La città avventurosa : Bontempelli 1920-1921
Résumés
Pour Bontempelli, la ville moderne se caractérise par une « pression d’intérêts complexes », sans précédent dans l’histoire. Cette formule appartient à Arthur Machen, un auteur anglo-saxon de la fin du XIXe siècle et du début du XXe, qui réfléchit précisément sur cette problématique. En effet, l’idée de la « ville aventureuse » revient fréquemment au tournant du XIXe et du XXe siècles, par exemple dans le roman d’aventure et le roman policier (Conan Doyle) et plus tard chez les avant-gardistes. En vertu de ce phénomène inédit, de cette extrême concentration d’histoires et de potentialités – vitales et narratives – que la « ville aventureuse » contient, cette dernière constitue le lieu de manifestation idéal de l’étrange, des coïncidences merveilleuses et romanesques, et même du surnaturel. La métropole, incarnation parfaite de la modernité, devient, pour Bontempelli mais aussi pour d’autres écrivains de cette période (1890-1920), le lieu où se manifestent de manière privilégiée les coïncidences prodigieuses, les aventures merveilleuses, voire les événements surnaturels (bien que ceux-ci gardent, chez Bontempelli, un statut le plus souvent métaphorique, ou de torsion « surréelle » du « réel »). Cette étude se propose d’enquêter sur la spécificité de Bontempelli dans le domaine décrit, à partir de deux œuvres de l’après-guerre : La vita intensa. Romanzo dei romanzi (1920) et La vita operosa. Nuovi racconti d’avventure (1921).
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Una pressione d’interessi complessi
- 1 R. Caillois, Obliques, Parigi, Stock, 1975, p. 15 (Obliques è qui preceduto da Images, images…) ; c (...)
- 2 A. Machen, I tre impostori, D. Trotter (a cura di), Roma, Fanucci, 2004, p. 131.
- 3 Ibid.
1C’è un testo della letteratura inglese di fine secolo, meno noto di quanto meriterebbe, che come pochi ci aiuta a capire l’impatto della modernità sulla letteratura, e in particolare su quella branca della letteratura che si occupa specificamente di rappresentare – come direbbe Roger Caillois – « l’Impossibile, che sopraggiunge all’improvviso in un mondo da cui l’impossibile è bandito per definizione »1 : vale a dire il fantastico. Alludiamo a The Three Impostors (1895) di Arthur Machen, una sorta di Decameron fantastico, in cui innumerevoli storie avventurose, prodigiose e orride si intrecciano sullo sfondo di una Londra da Mille e una notte. Machen era probabilmente un entusiasta del mondo moderno, più esattamente delle possibilità che esso schiudeva allo scrittore, almeno se è lecito attribuirgli una parte dell’entusiasmo manifestato da uno dei suoi personaggi (nonché, appunto, suo alter ego) : il signor Dyson. Quest’ultimo, nel capitolo teorico intitolato « The Decorative Imagination », afferma, con enfasi comunicativa : « davanti a noi si spiega il più grande spettacolo che il mondo abbia mai veduto : il mistero delle strade innumerevoli, le strane avventure che debbono nascere infallibilmente da una pressione d’interessi così complessi »2. La modernità è caratterizzata da una concentrazione inaudita di virtualità vitali, e dunque narrative ; Londra, prima grande metropoli moderna, diventa per ciò stesso il luogo ideale di manifestazione dell’Avventura, intesa, per così dire, come virtualità narrativa allo stato puro. Negli scritti di Machen – oltre ai Three Impostors, va ricordato almeno The Great God Pan (1894) – Londra è la città del possibile e dunque dello strano, del meraviglioso, delle coincidenze improbabili ; la Bagdad del mondo moderno, come lo scrittore non si stanca di ripetere : « direi che chi si è fermato per le vie di un sobborgo [londinese] e le ha viste estendersi intorno a sé, lucide, vuote, e desolate a mezzogiorno, non ha vissuto invano. È una vista in realtà più affascinante dei panorami di Bagdad o del Cairo »3.
- 4 H. de Balzac, Ferragus, in La Comédie humaine, P.-G. Castex (a cura di), Parigi, Gallimard, 1976-19 (...)
- 5 A. Conan Doyle, Cinque semi d’arancio, in Tutto Sherlock Holmes, Roma, Newton Compton, 2002, p. 234
- 6 A. Conan Doyle, L’uomo dal labbro spaccato, in Tutto Sherlock Holmes, p. 249.
- 7 A. Conan Doyle, L’avventura del carbonchio azzurro, in Tutto Sherlock Holmes, p. 263.
- 8 Ibid.
- 9 Ibid., p. 263-264.
- 10 Così nel saggio « Kleine Geschichte der Photographie », del 1931 : « Ma non è forse vero che ogni p (...)
