Maria Antonietta Ferraloro, Tomasi di Lampedusa e i luoghi del « Gattopardo »
Maria Antonietta Ferraloro, Tomasi di Lampedusa e i luoghi del « Gattopardo », Ospedaletto – Pisa, Pacini, 2014, 128 p.
Texte intégral
1La pregevole monografia di Maria Antonietta Ferraloro, originata dalla sua tesi di dottorato, indaga il problema della rappresentazione spaziale nel romanzo tomasiano innestandosi su un dialogo fecondo con la letteratura critica che, proprio su questo tema, l’ha preceduta.
2Strutturato in tre capitoli e arricchito da un’appendice testimoniale, da un significativo apparato iconografico e da una ricca bibliografia dedicata sia all’oggetto specifico della ricerca sia al più ampio dibattito critico-teorico, da Michail Bachtin in poi, relativo al collegamento tra letteratura e spazio, il volume si apre con una vasta ricognizione del complesso percorso artistico e biografico di Tomasi di Lampedusa. Esso condusse alla scrittura della sua opera più nota – concentrandone la redazione, com’è noto, all’estremo limite della sua vicenda esistenziale. Questo testo testimonia altresì la sicura dimestichezza con cui la studiosa adopera le fonti necessarie a ricostruire la vicenda umana e letteraria dello scrittore palermitano, soffermandosi forse con eccessiva insistenza – unico rilievo – sulla contrapposizione di quest’ultimo con la coeva cultura accademica. Nel primo capitolo è presentata l’analisi del cronotopo spazio-temporale nel Gattopardo, in cui si confermano l’estrema modernità e l’indubbio valore di un’opera che traghetta il genere storico dall’Otto al Novecento, innovandone le strutture linguistico-narrative e l’impianto semiotico. Di seguito, viene il tema delle influenze letterarie che colloca Tomasi di Lampedusa molto vicino alla sensibilità del modernismo inglese : Joyce e la Woolf ovviamente. La predilezione per la seconda è però molto più netta : alla Woolf lo scrittore si sente accomunato da una profonda empatia sul modo d’intendere il processo creativo e da una particolare sintonia « narratologica ». E, ancora, viene evidenziato il nodo della relazione tra il Tomasi di Lampedusa fine conoscitore e storico atipico della letteratura – qualità che emergono con evidenza nei due lunghi scritti di Letteratura inglese e Letteratura francese – e il Tomasi di Lampedusa scrittore, il quale per la composizione della sua opera si avvale anche dei risultati di questi due momenti di riflessione estetico-letteraria. Infine, la saggista si attarda sulle questioni della vocazione memorialistica dell’autore e del suo rapporto con la realtà circostante, elementi centrali per lo sviluppo della tesi postulata dalla Ferraloro.
3Tale tesi viene illustrata nelle pagine del secondo capitolo, chiarendone i termini grazie anche a un continuo e proficuo accostamento al testo, alla sua parola viva e agli episodi che ne costituiscono l’intreccio. Il punto centrale dell’indagine viene trovata nella rilettura di quell’episodio del romanzo nel quale il Principe richiama alla memoria il rinvenimento nel giardino di Villa Salina del cadavere del soldato borbonico. Di questa vicenda la Ferraloro rintraccia una nuova fonte che le consente di dare al lettore una chiave di lettura aggiornata sia dell’episodio in sé sia del contesto spaziale che lo ospita e nel quale trova il suo compimento narrativo. Lo spunto per la creazione del personaggio-soldato non deriverebbe, infatti (o deriverebbe solo in minima parte), dalla biografia del bisnonno paterno del narratore, ma andrebbe ricondotto alla morte di un soldato tedesco, avvenuta durante gli scontri tra gli Alleati e le truppe germaniche nell’estate del 1943. Di tutto ciò, d’altronde, lo stesso Tomasi di Lampedusa era stato testimone, quand’era sfollato a Ficarra, paesino dei monti Nebrodi non lontano da quel Capo d’Orlando dove avevano la loro residenza i cugini Piccolo.
4Come sostiene la studiosa, questo nuovo elemento del romanzo d’indagine ha valore non tanto considerato in sé, come « possibilità di situare uno dei suoi episodi, […] entro i territori della realtà piuttosto che in quelli virtuali di un sapiente, raffinatissimo gioco intertestuale », quanto come volàno per riprendere e ampliare « una ricerca che si propone tra le sue finalità di vagliare forme, modalità, e funzioni della ricezione romanzesca dello spazio all’interno della fabula gattopardiana, e che si preoccupa di integrare quanto più possibile, nell’analisi testuale dell’opera, gli strumenti letterari con quelli storiografici » (p. 64). In un processo di progressiva amplificazione semantica, dunque, il giardino di villa Salina non è solo una delle dimostrazioni più significative della prodigiosa memoria letteraria di Lampedusa, né l’immagine allegorica di un ceto sociale – quello aristocratico – vicino alla dissoluzione e alla morte. Non è neppure il locus per eccellenza nel quale si riflette l’interiorità del protagonista, bensì la trasfigurazione poetica di uno spazio reale ricreato attraverso il filtro della memoria.
5« In tal senso », conclude la Ferraloro, « il recupero dell’episodio ficarrese contribuisce, forse, a restituire un piccolo tassello alla complessa cartografia gattopardiana e fornisce, forse, un piccolo apporto alla comprensione dei meccanismi compositivi che sono alla base dell’immaginario di questo grande autore » (p. 68). Autore del quale, nel terzo capitolo, vengono riprese e ripercorse le tracce lasciate proprio nel periodo da sfollato trascorso con la madre, la moglie e i cugini Piccolo a Ficarra, appunto per rimarcare la pregnanza esistenziale e la ricaduta letteraria di questi mesi di forzato esilio, ma anche per sottolineare l’importanza di una ricerca archeologico-letteraria che Mario Vargas Llosa, in un saggio intitolato Menzogna di principe. Giuseppe Tomasi di Lampedusa, dichiara necessaria non tanto per soddisfare le pulsioni narcisiste di eruditissimi ricercatori, quanto per « conoscere quanto Lampedusa ne ha fatto » (p. 84).
Pour citer cet article
Référence papier
Luca Bani, « Maria Antonietta Ferraloro, Tomasi di Lampedusa e i luoghi del « Gattopardo » », Transalpina, 18 | 2015, 234-236.
Référence électronique
Luca Bani, « Maria Antonietta Ferraloro, Tomasi di Lampedusa e i luoghi del « Gattopardo » », Transalpina [En ligne], 18 | 2015, mis en ligne le 17 décembre 2021, consulté le 14 septembre 2026. URL : http://journals.openedition.org/transalpina/1399 ; DOI : https://doi.org/10.4000/transalpina.1399
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