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    <title>Studi Francesi</title>
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    <description>Studi  Francesi è una rivista quadrimestrale che si occupa di cultura e civiltà letteraria francese</description>        
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  <item rdf:about="https://studifrancesi.revues.org/71256">
    <title>Philippe Forest, Shakespeare. Quelqu’un, tout le monde et puis personne</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Potrebbe sembrare una biografia, ma per dichiarazione dello stesso autore si tratta in realtà di un’“antibiografia”. Philippe Forest ha abituato lettrici e lettori ai neologismi, da quando scriveva i suoi primi saggi dedicati al rapporto tra il romanzo e il reale e a quelli tra il romanzo e la prima persona singolare, l’io, quell’altro da sé, secondo la lezione rimbaudiana, che si esprime sulla pagina come alter ego del suo io di carne. Allora, per esempio – era il 2001 – aveva coniato il termine di “eterografia” per battezzare la forma di scrittura personale che intendeva distinguere da quella tradizionale, l’autobiografia, perché in quella, per i teorici e per coloro che la praticano, l’io di carne, l’io biologico dell’autore, corrisponde, nelle loro intenzioni, all’io di carta: la famosa identità tra autore, narratore e personaggio. O come quando, per distinguere il romanzo del reale secondo la sua visione dal realismo dei romanzieri ottocenteschi, che scrivevano perché conosceva...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Gabriella Bosco</dc:creator>
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    <dc:date>2026-06-01</dc:date>
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    <title>Benjamin Stora, Francia-Algeria. Le passioni dolorose</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Benjamin Stora è uno dei più importanti studiosi francesi del Maghreb; in quanto storico e pensatore, ha dedicato gran parte della sua produzione letteraria alle vicende legate alla guerra d’Algeria e all’impatto che il dibattito politico francese ha avuto sulla memoria collettiva.</p>
      <p class="texte">L’edizione italiana del volume di Stora si apre con un intervento di Katia <span style="font-variant:small-caps;">Visconti</span> (<em>Non spetta allo Stato dire la verità sulla storia. Il “Rapporto Stora” tra la Storia e le ferite del dibattito pubblico</em>, pp. 11-32), che ripercorre le tappe salienti del dibattito sul coinvolgimento della Francia nella guerra d’Algeria e sulla pubblicazione del <em>Rapporto Stora</em>. Visconti spiega che il riconoscimento ufficiale dello stato di guerra avrebbe implicato l’ammissione di un conflitto interno tra colonizzatori francesi e nazionalisti algerini, con conseguenze pericolose per le altre colonie.</p>
      <p class="texte">Nel 1999 l’Assemblea Nazionale adottò un provvedimento che diede finalmente un nome a quanto accaduto. Tuttavia, fu il discorso...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Luana Doni</dc:creator>
    <link>https://studifrancesi.revues.org/71246</link>
    <dc:date>2026-06-01</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="https://studifrancesi.revues.org/71239">
    <title>Angela Di Benedetto, Stratégies et stratagèmes de la séduction de Crébillon fils à Pierre Louÿs</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Il discorso rappresenta la più potente arma di seduzione di cui dispongono i difensori del pensiero libero e della nuova morale sessuale. Attraverso questo paradigma, Angela <span style="font-variant:small-caps;">Di Benedetto</span> conduce il discorso a preambolo del volume dedicato alle strategie della seduzione messe in atto nel romanzo.</p>
      <p class="texte">Seduzione, sì, ma anche fascinazione e persuasione dell’arte del discorso e di come queste tre strategie di affabulazione vengano impiegate in maniera diversa a seconda del periodo storico, dei rapporti di genere e della cultura.</p>
      <p class="texte">I testi scelti e analizzati dall’autrice rilevano alcune delle strategie del processo di seduzione ritenute, se non esaustive, le più significative.</p>
      <p class="texte">In epoca libertina (Chapitre 1 – «Génie, sylphes et libertins: la parole persuasive du séducteur», pp. 27-41), la seduzione consisteva nell’insieme delle strategie utilizzate dal seduttore al fine di ricevere, dalla preda scelta, favori di natura sessuale. Un’importanza fondamentale è dunque accordata all’eloquenza ma con ...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Luana Doni</dc:creator>
    <link>https://studifrancesi.revues.org/71239</link>
    <dc:date>2026-06-01</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="https://studifrancesi.revues.org/71235">