2Quel che Machen vede con penetrazione a fine secolo, era stato detto, naturalmente, da una parte illustre della letteratura ottocentesca. Bisognerebbe far qui i nomi che tutti conoscono, da Baudelaire, il Baudelaire benjaminiano, a Balzac, almeno quello di Ferragus (1834), che definisce Parigi, con una notissima formulazione, « la città dai centomila romanzi »4. Parigi e Londra, più tardi le altre grandi metropoli europee, da Berlino a San Pietroburgo, diventano nell’Ottocento una riserva di caccia per il flâneur, che è precisamente un esploratore del prodigioso metropolitano, un raffinato cultore dell’Avventura moderna. Svariati generi e modi letterari, non solo il fantastico, danno spazio a questa figura tipicamente moderna : pensiamo per esempio al romanzo poliziesco, quale viene praticato da uno dei suoi inventori, Arthur Conan Doyle. Chi è Sherlock Holmes, se non un sosia di Dyson, o di certi personaggi dickensiani e stevensoniani, uno che si aggira perennemente « nel cuore della grande Londra »5 in cerca di avventura ? Watson, detective dilettante, osserva e registra « quelle strane avventure che costituiscono la sua [di Holmes] normale esistenza »6 ; lo stesso Sherlock Holmes, personaggio teorico al pari di Dyson, spiega perché Londra sia così ricca di casi criminosi e insoliti : « quando quattro milioni di esseri umani si prendono a spintoni in uno spazio di poche miglia quadrate »7 è inevitabile che fioriscano i « bizzarri incidenti »8. Dalla pressione d’interessi complessi di cui parla Machen scaturisce, anche per Conan Doyle, la materia prodigiosa del narrare : « Fra le azioni e le reazioni di questo formicaio umano è naturale aspettarsi che si verifichi ogni possibile combinazione di eventi e che sorgano una miriade di piccoli problemi bizzarri e insoliti, […] [che possono anche non] essere criminosi »9. Walter Benjamin rivela, in un passo suggestivo, la parentela tra il fotografo e il detective10 ; quest’ultimo, possiamo aggiungere, rappresenta a sua volta una variante del flâneur : tutti e tre stanno in agguato per cogliere il prodigio della vita moderna.
Le avanguardie e lo straordinario della realtà
- 11 U. Boccioni, « Fondamento plastico della pittura e scultura futuriste », Lacerba, no 65, 15 marzo 1 (...)
- 12 F. T. Marinetti, « Distruzione della sintassi. Immaginazione senza fili. Parole in libertà », in Te (...)
3Dalla letteratura ottocentesca, il topos della « città avventurosa » trapassa nel nuovo secolo : esso costituisce un sottofondo continuo della grande esperienza avanguardistica europea. Le avanguardie combinano l’idea fondamentale della metropoli come concentrato di virtualità con la scoperta che la tecnologia è una sorgente inesauribile di prodigi ; e collegano entrambe con la persuasione che si dia uno « straordinario della realtà » : la città moderna, tecnologica e futuribile, trasformerebbe precisamente ogni lacerto di « reale » in una scheggia di « straordinario ». Nel 1913 Umberto Boccioni scrive che l’ideale artistico « vive di puri elementi plastici ed è illuminato dall’intuizione di una ultrasensibilità sorta con le nuovissime condizioni di vita createci dalle scoperte scientifiche, dalla rapidità della vita moderna e dalla simultaneità di forze e di stati d’animo che ne risulta »11 ; nello stesso anno, nel saggio più importante di ciò che potremmo chiamare la stilistica futurista, vale a dire « Distruzione della sintassi. Immaginazione senza fili. Parole in libertà », Filippo Tommaso Marinetti decreta che il futurismo « si fonda sul completo rinnovamento della sensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche »12. E via elencando tali scoperte, con il consueto puntiglio :
- 13 Ibid., p. 65-66.
Coloro che usano oggi del telegrafo, del telefono e del grammofono, del treno, della bicicletta, della motocicletta, dell’automobile, del transatlantico, del dirigibile, dell’aeroplano, del cinematografo, del grande quotidiano (sintesi di una giornata del mondo) non pensano che queste diverse forme di comunicazione, di trasporto e d’informazione esercitano sulla loro psiche una decisiva influenza13.
- 14 G. Papini, « Perché son futurista », scritto programmatico del primo dicembre 1913, citato in S. Ci (...)
- 15 G. Papini, « Seconda prefazione. Ai Filosofi », in Strane storie, Palermo, Sellerio, 1992, p. 15.
- 16 Ibid.
- 17 Neppure Bontempelli rimase insensibile alle sirene futuriste, come mostra per esempio S. Cigliana ( (...)
- 18 G. Tellini, Il romanzo italiano dell’Ottocento e Novecento, Milano, Bruno Mondadori, 1998, p. 326. (...)
- 19 Come sostiene S. Cirillo, Nei dintorni del surrealismo. Da Alvaro a Zavattini : umoristi, balordi e (...)
4Anche Giovanni Papini, al momento della sua adesione temporanea al futurismo (1913-1914), formula un programma che comprende, fra l’altro, l’« accettazione completa della civiltà moderna, con tutte le sue meraviglie gigantesche, le sue fantastiche possibilità, e le sue tremende bellezze »14. Nei panni di narratore fantastico, inoltre, Papini afferma di voler capovolgere il modello del fantastico classico ; ma vediamo come : invece di condurre gli uomini « in mezzo a peripezie bizzarre, in mondi non mai veduti, in mezzo ad avvenimenti incredibili »15, intende porli « davanti ai fatti della loro vita ordinaria, quotidiana, comune [per far loro] scoprire […] tutto quello che c’è in essa di misterioso, di grottesco, di terribile »16. La realtà è dunque piena zeppa di prodigi, per lo meno quella realtà che è stata radicalmente cambiata dall’affermarsi della vita moderna, e purché si sappia osservare con criterio. Se l’iconoclastia e l’idolatria del nuovo che caratterizzano il futurismo17 – ma non solo : anche se in misura diversa, tutte le avanguardie sono neofile – costituiscono un terreno fertile per il fiorire di tali convinzioni, anche l’avanguardia filosofico-letteraria di Papini, una mescolanza di pragmatismo, vitalismo, occultismo, lo è ; e certo anche il surrealismo, quando teorizza l’osmosi tra le sfere del meraviglioso e del reale. Il surrealismo francese, ma pure quello « italiano » : non è indispensabile entrare nella querelle terminologica, infatti, per osservare come, in un’opera quale Ascolto il tuo cuore, città (1944) di Savinio, « Milano acquist[i] ruolo di protagonista, “personaggio umano e insieme metafisico” », come scrive – citando lo stesso Savinio – Gino Tellini18. Questa linea ha propaggini anche di carattere cinematografico : basterà, ad attestarlo, il nome di Cesare Zavattini, la cui teoria dello « straordinario della realtà », che come è noto ha influenzato in profondità tutto il neorealismo a cominciare dalla triade Rossellini-De Sica-Visconti, potrebbe essere, dopo tutto, un retaggio surrealista19.
