Bernard Noël, Daniel Nadaud, Dessins épistolaires. Une correspondance 1985-2021
Bernard Noël, Daniel Nadaud, Dessins épistolaires. Une correspondance 1985-2021, Paris, Editions du Canoë, 2023, 466 pp.
Testo integrale
1Dopo la scomparsa di Bernard Noël nel 2021 si sono succedute le pubblicazioni di vari suoi volumi di corrispondenze, di due delle quali, quelle con Georges Perros e Jean-Louis Giovannoni (apparse entrambe presse le Éditions Unes, 2022) già si è dato conto in questa Rassegna (n. 202, gennaio-aprile 2024). Ad esse, si è ora aggiunta quella con l’artista francese Daniel Nadaud, di particolare interesse non solo per la sua continuità e ampiezza, ma anche per la singolarità della modalità con la quale l’artista l’ha concepita, se, come si può ben evincere dal titolo, le lettere da questi indirizzate al poeta risultano essere, di fatto, delle sue opere artistiche, le stesse essendo manoscritte su fogli illustrati in larga parte da suoi disegni originali qui riprodotti in tre ampie sezioni su carta patinata. Naturalmente c’è da chiedersi perché questo accada. Come è noto, Bernard Noël è, oltre che un noto critico d’arte, anche un eccellente disegnatore (che pure ha praticato tale arte in modo molto discreto e appartato finché i suoi disegni non sono stati oggetto di una mostra e del volume Temps des chosins, Bordeaux, Éditions des Vanneaux, 2016). Da parte sua, Daniel Nadaud è un artista che scrive racconti, quindi la scrittura e la pittura sono state per entrambi un ideale terreno d’incontro, come attestato da numerose collaborazioni fra i due per libri d’artista, riviste e cataloghi d’arte.
2Queste lettere sono prova, oltre che di una stima e ammirazione reciproca, di un profondo affetto; lo dimostra il modo con il quale i due autori danno spazio, in modo confidenziale, alle loro vicende personali, familiari e professionali, anche spesso incontrandosi e rendendosi reciprocamente visita, tra un viaggio e l’altro, presso le loro rispettive residenze. I temi che affrontano sono certo le loro opere in corso, la loro ricezione, i rapporti con la società culturale del tempo e le comuni amicizie nel mondo artistico ed editoriale, ma soprattutto una costante riflessione l’uno sul lavoro dell’altro, che nel caso di Bernard Noël consiste spesso nel commento critico, come sempre acuto e letterariamente rilevante, sui disegni che corredano le lettere dell’altro, che sono parte costitutiva delle missive che gli indirizza. Ecco allora manifestarsi l’invidia del poeta per il pittore, che traduce l’impossibilità della scrittura di sottrarsi alla concettualità leggibile del linguaggio, rispetto all’immediatezza visibile della pittura: «Sais-tu quelle pensée m’est venue en te regardant – sous mon crâne – faire l’équilibriste sous ta coupole? Une espèce de jalousie de ne pas ainsi travailler de mes mains et dans l’espace» (p. 24). Oppure la felicità di formule icastiche come «les mains mentales» (p. 232) per definire come il pensiero guidi il gesto plastico dell’artista, nella fattispecie quello di un pittore che ricorre ad accostamenti visionari di elementi materici e corporei in costante metamorfosi i quali producono effetti violenti, ironici e dissacratori fortemente provocatori ed emozionanti come quelli, ad esempio, di un «avion-pantoufle» (p. 277) che fanno scrivere a Noël di essere di fronte a una «férocité masquée de douceur» (p. 286). Il poeta ne ricava micro-saggi epistolari che condensano, con la nota sua maestria e capacità di sintesi, l’intero senso di un’opera, come nel caso di uno dei disegni di Nadaud di cui scrive: «Tout bouge en lui, tout rentre en guerre, car une violence est générée non pas, comme toujours, par le sujet mais par ses éléments si bien que c’est le regard (son attention) qui se fait violence à mesure qu’il associe. Tu as trouvé un biais unique pour transmettre sans imposer. Il faut, te regardant, dissocier impression et expression – non, c’est toi qui les dissocies – puis glisser de l’une à l’autre dans un mouvement qui fait la guerre…» (pp. 291-292).
3La riflessione reciproca, che nel caso di Nadaud si traduce in un costante “esercizio di ammirazione”, per dirla con Cioran, per l’opera dell’altro che è costante stimolo a migliorarsi e a chiedere di condividere comuni esperienze creative, produce una maieutica la quale è occasione di sviluppo meta-poetico sul proprio fare, oltre che di bilancio della propria esperienza artistica ed esistenziale. Emerge da queste lettere un ritratto del paesaggio migliore della ricerca artistico-letteraria dell’ultimo scorcio del Novecento nel quale riecheggiano frequentemente nomi di artisti ed editori amici quali, tra gli altri, Olivier Debré e Jan Voss, Bruno Roy e Paul Otchakovsky-Laurens e un vorticoso susseguirsi di progetti editoriali anche appartati e marginali, e per questo ancor più significativi (libri manoscritti e dipinti a mano, tirature limitate, mostre, progetti di riviste e collane, tournées d’incontri e letture…) che testimoniano di un costante bisogno di relazione con il pubblico e con il mondo, sullo sfondo di una società sempre più ammalata di «sensure», ovvero di «privazione di senso», neologismo con il quale Bernard Noël (le sens la sensure, Le Rœulx, Talus d’Approche, 1985) stigmatizza la presunta libertà del mondo occidentale dominato dall’egemonia dei media e dal consumismo, nel tempo della vecchiaia e della malattia, della disillusione per l’involuzione della politica, cui egli contrappone strenuamente, con ostinata tenerezza, «le perpétuel provisoire» (p. 117) dell’arte.
Per citare questo articolo
Notizia bibliografica digitale
Fabio Scotto, «Bernard Noël, Daniel Nadaud, Dessins épistolaires. Une correspondance 1985-2021», Studi Francesi [Online], 208 (LXX | I) | 2026, online dal 01 mai 2026, consultato il 16 août 2026. URL: http://journals.openedition.org/studifrancesi/71022; DOI: https://doi.org/10.4000/16baz
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