1Nel 2016 Viva il latino di Nicola Gardini si rivelò un autentico caso editoriale. L’autore (1965-), docente a Oxford, poeta e scrittore, partiva da una domanda banale, ma che risuonava sempre più spesso nelle scuole e nelle famiglie italiane : “A che serve il latino ?”. In fondo, è la domanda che ormai, sempre più spesso, i docenti e gli studiosi di questa lingua, della sua storia e della letteratura latina si sentono rivolgere, quasi che il latino sia ornai una rovina ingombrante, da spazzare via al più presto dai programmi scolastici per svecchiarli. Per questo il volume di Gardini ha un sottotitolo volutamente provocatorio : Storie e bellezza di una lingua inutile. Il titolo del saggio riecheggiava quello di un altro caso editoriale di poco precedente : L’utilità dell’inutile. Manifesto, di Nuccio Ordine1. L’autore (1958-2023), storico della letteratura e docente di Letteratura Italiana presso l’Università della Calabria, nel volume difendeva gli studi umanistici, letterari e filosofici, sostenendo che nemmeno in tempo di crisi economica si possa affermare l’utilità solo di quel che porta profitto materiale. Nuccio Ordine, infatti, sottolineava come il culto dell’utilità (o, per meglio dire, dell’utilitarismo) finisca per inaridire lo spirito, mettendo in crisi l’arte e la creatività, e, alla lunga, cozzi anche con alcuni valori basilari per l’essere umano, quali la dignità della persona e il rispetto della verità.
- 2 Gardini 2017 e Gardini 2018 ; ma cf. anche Gardini 2021, centrato sull’idea di Rinascimento e i suo (...)
- 3 Rispettivamente : Legge 133/2008 (Decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, Disposizioni urgenti per lo (...)
2Viva il latino di Gardini divenne un best seller, anzi, un long seller, e fu seguito da altre opere di analoga ispirazione dello stesso autore : Con Ovidio. La felicità di leggere un classico e Le dieci parole latine che raccontano il nostro mondo2. I volumi di Gardini si innestavano in un tessuto culturale che avvertiva una sempre maggiore “fame di classico” (anche e soprattutto al di fuori della scuola, spesso per un pubblico adulto), e la “fame di latino”. Inoltre – elemento significativo – ciò avveniva dopo il ridimensionamento delle ore dedicate all’insegnamento del latino determinato dalla Riforma della Scuola Secondaria di II Grado, detta Riforma Gelmini : con tale nome si identificano i provvedimenti scolastici a cura dell’allora Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Mariastella Gelmini (Governo Berlusconi IV, 2008-2011), iniziati con la legge 133/2008 e proseguiti con la legge 169/2008, miranti a riformare il sistema scolastico italiano. La riforma è entrata in atto il 1° settembre 2009 per la Scuola Primaria e Secondaria di I Grado, e 1º settembre 20103 per la scuola Secondaria di II Grado.
3Molte erano le novità, in tutti i gradi dell’istruzione : nella Secondaria di II Grado, esse riguardavano la limitazione del numero dei licei, ridotti a otto (classico, scientifico tradizionale, delle scienze applicate, linguistico, delle scienze umane, artistico, musicale e coreutico). Il liceo sociopsicopedagogico veniva sostituito dal liceo delle scienze umane, nelle sue due versioni : tradizionale e con curvatura economico-sociale (quest’ultima senza latino). Il riordino era dovuto anche a necessità di chiarezza e semplificazione dopo anni di proliferazione di sperimentazioni : dal 2010, invece, gli indirizzi e le sperimentazioni delle Secondarie di II Grado venivano ridotte da più di 750 a 20. Anche gli istituti tecnici venivano riformati per meglio soddisfare le esigenze del mondo del lavoro. L'insegnamento dell’inglese diventava obbligatorio per tutto il quinquennio (come in realtà, però, già avveniva nella maggioranza degli istituti, dato l’alto numero delle sperimentazioni in vigore), ed era potenziato l'insegnamento delle materie scientifiche. La riduzione delle sperimentazioni comportava anche la riduzione del monteore settimanale, uniformato per i licei a 27 ore nel biennio e 30 nel triennio. Nel biennio scompariva la distinzione fra storia e geografia (comportanti normalmente 2 + 2 ore di insegnamento settimanale) e nasceva la disciplina denominata “geostoria”, per 3 ore settimanali. La riduzione oraria, per quanto riguardava l’insegnamento del latino si connotava così :
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Liceo classico: invariato il numero delle ore dedicate allo studio del latino (5 settimanali nel biennio e 4 nel triennio) e del Greco (4 settimanali nel biennio e 3 nel triennio).
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Liceo linguistico: il latino viene studiato solo al biennio, con 12 ore in meno nel quadro orario settimanale di un quinquennio.
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Liceo scientifico: il latino viene studiato sia al biennio che al triennio, con 5 ore in meno nel quadro settimanale di un quinquennio.
- 4 Cf. Piani di Studio 2011.
4La situazione, se rapportata al periodo precedente alla Riforma della Scuola Secondaria di II Grado (con le ore settimanali dedicate alla materia fra parentesi) è la seguente4 :
Ripartizione delle ore di latino e greco
- 5 Lo studio del latino non è previsto nemmeno nel Liceo sportivo che si configura come sezione a indi (...)
5L’insegnamento del latino viene ridotto da 4 e da 5 ore settimanali a 3 ore alla settimana in tutto il biennio del liceo scientifico ; anche nelle classi del triennio sono previste 3 ore settimanali (di contro alle 4 previste in precedenza per le classi terze e quarte) ; nel quadro orario settimanale del triennio del liceo linguistico il latino scompare del tutto ; nel liceo delle scienze umane è previsto per 3 ore nel biennio e per 2 nel triennio, mentre non è previsto nel liceo delle scienze applicate, artistico, musicale e coreutico, economico-sociale5.
- 6 Cf. la cosiddetta Riforma Brocca : il Progetto Brocca prende il nome dal sottosegretario alla Pubbl (...)
- 7 Di Stefano 2008.
- 8 http://www.treellle.org/files/lll/QA1.pdf
- 9 Berlinguer, Bernardini, Bettini, De Mauro, Drago & Gamberale 2008.