Milano, città della Vita Intensa e Operosa
- 20 Entrambi questi testi saranno citati dalla più recente delle due raccolte bontempelliane : cfr. M. (...)
- 21 Fontanella applica il termine a Palazzeschi : cfr. L. Fontanella, « Protosurrealismo di Palazzeschi (...)
- 22 O. Guidi, Sul fantastico e dintorni. Saggi sulla letteratura italiana del Novecento : Palazzeschi, (...)
5Insomma : a partire da alcuni grandi modelli che mettono in scena il personaggio del flâneur, uno dei « miti » creati dalla letteratura dell’Ottocento, il topos della « città avventurosa » attraversa la letteratura fin-de-siècle, per saldarsi con la poetica avanguardistica dello « straordinario della realtà ». E a questo punto ci imbattiamo nella sua prima attestazione significativa in ambito italiano : l’opera di Massimo Bontempelli. Considereremo soprattutto i testi dell’immediato dopoguerra, due in particolare : La vita intensa. Romanzo dei romanzi (1920) e La vita operosa. Avventure del ’19 a Milano (1921)20. Indubbiamente, Bontempelli non è ignaro dei precedenti su cui ci siamo soffermati ; basterà pensare a certe affinità, già sottolineate dalla critica, con il futurismo da una parte, con l’esperienza surrealista dall’altra : anche se si tratterebbe, per Bontempelli, di surrealismo ante litteram, o forse, per utilizzare una categoria di Luigi Fontanella, di « protosurrealismo »21. Il narratore dei due « romanzi avventurosi » summenzionati richiama infatti il flâneur surrealista (ma potremmo tranquillamente dire avanguardistico) : « lo scrittore lombardo che nel dopoguerra vaga nella città di Milano, in La vita operosa, non ha tutta l’aria del flâneur surrealista ? Anche lui, come Breton, non cerca nella città l’occasione, la beffarda casualità, l’esplicitarsi dell’evento ? »22. Eppure, Bontempelli possiede, nell’ambito che abbiamo evocato, un profilo inconfondibile, che ci proponiamo di delineare.
- 23 M. Bontempelli, VI, p. 144.
- 24 M. Bontempelli, VO, p. 152.
- 25 Ibid., p. 195.
- 26 M. Bontempelli, VI, p. 17.
- 27 Ibid.
- 28 Ibid.
- 29 M. Bontempelli, VO, p. 240.
- 30 Inquietante è ad esempio il telefono : basterà dire che La vita intensa si chiude con la misteriosa (...)
- 31 Sulla nozione di cronotopo, si veda in particolare M. Bachtin, « Le forme del tempo e del cronotopo (...)
- 32 M. Bontempelli, VO, p. 193.
- 33 M. Bontempelli, VI, p. 113.
- 34 M. Bontempelli, VO, p. 263.
- 35 Cf. ibid. Questa sezione del cap. VIII, intitolata appunto « Telefonico », merita di essere accosta (...)
- 36 M. Bontempelli, VO, p. 200.
6Sia La vita intensa che La vita operosa rappresentano la stessa situazione fondamentale : negli anni immediatamente successivi al conflitto mondiale, un io narrante – prossimo all’io storico dello scrittore – ritorna dalla guerra e si stabilisce a Milano. Qui va incontro a una serie di « avventure », che nel secondo romanzo appaiono più specificamente legate alla sua decisione di abbandonare le lettere per darsi agli affari, seguendo così il movimento dell’epoca. Dove farlo meglio che a Milano, per l’appunto, « città di Vita Intensa » nel primo romanzo23, « città di vita operosa » nel secondo24 ? Dove, se non in mezzo alla « folla sonora onde Milano trae l’incitamento perenne al lavoro e all’ebbrezza, alla Vita Intensa e alla Vita Operosa »25 ? Mentre ricostruisce le varie imprese del suo narratore, Bontempelli chiarisce, con spirito euforico certo non scevro da ironia, che cosa si debba intendere con l’espressione « mondo moderno »26. Quest’ultimo è costituito da fondamenti per così dire materiali e spirituali. Fra i primi, figurano le novità tecnologiche, per esempio quelle che vengono menzionate nel « Caso di forza maggiore », secondo « romanzo » della Vita intensa : « il tranvai […] la penna stilografica […] il cinematografo […] l’accendisigari automatico […] il motore a scoppio »27 ; veri e propri emblemi « di natura materiale »28, alcuni dei quali ritornano, non a caso, nella Vita operosa, nel discorso del medievista che confessa di detestare la modernità : « Odio il telefono, il motore a scoppio, i versi liberi, la Camera del Lavoro, il microscopio, il frac e il Parlamento »29. Nuove, strane, e anche un po’ inquietanti30, le scoperte tecnologiche hanno prodotto, per usare la terminologia di Michail Bachtin, nuovi « cronotopi » narrativi, configurazioni romanzesche di spazio-tempo che assumono funzione generica (nella fattispecie, il genere che esse designano è quello del « romanzo avventuroso », nella particolare accezione bontempelliana)31. Ecco allora la piattaforma del tranvai definita addirittura la « glandola pineale della vita odierna »32, in cui risiede l’anima della modernità proprio come nella ghiandola pineale aveva sede, secondo Descartes, l’anima dell’uomo ; o la stazione ferroviaria, da cui l’« urlato inno della vita intensa degli uomini [si innalza] verso lo stellato cadente d’agosto »33 ; o il telefono, nelle cui « viscere »34 misteriosamente animate si annidano fragori e silenzi significativi e un po’ inquietanti35 ; o lo skyline aggettante di cemento armato dei quartieri periferici : secondo il narratore della Vita operosa, in fatto di urbanistica l’ultima parola della modernità sarebbe « [u]na via costruita […] tutta di grattacieli, di grandi grattacieli, di grattacieli di cemento armato »36.
