posizioni ciniche concernenti la vita morale e la prassi esistenziale possano essere lette in chiave evangelica, ed afferma che a volte è l’incoerenza e l’irriduttibilità stessa a fornire il fondamento del sincretismo, come suggerirebbe l’atteggiamento mentale di un Erasmo pronto ad accettare le differenze fra due pensieri che presentano fra di loro soltanto un’ ‘intersezione’ parziale.
5Ci siamo qui soffermati essenzialmente su comunicazioni – la maggior parte – che concernono l’area francese. Altri interventi hanno esteso l’attenzione all’area italiana, da Vittoria Colonna a Tasso, offrendo esempi di lettura sempre forieri di utili spunti metodologici.
Per citare questo articolo
Notizia bibliografica
Filippo Fassina, «Le syncrétisme pagano-chrétien à l’époque de l’Humanisme et de la Renaissance, «Actes du Colloque international organisé à Chambéry le 16 et 17 mai 2002 par le C.E.F.I.», publiés sous la direction de Sabine Lardon», Studi Francesi, 150 (L | III) | 2006, 586-587.
Notizia bibliografica digitale
Filippo Fassina, «Le syncrétisme pagano-chrétien à l’époque de l’Humanisme et de la Renaissance, «Actes du Colloque international organisé à Chambéry le 16 et 17 mai 2002 par le C.E.F.I.», publiés sous la direction de Sabine Lardon», Studi Francesi [Online], 150 (L | III) | 2006, online dal 30 novembre 2015, consultato il 10 octobre 2026. URL: http://journals.openedition.org/studifrancesi/27351; DOI: https://doi.org/10.4000/studifrancesi.27351
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