Benjamin Stora, Francia-Algeria. Le passioni dolorose
Benjamin Stora, Francia-Algeria. Le passioni dolorose, ed. italiana a cura di Fabio Libasci e Katia Visconti, Milano, Mimesis, 2025, 244 pp.
Testo integrale
1Benjamin Stora è uno dei più importanti studiosi francesi del Maghreb; in quanto storico e pensatore, ha dedicato gran parte della sua produzione letteraria alle vicende legate alla guerra d’Algeria e all’impatto che il dibattito politico francese ha avuto sulla memoria collettiva.
2L’edizione italiana del volume di Stora si apre con un intervento di Katia Visconti (Non spetta allo Stato dire la verità sulla storia. Il “Rapporto Stora” tra la Storia e le ferite del dibattito pubblico, pp. 11-32), che ripercorre le tappe salienti del dibattito sul coinvolgimento della Francia nella guerra d’Algeria e sulla pubblicazione del Rapporto Stora. Visconti spiega che il riconoscimento ufficiale dello stato di guerra avrebbe implicato l’ammissione di un conflitto interno tra colonizzatori francesi e nazionalisti algerini, con conseguenze pericolose per le altre colonie.
3Nel 1999 l’Assemblea Nazionale adottò un provvedimento che diede finalmente un nome a quanto accaduto. Tuttavia, fu il discorso del Presidente algerino Bouteflika nel 2000 a riaccendere il dibattito: egli denunciò le conseguenze ancora vive della colonizzazione e invitò la Francia ad assumersene le responsabilità. Visconti ricorda poi la nomina da parte di Macron di Stora per redigere un rapporto sulle conseguenze della colonizzazione e della guerra sulla memoria collettiva. Il rapporto, consegnato nel 2021, ha suscitato un acceso dibattito cui Stora ha risposto nell’introduzione al volume Le “Rapport Stora” et ses suites. Un historien dans la mêlée, ribadendo che l’obiettivo era valutare gli effetti della guerra sulla memoria futura.
4Il secondo contributo introduttivo è di Fabio Libasci: La maledizione della memoria. Amnesia e ipertimesia della guerra d’Algeria nell’opera di Benjamin Stora (pp. 33-49). L’articolo propone un avvicinamento biografico alla figura di Stora, che ha da sempre manifestato interesse per la dissidenza politica e per le vicende delle colonie, in particolare per quella che definì fin da subito come guerra d’Algeria. Scopo di Stora è raccontare i fatti così come sono accaduti, al di là della censura e dell’oblio: torture, massacri e repressioni contro chi rivendicava l’indipendenza.
5Stora denuncia la rimozione storica operata dallo Stato francese e, in anni più recenti, si orienta verso una prospettiva più soggettiva, ricercando connessioni tra memoria collettiva e memoria personale. Libasci riflette anche sul capitolo conclusivo del secondo volume di La guerre d’Algérie vue par les Algériens, in cui l’autore torna sui concetti di amnesia e ipertimesia, mostrando come in Algeria la guerra continui a essere vissuta al presente, in nome di ferite ancora aperte.
6Nel 2021 Stora consegna il Rapporto sulla “memoria della colonizzazione e della guerra d’Algeria”, pubblicato integralmente con il titolo Francia-Algeria. Le passioni dolorose. Nella Nuova introduzione all’edizione tascabile. Dopo il “Rapporto Stora”. Uno storico nella mischia, l’autore ripercorre il dibattito seguito alla pubblicazione e la genesi della sua scrittura.
7Nella prima parte del rapporto, intitolata Algeria, l’oblio impossibile. Gli effetti della memoria (pp. 77-108), Stora ribadisce come la guerra d’Algeria resti un tema delicato e conflittuale, in cui memorie e ferite – quelle dei soldati, harkis, pieds-noirs, immigrati e algerini – spesso si contrappongono. La rappresentazione di questo passato è complessa, segnata da silenzi, traumi e una competizione memoriale che impedisce l’emergere di una narrazione condivisa. Sessant’anni dopo l’indipendenza, le relazioni franco-algerine rimangono tese, a causa dell’assenza di un riconoscimento reciproco delle sofferenze e delle responsabilità. In entrambi i paesi, le memorie sono frammentate e talvolta strumentalizzate, rendendo arduo il percorso verso la riconciliazione. Tuttavia, alcune voci invocano il superamento dei racconti nazionalisti per costruire un futuro pacificato e condiviso.