- 37 Ibid., p. 193.
- 38 Cfr. ibid., p. 263.
- 39 Cfr. M. Bontempelli, VI, p. 17.
- 40 Ibid., p. 53.
- 41 Ibid., p. 121.
- 42 M. Bontempelli, VO, p. 258.
7Ognuno di questi inediti « cronotopi » del moderno produce le avventure, proprio come facevano, nel romanzo d’avventure classico, il motivo cronotopico dell’incontro e quello della strada ; così, ad esempio, l’avventura di Belloveso comincia sulla piattaforma d’un tranvai di Milano, mentre « il tranvai continu[a] la sua rotolante corsa per le rette e le curve della Città Operosa »37, e quella del « Dàimone nell’anticamera »38 scaturisce da un’enigmatica telefonata di prima mattina, foriera di rendez-vous inaspettati e comunicazioni ignote ma pressanti. Oltre agli oggetti materiali, i due testi bontempelliani stilano un catalogo completo delle basi spirituali della vita moderna : l’appuntamento39 ; il fumo nel suo significato simbolico, ovvero quell’« espressione di vibratile inquietudine che lo spirito moderno ha compendiata e sublimata nell’uso della sigaretta »40 ; il gioco del poker, che, sottolinea il narratore, non poteva mancare « nella galleria della Vita Intensa moderna »41 ; l’« ansia verso la velocità – soppressione del tempo e della lontananza – che è il carattere più vistoso dell’epoca »42 ; e via di seguito.
- 43 M. Bontempelli, VI, p. 103.
8La distinzione qui introdotta è di comodo, per la ragione sufficiente che tecnologia e costume, materia e spirito si compenetrano, confluendo in quella sostanza avventurosa che viene designata, oltreché dai titoli-slogan dei due romanzi, come l’« eccitante vita di Milano »43, o l’insopprimibile volontà dell’uomo :
- 44 M. Bontempelli, VO, p. 156.
La Volontà di vivere gridava dalle ruote delle carrozze e dalle campanelle dei tranvai. La commentavano gli strilloni dei giornali e i banditori davanti alle porte dei cinematografi. […] Ogni tanto mi fermavo estatico tra gli urli della folla e stentavo a frenare nel petto il grido della mia ammirazione per l’uomo44.
- 45 M. Bontempelli, VI, p. 103.
- 46 Ibid., p. 105.
- 47 Ibid.
- 48 M. Bontempelli, VO, p. 277.
- 49 Ibid., p. 211.
9Qui, davvero, Bontempelli sembrerebbe prossimo a Machen e a Conan Doyle, con la loro esaltazione del prodigioso moderno, della pressione d’interessi complessi che, in sé e per sé, giustifica la vita umana (ricordiamo l’entusiasmo del signor Dyson : non è vissuto invano chi ha contemplato la Grande Londra). Ma non va dimenticato, fin d’ora, l’elemento ironico che contraddistingue lo scrittore comasco. I panegirici bontempelliani del moderno sono pronunciati con un’inflessione parodica, come quando, nel mirabile settimo « romanzo » della Vita intensa (« Mio zio non era futurista »), Bontempelli decostruisce i topoi della retorica futurista della città avventurosa, presentandoli esplicitamente come tali : « per le finestre aperte corso Venezia mandava in su tutta l’anima della vita grande di Milano : stridori voluttuosamente intricati di tranvai, camion, automobili, motociclette, strilloni »45. E tuttavia, non è possibile neppure ridurre ogni cosa a un’amabile presa in giro : c’è anche un pizzico d’adesione, in quell’identificare i « più propiz[i] […] ambienti poetificatorii »46 in « piazza del Duomo » o in « una grande stazione ferroviaria »47, sempre secondo una topica messa in auge dai futuristi. Come mostra il « Capitolo nono e ultimo. Consolazione della filosofia » nella Vita operosa48, Bontempelli non crede davvero che la vita moderna sia superiore alla letteratura, o che Milano sia « la capitale morale d’Italia, [soltanto] perché è la citta italiana in cui più rapidamente si compera e si rivende »49 ; ma crede, in compenso, che la vita moderna sia una potente fonte d’ispirazione per la letteratura, e che la Città Operosa sia, almeno, la capitale avventurosa – cioè narrativa – d’Italia. In questo senso va inteso l’elemento euforico ricorrente nelle sue rappresentazioni del moderno.