    <title>Dominique Rabaté, Limites de l’empathie</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Nel 2009, l’etnologo Frans de Waal pubblica un libro dal titolo eloquente: <em>L’Âge de l’empathie</em>. Un quindicennio dopo Dominique <span style="font-variant:small-caps;">Rabaté</span> sembra contestare il trionfo dell’empatia – una delle parole d’ordine del nostro tempo – mostrandone i limiti e i paradossi. Ci si può mettere davvero al posto di un altro? Identificarsi totalmente con lui, fosse anche l’eroe di un libro? Rabaté ne dubita fortemente e facendo ciò scende nel profondo dei processi di identificazione che hanno al centro colui o colei che legge. Il lettore, e quindi il soggetto che egli rappresenta, «est constitué de ces multiples identifications et désidentifications qui le traversent contradictoirement, sans qu’il puisse et ni ne doive se réduire à l’une d’elles» (p. 38). Se la letteratura è ancora interessante, aggiunge qualche pagina dopo, è proprio perché «elle est un des champs d’exercice d’une constante reconduction et d’un constant déplacement des normes d’identification de la langue et de la société» (p. 41).</p>
      <p class="texte">Nell...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Fabio Libasci</dc:creator>
    <link>https://studifrancesi.revues.org/71235</link>
    <dc:date>2026-06-01</dc:date>
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  <item rdf:about="https://studifrancesi.revues.org/71229">
    <title>Jacques Derrida, Psychanalyse et critique littéraire (1969-1970)</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Nell’anno accademico 1969-1970, <span style="font-variant:small-caps;">Jacques Derrida</span>, per la seconda volta e su richiesta di Paul de Man, tiene un seminario al Centre culturel américain di Parigi. Da qualche anno, da quel famoso convegno di Baltimora del 1966 che segna il trionfo momentaneo dello Strutturalismo, Derrida è diventato un filosofo riconoscibile e i tre libri pubblicati nel corso del 1967 – <em>De la grammatologie</em>, <em>La Voix et le phénomène</em>, <em>L’Écriture et la différence</em> – ne confermano la posizione di ascesa all’interno del mondo del sapere. Per i sei fortunati studenti che seguiranno il seminario, Derrida decide di parlare dei rapporti tra la psicanalisi e la critica letteraria. Derrida già da qualche anno si interessa agli scritti freudiani e il seminario è per così dire il pretesto per esplorare i limiti e i paradossi della critica letteraria di ispirazione freudiana. Cinque degli otto seminari sono dedicati agli scritti freudiani sull’arte e la letteratura mentre gli ultimi tre affrontano più direttamente la c...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Fabio Libasci</dc:creator>
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    <dc:date>2026-06-01</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="https://studifrancesi.revues.org/71226">
    <title>Enrica Zanin, Fiction et vérité. L’éthique du récit de Boccace à Madame de Lafayette</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">In questo volume, <span style="font-variant:small-caps;">Enrica</span> <span style="font-variant:small-caps;">Zanin</span> riprende la questione, intensamente dibattuta, del rapporto tra verità, rappresentazione della realtà e finzione, tra racconto e messaggio etico-morale. Il campo d’indagine, come suggerisce il sottotitolo, è quello della novella, nell’arco temporale che va da Boccaccio a Madame de Lafayette, con lo scopo di tracciare quale sia la concezione di verità del (e nel) racconto breve e come questa muti nel campione selezionato.</p>
      <p class="texte">Dopo aver esplorato le teorie letterarie che si sono interrogate a tal proposito, Zanin chiarisce la metodologia di lavoro e il quadro cronologico. Si sofferma in particolare sul neoplatonismo e sull’influenza della <em>Poetica</em> di Aristotele nelle rielaborazioni rinascimentali del rapporto tra verità e finzione, per concentrarsi in seguito sulle teorie di Auberbach, Foucault e Blumenberg. Gli impianti teorici presentati servono all’autrice come cornice interpretativa del messaggio veicolato dai testi e dalle note di lettura dei fruitori del...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Laura Bonanno</dc:creator>
    <link>https://studifrancesi.revues.org/71226</link>
    <dc:date>2026-06-01</dc:date>
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  <item rdf:about="https://studifrancesi.revues.org/71219">
    <title>Paolo Tortonese, L’occhio dell’anima. Storia di una metafora da Platone al Romanticismo</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Pubblicato originariamente in francese con il titolo <em>L’Œil de Platon et le regard romantique </em>(2006), lo studio di <span style="font-variant:small-caps;">Paolo Tortonese</span> indaga, con rigore scientifico e sensibilità critica, la celebre metafora platonica dell’“occhio dell’anima”, un’immagine destinata a esercitare une profonda influenza sulla cultura europea. Attraverso un’analisi che intreccia storia delle idee, estetica e letterature comparate, il volume mostra come tale metafora – pur continuando a condensare la tensione tra conoscenza sensibile e visione spirituale, tra mondo fisico e dimensione trascendente – si sia progressivamente trasformata e rifunzionalizzata nel corso dei secoli. Prendendo le mosse da alcune righe di Curtius, che in <em>Letteratura europea e Medioevo latino </em>si limita a ricordare come l’immagine dello sguardo interiore si sia ampiamente diffusa tanto negli autori pagani quanto in quelli ecclesiastici, Tortonese si propone di tracciare «la cronistoria delle metafore oculari dello spirito, all’interno ...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Iacopo Leoni</dc:creator>