6Tali provvedimenti si collocavano in una temperie in cui il quadro orario liceale, e l’insegnamento delle lingue classiche, e del latino in particolare, che veniva sentito, dalla Riforma Gentile (1923) in poi, come elemento caratterizzante se non portante del percorso liceale, era da tempo oggetto di profonde riflessioni, dal punto di vista della didattica6 come anche nella società civile e sugli organi di stampa. Nell’aprile del 2008, sul più letto quotidiano italiano, Il Corriere della Sera, apparve per esempio un articolo che rifletteva sul peso del latino nella Secondaria di II Grado7, nell’imminenza della presentazione, prevista per il 7 maggio 2008, del volume : Latino perché ? Latino per chi ? Confronti internazionali per un dibattito8. La discussione, nata sulle pagine di Questioni aperte, rivista organo dell’associazione TreeeLLe. Per una società dell’apprendimento continuo, toccava vari aspetti dell’insegnamento del latino, con interventi di Luigi Berlinguer, Tullio De Mauro, Maurizio Bettini, Leopoldo Gamberale, Rosario Drago e Carlo Bernardini9.
7L’articolo di Di Stefano si apriva con la domanda : « Sapete qual è al mondo il Paese che studia di più il latino ? ». La risposta era, ovviamente, l’Italia, dove, « non sempre, purtroppo, la quantità va di pari passo con la qualità ». In effetti, i numeri erano eloquenti : di tutta la popolazione della Secondaria di II Grado, costituita nel 2005 da 2 milioni e mezzo di studenti, oltre un milione (il 41 %), era impegnato nello studio del latino. Il confronto con un altro Paese di lingua neolatina come la Francia rivelava quello che l’autore definiva uno “scarto abissale”, in quanto la lingua di Cesare veniva studiata Oltralpe dal 19 % degli studenti delle scuole medie, ma la percentuale scendeva nettamente (anzi, il verbo scelto era “precipitava”) al 3 % nei licei, mentre in Italia il latino era uscito dall’offerta formativa delle Scuole Secondarie di I grado, eredi della Scuola Media Unica, nel 1978. Dal canto suo, la Germania, in cui, a seconda dei vari Länder, studiano latino dal 5 all’8 % degli studenti, si collocava molto più in basso, seguita da Gran Bretagna (1-2 %) e Stati Uniti (1,3 %).
- 10 Cf. per i riferimenti normativi : DPR n. 89/2010 ; D. M. n. 254 del 16 novembre 2012 ; per le Indic (...)
8Tornando all’insegnamento del latino in Italia, il netto mutamento in ordine al peso della disciplina nel quadro orario va di pari passo con la definizione delle finalità dello studio della materia, delle competenze da sviluppare e dei contenuti essenziali a seconda degli indirizzi di studio : si tratta delle cosiddette Indicazioni Nazionali (non si parla più di Programmi ministeriali). Esse, emanate nel 2010, sono la cornice di riferimento entro la quale gli istituti, nell’ambito dell’autonomia scolastica, possono modulare l’insegnamento della disciplina. Esse vengono seguite da un ulteriore documento presentato il 22 febbraio 2018 presso il MIUR10 : non una integrazione né una riscrittura con aggiunte delle Indicazioni Nazionali, ma una loro ricalibratura per fornire alle scuole idee e suggerimenti per la loro offerta formativa.
9Le Indicazioni Nazionali, molto snelle, prevedono prima la definizione di una cornice culturale che introduca ai diversi ordini di scuola ; poi, a una breve presentazione sul motivo di una data impostazione del curriculum scolastico, segue un Profilo dello Studente, inteso come punto di riferimento nella prassi scolastica ; le Indicazioni sono inoltre focalizzate sul concetto di competenza, in particolare sulle otto competenze-chiave per l’apprendimento permanente elencate nella Raccomandazione del Parlamento Europeo 2006/962 CE (che a sua volta raccoglie le indicazioni del Consiglio di Lisbona del 2000). Per l’insegnamento della Lingua e Cultura latina nel liceo classico, le Indicazioni raccomandano per il primo biennio (che perde il nome di “ginnasio”) l’acquisizione dei fondamenti della morfosintassi e del lessico, così da avere una « comprensione globale » dei testi, anche senza dizionario ; nel secondo biennio e nel quinto anno lo studente del classico dovrebbe consolidare le conoscenze linguistiche affinando la familiarità con le strutture sintattiche complesse, oltre che con le « varianti diacroniche della lingua » e le « specificità dei lessici settoriali ». Per la letteratura, si raccomanda la conoscenza, sia in traduzione che in latino, dei principali autori, con particolare attenzione alla traduzione dei testi poetici ; a « discrezione dell’insegnante », poi, è data la possibilità di proporre traduzioni da Plauto o dai Vangeli, quando non da Marziale e da autori tardoantichi. Per quanto concerne la conoscenza della letteratura, le Indicazioni Nazionali raccomandano di spaziare dalle origini sino agli autori tardoantichi, per documentare la varietà della letteratura latina e il suo apporto alla civiltà europea, senza dimenticare cenni alla « modalità di selezione e trasmissione del patrimonio latino ». Viene inoltre raccomandata al quarto anno la lettura in metrica di esametro e distico elegiaco e, al quinto anno, la lettura di almeno un saggio critico.
10Invece, per il liceo scientifico e delle scienze umane, che prevedono lo studio del latino per tutti e cinque gli anni, per quanto con un monteore inferiore a quello del classico, le Indicazioni Nazionali dispongono per il primo biennio l’acquisizione delle competenze linguistiche di base (lettura scorrevole ; morfologia di nome, aggettivo, pronome e verbo ; sintassi dei casi e del periodo nelle sue strutture essenziali ; lessico di base con particolare attenzione alle famiglie semantiche e alla formazione delle parole), e la comprensione e traduzione di testi d’autore, come Fedro e la Vulgata, corredati da note. Che il latino sia inteso in tali ordini di scuole anche come strumento di educazione linguistica emerge anche dalla raccomandazione di operare un « continuo confronto con la lingua italiana ». Nel secondo biennio, oltre al consolidamento delle conoscenze linguistiche, gli studenti del liceo scientifico e delle scienze umane dovrebbero familiarizzare con i principali generi letterari e con i maggiori autori dalle origini sino all’età augustea. Non è prescritta la lettura metrica, ma, in considerazione dell’indirizzo di studi non incentrato sullo studio del mondo classico, si raccomanda un continuo richiamo alla permanenza di elementi letterari della latinità nelle letterature italiane ed europee, oltre ad ampie letture in traduzione. Per il quinto anno, invece, le Indicazioni Nazionali raccomandano la conoscenza dei principali autori dall’età giulio-claudia al IV sec. d. C., anche se l’unico autore successivo ad Apuleio di cui si prescrive la conoscenza è Agostino.