Milano « città avventurosa »
- 50 M. Bontempelli, VI, p. 7.
- 51 L. Lugnani, « Per una delimitazione del “genere” », in R. Ceserani et alii, La narrazione fantastic (...)
10Nel crogiuolo della vita moderna che è Milano fiorisce dunque, a ogni passo, l’Avventura : nei due romanzi del 1920 e 1921 si accumulano le coincidenze romanzesche, le combinazioni prodigiose, le avventure meravigliose, o addirittura gli eventi soprannaturali (anche se questi ultimi rimangono spesso allo statuto di metafora, o di semplice torsione “surreale” del “reale”). Bontempelli ne rende avvertito il lettore fin dalla soglia della Vita intensa, cioè la « Prefazione » del primo dei dieci romanzi, a sua volta eponimo del libro tutto : « Questa narrazione – la quale comprende tutte le avventure che mi sono occorse una mattina, tra le 12 e le 12,30, andando da via San Paolo alla Galleria – potrà sembrare troppo complicata a quanti sono capaci di andare da casa alla trattoria senza incontrare nulla che sia degno di essere raccontato »50. Redigere un elenco completo di tali « avventure », anche soltanto per La vita intensa, risulterebbe troppo lungo ; basterà menzionare quelle che più chiaramente si oppongono alla saggezza ragionevole del verosimile, e più nettamente lacerano ciò che Lucio Lugnani ha definito, in un saggio sul fantastico letterario, il « paradigma di realtà »51.
- 52 Cfr. M. Bontempelli, VI, p. 9, 11, 12. Un demone si trova ibid., p. 80, 83, e il Maligno a p. 121. (...)
- 53 M. Bontempelli, VI, p. 48. Il topos suddetto è attestato in qualche famoso testo ottocentesco di Di (...)
- 54 Cfr. A. Savinio, La casa ispirata, in Hermaphrodito e altri romanzi, A. Tinterri (a cura di), Milan (...)
- 55 Cfr. M. Bontempelli, VI, p. 91.
- 56 Cfr. ibid., p. 139.
- 57 M. Bontempelli, VO, p. 198. Alla pagina seguente, del resto, si ipotizza che questo misterioso pers (...)
- 58 Ibid., p. 231.
- 59 Ibid., p. 243.
- 60 Ibid., p. 268.
- 61 Cfr. ibid., p. 276.
- 62 Ibid., p. 279.
- 63 M. Bontempelli, « Da L’Avventura novecentista », in Realismo magico e altri scritti sull’arte, E. P (...)
11Nella Vita intensa compare a più riprese, nei panni di personaggio, il Diavolo, anche se si tratta di un tentatore assai poco letterale52 ; nel quarto dei romanzi che la compongono si apre una fortissima aberrazione temporale, che accoglie addirittura al suo interno il micro-romanzo medesimo nel suo complesso, secondo il topos fantastico dell’ora assurda (« Il dramma del 31 aprile ovvero Delitto e castigo »)53 ; il sesto romanzo presenta un finale narrativo surreale, che può ricordare quello della Casa ispirata di Savinio (uscita su rivista l’anno successivo alla Vita intensa)54 : il narratore di Bontempelli si spara alla tempia, muore, viene seppellito, prende moglie e si mette a fare il romanziere, senza incontrare, nel compiere successivamente tali azioni, soverchie difficoltà55 ; e non dimentichiamo che il testo bontempelliano annovera anche un incontro con il doppio, in una pagina che ricorda, stavolta, certo Papini56. Quanto alla Vita operosa, il collezionista di impossibilia farà tesoro delle occorrenze seguenti : la scena in cui il lodatore di Belloveso scompare « magicamente », come un fantasma, secondo un topos consolidato della ghost story ottocentesca57 ; l’apparizione del primo marito di donna Irene nel cap. VI, falso spettro costui, alla cui vista nondimeno il narratore sente il proprio volto « impallidire, i capelli drizzar[gl]isi tragicamente sul capo »58, secondo la sintomatologia del fantastico classico ; la voce che, gelando lo stesso narratore, esce dal « muro buio »59, all’inizio dell’episodio del ginnosofista ; nel cap. VIII, la « figura […] fatta d’ombra »60 del portinaio, che con la sua evanescenza fantasmatica da guardiano infernale prepara la terrificante sparizione del Dàimone, alla fine dello stesso episodio61. Registriamo inoltre la presenza, sempre nella Vita operosa, della « più stupefacente tra le invenzioni moderne »62 : quella del gabinetto « pantelestetico », in quel pezzo di bravura che è il cap. VII (questo micro-romanzo costituisce al tempo stesso un perfetto racconto fantastico sul tema tradizionale dello specchio magico, e uno degli incunaboli della fantascienza d’autore italiana). Da questo pur abbreviato elenco di prodigi, sembra di dover concludere che qualcosa di « sopra-naturale » – si pensi al significato originario della parola « surrealismo » – figuri anche in Bontempelli, il quale pure, negli scritti più tardi di teoria del realismo magico, sottolineerà l’origine tutta « reale » del proprio prodigioso : « Piuttosto che di fiaba, abbiamo sete di avventura. La vita più quotidiana e normale, vogliamo vederla come un avventuroso miracolo »63. Al di là del carattere « surreale » o « fantastico », o magari « (proto-)magico-realistico » degli eventi citati, però, il punto davvero interessante per noi è un altro : nessuna di queste avventure potrebbe presentarsi, poniamo, al passante di una tranquilla cittadina di provincia ; solo al flâneur della grande città moderna, intensa e operosa è concesso farsene testimone, viverle una per una e nel loro iperbolico assommarsi.