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    <dc:date>2026-06-01</dc:date>
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  <item rdf:about="https://studifrancesi.revues.org/71202">
    <title>Émilien Sermier, Diamétralement modernes. Poètes francophones d’Amérique latine</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">«L’Amérique latine a produit de grands poètes de langue française […] Le sang étrange et fort qu’elle aura apporté à la poésie française, il ne semble point que jusqu’ici la critique en ait reconnu l’origine: pourtant, il faut le dire, la poésie moderne dans notre pays vient autant des Andes et des Antilles que de la Loire ou du Tibre virgilien» (p. 9). C’est par ces mots de Louis Aragon qu’Aurélien Sermier ouvre son essai consacré aux poètes d’Amérique latine ayant, temporairement ou durablement, adopté le français comme langue d’expression poétique. À l’exception de quelques figures comme Lautréamont ou Supervielle, la plupart de ces auteurs sont restés méconnus, leur œuvre ayant fait les frais de nombreux stéréotypes de nature culturelle, sociale et linguistique. Ce volume entend réhabiliter «ces citoyens de l’oubli» (p. 9), leur rendre la place qu’ils auraient toujours dû occuper dans l’aventure de la poésie moderne et souligner la singularité esthétique autant que formelle de l...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Nathalie Campodonico</dc:creator>
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    <dc:date>2026-06-01</dc:date>
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  <item rdf:about="https://studifrancesi.revues.org/71176">
    <title>Esclavages. Représentations visuelles et cultures matérielles (Atlantique - Océan Indien), dir. Ana Lucia Araujo, Klara Boyer-Rossol et Myriam Cottias</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Cet ensemble imposant d’articles (dix-sept) publiés au cours des années, en français, portugais, espagnol et surtout en anglais, maintenant traduits en français, et dont la publication est parrainée par l’UNESCO dans le projet «Les Routes des personnes mises en esclavage», marque un changement important dans l’étude des esclavages noirs dans les différentes colonies européennes, car la recherche ne concerne plus les documents écrits, qui sont presque tous de la main des colonisateurs, mais les images visuelles et la culture matérielle où l’on retrouve les traces du vécu des peuples esclavisés. Dans cette opération de fouille on convoque plusieurs disciplines: l’histoire, l’histoire de l’art, l’anthropologie, la sociologie et l’archéologie…</p>
      <p class="texte">L’ouvrage est organisé en cinq parties: «Voir ou ne pas voir la différence», «Codes de représentation des corps dominés», «L’abolition de l’esclavage par des images et des objets», «Matérialité du quotidien dans l’Atlantique esclavagiste», «Les pra...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Carminella Biondi</dc:creator>
    <link>https://studifrancesi.revues.org/71176</link>
    <dc:date>2026-06-01</dc:date>
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  <item rdf:about="https://studifrancesi.revues.org/71165">
    <title>Michael Roch, Lanvil Emmêlée</title>
    <description><![CDATA[
      <p class="texte">Le romancier franco-martiniquais livre aux lecteurs, dans ce recueil de nouvelles, une suite idéale de son roman <em>Tè Mawon</em>, sorti en 2022 aux mêmes éditions et confirme son adhésion au courant afrofuturiste. Cette tendance culturelle et artistique vise à fusionner la culture de la diaspora africaine avec la science-fiction, la technologie, la fantasy et l’histoire, afin de créer des dystopies à travers lesquelles mettre en avant des sujets du débat contemporain tels que la justice sociale, l’émancipation, la question coloniale.</p>
      <p class="texte">Lanvil, véritable protagoniste des neuf nouvelles du recueil, personnage principal de toutes les histoires racontées, est une mégalopole caribéenne que l’auteur crée de toutes pièces, un endroit qui submerge, qui engloutit, contre lequel on ne peut pas lutter mais où tous les lieux et les êtres sont susceptibles d’entrer en connexion les uns avec les autres. Lanvil rappelle le Tout-Monde glissantien, dans la mesure où elle s’oppose en tout et pour tout à la vil...</p>]]></description> 
    <dc:creator>Elena Fermi</dc:creator>
    <link>https://studifrancesi.revues.org/71165</link>
    <dc:date>2026-06-01</dc:date>
  </item>
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