11Per il liceo linguistico, invece, lo studio del latino è previsto, come si diceva, solo nel primo biennio, e secondo le Indicazioni Nazionali tali sono obiettivi e contenuti :
A livello morfologico, flessione del nome (almeno le prime tre declinazioni), dell’aggettivo, del verbo e del pronome ; a livello sintattico, funzioni del participio e ablativo assoluto, principali proposizioni subordinate, valori fondamentali delle congiunzioni cum e ut.11
12Ampio spazio va dedicato alla formazione delle parole e alla semantica, soprattutto in ottica contrastiva ; naturalmente, stante l’esiguo numero di ore dedicato alla materia, non sarà possibile leggere in lingua originale testi letterari : tuttavia, si raccomanda anche la « lettura di brani d’autore in traduzione con testo a fronte o corredati di note », non certo per conoscere approfonditamente la letteratura latina, ma per « orientarsi » (così dice il terzo punto delle Competenze) su aspetti della società e della cultura di Roma antica.
13In altre parole, le Indicazioni Nazionali delineano un quadro in cui, per usare le parole di Nicola Flocchini, « a ogni scuola il suo latino ». Nello specifico, volendo delineare le finalità per cui mantenere lo studio del latino nel percorso di studi liceali, e le tre grandi aree in cui articolare tale studio, così potremmo sintetizzare:
Perché continuare a mantenere lo studio del latino nel percorso liceale ? Abbandonato il mito del carattere ‘di per sé’ formativo del latino, la motivazione ‘forte’ che viene generalmente addotta oggi è la convinzione che tale studio permetta a un giovane italiano ed europeo di giungere alle radici della civiltà in cui vive e opera e consenta quindi di mettere a fuoco la sua identità, favorendo una sorta di discesa nel regno delle ‘madri’ di faustiana memoria : di qui le grandi aree di studio in cui si articola la materia scolastica ‘latino’ :
1- storia e civiltà del mondo classico;
2- viaggio nel patrimonio letterario e filosofico che custodisce gli archetipi delle letterature europee (generi letterari, forme dell’immaginario, ecc.) ;
3- studio della lingua che a tale “tesoro” conduce e che, per un italiano, costituisce la “madre” di quella di cui ogni giorno fa uso12.
- 13 Flocchini, Guidotti Bacci & Moscio 1991 ; 2001 ; nonché Flocchini, Guidotti Bacci, Flocchini & Samp (...)
- 14 Flocchini 2014 : 14.
14Inoltre, secondo Nicola Flocchini (autore di una fortunata serie di manuali scolastici per lo studio liceale del latino, a partire da Comprendere e Tradurre13, nonché a lungo docente di Lingua Latina presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), « più che una competenza lessicale va favorita l’acquisizione di una ‘sensibilità lessicale’ che va ben oltre l’esercizio di traduzione dal latino »14. Ciò, tuttavia, non implica assolutamente trascurare la traduzione, ineludibile nel biennio :
Sono convinto che perché lo studio del latino abbia una ricaduta significativa sulla educazione linguistica non basti puntare sulla sola comprensione, ma sia necessario affrontare il problema della traduzione. Se soprattutto nel biennio è ineliminabile un ruolo strumentale della traduzione (le classiche “frasette” dal latino e dall’italiano indispensabili per consolidare le conoscenze di base), nel triennio si deve passare dalla “traduzione grammaticale”, strumentale allo studio della langue (del codice), alla “traduzione comunicativa”, quella cioè che si propone di ricodificare un messaggio vero (la parole) in una lingua (cioè in una civiltà) diversa. Si tratta di scoprire che tradurre significa fare i conti non solo con la grammatica ma anche con la storia, il costume, la religione, l’antropologia poiché il confronto interlinguistico comporta sempre un confronto interculturale15.
- 16 Da Flocchini 1999 : 151 sg. Sul valore della traduzione, cf. anche Stucchi 2006.
15Ma il problema relativo allo studio del latino, e alle strategie perché da esso gli studenti possano trarne un vero profitto e comprendere davvero i testi è annoso, anzi, secolare. Circa le posizioni di prestigiosi intellettuali sul ruolo e l’importanza della traduzione dal latino (e dall’italiano in latino), ecco uno schema ricapitolativo16 :
- 17 La proposta di Pascoli (cf. Pascoli 1956), se pure contraddittoria, offre molti spunti riguardo all (...)
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Lambruschini
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Le prove scritte devono consistere soltanto in traduzioni dal latino. La traduzione dall’italiano può essere praticata nelle prove orali per testare il grado di conoscenza della grammatica.
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Tommaseo
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Dopo una prima fase in cui, tramite la lettura di molti testi, l’alunno ha imparato a “pensare” in latino, la prova principe deve essere la traduzione dall’italiano in latino ; la traduzione dal latino è solo un esercizio orale.
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Rosmini
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La versione dall’italiano è utile, ma basilare è quella dal latino, che consente di riflettere sulle strutture linguistiche, passando da un italiano con forti influssi latinizzanti a un italiano sciolto ed elegante.
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Perez de Vera
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Lo studio della grammatica deve comprendere soltanto le regole generali per capire e tradurre i classici ; vanno eliminate tutte le regole troppo specifiche e dettagliate in uso per la traduzione dall’italiano in latino.
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Pascoli
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In una relazione approntata per la Commissione Martini (varata nel 1893 dall’omonimo ministro e composta da noti professori di latino e greco), il poeta e filologo si diceva favorevole ad abolire nel liceo la versione dall’italiano. Essa poteva rappresentare, al più, un esercizio utile a consolidare la competenza stilistica17.
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Bobba
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La versione dall’italiano al latino è inutile : non serve ad acquisire nessuna nuova conoscenza della la lingua, ma solo a imparare, meccanicamente e senza vaglio critico, alcune regole.