- 64 L. Baldacci, « Introduzione », in M. Bontempelli, Opere scelte, p. XXIV.
- 65 Si tratta della notissima definizione dantesca (D. Alighieri, Inferno, IV, v. 131).
- 66 M. Bontempelli, VI, p. 26.
- 67 M. Bontempelli, « Da L’Avventura novecentista », p. 17.
12Siamo, dunque, in linea con la tradizione del romanzo e dell’avanguardia europei che abbiamo tratteggiato precedentemente. Anche la teoria estetica, per così dire « immanente » ai due romanzi avventurosi del 1920-1921, rinvia a uno dei caratteri fondamentali dell’esperienza avanguardistica, compendiato da Luigi Baldacci quando scrive che per le avanguardie « il linguaggio e la realtà non hanno più rapporto tra loro »64. Coerentemente con questa posizione, Bontempelli conduce una divertita ma non per questo meno decisa polemica contro le categorie aristoteliche – in particolare quella già citata del verosimile – trattando il « maestro di color che sanno »65 alla stregua di un’auctoritas burlesca, sgangherata, irrisoria ; basterà ricordare uno degli incipit di capitolo della Vita intensa : « Aristotele, che dovrò talvolta citare, dice che quando uno è andato troppo avanti bisogna che torni un po’ indietro »66. Questo rifiuto del realismo e delle menzogne dell’aristotelismo caratterizzerà, più tardi, i manifesti del novecentismo, come ad esempio nell’emblematico passo che segue : « Tanti saluti ai bei comodi del realismo, alle truffe dell’impressionismo. […] Non sarà possibile combinar[e] […] alcun aristotelismo »67.
L’avventura dello scrivere
- 68 La delimitazione di questo concetto si deve, come è noto, a M. Riffaterre, « L’illusion référentiel (...)
- 69 M. Bontempelli, VI, rispettivamente p. 82, 90, 119, 129. Le apostrofi e i richiami al lettore scand (...)
- 70 Non si tratta di imitare quest’ultimo secondo i principi del verosimile, dirà più tardi lo scrittor (...)
13Ora, negli elementi di spiccata autocoscienza che siamo venuti via via sottolineando, e nella loro intima correlazione, risiede forse la singolarità di Bontempelli, il suo apporto alla storia che abbiamo cercato di ricostruire. Quell’intenzione parodica che la voce del narratore tradisce sovente, quei sali dell’ironia sparsi a piene mani, quelle strategie di rispecchiamento, quell’immancabile accento metaletterario del discorso narrativo, che riflette su se stesso nell’atto del proprio farsi, non li troviamo né nella tradizione ottocentesca del topos della « città avventurosa » né nelle sue attestazioni avanguardistiche (per lo meno non con la stessa frequenza e intensità). Sia nella Vita intensa che nella Vita operosa, la rivendicazione del carattere avventuroso – e non verosimile – dei mondi finzionali edificati dalla letteratura avviene attraverso un’incessante contestazione interna alla scrittura, che nessuno prima di Bontempelli aveva condotto con altrettanta feroce determinazione : Bontempelli rompe l’illusione referenziale68 con tutti i mezzi a sua disposizione, impedendo che il lettore – « intelligentissimo » o « innocente », « ingenuo », o magari « brutto » nella « sua volgare curiosità »69 – si adagi nel ritmo della storia, e finisca per concepirla come una riproduzione del mondo reale70. Nella messe di esempi che ogni lettore di Bontempelli troverà facilmente da sé, ne sceglieremo tre, prelevandoli da una zona circoscritta – una quindicina di pagine – della Vita intensa. Il primo è una scherzosa metalessi, che fa l’elogio della sobrietà di parola nell’attimo preciso in cui vi deroga :
- 71 M. Bontempelli, VI, p. 32.
(E qui prego di osservare le mie abilità di romanziere consumato. Un principiante vi avrebbe detto sùbito brutalmente che la signora Marta non era mai stata nel mio studio : io invece, con la precedente osservazione e con quelle parole buttate là come a caso « la prima volta che la si vede », vi ho fatto sentire senza parere, che per la prima volta la signora Marta veniva da me. Con questi accorgimenti si ottengono effetti più efficaci e si risparmiano molte parole.)71.
14Nel secondo esempio, il narratore spezza bruscamente il filo di una storia palpitante per ammannire al lettore una vera e propria lezioncina di narratologia :
- 72 Ibid., p. 35.
E qui ha luogo l’equivoco. (In ogni romanzo o dramma d’avventure che si rispetti deve a un certo punto aver luogo l’equivoco. Qualche volta esso è fondamentale, e ne deriva tutto l’intrigo del romanzo. Qualche altra volta invece è in sede secondaria, non è essenziale allo svolgimento del dramma o romanzo. Nel nostro caso si tratta di equivoco secondario e non essenziale.)72.
- 73 Ibid., p. 49.