8Dopo l’indipendenza, la società francese ha attraversato una fase di oblio, caratterizzata dall’indifferenza intellettuale e dal silenzio accademico. In Algeria, il potere ha imposto un discorso eroico e monolitico, oscurando la complessità politica della lotta indipendentista. Su entrambe le sponde del Mediterraneo, gli storici si sono trovati intrappolati tra l’amnesia francese e il sovraccarico memoriale algerino. La memoria ha così occupato lo spazio lasciato vuoto dalla Storia, ostacolando un’elaborazione serena del passato coloniale. Solo gradualmente la storia coloniale è tornata a essere oggetto di studio critico.
9Negli anni Ottanta, la memoria della guerra d’Algeria riemerge in Francia attraverso le rivendicazioni dei figli degli immigrati o degli harkis, pieds-noirs e ex militari. Questo risveglio memoriale si accompagna a una crescente frammentazione: ogni gruppo costruisce il proprio racconto, spesso impermeabile agli altri. Parallelamente, l’irrigidimento identitario in Algeria alimenta una memoria nazionalista e religiosa, che ostacola ogni distacco critico; in Francia, l’assenza di un riconoscimento della realtà coloniale approfondisce le fratture e alimenta conflitti memoriali persistenti. Di fronte a queste memorie parallele, gli storici faticano a edificare una narrazione comune e pacificatrice.
10Per lungo tempo, la guerra d’Algeria è rimasta relegata a un silenzio opprimente, tramandata solo dai testimoni diretti, senza una vera storicizzazione. Progressivamente, si è sviluppata in Francia una produzione storica solida: una grande quantità di opere tra testimonianze, racconti militanti e ricerche accademiche sono state pubblicate sul tema. Storici impegnati hanno cercato di superare le narrazioni di parte per costruire una storia documentata e critica, fondata su nuovi archivi. Convegni, tesi e pubblicazioni recenti testimoniano un profondo rinnovamento degli approcci. La guerra d’Algeria diventa così finalmente oggetto di studio storico, pur rimanendo attraversata da tensioni latenti.
11Nel 2019 (Parte II – I rapporti della Francia con l’Algeria, pp. 109-133) l’Algeria rappresenta il primo mercato africano per le esportazioni francesi, in settori strategici come l’agroalimentare, la farmaceutica e i trasporti. Tuttavia, questa forte cooperazione economica contrasta con una persistente diffidenza politica, radicata nel passato coloniale. Fin dal 1962, la Francia ha privilegiato gli scambi economici, adottando una politica di amnistia che ha favorito l’oblio del conflitto. L’Algeria, dal canto suo, ha costruito un racconto nazionale unificato, lasciando poco spazio alle memorie plurali. Nonostante i risarcimenti e i discorsi ufficiali, le ferite memoriali da ambedue le parti restano vive e irrisolte.
12A partire dal 1981, l’arrivo della sinistra al potere in Francia non ha generato una vera rottura nella gestione del passato coloniale con l’Algeria. Le relazioni economiche si sono consolidate, mentre le questioni memoriali sono state per lo più evitate. Negli anni 2000 si assiste a una liberazione della parola e a un’intensificazione del dibattito pubblico sulla guerra d’Algeria, in particolare sui temi della tortura e della repressione del 17 ottobre 1961. Nel 2000, infatti, il presidente Abdelaziz Bouteflika tiene a Parigi un discorso storico, nel quale definisce la colonizzazione una modernità imposta e dolorosa, e denuncia una decolonizzazione incompiuta. Invita la Francia a riconoscere il suo “debito morale” nei confronti dell’Algeria e richiama i traumi lasciati dal conflitto e dalle sue violenze.