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16Come si vede, il dibattito relativo all’insegnamento del latino, alle sue finalità, intenti, strumenti e metodi è da sempre stato vivo in Italia. Ma, soprattutto negli ultimi anni, a fronte della netta sofferenza dell’indirizzo di studi classico, e data la scelta sempre più massiccia degli studenti, soprattutto nel Nord Italia, di indirizzi liceali senza il latino (liceo scientifico delle scienze applicate e liceo delle scienze umane con opzione economico-sociale), si è diffusa e radicata la consapevolezza di dovere, se non salvare, certo valorizzare lo studio del latino, con iniziative spesso di grande impatto sul vasto pubblico. Per esempio, notevole risonanza a livello nazionale ebbe la scelta, all’inizio dell’a. s. 2017-18, dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna : far pervenire a tutti i ragazzi che avrebbero iniziato un corso di studi che prevedesse il latino la lettera « Cercate la vita. Nel latino ce n’è più che sul web » di Ivano Dionigi :
Noi oggi parliamo male e abbiamo bisogno di ecologia linguistica. Simili agli abitanti di Babele, rischiamo di non capirci più ; vittime di una comunicazione frettolosa, malata e talvolta an che violenta, smarriamo il vero significato delle parole [...] Il latino ti insegna la dimensione del tempo [...] Il latino ci mette in relazione con la storia ; e ci dice che la cultura, come la vita, è un patrimonio comune e perenne che varca l’oggi e appartiene non solo a noi ma anche ai trapassati e ai nascituri. Forse questa è l’eredità più preziosa, perché oggi tu – connesso con l’immensa Rete del mondo – rischi di sperimentare solo la dimensione spaziale e di rimanere schiacciato dall’eterno presente : senza cognizione del tempo, l’unica dimensione che ci consente di conoscerci e di progettare. La lingua e cultura latina ci apre il tempio del tempo e ci fa entrare in quello che sant’Agostino chiamava il palazzo della memoria. Là, in compagnia di Lucrezio, potrai confrontarti con l’uomo cosmico ; in compagnia di Cicerone, con l’uomo politico ; in compagnia di Seneca, con l’uomo interiore. Soprattutto – e sarà la sorpresa più bella – incontrerai scrittori che parleranno a te e di te, perché interpretano le contraddittorie ragioni del cuore : entusiasmi e delusioni, vittorie e sconfitte, gioie e sofferenze18.
17Se guardiamo su quale tessuto umano si innesta questa lettera, ovvero, se osserviamo i dati relativi alla scelta degli studenti per l’iscrizione alla Scuola Secondaria di II Grado per l’a. s. 2024-25, vediamo come la maggior parte dei ragazzi abbia scelto un indirizzo di studio liceale (il 55,63 %), ma con significative differenze fra le diverse regioni italiane : le regioni con la più alta percentuale di iscritti ai percorsi di studio liceali sono nel Centro-Sud : Lazio (69,3 %) ; Abruzzo (62,7 %) ; Sicilia (60,8 %) ; Molise (60,5 %) ; Campania (60,3 %). Sono invece le regioni nel Nord del Paese a registrare la minore percentuale di iscritti al liceo : Emilia Romagna (45,2 %) ; Veneto (49,55 %) ; Friuli Venezia Giulia (50 %) ; Lombardia (50,2 %).
- 19 Riferimenti numerici in Dati MIUR (sezione dati e statistiche)
18Se poi guardiamo alle iscrizioni ai singoli indirizzi liceali, si registra un costante calo delle iscrizioni al classico, da sempre minoritario per numero di iscritti, in quanto percepito come particolarmente impegnativo da studenti e famiglie, dal momento che le materie caratterizzanti sono latino e greco : per il 2024-25 il classico è stato scelto soltanto dal 5,34 % degli studenti : un dato in continuo calo rispetto al 5,8 % del 2023-2024 e al 6,2 % del 2022-2319. La flessione è più evidente in determinate regioni: in Piemonte la percentuale di studenti iscritti al classico è scesa dal 4,1% al 3,83%, in Veneto dal 3,5% al 3,08%, in Lombardia dal 3,7% al 3,39%, e in Friuli Venezia Giulia dal 3,5% al 2,92%. Si conferma tuttavia la maggior tenuta del classico nelle regioni del Centro-Sud, tradizionalmente più legate alla cultura umanistica: nel Lazio gli iscritti al classico per il 2024-25 rappresentano il 9,2% degli studenti che hanno concluso la Secondaria di I grado rispetto all’8,66% del 2023-24; inoltre, in Sicilia gli iscritti al liceo classico per il 2024-25 sono l’8,50% degli studenti delle scuole superiori, in Calabria l’8,53% e in Basilicata il 7,42%. Un’interessante crescita del numero degli iscritti al liceo classico si registra in Abruzzo, dove la percentuale passa dal 4,7% del 2023-2024 al 6,31% per l’anno 2024-2025.
19Anche guardando alla distribuzione della popolazione scolastica per indirizzo liceale si possono scoprire dati interessanti: assodato che il 55,63% degli iscritti alle Secondarie di II rado per l’a. s. 2024-25 ha optato per un liceo, queste sono le percentuali nei diversi corsi di studio:
- 20 Per i riferimenti numerici, rimando sempre a Dati MIUR (sezione dati e statistiche).
Andamento delle iscrizioni alle classi prime dei percorsi liceali nel biennio 2023-24 e 2024-2520
- 21 Indirizzo liceale attivato a partire dall’anno scolastico 2024/2025.