15Infine, il terzo esempio, anch’esso profondamente antireferenziale, mostra come lo scrittore a caccia di coerenza per i suoi universi finzionali possa trovarne, talvolta, una maggior quantità in Tommaseo che in Aristotele : « Donne stridevano, fanciulli schiamazzavano, uomini esclamavano : tutta la massa umana, sommovendosi e pigiandosi verso la vetrata spalancata, gridava, conclamava, urlava, tumultuava, strepitava, chiassava, e nel Dizionario dei Sinonimi del Tommaseo non ne trovo altri »73. Forse potremmo dire, conclusivamente, che la « città avventurosa » di Bontempelli è anche una metafora stringente della grande avventura dello scrivere ; e certo, questa non è l’ultima fra le ragioni della sua attualità.
Notes
1 R. Caillois, Obliques, Parigi, Stock, 1975, p. 15 (Obliques è qui preceduto da Images, images…) ; citazione tradotta dall’autore.
2 A. Machen, I tre impostori, D. Trotter (a cura di), Roma, Fanucci, 2004, p. 131.
3 Ibid.
4 H. de Balzac, Ferragus, in La Comédie humaine, P.-G. Castex (a cura di), Parigi, Gallimard, 1976-1981, vol. V, p. 795.
5 A. Conan Doyle, Cinque semi d’arancio, in Tutto Sherlock Holmes, Roma, Newton Compton, 2002, p. 234.
6 A. Conan Doyle, L’uomo dal labbro spaccato, in Tutto Sherlock Holmes, p. 249.
7 A. Conan Doyle, L’avventura del carbonchio azzurro, in Tutto Sherlock Holmes, p. 263.
8 Ibid.
9 Ibid., p. 263-264.
10 Così nel saggio « Kleine Geschichte der Photographie », del 1931 : « Ma non è forse vero che ogni punto delle nostre città è il luogo di un delitto ? Che ogni passante è un delinquente ? E il fotografo […], con le sue immagini, non è forse chiamato a rivelare la colpa e indicare il colpevole ? » (W. Benjamin, « Piccola storia della fotografia », in L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Torino, Einaudi, 1991, p. 177).
11 U. Boccioni, « Fondamento plastico della pittura e scultura futuriste », Lacerba, no 65, 15 marzo 1913, poi in Pittura Scultura futurista, Firenze, Vallecchi, 1977, p. 70.
12 F. T. Marinetti, « Distruzione della sintassi. Immaginazione senza fili. Parole in libertà », in Teoria e invenzione futurista, L. De Maria (a cura di), Milano, Mondadori, 2001, p. 65.
13 Ibid., p. 65-66.
14 G. Papini, « Perché son futurista », scritto programmatico del primo dicembre 1913, citato in S. Cigliana, Futurismo esoterico. Contributi per una storia dell’irrazionalismo italiano tra Otto e Novecento, Napoli, Liguori, 2002, p. 210.
15 G. Papini, « Seconda prefazione. Ai Filosofi », in Strane storie, Palermo, Sellerio, 1992, p. 15.
16 Ibid.
17 Neppure Bontempelli rimase insensibile alle sirene futuriste, come mostra per esempio S. Cigliana (cf. Futurismo esoterico…, p. 267-268). Per la studiosa, anzi, le due opere che costituiscono il nostro corpus, La vita intensa e La vita operosa, sarebbero « avventure giocose e futuristicamente “savie” » (ibid., p. 267).
18 G. Tellini, Il romanzo italiano dell’Ottocento e Novecento, Milano, Bruno Mondadori, 1998, p. 326. Ascolto il tuo cuore, città è forse, nella letteratura italiana fra gli anni Venti e Quaranta, il testo più prossimo a quelli bontempelliani di cui ci occupiamo in questa sede.
19 Come sostiene S. Cirillo, Nei dintorni del surrealismo. Da Alvaro a Zavattini : umoristi, balordi e sognatori nella letteratura italiana del Novecento, Roma, Editori Riuniti, 2006, in particolare p. 184-187.
20 Entrambi questi testi saranno citati dalla più recente delle due raccolte bontempelliane : cfr. M. Bontempelli, La vita intensa. Romanzo dei romanzi e La vita operosa. Avventure del ’19 a Milano, in Opere scelte, L. Baldacci (a cura di), Milano, Mondadori (I Meridiani), 1978. Sigle utilizzate, rispettivamente VI e VO.
21 Fontanella applica il termine a Palazzeschi : cfr. L. Fontanella, « Protosurrealismo di Palazzeschi. Il codice di Perelà », Otto / Novecento, a. VI, no 5, settembre-ottobre 1982, p. 203-211.
22 O. Guidi, Sul fantastico e dintorni. Saggi sulla letteratura italiana del Novecento : Palazzeschi, Svevo, Landolfi, Moravia, Pasolini, Levi, Calvino, Perugia, Guerra, 2003, p. 18.
23 M. Bontempelli, VI, p. 144.
24 M. Bontempelli, VO, p. 152.
25 Ibid., p. 195.
26 M. Bontempelli, VI, p. 17.
27 Ibid.
28 Ibid.
29 M. Bontempelli, VO, p. 240.
30 Inquietante è ad esempio il telefono : basterà dire che La vita intensa si chiude con la misteriosa telefonata della Zolfanelli (cfr. M. Bontempelli, VI, p. 145-146), personaggio-nome rapidamente evocato nel primo dei dieci romanzi come l’incarnazione dell’« inimmaginabile », o la « violazione mostruosa d’una legge naturale » (ibid., p. 13-14). Sulla tecnologia inquietante nel fantastico otto-novecentesco, cf. S. Lazzarin, Fantasmi antichi e moderni. Tecnologia e perturbante in Buzzati e nella letteratura fantastica otto-novecentesca, Pisa – Roma, Fabrizio Serra Editore, 2008.