13Durante la presidenza di Jacques Chirac, la Francia riconosce i massacri coloniali avvenuti in Madagascar nel 1947, segnando una prima presa di coscienza ufficiale sulle violenze del periodo coloniale. Con Nicolas Sarkozy, il percorso memoriale prosegue attraverso la restituzione di documenti sensibili all’Algeria e la condanna dei massacri di Sétif del 1945, accompagnata da un appello che determini la fine del negazionismo storico. François Hollande, da parte sua, riconosce la repressione del 17 ottobre 1961 a Parigi, istituisce una giornata commemorativa della guerra d’Algeria e promuove la trasparenza storica. Emmanuel Macron compie ulteriori passi, riconoscendo pubblicamente la tortura e l’uccisione di Maurice Audin, aprendo gli archivi e rilanciando una politica della memoria volta a superare le divisioni legate a questo passato doloroso.
14La riconciliazione memoriale tra Francia e Algeria (Parte III – Alcune sfide da segnalare, pp. 135-161) non deve occultare le tensioni profonde legate al passato coloniale. Essa richiede l’apertura di un dialogo su questioni sensibili, come la gestione condivisa degli archivi, punto cruciale per una memoria comune. La questione archivistica, spesso fonte di attriti, riflette divergenze giuridiche e politiche tra i due Stati, mentre ostacoli amministrativi e segreti di Stato ostacolano ancora la trasparenza e la ricerca. Un approccio pragmatico – basato su scambi accademici, cooperazione e declassificazione estesa – è necessario per progredire verso una storia condivisa.
15Una guida è stata elaborata per fornire una mappatura preziosa degli archivi legati agli scomparsi della guerra d’Algeria, frutto di una collaborazione interministeriale francese. Questo strumento facilita l’accesso a documenti complessi, prodotti da esercito, giustizia e amministrazioni, e risponde a un’esigenza di elaborazione del lutto e di comprensione del conflitto. In parallelo, il cinema svolge un ruolo fondamentale nella trasmissione delle memorie, intrecciando fiction e verità storiche.
16Le autorità algerine richiedono scuse ufficiali per la colonizzazione, ma Stora sottolinea che tale atto, pur simbolico, non basterà a sanare memorie ferite né a costruire una riconciliazione duratura. L’esempio dell’Asia dimostra che, anche con le scuse, le tensioni possono persistere – come nel caso di Cina e Corea. L’autore invoca quindi una pedagogia condivisa, fondata sulla conoscenza delle figure anticolonialiste, per superare le fratture della memoria.
17Nel capitolo conclusivo del rapporto (Conclusioni. Verso un trattato “Memoria e Verità”, pp. 163-175), Stora evoca l’auspicio di Emmanuel Macron verso una riconciliazione franco-algerina in occasione del sessantesimo anniversario dell’indipendenza, proponendo un trattato d’amicizia per affrontare insieme le sfide comuni. Il passato coloniale, segnato da ferite ancora aperte, richiede un superamento della sola logica della “penitenza” a favore di una memoria condivisa. Per questo, la costituzione di una commissione “Memoria e Verità”, composta da esperti e attori della società civile, promuoverà le commemorazioni congiunte, i riconoscimenti simbolici e l’apertura degli archivi. Tra gli obiettivi figurano anche scambi accademici, creazione di musei e valorizzazione dei luoghi della memoria.
Per citare questo articolo
Notizia bibliografica
Luana Doni, «Benjamin Stora, Francia-Algeria. Le passioni dolorose», Studi Francesi, 208 (LXX | I) | 2026, 258-259.
Notizia bibliografica digitale
Luana Doni, «Benjamin Stora, Francia-Algeria. Le passioni dolorose», Studi Francesi [Online], 208 (LXX | I) | 2026, online dal 01 mai 2026, consultato il 14 août 2026. URL: http://journals.openedition.org/studifrancesi/71246; DOI: https://doi.org/10.4000/16bbj
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