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Indirizzo di studio
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a. s. 2024-2025
|
a. s. 2023-2024
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LICEI
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55,63 %
|
57,10 %
|
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Artistico
|
4, 44 %
|
4,90 %
|
|
Classico
|
5, 34 %
|
5,80 %
|
|
Europeo/Internazionale
|
0,40 %
|
0,40 %
|
|
Linguistico
|
7,86 %
|
7,70 %
|
|
Musicale e coreutico (sezione coreutica)
|
0,14 %
|
0,10 %
|
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Musicale e coreutico (sezione musicale)
|
0,80 %
|
0,80 %
|
|
Scientifico
|
13,74 %
|
14,10 %
|
|
Scientifico opzione scienze applicate
|
9,75 %
|
10 %
|
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Scientifico opzione sportiva
|
2, 10 %
|
2 %
|
|
Scienze umane tradizionale
|
7,01 %
|
7,20 %
|
|
Scienze umane opzione economico-sociale
|
3,96 %
|
3,90 %
|
|
Made in Italy
|
0, 08 %21
|
//
|
20Osserviamo le percentuali di iscrizioni a un corso di studi che prevede lo studio del latino (per due o cinque anni) : 33,95 %, contro il 34,80 % dell’a. s. 2023-2024, con una lieve, ma continua flessione, che rende la percentuale degli studenti che nel loro percorso di studi superiori affrontano lo studio del latino inferiore al 40 % evidenziato nel 2008, nell’articolo di Paolo Di Stefano citato poco sopra. Naturalmente, il confronto è di tipo empirico e non esaustivo, in quanto i dati tengono conto solo delle iscrizioni alle classi prime delle Secondarie di II Grado, mentre la percentuale del 40 % riportata nell’articolo del Corriere della Sera teneva conto del numero globale di studenti che frequentavano un indirizzo scolastico (non solo il primo anno) che prevedesse lo studio del latino. Se poi si esaminano le percentuali relative agli anni precedenti, le iscrizioni alle classi prime delle Secondarie di II Grado per il 2019-2020 dimostravano una percentuale pressoché costante di scelta dei licei da parte della popolazione scolastica (55,4 %) : come evidenziano le statistiche, dall’a. s. 2014-2015 i licei vengono scelti da oltre la metà degli studenti dopo il primo ciclo di istruzione.
21Tuttavia, se aumentano gli iscritti al liceo in generale, per il liceo classico le percentuali di iscritti sono in continua decrescita, attestandosi nella media nazionale inferiore al 7 %. Il più scelto fra i licei italiani, infatti, è da lungo tempo lo scientifico (25,5 % degli iscritti per l’a. s. 2019/20 ; 25, 5 % per il 2018/2019) : ma, in questo indirizzo di studi, è stata per anni in lenta, ma continua crescita l’opzione delle scienze applicate, che prevede un potenziamento delle materie scientifiche e di laboratorio (non della matematica, si noti), e che non prevede lo studio del latino. In dieci anni, la percentuale di studenti che sceglie tale percorso liceale è quasi raddoppiata : nel 2009/2010 essa era a 2,1 %, ma già nel 2010/2011 era balzata al 3,8 %, mentre le iscrizioni alla classe prima del liceo scientifico tradizionale erano, rispettivamente, al 21,6 % e al 21,1 % del totale degli studenti che si accingevano a iniziare la Secondaria di II Grado :
- 22 Cf. Dati MIUR (sezione dati e statistiche).
Andamento delle iscrizioni alle classi prime del liceo scientifico (anni 2013-14 – 2024-24)22
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Anno scolastico
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Iscrizioni alle classi prime del Liceo Scientifico tradizionale (con lo studio del latino)
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Iscrizioni alle classi prime del Liceo Scientifico – Opzione Scienze Applicate (senza lo studio del latino)
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2013/2014
|
16, 4 %
|
6,3 %
|
|
2014/2015
|
15, 6 %
|
6,3 %
|
|
2015/2016
|
15, 1 %
|
6,7 %
|
|
2016/2017
|
15 %
|
7,4 %
|
|
2017/2018
|
15,2 %
|
7,6 %
|
|
2018/2019
|
15,3 %
|
7,9 %
|
|
2019/2020
|
15,2 %
|
8,2 %
|
|
2018/2019
|
15,6 %
|
8,2 %
|
|
2021/2022
|
15,1 %
|
10 %
|
|
2022/2023
|
14 %
|
10, 1 %
|
|
2023/2024
|
14,10 %
|
10 %
|
|
2024/2025
|
13,74 %
|
9,75 %
|
- 23 Con il termine si intende la massiccia iscrizione degli studenti agli indirizzi liceali, che raccol (...)
- 24 Cf. a puro titolo esemplificativo, il convegno “Orientamenti per l’apprendimento della filosofia ne (...)
22Se quindi la licealizzazione23, è un fenomeno ancora in crescita fra gli studenti, è ormai scardinata l’associazione di idee che vedeva nel latino e nella filosofia le materie caratterizzanti di ogni percorso di studio liceale : anzi, forse tale assunto mantiene la sua validità per lo studio della filosofia ; né mancano periodiche riflessioni sulla possibile utilità di estendere lo studio della filosofia anche a percorsi di studio tecnico-professionali24, in percorsi non sistematici, ma strutturati nell’ottica della riflessione etica, del long life learning, del problem solving, della coscienza ambientale e dell’educazione alla cittadinanza responsabile.
23Di fatto, nella Secondaria di II Grado la sfida del latino – se così possiamo dire –negli ultimi anni, e soprattutto negli anni a venire, è questa : da materia di fatto obbligata per chiunque scegliesse un percorso di studi liceale (eccetto per il liceo artistico, da sempre senza il latino), a materia oggetto di una scelta esplicita, non subita, ma consapevolmente affrontata. Inoltre, dato il calo costante degli iscritti al classico, per la maggior parte dei liceali che studiano latino è previsto un numero di ore settimanali ridotto (tre o addirittura due). Perciò è evidente come siano cambiati prospettive e obiettivi : il latino non è più funzionale a formare precipuamente futuri antichisti, appassionati al mondo classico o, in generale, iscritti alla facoltà universitaria di Lettere e Filosofia. Lo studio del latino deve invece sposarsi con le esigenze dei diversi licei ed è concepito soprattutto in chiave di educazione linguistica e conoscenza culturale. Bisogna anche tener conto di un’altra circostanza : gli studenti che iniziano la Secondaria di II Grado, secondo l’attuale ordinamento scolastico, non hanno affrontato nei tre anni della Secondaria di I Grado lo studio della storia antica, greca e romana, trattata solo nel triennio della Scuola Primaria (quando essi avevano fra i 9 e i 10 anni), evidentemente con le dovute semplificazioni. Pertanto, una volta che questi ragazzi siano giunti, a quattordici anni, al liceo, è per loro assolutamente necessario che allo studio della lingua latina si affianchi, soprattutto nel biennio, quello della civiltà romana (e greca), dal momento che per gli studenti, anche italiani, essa è, per larga parte, sconosciuta, al di là di film e graphic novel, o di esperienze culturali utili, ma spesso isolate (visite a mostre, musei, a siti archeologici, ecc.).