31 Sulla nozione di cronotopo, si veda in particolare M. Bachtin, « Le forme del tempo e del cronotopo nel romanzo. Saggi di poetica storica », in Estetica e romanzo, C. Strada Janovic (a cura di), Torino, Einaudi, 1979, p. 231-405.
32 M. Bontempelli, VO, p. 193.
33 M. Bontempelli, VI, p. 113.
34 M. Bontempelli, VO, p. 263.
35 Cf. ibid. Questa sezione del cap. VIII, intitolata appunto « Telefonico », merita di essere accostata alle famose pagine di Proust sulla forza perturbante dell’oggetto-telefono, ponte gettato « nella notte piena di apparizioni sulla quale le nostre orecchie soltanto si aprono », messaggero di quelle « profondità dalle quali non si può risalire » (M. Proust, Le côté de Guermantes, Parigi, Gallimard, 1988, vol. I, p. 126). Citazioni tradotte dall’autore.
36 M. Bontempelli, VO, p. 200.
37 Ibid., p. 193.
38 Cfr. ibid., p. 263.
39 Cfr. M. Bontempelli, VI, p. 17.
40 Ibid., p. 53.
41 Ibid., p. 121.
42 M. Bontempelli, VO, p. 258.
43 M. Bontempelli, VI, p. 103.
44 M. Bontempelli, VO, p. 156.
45 M. Bontempelli, VI, p. 103.
46 Ibid., p. 105.
47 Ibid.
48 M. Bontempelli, VO, p. 277.
49 Ibid., p. 211.
50 M. Bontempelli, VI, p. 7.
51 L. Lugnani, « Per una delimitazione del “genere” », in R. Ceserani et alii, La narrazione fantastica, Pisa, Nistri-Lischi, 1983, p. 37-73, e in particolare la definizione sintetica che si legge a p. 54.
52 Cfr. M. Bontempelli, VI, p. 9, 11, 12. Un demone si trova ibid., p. 80, 83, e il Maligno a p. 121. Nella Vita operosa, oltre al Dàimone personale che accompagna sempre il narratore, segnaliamo una presenza dell’« Antico Avversario » (cfr. M. Bontempelli, VO, p. 264) e un paio di apparizioni del Destino personificato (cfr. ibid., p. 178, 183).
53 M. Bontempelli, VI, p. 48. Il topos suddetto è attestato in qualche famoso testo ottocentesco di Dickens e Gogol’, e nel Novecento italiano, in Landolfi e Buzzati.
54 Cfr. A. Savinio, La casa ispirata, in Hermaphrodito e altri romanzi, A. Tinterri (a cura di), Milano, Adelphi, 1995, p. 350.
55 Cfr. M. Bontempelli, VI, p. 91.
56 Cfr. ibid., p. 139.
57 M. Bontempelli, VO, p. 198. Alla pagina seguente, del resto, si ipotizza che questo misterioso personaggio sia « una incarnazione dell’Antico Maligno, che s’era messo vaste scarpe quadrate per nascondere gli zoccoli » (ibid., p. 199).
58 Ibid., p. 231.
59 Ibid., p. 243.
60 Ibid., p. 268.
61 Cfr. ibid., p. 276.
62 Ibid., p. 279.
63 M. Bontempelli, « Da L’Avventura novecentista », in Realismo magico e altri scritti sull’arte, E. Pontiggia (a cura di), Milano, Abscondita, 2006, p. 16. Per la precisione, il testo citato (« Giustificazione ») uscì per la prima volta nel settembre del 1926.
64 L. Baldacci, « Introduzione », in M. Bontempelli, Opere scelte, p. XXIV.
65 Si tratta della notissima definizione dantesca (D. Alighieri, Inferno, IV, v. 131).
66 M. Bontempelli, VI, p. 26.
67 M. Bontempelli, « Da L’Avventura novecentista », p. 17.
68 La delimitazione di questo concetto si deve, come è noto, a M. Riffaterre, « L’illusion référentielle », in Littérature et réalité, G. Genette, T. Todorov (a cura di), Parigi, Seuil, 1982, p. 91-118.
69 M. Bontempelli, VI, rispettivamente p. 82, 90, 119, 129. Le apostrofi e i richiami al lettore scandiscono la trama della Vita intensa : cfr. ibid., p. 49, 67, 81, 97, 119-120, 129-131, e così via.
70 Non si tratta di imitare quest’ultimo secondo i principi del verosimile, dirà più tardi lo scrittore, bensì di edificare mondi esterni all’uomo e dotati di una propria coerenza, capaci, come tali, di influenzare il reale medesimo : « L’importante è creare oggetti, da collocare fuori di noi, bene staccati da noi ; e con essi modificare il mondo » (M. Bontempelli, « Da L’Avventura novecentista », p. 22).
71 M. Bontempelli, VI, p. 32.
72 Ibid., p. 35.
73 Ibid., p. 49.
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Référence papier
Stefano Lazzarin, « La città avventurosa : Bontempelli 1920-1921 », Transalpina, 11 | 2008, 87-100.
Référence électronique
Stefano Lazzarin, « La città avventurosa : Bontempelli 1920-1921 », Transalpina [En ligne], 11 | 2008, mis en ligne le 10 mai 2022, consulté le 11 septembre 2026. URL : http://journals.openedition.org/transalpina/2930 ; DOI : https://doi.org/10.4000/transalpina.2930
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