- 25 Balbo 2023a; Balbo 2020; 2018; 2017; 2016; 2015; Balbo & Ricucci 2014. Ma già in precedenza l’autor (...)
24Uno snodo ulteriore, epocale non solo per l’insegnamento di una materia, ma per tutto il sistema-scuola italiano è rappresentato dall’esperienza del COVID : in primis, il brusco passaggio, improvvisamente necessario, dalla didattica in presenza a quella a distanza ha messo in luce il mutamento di funzione del libro (sempre più destituito dalla funzione di strumento-principe dell’informazione scolastica) e il cambiamento profondo dei compiti dell’insegnante. In generale, l’uso capillare della Rete – nella didattica a distanza, e non solo – ha cambiato e sta cambiando la fisionomia dell’apprendimento. Comprensibile e doveroso quindi l’appello di Andrea Balbo : perché un tale tipo di azione didattica sia veramente efficace, è necessario « procedere a una revisione radicale dei sillabi e della gerarchia delle conoscenze in essi contenute »25 ; soprattutto va costruito un sistema di apprendimento che, oltre allo studio della lingua – a diversi livelli approfondimento e in forma i laboratoriale –comprenda contenuti che aprano il classico a un’ottica davvero europea.
25In altre parole, non solo « a ogni scuola il suo latino », stante le specificità di ogni percorso di studio ; ma è anche essenziale, dato il mutamento della società, delle forme di apprendimento, dei bisogni e della preparazione pregressa degli studenti, pensare sempre più alla didattica di questa disciplina come a una « integrazione di contenuti di lingua e di cultura (…) nell’ottica di quel concetto di civiltà letteraria che Italo Lana aveva suggerito già nel 1988 e che mira a incastonare lo specifico letterario all’interno di un contesto più ampio, in cui si recuperi anche il senso dell’unità dell’Altertum-swissenschaft »26.
26In quest’ottica, nel dibattito italiano su forme e metodologie dell’insegnamento del latino, è emersa anche l’importanza di ripensare le tipologie degli esercizi proposti : ciò al fine di valorizzare non soltanto le competenze traduttive (comunque ineliminabili). Ciò comporta quindi diversificare le forme di esercizio e verifica : per esempio, con l’applicazione di prassi di risoluzione di problemi morfosintattici, ma anche lessicali ; con esercizi di comprensione e manipolazione del testo, come quelli proposti nella Certificazione Linguistica del Latino proposta dalla Consulta Universitaria di Studi latini27, ma anche da progetti come Eulalia28.
- 29 Vi è da dire che, sino agli esami per l’anno scolastico 1967-1968 incluso, ovvero prima della rifor (...)
- 30 Per esempio la versione dell’anno 2004-2005 (Tac. ann. 6, 22, cf. Esame di Stato 2005), presentata (...)
- 31 Esame di Stato 2019.
27Da quanto detto, emerge con chiarezza un dato : in un momento in cui il latino ha ormai perso la sua centralità come disciplina univocamente caratterizzante il percorso liceale, il mondo della didattica e della scuola ha maturato e sta maturando una profonda riflessione non soltanto sulla finalità dello studio della lingua e della cultura latina (e greca), ma anche sulle pratiche didattiche. Ciò si riflette anche in tipologie di esercizi più varia e articolata di quanto accadesse anche solo dieci anni fa nelle scuole : in altre parole, non soltanto “traduzione secca”, come si usa ancora oggi dire nella lingua colloquiale, ma esercizi di comprensione, analisi stilistica, e domande che sondino la conoscenza della civiltà antica. In tal senso possiamo vedere come sia cambiata anche la seconda prova dell’Esame di Stato conclusivo della Secondaria di II Grado. Ormai, solo al classico essa consiste in una prova di traduzione dal latino (o dal greco)29. E, sino ai primi anni dopo il 2000, la prova consisteva in una traduzione dal latino all’italiano, senza introduzione e senza contestualizzazione del passo proposto30. Successivamente, si preferì proporre non un passo decontestualizzato, ma una prova concepita in modo differente ; e così, a conclusione dell’anno 2018-2019, la seconda prova dell’Esame di Stato per il liceo classico prevedeva un elaborato misto di latino e greco, ovvero un esercizio tripartito31 : nella prima parte si richiedeva la traduzione di un testo tratto dal libro I delle Historiae di Tacito ; nella seconda, si presentava un testo di Plutarco di argomento congruente con quello latino (un estratto dalla Vita di Galba), in lingua originale con traduzione a fronte. Nella terza parte della prova, il candidato doveva rispondere a tre ordini di quesiti : sulla comprensione e interpretazione del testo latino e di quello greco, che i maturandi erano invitati a confrontare fra loro ; quesiti stilistici sul testo tacitiano ; infine, nella parte dedicata ad approfondimenti e riflessioni personali, si richiedeva al candidato di riflettere sui generi letterari storiografico e biografico nelle letterature greca e latina, istituendo opportuni confronti e mettendo in rilievo le differenze fra le due civiltà.
28Dopo la battuta d’arresto forzata dovuta al COVID con la conseguente riduzione dell’Esame a una sola prova orale (a conclusione dell’anno scolastico 2019-2020 e del successivo 2020-2021), dall’anno scolastico 2021-2022 all’Esame di Stato si è nuovamente proposta agli studenti del quinto anno una prova di italiano, comune a tutti gli indirizzi ; la seconda prova, diversificata a seconda della tipologia di istituto, è stata nuovamente proposta a partire dall’anno scolastico 2022-2023.
29Nel 2023 il passo proposto ai maturandi era di Seneca32. Al titolo proposto dal Ministero (“Chi è saggio non segue il volgo”) seguiva una brevissima sintesi del passo, un pre-testo in latino con traduzione italiana per guidare lo studente dentro il testo oggetto della prova di traduzione e per consentire una migliore contestualizzazione della situazione comunicativa e del contesto, e un post-testo sempre con testo latino e traduzione italiana. Nella seconda parte della prova venivano invece proposti tre quesiti a risposta aperta incentrati sulla comprensione/interpretazione del testo, sul riconoscimento degli elementi di stile e delle strategie argomentative tipiche di Seneca, e, infine, nella sezione Approfondimento e riflessione personale, si richiedeva allo studente di sviluppare una breve riflessione sul valore dell’otium nel mondo antico, contrapposto alla ricerca di onori e successo tipica del volgo. Ed era nella risposta a questa domanda che al candidato veniva richiesto di spaziare anche oltre le opere di Seneca, e di estendere il discorso attingendo dalle sue conoscenze generali sulla cultura e il mondo classici, e oltre che da riflessioni e considerazioni personali.
30Tuttavia, il tema dell’insegnamento del latino in Italia va affrontato allargando la prospettiva e guardando al passato : il latino, infatti, è stato a lungo oggetto di insegnamento scolastico anche prima degli anni liceali. Attualmente, prima di scegliere di iniziare, a 14 anni, un corso di studi liceale, tecnico o professionale, gli studenti italiani frequentano tre anni di Scuola Secondaria di I Grado comune a tutti. La Secondaria di I grado è erede di quella che per decenni è stata la Scuola Media Unica : la legge che la istituiva, entrata in vigore a far tempo dal 1° ottobre 1963 (approvata il 31 dicembre 1962 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 31 gennaio 1963), ha segnato per una svolta epocale nella società italiana : per la prima volta l’istruzione, dopo il primo ciclo di studi, diventava un diritto accessibile a tutti, gratuita e obbligatoria per otto anni. In precedenza, infatti, dopo l’istruzione elementare, per chi avesse voluto continuare gli studi, era possibile seguire un corso triennale di avviamento professionale (che apriva la porta agli studi tecnici, e che non prevedeva lo studio del latino), o il triennio di scuola media (che prevedeva lo studio del latino ed era frequentato da chi si sarebbe poi iscritto al liceo). Nella Scuola Media Unica, tuttavia, l’insegnamento del latino non fu subito abolito, ma restò materia facoltativa, per quindici anni, scomparendo a partire dall’anno scolastico 1977-1978, a seguito dell’approvazione della Legge 348 del 16 giugno 1978.
- 33 Pasolini 1962 e 1992. Nell’edizione datata 1992, a cura di G. Falaschi, pref. di GC. Ferretti, pubb (...)
31Il dibattito pubblico suscitato da tali innovazioni fece sì che i difensori dell’insegnamento del latino venissero tacciati di conservatorismo. Una voce autorevole che si levò a difesa del latino, voce, come suo solito, insieme originale e provocatoria, fu quella di Pier Paolo Pasolini : rispondendo a un lettore, dalle pagine della rivista Vie Nuove nell’ambito della sua rubrica, i Dialoghi di Pasolini, affermò che lo studio del latino, di quello che egli chiamava, con definizione destinata a diventare famosa « il povero latino delle medie », lungi dall’essere classista e discriminatorio, in realtà è uno degli strumenti attraverso i quali maturare consapevolezza della storia e della tradizione di cui si è eredi, per resistere alle forze della omologazione nella società di massa e dei consumi33 :
Pur con molte incertezze, se io dovessi dare il mio voto sull’insegnamento del latino nelle medie, sarei per il sì.
Sarei per il sì, ma evidentemente, in previsione di una riforma radicale della scuola. Perché, stando così le cose, il latino che si insegna a scuola è un’offesa alla tradizione. È il latino del perbenismo piccolo-borghese, accademico : criminale, insomma.
Sotto tutta la televisione, atrocemente aleggiante, c’è questo latino : piccolo, miserabile privilegio di cultura.
Ma la colpa non è del latino. La colpa è della storia, che si insegna nelle scuole, o della letteratura, che si insegna nelle scuole, o della scienza, che si insegna nelle scuole (…).
Difenderei il latino, con ira, contro la sua difesa bugiarda. Dobbiamo conoscere e amare il nostro passato, contro la ferocia speculativa del nuovo capitalismo, che non ama nulla, non rispetta nulla, non conosce nulla. (…) Lo scacchiere della lotta è immenso e complesso : il latino è solo apparentemente un’arma del nemico.
- 34 Per il dibattito in corso nella società civile e sui mezzi d’informazione, cf. a mero titolo di ese (...)
32Se però, nella Scuola Media Unica, lo studio del latino da obbligatorio divenne opzionale, per poi sparire definitivamente alla fine degli anni Settanta, va segnalato come, negli ultimi anni, vada delineandosi una tendenza, sia pure non massiccia, di segno contrario : si moltiplica l’offerta del latino come corso opzionale, con un numero ridotto di ore, nella Secondaria di I Grado, soprattutto nel terzo e ultimo anno, in preparazione dello studio della materia al liceo, ma anche come forma di educazione linguistica34.
- 35 Di Stefano (2008 : 11).
33Nel 2008 Paolo Di Stefano35 rilevava come « per un equivoco più o meno indotto, l’insegnamento del latino si confonde con l’esercizio grammaticale, dimenticando che la lingua di Cicerone è la nostra lingua madre, per non dire la nostra lingua tout court ». Oggi, a distanza di oltre quindici anni, nessun docente di lingue classiche può ignorare che l’esercizio grammaticale di traduzione tout court (la cosiddetta versione) è solo una parte e non più preponderante (purtroppo o fortunatamente, a seconda delle convinzioni di ciascuno) di quanto richiesto allo studente nel corso della Secondaria di II Grado, oltre che in sede di Esame di Stato per il liceo classico.
34Qualche mese dopo la ricognizione di Paolo Di Stefano, sempre sulle pagine del Corriere della Sera, a firma di un illustre diplomatico e storico come Sergio Romano, titolare di una rubrica di risposta ai lettori, compare un accorato e misurato invito a non abbandonare lo studio del latino, ma, se mai, a ripensarne l’insegnamento36 :
Nel processo al latino, che si celebra ormai da molti anni, i principali capi d'imputazione sono due. In primo luogo è una lingua elitaria, insegnata per distinguere gli incliti dal volgo e conferire un prestigio oracolare al linguaggio della classe dirigente (…). In secondo luogo il latino è male insegnato. A scuola si apprendono le declinazioni, le coniugazioni, la grammatica, la sintassi, la buona pronuncia (che cambia da Paese a Paese). Ma la lettura dei classici occupa un tempo relativamente limitato del programma scolastico, e il giovane, alla fine dei suoi faticosi studi, non riesce neppure a decifrare le molte scritte latine scolpite sulle infinite targhe marmoree delle chiese e dei palazzi delle città europee (…). Non basta (…). Non bisogna abolire il latino. Bisogna rinnovare profondamente il modo in cui viene insegnato.
35Sergio Romano cita l’inchiesta di TreeLLe, da cui prendeva le mosse anche Di Stefano ; certo il suo suggerimento (leggere più testi, per mettere gli studenti nella condizione di conoscere veramente la letteratura latina e la società romana, suscitando coinvolgimento e interesse) costituisce un’indicazione preziosa ; anche se, in mancanza di un rigoroso approfondimento preliminare sulla morfosintassi, difficilmente la lettura dei testi potrebbe avvenire in una forma che non sia la traduzione in lingua italiana. Quanto al secondo suggerimento di Sergio Romano, anch’esso è ormai spesso raccolto nella prassi scolastica, soprattutto (ma non solo) nel biennio : ovvero, il latino non è solo la lingua di Cicerone e Tacito, ma è anche la lingua in cui ci parlano epigrafi e iscrizioni antiche, medievali e moderne, nelle nostre città, piazze, palazzi e chiese ; in effetti, spesso, chi a scuola si cimenta nello studio del latino, deve però confessare, con imbarazzo, ad amici e familiari che chiedono di tradurre un’epigrafe … di non esserne in grado.
36Ma il portato dello studio del latino (nelle sue varie componenti : lessico, morfosintassi, letteratura, storia e civiltà), il suo valore formativo e la ricaduta nella vita anche lavorativa di chi, dopo lo studio liceale, seguirà strade universitarie e professionali diverse, sono temi dibattuti non solo nelle scuole, dai professionisti dell’insegnamento : tali temi, infatti, sono stati oggetto di una riflessione anche da parte di un noto esponente del mondo della ricerca scientifica : su Il Sole 24 ore del 28 agosto 2016 comparve una lettera aperta di Guido Tonelli, fisico, docente all’Università di Pisa, ricercatore del CERN di Ginevra, tra gli artefici della scoperta del « Bosone di Higgs ». La lettera si intitolava « Perché la versione serve a un fisico ? », ovvero perché l’esercizio della traduzione è utile e formativo anche per chi non vi si dedicherà più dopo il diploma. La riflessione si concentrava proprio sul punctum dolens dell’insegnamento del latino, cioè sulla cosiddetta “versione”, di cui Tonelli rivendica l’alto valore formativo in chiave metodologica :
(...) Mi viene spesso da sorridere quando sento dire, da persone che solitamente non capiscono nulla di scienza e di tecnologia, che per imboccare con decisione la via dell’innovazione il nostro Paese dovrebbe ridurre il peso e l’importanza degli studi classici.
Con questa motivazione qualche grigio funzionario del ministero vorrebbe addirittura abolire le traduzioni dal greco e dal latino al liceo classico. Follia pura.
Nel mondo della ricerca dura, quella segnata dalla più feroce competizione internazionale, lavorano moltissimi scienziati che hanno scelto di fare fisica proprio perché hanno fatto studi classici. [...] Prendiamo proprio la traduzione dal greco e dal latino. Sei lì che combatti con il vocabolario per cercare di dare un senso compiuto a un gruppo di frasi e ti sembra di avere trovato la chiave. Soltanto che non riesci a sistemare un piccolo, infimo dettaglio. Ed ecco che di colpo, per risolvere l’incongruenza, dovrai capovolgere tutto e abbandonare definitivamente quella che un istante prima ti sembrava un’ipotesi molto ragionevole. È la logica, bellezza, è tutto soltanto questione di logica. Non saprei trovare un’attività più vicina al lavoro scientifico concreto che viviamo quotidianamente37.
37In generale è dunque assai vivo – nel mondo della scuola e non solo –, il dibattito sulla funzione del latino entro il curriculum scolastico, sul peso che esso deve avere, sull’ottica e sulle finalità, oltre che sui metodi con cui insegnarlo e verificare gli apprendimenti. La sfida lanciata ai docenti di latino, in ogni ordine liceale, è molteplice : integrare lo studio della civiltà – e del lessico – nell’alveo della programmazione (pur con un numero spesso assai ridotto di ore), con tipologie di esercizi diversificate ; ma anche riuscire a rendere lo studio della morfosintassi latina occasione di educazione linguistica e riflessione sulle radici del patrimonio culturale e sul senso della storia e della diacronia. Il senso del tempo, e della dimensione storica, è basilare e fondante nell’ambito di un curriculum incentrato su materie e discipline teorico-formali come quello dei licei italiani : per dirla con le parole di Nicola Gardini « il latino è il più vistoso monumento alla civiltà della parola umana e alla fede nelle possibilità del linguaggio » ; valorizzare questi elementi deve essere dunque la finalità di ogni corso di studi liceali, perché quella di un corso di studi che preveda lo studio del latino è oggi una scelta libera e consapevole, lasciata al discernimento dei singoli, i quali, auspicabilmente, potrebbero così scoprire quello che un fortunato saggio di qualche anno fa definiva il piacere del latino38. In questo senso, i docenti di latino oggi si trovano di fronte a un bivio cruciale : e per evitare che il latino diventi anche in Italia uno studio di nicchia ristretto a un numero limitatissimo di esperti del settore antichistico, concludiamo le nostre riflessioni auspicando che, con il sempre debito rigore, i docenti, medium indispensabile per veicolare i contenuti e l’importanza della disciplina, puntino non solo sull’utilitas, ma anche sulla voluptas del latino. Importante è non abbandonare lo studio della lingua latina, che, nella pregnanza del lessico, e nella densità della struttura morfosintattica, rappresenta sicuramente una sfida, ma, come andrebbe sottolineato, anche una fonte di voluptas intellettuale per lo studente, chiamato a diventare capace di interpellare i testi in prima persona, senza il filtro della traduzione. Ciò oltre a fare appello al senso critico del singolo, consente anche quella gratificazione che viene dal contatto emozionale, diretto, con le parole dei maiores latini, un contatto emozionale e un tuffo nel passato, in una storia che rappresenta le nostre radici, che nessuna AI può, almeno per ora, dare.